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giovedì 9 maggio 2024

Predica sull'Ascensione

PREDICA II SOPRA RUTH E MICHEA. FATTA EL DI' DELLA ASCENSIONE, A' DI 12 DI MAGGIO 1496. 
DI FRA GIROLAMO SAVONAROLA


Ascendens Christus in altum, captivam duxit captivitatem, dona dedit hominibus etc. (PAULUS, EPHES., IV, 8).

Andrea Mantegna, Ascensione, pannello
sinistro del Trittico degli Uffizi, 1463-64

Li curiosi scrutatori dello universo domandati filosofi, dilettissimi in Cristo Iesù, hanno distinte tutte le cose create in due parti: e l'una chiamano sustanzia, l’altra accidente. La sustanzia è quella cosa che per sé sta senza appoggiarsi ad altro, come è la terra, l'acqua, l’aria, el cielo, gli animali le pietre, le piante e simili. Li accidenti sono quelli che per sé non stanno senza appoggiarsi ad altra cosa, ma sono appoggiati ad altra cosa, non come parte di quella, ma come accidente; e questi sono come è bianchezza, nigrezza, odori, sapori e simili. E perché tutta la nostra cognizione viene da’ sensi, e li sensi non cognoscono se non li accidenti, ideo li accidenti sono quelli che vengano prima a’ sensi; però noi abbiamo prima cognizione delli accidenti che della sustanzia. Li occhi sono dati alli colori, le orecchie al suono, il naso alli odori, la lingua al sapore, il tatto al caldo, al freddo, al grave, al duro, al molle.

E dipoi che il senso ha avuta la sua tognizione, conduce queste cose alla fantasia, e lei le manda allo intelletto, il quale dicitur intus legens, perché illustra quelli fantasmi e giudica, e viene alla cognizione della sustanzia. Ma perché l'intelletto ha poca luce, se fussi scparato dal corpo perverria alla cognizione della sustanzia confusamente; e però è stato da Dio messa l’anima nel corpo, acciocché mediante e' sensi acquisti scienzia più determinata e perfetta. E se l’anima avessi più inteso fuori del corpo. indarno saria stata messa nel corpo; ma perché Deus el natura nihil agunt frustra, però diciamo che l'anima è stata messa nel corpo acciocché impari più perfettamente. Tamen, essendo ancora messa nel corpo, non ha però la sua cognizione perfettamente; donde confessono questi filosofi che l’intelletto dell'uomo non perviene alle ultime differenzie, e le proprietà intrinsece le cognosciamo per le estrinsice, e le cose materiale cognosciamo ancora imperfettamente.

Or pensa quanto più imperfettamente cognosce l’uomo le cose immateriali. Non cognosce l’uomo la sustanzia di uno angelo come sia fatta, benché sia creatura finita. Or quanto manco cognosce la sustanzia divina, che è increata e infinita. E se non cognosciamo la sustanzia di Dio, non cognosciamo ancora molte cose infinite che sono in Lui. Non è maraviglia adunque se molte cose sono in Dio, delle quale non è capace l’intelletto nostro, e se molte cose della fede noi non le intendiamo e non cognosciamo ogni cosa. E però il magno Dio, il quale è larghissimo nella sua misericordia, vedendo quanto avevamo poca cognizione di Lui,

si degnò venire in carne e farci partecipi della sua sustanzia e in qualche modo demonstrarcela; però venne al mondo e prese carne umana, e volse morire per noi, e poi resuscitò e fece molte cose, per le quale demonstrò apertamente la sua umanità e il corpo suo essere veramente resuscitato, È molte altre cose ancora fece, che demonstrorno la sua divinità, acciocché ci levassi su dal senso e tirassici in vita eterna, Ma perché conversando el Salvatore nostro con li suoi apostoli, troppo amavano la carne sua, e fermavansi nello amore sensuale e non andavano troppo allo spirituale, però fu necessario che quella carne andassi su in cielo, acciocché tirassi l'intelletto fuori de’ sensi lassù ad amarlo come Dio. E perché a questo non bastava el lume naturale, dette li doni del lume sopra 'l naturale alli suoi eletti; e però dice lo Apostolo: Ascendens Christus în altum, captivam duxit captivitatem, cioè “ salendo in alto al cielo, ne menò la captività ”, cioè la preda che aveva fatto el diavolo delle anime per il peccato del primo parente. Et dona dedit hominibus, cioè “ dette a gl’uomini e’ sette doni dello Spirito Santo ”, acciocché lasciassino le cose del mondo e andassino suso in alto, e seguitassino Cristo in cielo mediante el lume sopranaturale della fede che Lui ci ha dato.

Chi avesse adunque una ottima e viva fede, quale  si richiede, senza dubbio seguiteria Cristo. Bisogna adunque fede, della quale vogliamo parlare questa mattina, acciocché seguitiamo el Salvatore nostro.

Surge qui dormis, et illuminabit te Christus. Lie vati su, tu che dormi, non stare più in questa carne; ella è quella e questi sensi che ti tengono a dormire;

lascia el senso e va’ su a Cristo, e Lui ti illuminerà. Vedi che questa carne di Cristo è andata in su: Ascendit Christus in altum.

Che dite voi, filosofi? Omne grave tendit deorsum; ecce quod caro ascendit. La carne e il corpo di Cristo è andato in su: la vostra regola, o filosofi, ha fallito a questa volta. Dicono ancora che uno corpo non passa un altro corpo. Ecco che Cristo ha passato el cielo. Non credere però che el cielo si aprissi, o che Lui lo stracciassi, ma passò el cielo senza muoverlo di niente. E però la tua regola, o filosofo, ha ancora fallito a questa volta, maxime tenendo quella opinione che li corpi celesti sieno solidi. Dice ancora el filosofo: Nihil est extra caelum, " e’ non è nulla sopra el cielo”. Questa regola oggi falla. Ecce Christus ascendit super omnes caelos “ Cristo è salito sopra tutti e’ cieli”, dove non è luogo; e non ha bisogno Cristo di luogo, né di continente che lo conservi in essere, perché si conserva per virtù della sua divinità, e sta sopra e’ cieli il corpo di Cristo.

Sicché vedi quanta speranza ci dà lo onnipotente Dio; perché s’ el v'è andato il nostro capo, speriamo che el vi andaranno ancora le membra. Noi espettiamo questo, e questo speriamo, e questo predichiamo, per questo facciamo ogni cosa.

Omo, sappi che tu hai "andare in Paradiso, se tu vorrai, perché el v'è ito el nostro Cristo; ma sappi che tu non vi hai ‘andare per natura, non per danari, non per tua virtù, ma, come dedit dona hominibus, tu vi hai ’andare, se tu vorrai, per doni che ti ha dati Cristo. Lui t'ha dati e' doni del Spirito Santo; e prima el

dono dello intelletto, per il quale Lui ti illumina e monstra chiaramente il tuo fine, e che Lui è andato in Paradiso, e che tu vi andrai ancora tu, se tu vorrai; e fermati l'intelletto in questo. Secundo, t'ha dato il dono della sapienzia, per el quale tu ami el fine e assapori, perché e' bisogna amore. Dice Cristo all'uomo: “ Innamorati di me e lascia le cose di questo mondo, vienne dietro a me in cielo”. E perché e’ bisogna che tu cognosca che questo mondo è nulla, t'ha dato el dono della scienzia, per il quale tu cognosci che di qua l'uo| mo manca presto, e che non c'è nulla stabile. E perché a questo l'uomo ha a passare per molte difficultà e dubbii, e ha a discorrere molte cose, perché sappia consigliarsi, t'ha dato el dono del consiglio. Appìccati adunque a questo consiglio, e séguita Cristo: questo, ti | dico, è buono consiglio. Lui non ti promette ricchezze di questo mondo, ma una gloria sempiterna e una beatitudine perpetua.

Che vuo’ tu fare adunque, omo? Lascia questo mondo, vieni a servire a Cristo; io t’invito, Lui t'aspet? ta e remunereratti del tuo servizio, perché è larghîssimo remuneratore. Ognuno si sforzi adunque di servire a Cristo. Ma perché ognuno è anche obligato alla salute del fratello e a tirarlo a Cristo, però Lui t'ha dato il dono della pietà, per il quale ti dice che tu esorti e inviti il tuo fratello, il tuo vicino, il tuo amico; tu, marito, la tua moglie, e ognuno esorti l'uno l’altro a servire a Cristo, non più tepidamente, ma ferventemente.

Ma perché l’omo ha a camminare in questo mondo fra le cose prospere e le avverse, t'ha dato el dono

del timore nelle cose prospere, ché tu tema sempre diì non cadere, e ché tu non ti lasci dalle cose prospere levare dalla grazia di Gristo; e contra le cose avverse t'ha dato el dono della fortezza, acciocché tu vi possa resistere. Che state voi adunque a fare, uomini? Ché non seguitate voi el nostro Cristo, il quale è asceso in alto e è andato a prepararvi el luogo e la gloria suaò Perché non vieni tu adunque, omo, al servizio di Cri. sto? Perché tu non credi queste cose; se tu le credessi, non staresti più così tepidamente. Tu se’ incredulo, tu se’ ingrato; e se’ da essere ripreso, come fa questa mattina el Salvatore nello Evangelio alli suoi discepoli, il quale exprobravit incredulitatem illorum “e’ gli riprese molto della loro incredulità”. E però, esponendoti stamane questo Evangelio, ti voglio demonstrare la durezza del tuo core e quanto tu se’ ingrato a non seguitare Cristo, el quale è andato a prepararti tanta gloria. 

Io invito tutti, uomini e donne. Voi vi turbate; di che avete paura? Chi ha fede che Cristo sia lassù non ha paura di nulla. Venga dunque ognuno al servizio di Cristo. Ma acciocché tu sia più capace di quello che io ti dirò, io ti introdurrò una figuretta, la quale è scritta nel libro de' Numeri al xxii capitolo.

Quando Balach vidde passato el populo di Israel per il Mare Rosso, temendo di lui, mandò a dire a Balaam che venisse e maladicessi quel populo. L'angelo gli parlò, e dissegli che non andasse. Dipoi, un'altra volta, gli disse che egli andassi, ma non maladicessi il populo di Iacob, ma solo parlassi quello che Dio gli porrebbe in bocca. Preparossi, adunque, Balaam e acconciò l’asina per cavalcare e con lui menò due garzoni. ma andava per fare male, e con mala intenzione. Per la quale cosa l'angelo venne con la spada e posesi dinanzi alla asina, e non la lasciava passare. Balaam né lì suoi garzoni non vedevano l'angelo, ma l'asina sola lo vedeva, — e questo l'angelo lo può fare, che uno lo vegga e l'altro no —. Questa asina adunque, vedendo l'angelo che sé gli contraponeva, non voleva andare per la via, ma entrò nel campo, e Balaam, vedendo, comenza a bastonare, e dice: — Va' di qua, torna alla via — L'asina entrò tra due macerie, cioè tra due muri senza calcina; e l'angelo un’altra valta si fa incontro alla asina con la spada, e lei, non volendo andare, si accostò al muro e conterì el pede di Balaam; il quale, adirato, comenza dì nuovo a bastonare l'asina, e dice: — Va' di qua—; e pure voleva farla ritornare per la via, tanto che pervenne a una via stretta, che non si poteva declinare né dalla destra né dalla sinistra, E quivi l'angelo la terza volta si pose incontro alla asina, la quale, non potendo andare né in qua né in lì, si inginocchiò dinanzi allo angelo, e Balaam, quando l'asina si gittò in terra si percosse e' piedi Allora più fortemente adirato, cominciò di nuovo la terza volla a bastonare l'asina; e, in questo, el Signore fe' parlare alla asina, la quale disse: Quid feci tibi? quid me percutis ecce Ivan trio? " che t'ho io fatto, Balaam, che tu mi percuoti già la terza volta? " Rispose Balaam: Quia commeruisti " Perché tu I'hai meritato ”; tu m'hai ingannato, tu t'hai fatto beffe de’ fatti mia: Utinam haberem gladium, ut te percuterem: — Dio volesse (disse Balaam) che io avessi la spada, che io t'ammazzerei, e non mi faresti più di questi giuochi —. Al quale rispose l’asina: Nonne animal tuum sum, cui semper sedere consuevisti usque in presentem diem? Dic, quid simile unquam fecerim tibi. Cioè: — Non sono io il tuo animale, sopra el quale tu hai seduto sempre, e sono sempre camminata dove tu hai voluto? Hotti io mai fatti più di questi giuochi? Ho io fatto mai più cosa simile? — Quasi volendo dire questa asina: “e’ ci è qui qualche cosa più delle altre volte”. Rispose Balaam: Nunquam, “tu non m'hai più fatto a questo modo ”. E allora el Signore gli aprì gli occhi, e vide l’angelo con la spada evaginata, e subito si inginocchiò e adorollo; il quale gli disse: — Cur tertio verberas asinam tuam? “ Perché hai tu battuta l’asina già tre volte? ” Se non fussi stato che l’asina ha declinato dalla via che tu volevi che ella facessi, io ti dico che io arei ammazzato te, e lei saria viva —. Rispose Balaam: Peccavi nesciens quod tu stares contra me: — lo non sapevo che tu facessi resistenzia alla asina. Ma io tornerò indrieto, se tu non vuoi che io vada più innanzi —. Allora l'angelo gli disse: Va’, e non maladire il populo, ma solo dirai a Balach quello che io ti metterò in bocca.

Questa è la istoria, ora adattiamola allo Evangelio. Recumbentibus undecim discipulis apparuit Iesus, et exprobravit incredulitatem illorum et duritiem cordis, quia his, qui viderant eum resurrexisse, non crediderant. El Salvatore riprese questi discipuli, perché non avevano voluto credere a coloro che l'avevano visto resuscitato. Bisogna notare bene queste parole, perché il Signore vuole che si creda; bisogna, ti dico,

fede, altrimenti è impossibile a piacere a Dio. Oh! (potevono dire quelli discipuli), abbiamo noi a credere a donne? cioè a Maria Magdalena, che diceva averlo vi sto resuscitato, o a quelli due discipuli che l'avevano visto, andando in Emaus?

Dicono questi filosofi che non è cosa creata più ampla dello intelletto, quia quodam modo infinitus est, non quia infinita intelligat, ma perché quanto più cose gli metti dentro sempre diventa più capace di più cose, e non fa come il sacco, che, quando tu gli hai messe molte cose, non può più tenere. Ma l'intelletto del uomo è sempre più capace quanto più cose tu li metti, et ideo è capacissimo, non però infinito simpliciter, perché solo Dio è intelletto simpliciter infinito. L’intelletto del beato, benché possa cognoscere nella divina essenzia cose infinite, nientedimeno non sono simpliciter infinite. Ma solo Dio cognosce cose infinite simpliciter, perché comprende la sua essenzia: onde molte cose sono che non cognoscono li beati, come sono le cogitazioni de' cuori, quia solus Deus penetrat animam. Né li angeli ancora possano cognoscerle, se non per revelazione; perché l'intelletto e la volontà del uomo è libera, né può sapere l'angelo a quale parte determinatamente si declinerà. Non intendano ancora le cose contingente future, perché le cause che producono quelli effetti sono indifferenti.

E però quando Dio vuole fare una cosa nella Chiesa sua fuori del naturale, la rivela prima all'angelo superiore, e dipoi el superiore allo inferiore. E benché lo inferiore non vegga nella essenzia divina quella cosa, ma da l’angelo superiore, tamen ne è certo, e voltasi allo inferiore e illuminalo; e lui gli crede per quattro cose. Prima, perché ha il lume della gloria, per el quale gli si manifesta quella cosa essere certa, come per il lume naturale si manifesta a te che due e due fa quattro, e come ti sono manifesti e’ primi principi. La seconda è, perché l’angelo inferiore ha certezza che 'l superiore non può errare, perché è pervenuto alla sua perfetta virtù, e non può simulare né dire bugia. La terzia è, perché cognosce la bontà di Dio essere tanto grande verso di lui, essendo già beato, che sa che Lui non lo lascerebbe ingannare. La quarta cosa è, perché e’ sa che quella cosa, che l’angelo superiore gli monstra, è verisimile e non è impossibile, anzi è necessaria alla Chiesa di Dio. Così fa il profeta, il quale è illuminato da Dio per lume superiore. Prima, è certo di quello che li annunzia lo angelo, che lo illumina, per quello lume della profezia, come se’ certo tu, per il lume dello occhio tuo, che vedi se questo è bianco o nero. Secundo, perché il profeta sa che l’angelo non può errare e che gli è confirmato in grazia. Terzio, perché cognosce la bontà di Dio in lui, e sa che andando lui retto a Dio non lo lasceria errare, maxime nelle cose della salute, e praesertim quando da lui depende la salute d’uno populo, dicendo el nostro Salvatore: Qui quaerit gloriam Dei, hic verax est, et iniustitia non est in illo, cioè: “ Chi cerca la gloria di Dio e va retto a Lui è verace, e in lui non è iniustizia”, perché Dio lo dirizza in ogni cosa, e però sa che, dicendo lui cose buone, che non può errare, e non lasceria, per quello che e’ dice, venire cosa di errore.

Questo medesimo è ancora nelle cose naturali, perché nessuna causa non lascia mai errare cl suo effetto ben disposito, se non è impedita da qualche altra cosa. E però, quando Dio vede l'uomo ben disposito, e che ha retta intenzione, non lo lasceria mai errare in cose grande, maxime appartenente alla salute della sua Chiesa, Ultimo, el profeta vede quello che e’ dice essere verisimile e non impossibile, anzi utile alla Chiesa di Dio, e però crede e è certo di quello che e’ dice,

Illuminato che è a questo modo il profeta, vuole Dio che lì uomini li credino quello che egli annunzia da parte di Dio. Dimmi: — Perché credi tu a santo Giovanni e alla Scrittura Sacra? — Tu risponderai: — Perché l’ha detto Dio —. Dimmi: — Che ne sai tu? E' l'hanno scritto e’ nostri padri passati —. E' si potria rispondere, chi volessi protervire, che chi ha scritto può avere errato, E però bisogna dire che questa nostra cognizione viene dal lume della fede che ci ha donato Dio, el quale ci fa certi che sia così. Secundo, perché crediamo che tali uomini buoni non ariano detto o scritto quello che non fussi, e non ariano sparso il sangue per quello che non fussi stato vero. Terzio, per la bonità di Dio; perché, essendo stati buoni, come sono stati, Dio non li arebbe lasciati errare. Quarto, perché le sono cose buone, però le crediamo; e però sempre quelle cose che ti conducono al bene, credile quando etiam non fussino vere. Così, etiam se la fede di Cristo non fussi vera (il che è impossibile), la voglio credere, perché ella conduce al bene. E queste sono le cause per le quali dovevano e’ discepoli di Cristo credere perfettamente, e non vacillare, conoscendo che chi nunziava

loro la Resurrezione erano uomini buoni e donne buone, e retti di core, E però questa mattina el Salvatore gli ha esprobati della loro incredulità.

Certo certo, s'el venisse Cristo un'altra volta in terra, Lui esproberia più la vostra durezza, che non fece quella de’ discepoli, e' quali non credevono che fussi resuscitato come gli era stato detto. Voi meritate più reprensione, perché e’ discepoli lo avevono udito dire da donne e dalli due discepoli che andavano in Emaus.

Ma voi avete inteso tutto quello, e anche ciò che ha fatto Cristo, da poi, nello universo. Io vi ho testificato più volte, e così vi testifico: Quod vidimus et tractavimus manibus nostris. Io vi dico che abbiamo visto con gli occhi nostri e tocco con mano; e sì vi testifico: Che questo è vero, che Cristo è vero Dio e vero uomo, e che gli è in cielo; e non solo ve lo dico per el lume della fede, ma ne sono certo per altro lume.

Che facciamo noi adunque? Ché non andiamo a servire a Cristo? Sapete voi perché? Ecco che lo dice lo Evangelio: Recumbentibus undecim illis. Voi siate undici; el quale numero si piglia nella Scrittura, perché è sopra dieci, per la transgressione e inosservanzia de’ dieci comandamenti. Ecco adunque perché non credete perfettamente, perché voi siate pieni di peccati e non osservate e’ comandamenti di Dio, e però non meritate el dono della fede. Chi crede veramente la fede, la séguita con le opere.

Io vorrei vedere che le opere tue conseguitassino con la fede che tu di’ che hai; perché, dato che tu sappi la fede e che chi l’ha scritta non può errare, e che cognosca la bontà di Dio, e che la fede induce al bene, tamen tu non hai, per li tuoi peccati, quello vero lume che te la faria osservare,

Tu se’ immerso ne’ vizi, inebriato nella avarizia e nella lussuria, e in tutte le altre cose del mondo; tu vuoi pure Stato. Che ti bisogna tanto Stato? Se tu avessi fede, tu non lo cercheresti; perché tu sapresti che hai ’avere più bello Stato di questo. Da questi peccati viene la incredulità, e di qui nasce la durezza del cuore. E però, quando si parla della fede, queste parole non ti passano il core; perché, essendo tu in peccato, l'hai indurato. Tu hai uno cuore di sasso e uno cuore di ferro, e però tu non hai fede. Spogliati, dunque, di tutti e’ tuoi peccati e comincia a volere vivere bene, e passerà via la tua durezza e Dio ti darà il dono della fede. Li discepoli erravano semplicemente, tu hai più forti argumenti da farti credere la fede, che non avevono loro. Ora ritorniamo alla parabola di Balaam.

Balach è interpretato involvens. Questo significa il diavolo che involge e inviluppa li uomini nel peccato. Balaam vuol dire devorans gentes “ devoratore del popolo”. Questo mi significa a me tutti quelli membri grandi del diavolo, cioè: gran maestri contradittori della fede di Cristo, come furono Scribi, Farisei, prìncipi, tiranni, filosofi, dotti e indotti che hanno contradetto alla fede di Cristo. E' due garzoni di Balaam mi significano quelli cattivi del popolo ebreo per l'uno, e per l’altro quelli cattivi del popolo gentile, li quali seguitavano e servivano e’ gran maestri. L’asina significa la simplicità, e quelli del popolo ebraico e del popolo gentile che per ignoranzia peccavano, e che erano me

sabato 13 aprile 2024

O Signore, quando, quando, quando verremo lassù?

Tratto dalla predica fatta il dì di Ognissanti, 1 novembre 1496: essendo venuta la nuova del naufragio dell'armata de' nimici nel porto di Livorno 

di fra Girolamo  Savonarola 


Beato Angelico: Cristo in gloria con angeli e santi


Stavo così, da me a me, pensando questa solennità d'oggi e la gloria de’ beati che sono lassuso, e dicevo —O Signore, quando, quando, quando verremo lassù?— 

El mi pareva vedere una cappella, io te la figurerò qua in questa chiesa. 
Egli era una cappella grande, come dire qua l'altare maggiore che è in mezzo di questa chiesa; e il Signore era là sopra l'altare di quella cappella. 
Poi appresso a quella un altra cappella col suo altare, e sopra questo era la Vergine. 
Dipoi intorno erano molti altari, chi da mano destra, chi da mano sinistra. 
In prima li Serafini, Cherubini e tutti li Angeli con li loro altari. 
Poi li Patriarchi con li loro altari. Poi li Profeti, poi li Apostoli, poi li Martiri e li Confessori con li loro altari. 
E da un'altra parte le Vergine con il suo altare, poi le Vedove, poi le Maritate con li loro altari, e tutti verso l’ altare del Signore gridavano: —Santo, Santo, Santo—. (...)


Io dissi fra me medesimo: —Io voglio andare a visita e questi altari e chiedere qualche grazia per la città di Firenze, a quale anderò io prima?— Dissi: —anderò prima a colui che è più buono—. 

Andai adunque prima all'altare del Signore, e dissi: —O Signore, che vuol dire questi tanti altari?— 
Lui rispose: —Altare vuol dire “sacrificio”, perché chi vuol venire quassù bisogna prima che si sacrifichi; tu vuoi venire quassù? E' bisogna patire, avere prima tribulazione e essere sacrificato. Io ho preso la tua umanità, perché, non potendo patire la divinità, ho voluto assumere carne e in quella patire, per dare esemplo a voi, che per lo altare del sacrificio e del patire imparassi la via da venire quassù. E questo vuol dire prima el mio altare—. 
 
Andai all'altare della Vergine, e dissili: —Voi, Madonna, da che avete patito? Voi nascesti immaculata e stesti sempre con la mente nelle delizie del Paradiso, perché avete dunque questo altare?— 
Lei rispose: —Anche io ho patito, e sono venuta quassù per la via dello altare. Quando li Giudei perseguitavano il mio Figliuolo, e’ mi dicevano che io ero una adultera e una peccatrice, e feciommi di molte ingiurie, le quali io portai tutte pazientemente; e però qui ora ho l’altare—. 
 
Andai dipoi all’altare delli Angeli, e dissi: —Voi di che avete patito? Voi nascesti in questa patria, e al mondo non avete patito persecuzione alcuna; perché dunque avete l’altare?— 
Risposeno: —Quando quello ribaldo Lucifero volse molti angeli alle sue persuasioni, durammo una gran fatica e patimmo assai; se ci voltavamo e se non stavamo forti, stavamo spacciati: perché dunque patimmo abbiamo ancora noi el nostro altare—. 
 
Vado allo altare de’ Patriarchi e domando perché hanno l’altare. 
Rispondono: —Perché patimmo assai e durammo molte fatiche in obedire a quello che Dio ci comandava, e avemmo anche molte tribulazioni; e però abbiamo el nostro altare—. 
 
Vado alli Profeti, alli Apostoli e alli Martiri, e guardo li loro altari, e vedone alcuni segati, alcuni lapidati, alcuni tagliato el capo, alcuni saettati, alcuni morti con diversi tormenti, e a questi io dissi: —Di voi io non dubito punto, perché so che avete avuto el vostro altare e di molte persecuzioni—. 
 
Vado alli Confessori, e dimando: — Voi non avete avuta persecuzione alcuna, perché dunque avete lo altare?— 
Dicono: —Noi al tempo delli eretici avemmo a combattere e disputare la fede con esso loro, e patimmo di molte cose—. 
 
Vado dipoi alli altari delle Vergini, Vedove e Maritate, e domando: —Perché causa avete anche voi li altari?— 
Rispondono: —Perché abbiamo patito dalla carne, dalle tentazioni, dalli affanni del mondo molte tribulazioni: e però abbiamo ancora noi li nostri altari—. 
 
Veggo poi da un'altra parte molti fanciullini che non avevano altare, ma tutti correvano verso l’altare maggiore e abbracciavano la croce di Cristo, e dicevano: —Noi non abbiamo patito nulla, e però non abbiamo altare proprio. Noi non avamo libero arbitrio, ma el nostro Salvatore ha patito per noi. A voi grandi, che avete el libero arbitrio, vi bisogna patire e avere il vostro altare, se volete venire quassù—. 
 
Or voi avete veduta la visitazione delli altari, e intendete che la conclusione è che bisogna patire a volere andare in Paradiso, e che ognuno cerchi avere el suo altare.

martedì 2 aprile 2024

"Non vi turbate, anzi rallegratevi che gli è resuscitato Cristo, capo nostro, per tirare ancora noi, sue membra, in cielo, dove sarà la nostra quiete e la nostra vera pace". Predica del martedì dopo Pasqua di fra Girolamo Savonarola

PREDICA XLVI SOPRA GIOBBE
FATTA IL MARTEDÌ DOPO PASQUA (21 aprile 1495)
DA FRA GIROLAMO SAVONAROLA

Essendo, dilettissimi in Cristo lesù, resuscitato il nostro Salvatore, era cosa conveniente che lui manifestasse e provasse questa sua resurrezione essere vera; e però in quello giorno si manifestò in più apparizioni e a più persone, e dimostrò per molti argumenti lui essere veramente resuscitato. E questo bisognava che si facessi per dare certezza e più fortitudine non solo alli suoi apostoli e discepoli, ma ancora a quelli che avevano ad esser futuri credenti in la sua fede. Per la qual cosa vediamo che questa sua resurrezione Cristo la provò in due modi, cioè con testimonii e con segni. E' testimonii furono gli angeli, che sono testimonii infallibili che non possono errare, perchè sempre veggono la faccia di Dio dove riluce ogni verità. Questi testimonii angelici dissono a quelle Marie che Cristo era risuscitato, quando gli dissono: — Voi cercate il Signore qui nel monumento: surrexit, non est hic. E' non è qui, ma è resuscitato. — 

Testimonii di questa resurrezione sono ancora le Sacre Scritture, le quali annunziano la sua resurrezione; e Lui le aprì e dimostrolle a quelli due discepoli che andavano in Emmaus per la via disputando, sì come dice qui lo Evangelio. Et incipiens a Moyse et prophetis, interpretrabatur illis Scripturas quae de ipso erant. Per molti segni ancora ha manifestato Cristo questa sua resurrezione, e prima quanto al corpo, secondo quanto all'anima, terzo quanto alla divinità, quarto quanto alla gloria. E cominciando dal corpo, dimostrò che era resuscitato col corpo vero, come prima aveva, e non con corpo fantastico e aereo, quando e' disse a’ discepoli che dubitavano: — Palpate et videte, quoniam spiritus carnem et ossa non habet. — E volse che vedessino e toccassino con mano che lui aveva ripreso il medesimo corpo che prima. E massime lo manifestò a Tommaso, quando egli disse: — Infer digitum tuum huc et mitte manum tuam in latus meum. — Cioè: — Metti qua le dita e le mani tue nelle piaghe mia, e vedrai che questo è quel medesimo corpo che è stato ferito e piagato in sulla croce. — Quanto all'anima, e massime vegetativa e sensitiva, lo dimostrò nel mangiare e nel parlare e nel conversare con loro. E quanto alla parte intellettiva, etiam lo dimostrò quando gl’instruiva e ammaestrava e esponeva le Sacre Scritture. Quanto alla sua divinità, lo dimostrò quando egli apparve e entrò alli suoi discepoli ianuis clausis, cioè essendo le porte della casa serrata, perchè questo non lo può fare alcuna forza naturale, ma solo la natura divina. Quanto ancora alla gloria e essere resuscitato col corpo glorioso, lo dimostrò quando appariva e dispariva, e quando massime ascese glorioso in Cielo. E così viene ad avere manifestata la sua vera resurrezione in tutti e’ modi possibili 

La Chiesa, nel primo di di Pasqua, legge l’evangelo della resurrezione; nel secondo, quando apparve e dimostrossi alli discepoli; ncl terzo, quando provò la resurrezione per più segni. E dovete notare che in quel giorno della Pasqua, quando resuscitò, apparse prima alla Vergine sua madre, chè così piamente si crede e è verisimile, etiam che la Scrittura non lo narri. Cinque sono le apparizioni che fece il nostro salvatore Cristo Iesù, le quali pone la Scrittura Sacra essere state fatte in quel primo giorno. La prima a Maddalena sola, quando gli apparse al monumento, che lei credeva che fusse l’ortolano. La seconda volta a lei e all’altre Marie insierne, quando tornavano dal monumento. La terza a Pietro solo. La quarta alli suoi discepoli, Cleophas e Luca. La quinta a tutti insieme, ianuis clausis, dove allora non era Tommaso con loro. Dipoi, passati otto dì, un'altra volta, che fu la sesta, apparse a tutti, e eravi Tommaso, dove lui fu certificato e disse: — Dominus meus et Deus meus. — Cioè: — Io so e veggo e confesso che tu sei il mio Signore e il mio Dio. — La settima ad mare Tiberiadis, quando e’ discepoli erano a pescare. L'ottava nel monte Tabor in Galilea; e credesi ch’ella fusse quella apparizione che dice Paulo ad Corinthtos, dove e' dice quod visus est plusquam quingentis fratribus. La nona fu recumbentibus illis seu vescentibus in Ierusalem. Et hoc fuit in die Ascensionis. La decima e ultima fu nel medesimo dì, all'ora della sua Ascensione, in sul monte Oliveto. E così furono dieci apparizioni e manifestazioni della sua resurre zione, che si trovano scritte. 

Ora, perchè questo evangelio odierno molto si congiunge con quello di iermattina, ne diremo qualche cosa e dell'uno e dell'altro, dando qualche documento e supplendo a quel che nel giorno passato fusse stato lasciato indrieto. Nel precedente sermone nostro vi discorsi e dimostrai come in più modi l'uomo, col senso esteriore e con l'immaginazione e ancora col lume naturale, spesse volte rimane ingannato, e massime quando l’uomo vuol misurare le cose sopranaturali col senso, e mescolarle col lume naturale. E dissivi che il lume della fede, semplicemente preso, è quello che non si inganna. Come tu lo vuoi congiungere col senso, tu t'inganni, e però vi dissi che bisogna astraerlo dal senso e dal lume naturale, e non lo confondere con altra cosa, ma semplicemente credere, come facevano quelli antichi della primitiva Chiesa, e’ quali con purità di cuore e con la orazione intendevano ogni cosa, quantumcunque difficile, per il grande lume della fede che loro avevano. E però io vi conclusi iermattina che la cagione perchè quelli due discepoli andavano vacillando e dubitando, era perchè mescolavano le cose della fede e di Cristo col senso e col vedere naturale, e di qui nasceva che non potevano comprendere la verità e si confondevano. E però il Salvatore, accompagnandosi con loro, gli chiamò stolti e tardi di cuore al credere, dicendo: O stulti et tardi corde ad credendum in his quae locuti sunt prophetae! E qui noi tagliammo la predica e non seguitammo tutto l’evangelio. Ora stamane l'anderemo seguitando, e così ancora l'evangelio odierno. E lasceremo ora un poco stare l'arca e lob, che vi abbiamo esposto questa Quadragesima, perchè bisogna un poca riposarsi, essendo venuti già ad un punto dove bisogna poi entrare in alto mare. Ma solo questa mattina vogliamo attendere a mostrarvi che chi non ha fede è stolto e matto, sì come il Salvatore ha detto a questi due discepoli che vacillavano nella fede: O stulti et tardi corde ad credendum in his quae locuti sunt prophetae!  

Particolare dell'opera di James Tissot [No restrictions or Public domain],
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Or notate che l'uomo per le cose corporali viene in cognizione delle cose spirituali, e mediante l’una intende l'altra. L'operazione delle cose corporali si fa per il loro movimento, e al moto loro si conasce ch'elle hanno vita. L'operazione dell'intelletto, benchè sia cosa spirituale, tamen largo modo si può dire ancora avere movimento, ma proprie intelligendo non è moto, perchè l'operazione dell'intelletto è intendere, e non è propriamente moto. E perchè tutti e' movimenti corporali si riducano a uno, cioè al primo mobile, e per quel suo moto tutte l’altre cose si muovono, però se ’l prima mobile cessasse del suo moto, tutte l’altre cose che si muovono si fermerebbono, è non sarebbe cosa che più operasse, perchè la vita e l’operazioni di quelle dependano tutte da quello. In tanto che dicono alcuni di questi naturali che se 'l fabbro avesse il braccio alto col martello per battere il ferro, e in quel punto si fermasse il primo mobile, che ’l fabbro resterebbe col braccio in aria, nè potrebbe finire il colpo nè la sua operazione; benchè alcuni altri dicano il contrario, facendo differenzia dal moto delle cose naturali al moto del libero arbitrio. Basta bene che ne' moti naturali questo è vero, che, cessando il primo mobile, ogni cosa fermerebbe il suo movimento naturale. Non toccando or qui noi le cose divine, sappi bene che questo primo movimento del primo mobile e così tutti gli altri moti naturali, alfine si reducono a Dio, ch'è primo motore det tutto. Così ancora e’ movimenti spirituali, e consequenter il moto dell'intelletto, tutti vengono da Dio. Piglia un intelletto, pieno di lume naturale quanto tu puoi: se ‘l primo motore non lo muove a qualche bene, in eterno non si moverà. Vedi l'apostolo Paulo che tel dice: Non sumus sufficientes ex nobis, tanquam ex nobis aliquid cogitare, sed omnis sufficientia nostra ex Deo est. Cioè: Noi non siamo sufficienti da noi medesimi non che fare e operare, ma nè ancora pensare alcuna cosa buona, se da Dio non siamo mossi, perchè depende da Dio il tutto e dalla sua sapienzia, la quale attingit a fine usque ad finem fortiter et disponit omnia suaviter. La sapienzia e provvidenzia di Dio piglia e tocca e dispone tutte le cose dal loro principio al fine. 

Stante dunque questo fondamento, che Dio è quel che muove ogni cosa, dobbiamo ancora intendere questo: che Dio, quelle cose che lui muove, le muove secondo la forma che Dio ha dato loro. E perchè l'intelletto umano ha questa forma d'intendere mediante e’ sensi non ha naturalmente altro modo da intendere se non mediante e' sentimenti che Dio ha dati all'uomo. Ma perchè questo modo d'intendere è solo sufficiente quanto all'intendere quelle cose che si possono intendere secondo il lume naturale, però l'intelletto nostro non può conoscere per sè il fine suo, e qual sia il fine della vita umana, perchè questo è cosa sopranaturale. E però l'intelletto, per sè, di questo non può essere capace. Per la qual cosa, acciocchè l'uomo non sia fatto indarno, ma che intenda e si possa condurre al suo fine, gli bisogna dunque un altro lume che 'l naturale solo, e questo è il lume della fede che è lume sopranaturale che li fa vedere, cercare e conoscere il suo fine sopranaturale e la sua beatitudine essere nell'altra vita e non in questa, e con questo lume cercandola, a quella si conduce. E dato che forse alcuni potessino, per gran lume naturale, conoscere questo fine dell'uomo, bisognerebbe che fusse con grande lunghezza di tempo e con grande studio, e però pochissimi sarebbono quelli che vi si conducessino, e seguiterebbene che quasi indarno sarebbe ordinato il Paradiso per fine dell'uomo. 

Concludiamo adunque che questo lume della fede è necessario all'uomo per conducersi al suo fine e alla sua felicità, e però ne seguita che chi non ha fede, cioè lume sopranaturale, e non crede, è stolto, come ha detto qui Cristo a questi due discepoli che vacillavano nella fede: O stulti et tardi corde ad credendum. La stoltizia è contraria alla sapienzia: la sapienzia è quella che vede e conosce il fine e dirizza ogni cosa al fine per conseguitarlo. E però diciamo che quell'uomo è stolto che non conosce il suo ultimo fine; e perchè questo non si può conoscere nè conseguire sanza fede, però concludiamo che chi non ha fede è stolto e matto, per questo primo fondamento e per questa prima ragione. 

Or piglia quest'altra. Se tu guardi bene coloro che sbeffano le cose della fede e non le credano nè v’aderiscano, vedrai che sono tutti uomini disregolati e quasi sanza legge alcuna; e però, se non hanno governo di se stessi, e non hanno ancora della casa loro nè della loro famiglia, manco ne possono avere ancora della loro città; e però sono stolti, e questa stoltizia loro nasce, massimamente, dal non aver lume di fede. E se tu dicesse: — E' si vede pur dimolti che conoscono e saperebbono bene ordinare ogni cosa, benchè non lo faccino —, e io ti rispondo che tanto più sono stolti, quanto più conoscano e non lo fanno. Chi non conosce la provvidenzia di Dio nè il fine della vita sua nè la sua beatitudine ch'è nell’altra vita, è stolto; e questi tali tu li vedrai sempre mancare in qualche cosa della fede, perchè non hanno lume e vanno vagando pieni d'errore, come erano quelli del tempo de’ filosofi antiqui e del tempo della idolatria. Chi niega le cose di Cristo è stolto, perchè si vede tutte essere state e successe, secondo ch'erano state predette prima centinaia d’anni e annunziate da parte di Dio. Va’, leggi tutta la Scrittura, e vedrai che non ne falla uno iota; però chi le niega, è al tutto stolto e fuora del sentimento. Guarda il modo del parlare della Scrittura Sacra: non troverai alcun'altra ch'a quella s’assomigli, e è fatta in tal modo che chì non va con fede v’inciampa dentro e cade in molti errori, come sono stati gli eretici. Ma chi la legge con semplicità e con fede, come hanno fatto e’ sacri dottori, vi truova dentro ogni verità. Bisogna dunque fede, a volerla bene intendere; e però chi non ha fede è stolto. Praeterea, la consonanza delle scritture del Vecchio e Nuovo Testamento insieme, ti dimostrano la fede nostra esser verissima, chè tutte concordano e l'una consuona con l'altra. Così la concordanza de' santi dottori passati, che sono stati uomini purgatissimi nell'intelligenzia di quella, ti dimostra il medesimo. 

Adunque, chi non aderisce alle cose della fede con purità di cuore, è stolto. Praeterea la buona vita di tutti i santi passati e di quelli c'hanno creduta questa fede, ti manifesta la verità di quella: adunque, chi non crede a quelle persone che tengano e hanno tenuta miglior vita che ogni altro, bisogna dire che sia totalmente stolto. Vedesi ancora quelli che hanno voluto contradire alle cose della fede esser caduti sempre in molti errori. Si cerca l'affetto: essersi inviluppati nelle cose terrene e mondane. Si cerca l'intelletto: essere stati sospetti di eresia. E però è vero quello che diciamo: che chi non ha fede è stolto. E questa conclusione t'ho voluto mostrare questa mattina, mosso per le parole del Salvatore, che disse a questi due discepoli, che vacillavano nella fede, che egli erano stolti. O stulti et tardi corde ad credendum in his quae locuti sunt prophetae! Stolti veramente siate, disse il Signore a questi due discepoli, perchè voi non credete le cose che hanno parlato e detto e' profeti da parte di Dio. 



Questi due discepoli erano dubbii nella fede, perchè in parte amavano Cristo e la sua dottrina, e in parte pure ancora dubitavano, vedendo essere stati fatti tanti obbrobrii di lui insino alla morte. E però, fuggendosi di lerusalem e camminando verso il castello di Emmaus e parlando insieme, per la via, di Cristo e delle cose che gli erano incontrate in quelli giorni, sopraggiunse intra loro il Salvatore, sì come ha promesso nel Evangelio: — Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ego sum in medio eorum. — Cioè: Dove sono dua o tre congregati in nome mio, cioè che parlino o pensino di me, io sono sempre con loro. — E però a questi discepoli, che altro non pensavano e altro non parlavano che di Cristo, lui apparse in mezzo di loro, benchè non lo conoscessino, perchè dubitavano, e domandolli: — Qui sunt hi sermones quos confertis ad invicem ambulantes, et estis tristes? — Cioè disse loro: — Che parlari sono e’ vostri, che voi conferite insieme e siate così maninconiosi? — Non disse però così il Salvatore perchè e’ non sapesse di quello che parlavano, ma per eccitarli a parlare e poterli riprenderli e correggerli; e però, udendo poi le loro parole, gli riprese e disse: O stulti et tardi corde ad credendum. Ma prima che li riprendesse, gli fe’ parlare assai, chè, essendo interrogati da lui di che e’ parlavano, risposono: — Tu solus peregrinus in Ierusalem et haec ignoras? — Cioè: — Tu solo sei peregrino in Ierusalem, che non sai quello che a questi giorni qui si è fatto nella città? — Quasi volendo inferire: questa cosa della morte di Cristo è stata cosa tanto notoria e pubblica, che non solo quelli della terra ma ogni forestiero e peregrino l’ha intesa, che quell’Iesù Nazareno, ch'era uomo di tanta bontà, potens in opere et sermone, sia stato morto con tanto vituperio. E credevano, questi discepoli, ch’el fusse ancora allora morto, e non conoscevano ch’el viveva e parlava con esso loro. E quasi che loro dicessino: — Tu vedi, noi ci fuggiamo di Ierusalem per la grande persecuzione ch'è ancora contra tutti quelli che li credevano; e però per timore ci partiamo. — Così dubito di voi, dilettissimi miei, per rispetto de’ tiepidi, perchè, come altra volta io v'ho detto, sarà maggiore persecuzione la loro contra di noi che non fu quella degli eretici contra de’ fedeli. 

Portella interna dell'Altare di Schöppingen
con quattro Scene della Passione

Or questi dua discepoli non conoscevano Cristo che parlava con loro. Alcuni dicono, come fu Alberto Magno, che loro erano ingannati dall'immaginazione, perchè non reputavano che fusse possibile che Cristo, essendo morto in tanta ignominia, potesse resuscitare, é benchè lo vedessino e parlassino con seco, stimavano che fussi un altro che lo somigliasse. Altri, come fu santo Augustino, dicono che non è inconveniente credere ch’el diavolo occupasse in tal modo la loro fantasia, che non lo sapessino o potessino discernere nè conoscere. Altri dicono ch’el Salvatore potette mutare effigie, e che si può mutare un corpo quanto alla superficie e al colore naturalmente, benchè non quanto alla sustanzia, e però non lo conoscevano. Or, per qual causa sì fusse, basta che ’l testo dice: Oculi eorum tenebantur ne eum agnoscerent. Cioè che gli occhi loro erano tenuti che non lo conoscevano. 

Or, avendoli il Salvatore uditi che dicevano e confessavano che Cristo era stato uomo potens in opere et sermone, cioè che le sue operazioni erano state buone e così la sua dottrina, gli rispose e disse: O stulti et tardi corde ad credendum! Quasi come se dicesse: — O stolti che voi siate! Se voi avete veduto la sua buona vita e la dottrina sana, perchè dubitate voi? Se voi dite ch'egli era potens in opere et sermone, questo vi debbe bastare. Li Scribi e Farisei, ch'erano ostinati, benchè vedessino questo non potevano credere, ma voi, discepoli suoi, non doverresti dubitare. — Confessavano questi discepoli la buona vita e la dottrina sana, ma non sapevano poi applicare e concludere che per questo loro dovevano credere, e non dubitare. La buona vita è quella che fa il tutto, come altra volta vi ho demostrato; la buona vita, più che la dottrina, è quella che convince e converte ognuno. Sa’ quanto tu sai: se non v'è la buona vita, non farai mai frutto alcuno. E perchè in Cristo era la santissima vita, però le sue parole e li suoi sermoni erano potenti a commutare il cuore degli uomini e conducerli alla verità, se non erano ostinati. Dovevano questi discepoli, avendo veduto l’opera di Cristo e la buona vita, non dubitare punto, massime avendoli predetto la morte sua e più altre cose che poi l'avevano viste verificate. E però ìl Signore gli chiama stolti, perchè vedendo ancora tutte le profezie verificate in lui e che ogni cosa correspondeva, non avevano da dubitare, perchè quando ogni cosa si coniunge e concorda, non bisogna dubitare punto, ma credere che tutto è da Dio, come altra volta ancora io v’ho demostrato. E però: Tardi corde. Erano, questi discepoli, tardi di cuore, perchè non avevano tanto amore che bastasse; se avessino avuto amore e carità e fussino al tutto spiccati dall'uomo e dalle cose terrene, sarebbono stati ancora illuminati più presto, perchè colui che veramente ama non ha bisogno di maestro, ma l’amore è quello che l’ammaestra e insegna ogni cosa. E perchè loro non avevano tanto amore che li bastasse a conoscere il tutto e vedere questa verità della resurrezione di Cristo, però bisognò che 'l loro maestro Cristo glie n’insegnasse e dimostrasse. Incipiens a Moyse et omnibus prophetis, interpretabatur illis in omnibus Scripturis quae de ipso erant. E cominciò da Moisè e da tutti e' profeti, e mostrò loro per tutte le Scritture questa verità. Or vediamo quel che lui disse, e come e’ provò loro questo per tutte le Scritture.

Nonne oportuit haec pati Christum? Cominciò il Salvatore, discorrendo tutte le Scritture, a mostrare a questi discepoli che la passione e la morte e la resurrezione di Cristo era stata prevista e profetata e prefigurata per molte profezie e figure e scritture così dover essere, e che però, se loro dubitavano di questa resurrezione, che egli erano stolti. E cominciando dal principio del mondo e dal primo uomo e nostro padre Adam nel libro del Genesis, vedi quel che significa e ci figura la dormitazione di Adam, e dopo la donna, formata della costa sua, che lui si svegliò dal sonno, e conoscerai che questo fu figura della morte e resurrezione di Cristo. Poi, se tu leggi Abel, che fu morto dal fratello e fu dato per sacrificio a Dio, ma non già per li suoi peccati, conoscerai essere figura di Cristo. Considera poi Abraam che per ubbidire a Dio volse ammazzare e dare in sacrificio il proprio suo unigenito figliuolo. E così vedi poi Ioseph, venduto da’ fratelli, e prima messo nella cisterna e quivi come sepolto, e poi cavato di quella. E poi troverai l’arca di Noè, e conoscerai tutte queste cose esser prenunziative delli misterii e cose di Cristo. Va, e leggi poi nei libro dello Esodo, e troverai lo agnello pascale, il quale tutto figura Cristo offerto in su la croce, il di' avanti la Pasca de' Giudei. Così tutto quello che vi si legge dell'arca, dove erano le tavole della legge, la manna, la verga, la quale messa nell'acque amare le fece diventare dolci. Tutte cose figurative del Salvator nostro, che con l'amaritudine e passione della Croce ha fatto ogni cosa diventar dolce alli suoi cristiani. Discorri poi il libro del Levitico e de' Numeri, tutti quelli sacrificii vedrai di notare tutti e' misterii e le cose di Cristo. Tutti e’ profeti, poi, se tu li vai discorrendo, vedrai che non è cosa alcuna, fatta nella persona di Cristo dal suo nascimento e ancora innanzi a quello e insino alla morte e alla resurrezione e ascensione sua, che non sia stata prenunziata e profetata centinaia e migliaia d’anni innanzi. 

E però t'ho detto che chi vacilla nelle cose di Cristo e nella sua fede, è stolto e fuori d'ogni ragione, come erano ancora questi due discepoli che n’andavano disputando. Così ancora possiamo dire essere stolti questi che disputano del sacramento dell’altare, e vogliano col lume naturale e col loro intelletto intendere quello che non si può, e che 'l lume naturale non v'aggiunge. Guarda pure gli effetti che fa questo santo e vero sacramento in chi lo piglia bene, e, e converso, in chi lo piglia male, e conoscerai che non possono essere da causa naturale, ma dalla divinità e da Cristo, che quivi è realmente; e questo te lo detta anche la ragione naturale: che tali effetti non possono essere se non da Dio e da cosa divina. E se tu vuoi ben gustare gli effetti di questo sacramento, bisogna che tu viva purificatamente e non nelle delizie del mondo; bisogna, dico, patire, e così patendo purificarsi, però c'ha detto qui Cristo: Oportuit pati Christum et ita intrare in gloriam suam. Bisogna patire, ti dico io, se tu vorrai entrare nella gloria dov'è salito Cristo; non v’entra in quella gloria se non spiriti purgatissimi d’affetto e d’intelletto. 

Or procedendo e camminando Cristo con questi discepoli, s'approssimava la sera, secondo che qui narra l’Evangelista, e appropinquandosi loro a quel castello, Christus finxit se longius ire. Cioè il Signore pareva che ’l volesse andare più di lungi. Non credere, però, che dicesse mendacio, ma ben mostravasi così perchè il cuore loro era molto discosto dal Signore, perchè non avevano fede nè credevano che lui fusse resuscitato; ma loro, pure allettati e mossi dal parlare che aveva fatto Cristo con loro per la via, gli dissono: — Mane nobiscum, Domine, quoniam advesperascit. — Cioè: — Statti questa sera con esso noi, perchè e’ si fa notte. — In quella primitiva Chiesa erano molto dedite le persone alla ospitalità de’ peregrini e viandanti: etiam che non li conoscessino, gli ricevevano volentieri. Et ideo coegerunt eum. Lo costrinsono, dice qui lo Evangelista, e entrò con loro. Bisogna far forza, chi vuole ritenere Iesù con seco. Sapete che gli è scritto: Regnum caelorum vim patitur et violenti rapiunt illud. Cioè che ’1 regno del cielo patisce forza, e chi fa forza lo piglia; e però questi discepoli forzorono Cristo che rimanessi con loro. Non credere però che Cristo fusse sforzato, ma vuol dire che noi facciamo ogni nostra forza e ogni nostro potere, dal canto nostro, di volere essere con Cristo e di ritenerlo con esso noi; ma lui per sua bontà e per sua natura sta con chi lo cerca e con chi lo vuole. Sì come e’ fa il sole verso delle cose naturali che, quando le sono bene disposte, non gli manca mai del suo influsso e del suo lume per condurle alla loro perfezione. 

Se tu hai l'olivo o la vite bene disposti, delle cose inferiori, e il sole li volesse negare il suo influsso, non potrebbe, perchè di sua natura è di dare la sua virtù a tutte le cose naturali ben disposte; e la pianta che è ben disposta, attrae l'influsso e la virtù dal sole, e lui non gliene può negare, nè mai la niega. Così Cristo, che è il sole della giustizia, non mai diniega la sua grazia a chi la vuole, e che fa ogni forza dal canto suo di volerla. Ne è, per questo, forzato Cristo in cosa alcuna, ma per sua natura e bontà concede a ciascuno quel che vede essere il suo bisogno. Et praesertim ci concede le grazie che domandiamo quando siamo aiutati da gli altri santi, che priegano per noi. Come fece alla Cananea, quando fu aiutata dagli apostoli, che dissono: — Domine, dimitte eam, quia clamat post nos. — E fu essa udita, benchè lei più volte domandasse e più volte fusse ributtata. E così tu, benchè tu non sia così presto esaudito, Dio lo fa perchè meglio ti disponga a ricevere la grazia; e non è perchè ti voglia dinegarla, anzi n'ha più voglia di te di concedertela. Come fa il padre al figliuolo, che lo fa più volte chiedere la cosa, benchè lui abbi più voglia di dargliene che 'l figliuolino di riceverla. E però dice qui quod Christus finxit se longius ire, che Cristo mostrava di volere andare più di lungi e non fermarsi con quelli discepoli co’ quali pure voleva fermarsi, sì come tu vedi che si fermò, perchè lo conoscessimo, come finalmente lo conobbono in fractione panis, chè, posti a mensa e partendo il pane, lo conobbeno. 

La cena di Emmaus,1537, Jacopo da Ponte detto il Bassano

 

Fate adunque, dilettissimi, come feciono qui questi due discepoli: costringete il Signore con le vostre orazioni e col bene operare, e dite come dissono questi discepoli: Mane nobiscum Domine, Signore sta’ con esso noi, non ti partire da noi, quoniam advesperascit. Cioè, perchè egli è fatto sera. Non vedete voi che nella Chiesa di Dio è già fatto sera, e che non si vede già più lume, e che noi siamo al fine dal quarto stato della Chiesa? Et inclinata est iam dies. Egli è già spento quel lume della primitiva Chiesa, e però la s'ha a rinnovare; e allora voi direte come quelli Samaritani, che dicevano alla Samaritana: Non propter tuam loquelam credimus, sed quoniam ipsi vidimus. Quando voi vedrete rinnovata la Chiesa, allora direte che voi siati chiari di quel che noi v’abbiamo detto. Vedrete, dico, commuovere ogni cosa, e poi rinnovarsi la Chiesa di Dio. Firenze, fa’ orazione, abbi fede, sopporta in pazienzia, e vedrai alfine essere vero quello ch’io t'ho detto, e conoscerai la verità, e saratti aperti gli occhi sì come furono aperti qui a questi due discepoli, che conobbono Cristo in fractione panis. Come questo spezzare del pane fusse fatto, molti dicono molte cose e variamente, perchè l’Evangelio non dice in che modo fusse fatto. Questi discepoli allora conobbono che gli era Cristo, maestro loro; così a voi sarà ora aperti gli occhi, se camminerete in verità. E sì come questi discepoli ritornorno in Ierusalem, a dire agli altri discepoli ch'avevano veduto il Signore resuscitato, così voi annunzierete alli vostri vicini, e ognuno sarà tirato al lume di Dio in questo modo. E questo basti quanti all’evangelio del giorno passato. Ora andiamo a quello del presente giorno.

Stetit Iesus in medio discipulorum et dixit: Pax vobis! Stette il Signore nostro in mezzo degli suoi discepoli e disse loro: — Pax vobis. — Cioè: — La pace sia con voil — Quest’altra apparizione fu immediate, chè quelli due discepoli erano ritornati in Ierusalem e narravano agli altri come il Signore era apparito loro, e quel che gli aveva detto. E allora, essendo tutti così congregati insieme, il Signore apparse in mezzo di loro, e salutolli dicendo: — Pax vobis. La pace sia con esso voi. — La pace, dilettissimi, è da essere amata, perchè l’è sposa dell’anima nostra, e dall'uomo, come sposa sua, debba essere amata. Inquire pacem et prosequere eam. Dice la Scrittura: Cerca la pace, e seguitala, e tienla sempre teco e nel cuor tuo, perchè ogni volta che tu arai la pace nel cuore, venga che tribulazione si voglia, tu non la sentirai. 

Ma la vuole esser la pace di Dio, non quella del mondo; vuole essere quella che Cristo lasciò a’ suoi discepoli: Pacem meam do vobis; non quomodo mundus dat, ego do vobis. Questa, chi l'ha, supera ogni senso, sì come dice l’Apostolo: Pax Dei superat omnem sensum. E però, chi ha questa pace, poco o niente sente le tribulazioni. Ma a volerla possedere, si ricercano tre cose, le quali hanno tutti coloro c'hanno questa pace, cioè povertà, amore e croce. Quanto alla povertà, vediamo che quella dà più pace che non fanno le ricchezze. Se le ricchezze dessino pace, quanto più l'uomo ne avesse, arebbe antora sempre più pace; ma noi vediamo per esperienzia tutto il contrario: che questi ricchi, quanta più roba hanno, tanto più ogni dì s’inquietano e tanto più s'inviluppano nelle cose del mondo, e tanto più crescano e’ loro desiderii e le loro sfrenate voglie. Adunque si vede che le ricchezze non recano la pace del cuore e della mente, ma tutto il contrario; anzi si vede che 'l  fine della roba e delle cose del mondo non è recare pace all'uomo, anzi molta inquietudine. Quelli che sono stati poveri volontarii, cioè poveri di spirito, come sono stati gli apostoli e gli altri santi, tutti sono stati pieni di questa pace, tutti e’ servi di Cristo hanno in sè questa vera pace. Vedi nella primitiva Chiesa in quanta pace e unione vivevano! Non fu mai la Chiesa di Dio in tanta pace, quanta ella era quando la viveva in povertà. Vedi pure oggi con le sua ricchezze e con le sue pompe quanta pace tu truovi infra loro, tutti pieni d’odii e d'invidia l'uno con l'altro. Quanto all'amore, se tu aggiugni alla povertà l’amore fervente e retto verso di Dio, non è al mondo il più felice stato. Guarda pure quelli màrtiri: per il grande amore e carità che avevano verso di Cristo, tutti godevano nel mezzo de’ martirii, abbandonando le ricchezze e le dignità e gli onori per amore di Cristo. La terza è la croce: cioè patire volentieri improperii, flagelli e morte.

In questi è la vera pace di Dio, e a questo modo s'acquista questa sposa. Piglia, cristiano, questa sposa, piglia questa pace, e sarai sempre felice. Apparì dunque il Signore in mezzo di questi undici discepoli, salutandoli con questa pace. Et conturbati sunt. Loro si conturborno, perchè non avevano ancora vera fede nè questa pace. La povertà, la croce, non piace così ad ognuno; anzi chi è ancora appiccato al senso si conturba. Disse loro il Signore: — Quid conturbati estis? Perchè vi turbate voi? Voi non credete ancora che veramente io sia resuscitato. Io sono pur quel medesimo vostro maestro di prima. Voi v’immaginate forse ch’io sia un spirito sanza corpo. Quae cogitationes ascendunt în corda vestra? Che pensieri sono questi vostri? Venite et videte, quoniam spiritus carnem et ossa non habet. Toccate questo mio corpo, e vedrete che ’l non è spirito, perchè lo spirito non ha ossa nè carne, come voi vedete me avere. — Così dico io a voi, dilettissimi: Non vi turbate, anzi rallegratevi che gli è resuscitato Cristo, capo nostro, per tirare ancora noi, sue membra, in cielo, dove sarà la nostra quiete e la nostra vera pace. 

Questi discepoli erano ancora spauriti, e Cristo, per confortarli e certificarli della sua resurrezione, disse loro: — Habetis aliquid quod manducetur? Avetici voi cosa alcuna da mangiare? — Non crediate però che lui n’avesse voglia nè bisogno, ma fece per certificare ancora per quest'altro segno la sua vera resurrezione, e che lui aveva reassunto quel medesimo corpo umano che prima aveva. Che volete voi dare a mangiare al Signore? Forse e’ vostri peccati o le dignità e onori e roba di questo mondo? No, no, nè il Signore nè li servi suoi si pascano di queste cose. Obtulerunt ei piscem assum et favum mellis. Posono dinanzi a Cristo un pesce arrostito e un favo di mèle. Il pesce arrostito e arso nel fuoco delle tribulazioni è Cristo, nostro capo: così bisogna che siano le membra, così bisogna che siano e’ servi suoi, arsi dalle tribulazioni, come fu lui per noi in sulla croce. Ma tolse anche il favo del mèle, perchè Cristo gli mescola con questa amaritudine delle tribulazioni tanta consolazione, che volentieri le fa sopportare a’ servi suoi, che quasi non le sentano, mescolate con la sua divina grazia. 

Mangiò il Signore in presenzia delli suoi discepoli, e poi dette loro di quelle reliquie, come se dicesse: — Io ho sopportato la mia passione per voi in sulla croce e ci restano anco delle reliquie per voi: arete ancora voi la vostra parte, discepoli miei, di questa croce e di questo pesce arrostito, ma confortatevi che ci sarà ancora el favo del méle, cioè la dolcezza e consolazione che in quelle vi sarà data. Haec sunt verba quae locutus sum vobis. Queste sono quelle cose che già io, innanzi la mia morte, vi dicevo che avevano a essere, e però, essendo venute, tanto più dovete confirmarvi nella fede. Così dico a voi, dilettissimi: quando saranno venute le cose ch'io v'ho dette, doverrete tanto più confermarvi e laudare Dio, qui est benedictus et laudabilis et gloriosus in saecula saeculorum. Amen.

lunedì 1 aprile 2024

I discepoli di Emmaus. Predica del lunedì di Pasqua di fra Girolamo Savonarola

PREDICA XLV SOPRA GIOBBE FATTA IL LUNEDÌ DOPO LA PASQUA (20 aprile 1495)
DA FRA GIROLAMO SAVONAROLA


Duo discipuli ibant in castellum nomine Emmaus (Luc., cap. XXIV).

Ch'el Salvatore nostro, dilettissimi in Cristo Iesù, dopo la sua passione e morte dovesse resuscitare, fu molto conveniente; e appare per più ragioni. E prima perchè così richiede la giustizia di Dio, che lui fusse esaltato, sì come lui dice nell'Evangelio: Qui se humiliat exaltabitur. Cioè, che chi si umiliarà, debba poi essere esaltato. Non è stata persona che più si sia umiliata che Cristo, e, come dice l’apostolo, Exinanivit semetipsum factus oboediens usque ad mortem. Cioè, volse diventare uomo essendo Dio, e, per obbedire al Padre, patire per l’uomo e morire in sulla croce. Propter quod exaltavit illum etc. Per la quale umiliazione fu conveniente che fusse esaltato e resuscitasse gloriosamente. Secondario, fu conveniente ancora la sua resurrezione per stabilire e fermare la fede, sì etiam come dice l’apostolo Paulo ad Corinthios: Si Christus non surrexisset, inanis esset praedicatio nostra, inanis et fides vestra. Idest: Se Cristo non fusse resuscitato, in vano sarebbe la nostra predicazione e la fede. Terzio, fu cosa conveniente la resurrezione di Cristo, capo nostro, per dare speranza a noi, membra sua, di resurgere e regnare con seco in patria, sì come alli suoi discepoli promesse. Item fu conveniente ancora per dare nuova forma di vita a’ suoi cristiani, sì come dette molti documenti alli suoi apostoli e, consequentemente, agli altri seguaci, dopo la sua resurrezione, ammaestrandoli. E per queste e per più altre ragioni si conclude che non solo fu conveniente la resurrezione di Cristo, ma ancora necessaria. 

Ma dato che Lui fusse resuscitato, se non avesse poi manifestata questa resurrezione, nulla arebbe giovato alli suoi cristiani se non l'avesse fatta manifesta, perchè, essendo cosa insolita, non saria stata creduta; e però lui la volse manifestare e provarla a’ suoi discepoli, in più modi e per più argumenti. E perchè Dio governa tutto l’universo, e le cose inferiori per le superiori, e li corpi per li spiriti, la quale legge di Dio è così stabilita ab aeterno, però lui volse apparire agli apostoli e a quelli che avevano a essere capi e superiori agli altri. E non fu conveniente apparire e manifestarsi a tutto il mondo, nè a tutto il popolo, ma si manifestò, come dice l'apostolo Pietro, testibus praeordinatis, cioè a quelli che da Dio era ordinato che ne facessino vera testimonianza poi alli altri, e così la cosa andasse secondo l'ordine di Dio, e che quelli, come superiori, manifestassino la resurrezione e le cose di Cristo alli inferiori e alla Chiesa sua futura. Di questa resurrezione si leggano gli Evangelii; e il primo dì di Pasqua demostra la resurrezione di Cristo a più persone, nel secondo la manifestazione alli due discepoli. Benchè nel primo giorno furono fatte più manifestazioni, ma tutte non si possono leggere in un dì. Ora, sopra questo Evangelio, parleremo stamane con questi discepoli. 

Jacopo Pontormo "Cena di Emmaus"
1525 - Galleria degli Uffizi


Questi due discepoli, in parte amavano e in parte dubitavano: stavano perplessi, avendo veduto di Cristo fare tanto strazio, che pareva che più non potessino credere quel che prima avevano creduto. È pur gran cosa questa, che, avendo loro prima veduto la perfetta vita di Cristo e tanti miracoli da lui fatti e udito la sua santa dottrina, ch’era sparsa per tutto, che poi, per la contradizione e persecuzione de’ Farisei perdessino così la fede delle cose di Cristo. Ma lasciamo andare che li Farisei perseguitassino Cristo per la loro invidia e odio; ma tutto il popolo che prima seguitava Cristo e udivano la sua dottrina e difendevanlo, gran cosa è che tutti se gli voltassino contra a stanza de’ Farisei, e gridassino — Crucifige, crucifige eum, — e volessino più presto liberare Barabbam ladro, che Cristo innocente. E però dice la Scrittura: — Considerabam ad dexteram et non erat qui me cognosceret. — Cioè: — Io consideravo dalla destra, cioè dalle prosperità, e in un tratto mancando quelle, non era chi mi conoscessi. — Quel popolo, che vedevano e’ miracoli grandi di Cristo e la gloria sua per quelli, lo seguitavano e defendevano, e come lo viddono mancare in quella gloria, così loro mancorono.

E così questi due discepoli andavano vacillando. L'uomo s’inganna spesso per e’ sensi e per l’immaginativa e fantasia nelle cose di questo mondo e nelle cose naturali, e paionli quelle che non sono in verità. Pare, all'occhio nostro, il corpo del sole piccola cosa, e tamen è maggiore che tutta la terra. Così ancora nelle cose sopranaturali l'uomo s'inganna, quando le vuole discorrere e mescolare col lume naturale. Non si possano intendere le cose della fede col discorso della ragione. Però molti eretici hanno errato, volendo col lume naturale mescolarle e cognoscerle. La fede vuole esser pura e semplice, chè da Dio semplice e puro procede; e quanto più con semplicità ti aderisci a Dio, tanto ti sono più facili le cose di Dio e della fede. Non è capace l'intelletto umano, per suo lume naturale, comprendere le cose divine, anzi quelle apprese dall’intelletto nostro avviliscano, e il contrario fanno le cose naturali intese dall’intelletto dell’uomo, chè in quelle sono più degne che in se stesse. La fede, ch'è cosa spirituale, benchè tu non manchi negli articoli di quella, tamen, come tu la mescoli col lume naturale e con quello la vuoi misurare, tu l’avvilisci e non la puoi intendere. Le epistole di Paulo, che in molti luoghi sono assai difficili, quelli della primitiva Chiesa, ch’erano pieni di lume e di pura fede, l’intendevano meglio che molti di poi non l'hanno intese, per voler col lume naturale solo comprendere il senso loro; e sono caduti in molti errori. E così molti, che non hanno una gran fede, caggiono in molti errori circa l’intelligenzia delle Sacre Scritture, le quali, benchè in molti luoghi paino contrarie, tamen non sono contrarie. 

Pertanto, questi due discepoli, benchè avessino prima veduto molti miracoli di Cristo e di lui cose maravigliose, tamen, perchè ora la fede loro era mancata, perchè la mescolavano col senso e con le ragioni naturali, però vacillavano e andavano dubitando e disputavano, e non pareva loro che quelle cose vituperose e ignominiose, fatte nella persona di Cristo, potessino stare insieme co’ miracoli e con la santa vita e con la dottrina, che prima di lui avevano veduto e udito. Pertanto io mi stimo che così interverrà di voi, quando ci vedremo venire le tribulazioni grandi: anderete dubitando e vacillando come facevano stamane qui questi due discepoli che si fuggivano, mescolando troppo le cose della fede con le ragioni naturali e col senso. Ora vediamo un poco quel che loro dicevano e di che disputavano.

Uno di questi discepoli era Cleophas, che qui lo nomina l'Evangelista; l’altro non è nominato. Crede Alberto Magno che fusse Luca, ma non si volse nominare perchè chi scrive l’istoria d'altri non nomina sè. Loquebantur ad invicem. Parlavano insieme di quella persecuzione ch'era stata fatta contra Cristo. Non v'ho io detto che noi abbiamo avere grandissima persecuzione da’ tiepidi? Così farete voi, come questi due discepoli: andrete dubitando e vacillando. Dicevano, questi discepoli, o l'uno di loro: — Chi fu mai che facesse quel che ha fatto Cristo? Non sai tu che dottrina era la sua, e di quanta efficacia? — Rispondeva quell'altro: — Se Cristo avesse ancora a venire, non credo che possa fare maggior cose di queste. — Quell'altro rispondeva, e diceva: — Tu di’ il vero; ma come può stare questo insieme, che lui abbia fatto tante cose, come noi abbiamo veduto, e tanti miracoli che non appartengono se non a chi ha Dio con seco, e poi che lui si sia lascia far tanti strazii e tanti obbrobrii di sè insino alla morte? Questo non mi pare credibile, che, se e’ fusse stato figliuolo di Dio, che Dio l’avesse potuto patire. — E così questi discepoli misuravano Dio con la misura degli uomini, e mescolavano le cose divine e della fede col lume umano e con la ragione naturale, e però vacillavano e non potevano intendere. 

Quell'altro diceva: — E' Giudei e Farisei l'hanno voluto pigliare dell’altre volte, e lui, quando con nascondersi, che non lo vedevano, quando con un modo e quando con un altro, sempre gli è uscito loro delle mani. Non poteva egli far così ancora a questa volta? E' par che più presto egli abbi commesso peccato, potendo fuggire questo male e non volendo. — L'altro dice: — Tu di' il vero. E' risuscitò pur Lazaro, e era più facil cosa questa a scamparsi e più conveniente, che a lasciarsi ammazzare con tanti vituperii. — Diceva quell'altro: — Non sai tu che lo disse più volte che lui doveva patire flagelli e morte? Tu te ne debbi pur ricordare. — Rispondeva costui e diceva: — Egli è vero che ce lo disse; ma e’ par, questo, detto contra la Scrittura. Non sai tu che egli è scritto nel salmo Dominus regnavit, cioè che Cristo aveva a regnare? — Rispondeva quell'altro: — La Scrittura è vera e non si può negare, ma non ti ricordi tu che lui disse ancora che risusciterebbe? e forse se e’ resuscità regnerà di poi. — Quell'altro rispondeva, e diceva: — Sì, che disse che susciterebbe fra tre dì; e ecco che è oggi il terzo dì, e non lo vediamo. — Rispose quell'altro e disse: — Forse che egli è resuscitato, benchè noi ancora non l'abbiamo veduto. E' sono pure state quelle donne stamane al sepolcro suo, e dicano avervi veduti gli angeli che dicevano ch'egli è resuscitato. — Rispondeva quell'altro: — Tu vuoi credere a donne? Tu sai pur come son fatte le donne: gli pare bene spesso vedere quello che non è. Bisogna che lo vegghino questo gli uomini, non donne, e appena che si creda. — 

E così, come vedete, andavano disputando e dubitando di questa resurrezione, e non gli pareva di credere a queste donne, nè che fusse conveniente che Cristo, resuscitando, apparissi prima alle donne, che agli uomini. Però notate che possiamo dire che fusse molto conveniente questa apparizione prima alle donne, sì per mostrare che Dio non fa differenzia in tra ’l maschio e la femmina, anzi accetta parimente ogni persona che fa bene. Secondario ancora, perchè sì come la femmina fu prima causa del peccato dell’uomo, così la fusse la prima che annunziasse la resurrezione. Stavano dunque questi discepoli così in tra sè dubbi, e, oppressi dal timore de’ Farisei che avevano morto Cristo, si fuggivano di Ierusalem, e non sapevano che farsi. Così farete ancora voi quando vedrete le tribulazioni e sì come il Signore disse a’ suoi discepoli innanzi la sua passione: Vos scandalum patiemini propter me, così posso conietturare io per queste cose passate che così farete voi nelle future, chè sarete scandalizzati.

Questi dua discepoli che vanno così disputando e dubitando fuggivano di Ierusalem perchè vedevano le persecuzioni de’ Farisei, e andavano in Emmaus, quasi come se cercassino qualche delettazione corporale, per fuggire la persecuzione; ma dovevano più presto cercare qualche delettazione spirituale, della quale arebbono avuto più refrigerio che delle corporali. Le delettazioni spirituali sono di sua natura più intense e maggiori assai che non sono le corporali. Queste dell’intelletto, quando le sono miste col senso e colle cose corporali, sono assai minori, e diventano minori perchè sono assai mescolate col senso. Ma quando le sono astratte da queste cose materiali e ridotte solo alle spirituali, sono grandissime, perchè la cognizione s'unisce con l'operazione. Tu consideri e conosci la cosa spirituale, e amila con l'operazione insieme, e sentesi grandissimo diletto; e quanto è più cosa grande, quella che tu consideri conosci e contempli, tanto è maggiore quella delettazione. E in Dio, dove sono tutte cose altissime e perfettissime, è somma delettazione; e così negli angeli e nelli beati, che sempre hanno l'intelletto loro unito con Dio e con la prima verità. Però il contemplare la verità è gran diletto, e massime in coloro che sono in grazia di Dio. Datevi dunque alle cose divine e a contemplare quelle, e mortificare il senso, e levatelo dalle cose terrene; e vedrete ch'allora tutte le cose del mondo vi dispiaceranno. Dilettati tu, che sei sacerdote, di contemplare il sacramento dell'altare, quando tu l'hai in mano; e questa delettazione viene da una fede viva e vera, c'ha quella persona che così contempla, e sentivi dentro grandissimo diletto, perchè vede quivi Dio presente agli occhi suoi. E perchè la somma delettazione è nella propria e somma operazione, e la propria e vera operazione è la contemplazione di Dio, perchè quivi l'uomo vede la sua felicità e la sua beatitudine, però in quello è somma dilettazione. Vede quivi il sacerdote la divinità unita con l'umana natura, vede il corpo di Cristo esser cibo dell'anima sua, e la speranza sua di vita eterna; e stando in questa ammirazione e contemplazione, ha grandissimo diletto. E spesse volte ancora interviene che non solo all'intelletto, ma ancora al senso redunda questa dilettazione, perchè molte volte all'occhio del sacerdote apparisce il Signore in diverse figure, e quando come crocifisso e quando con immensa luce; e tutte queste cose danno grandissima consolazione e diletto. Ma questo accade agli uomini purgati da ogni macula e dalle cose sensuali e temporali, ma non interviene così agli altrì; e però quelli della primitiva Chiesa, ch’erano uomini purgatissimi, avevano grandissimo gusto e grandissima dilettazione in questo sacramento; e questo gusto, quando l'uomo lo sente, redunda ancora in tutto il corpo. 

Ma quelli che non sono purgati, e che non hanno questo gusto e questo diletto nell'intelletto e affetto loro, sono simili a questi due discepoli che qui stamane andavano vacillando, come voi avete inteso, chè ne andavano in Emmaus e l'uno disputava contra dell'altro. L'uno è l'intelletto e l’altro è l'affetto di quelli che non hanno mai sentito questo gusto. E l'uno dice: — Credi tu che sia vero questo che dicono costoro, che sentano assai cose nel sacramento? — Risponde quell'altro e dice: — Io, per me, non ho mai sentito cosa alcuna, eppure ho frequentato questo sacramento molti anni. — Risponde quell'altro e dice: — Forse che tu non ti sei ben preparato. — E lui dice: — Io fo pure secondo che comanda la Chiesa, non solo d’una volta l’anno, ma etiam più volte, e tamen nulla ho mai sentito. — Quell'altro dice come disse qui stamane l'uno di questi discepoli: che le donne ch'erano andate al monumento dicevano aver veduto gli angeli, ma che elle sono donne e puossi poco credere loro. Così costui dice: — E' sono certi semplici che dicono sentire gusto e vedere cose in questo Sacramento. — E così vanno vacillando e dubitando, perchè non sono bene purgati. Così veggo che farete ancora voi: anderete vacillando, come sentirete venire le tribulazioni. Bisogna stare, dico, umile, chi vuol sentire e gustare e conoscere le cose di Dio, altrimenti si va sempre vacillando. Orsù, sopraggiunse e apparve Cristo tra questi due discepoli. Ma facciamo punto qui; e perchè ieri lasciammo a dichiarare l’Evangelio corrente, ve ne dirò qualche cosa di quello stamane, brevemente.

Cum transisset sabbatum etc. Narra san Marco in questo Evangelio che, passato il sabato, la mattina poi seguente, Maria Maddalena e Maria Iacobi e Salome vennero di buona ora al sepolcro di Iesù con quelli unguenti aromatici per ungere il corpo del Salvatore. Queste tre Marie significano e’ perfetti e proficienti e gli insipienti che vanno cercando di Iesù, come altra volta io v’ho detto sopra questo Evangelio, portandoli cose aromatice e odorifere, idest le virtù con le quali piacciano a lesù. Giungono al sepolcro, orto iam sole, cioè che già era levato il sole. Se tu cerchi Iesù, nascendo in te il sole della giustizia, e sarai illuminato e arai grande desiderio e amore di cercare il tuo bramato e desiderato Iesù e questo santo sacramento, e di sentire qualche gusto in Cristo, come qui disopra io t'ho detto. E se tu mi domandi — Ho io da cercare d'avere e sentire questo gusto, e sono queste cose da essere molto desiderate e bramate da noi? —, ti rispondo: se tu desideri e cerchi questo per meglio operare e sei in carità, questo non è peccato. La natura ha posto la dilettazione nelle operazioni, e però, se tu desideri e brami questa delettazione per meglio esercitarti nel ben fare e per meglio operare, seguita pure, chè questo non è male alcuno; ma fa’ che tu operi, perchè l’opera è quella che ti farà perfetto. Et delectatio perficit opus, et finis delectationis est operatio. Cioè il fine della delettazione è l'operare; e se tu arai qualche gusto nelle tue operazioni, il Signore sempre alli suoi diletti dà qualche premio, etiam nella presente vita, acciocchè e’ siano più forti, e che diventino più robusti e più gagliardi nelle azioni e operazioni loro. Fa' ancora che tu sia sempre retto di cuore: va’ retto, e non sarai ingannato. 

 


 

Ecco qui le tre Marie che andavano rette, cercando il loro Signore, e vedi che alfine furono consolate, e camminando verso il sepolcro dicevano infra se stesse: — Et quis revolvet nobis lapidem? Chi sarà quivi che lievi la lapide dall’uscio del monumento? Noi siamo pur donne di poca forza, e la lapide è molto grande; chi sarà che ci aiuti a levarla? — E così parlando giungono al sepolcro, et respicientes viderunt revolutum lapidem. Cioè veddono che la lapide era levata, chè l'aveva levata l'angelo. Questo significa ancora che tu che vai col ben fare cercando Cristo e non lo conosci, che lui è in te, e fatti cercare; e però ti lieva questa lapide dell’ignoranzia, e fatti vedere l'angelo, cioè la illuminazione, per qualche modo, chè tu sei illuminato e conosci la verità che prima non conoscevi. E come qui le Marie veddono iuvenem sedentem in dextris, cioè come loro viddono l'angelo sedente da man destra del sepolcro, così tu conoscerai che Cristo, nostro Salvatore, è salito in cielo e siede alla destra del Padre, cioè in quelli beati beni e perfetti della gloria di Dio. 

E quando tu intenderai questo, e tu ti spaventassi come qui feciono le Marie alla visione dell'angelo, cioè se tu temesse di non poter salire a quella gloria dove è asceso il Salvatore, sentirai l’angelo che disse alle Marie: — Nolite expavescere. — Cioè: — Non abbiate paura. — Idest la inspirazione e il lume di Dio ti dirà e faratti conoscere che, benchè tu non l’abbi meritato per tuoi meriti, che Cristo l'ha meritato per te. E diratti questo angelo e questo lume di Dio: — Iesum quaeritis Nazarenum? Surrexit, non est hic. — Come disse qui alle Marie: — Io so che voi cercate Cristo. Egli è resuscitato, e non è qui — Cioè: Cercate Cristo in cielo, non lo cercate nelle cose della presente vita, non nelle cose di questo mondo, cercatelo nelle cose celesti e divine e spirituali; lasciate l'affetto dalle cose temporali: lui è in cielo, e sì vi aspetta. 

O Cristiani, che state voi a far qua? Cercate d'andare dove è andato il vostro capo, chè quivi è la vostra felicità. — Venite et videte locum, — disse poi l'angelo alle Marie. Cioè: — Venite e vedete qua nel sepolcro che Cristo non ci è, perchè egli è resuscitato. Sed ite. Ma andate, cioè camminate di virtù in virtù nella presente vita, se volete poi trovare Cristo nell'altra. Et dicite discipulis eius et Petro. E dite alli suoi discepoli, cioè a tutti quelli che vogliono esser suoi discepoli, dite a tutti e' suoi cristiani che camminino per le virtù, e dite in particolari a Pietro, cioè a quelli che sono capi e c'hanno a guidare gli altri, che diano buono esempio della vita loro, e massime alli predicatori, che guidano e’ popoli, che faccino l'officio loro, e con la buona vita e dottrina instruischino gli altri. Et quod Christus praecedet vos in Galilaeam. E dite che Cristo voi lo vedrete in Galilea, la quale vuol dire “ transmigratio ”, cioè nell'altra vita, dove lui è trasmigrato, e dove voi avete ancora a trasmigrare e andare, se voi farete bene e viverete semplicemente e puramente come ha fatto lui e com'egli v'ha insegnato, e starete con lui in quella gloria sempiterna nella quale lui vive e regna, benedetto e glorioso in saecula saeculorum. Amen.

domenica 31 marzo 2024

"Questo glorioso e trionfante giorno della resurrezione di Cristo". Predica di fra Girolamo Savonarola, Pasqua 1495

PREDICA XLIV SOPRA GIOBBE FATTA NEL DÌ DI PASQUA (19 APRILE 1495)

da GIROLAMO SAVONAROLA

Haec est dies quam fecit Dominus etc. (Ps. CXVII, 24).

La presente solennità, dilettissimi in Cristo Iesù, è di tanto gaudio e di tanta letizia, che a null’altra solennità e a null'altro giorno si può equiparare. Oggi è posta la prima pietra della città di Ierusalem celeste, e però pensa che quivi, in Cielo, è fatta grande preparazione a questa festa. 

Così bisogna che noi ci facciamo grandemente preparati, se vogliamo esser degni d’esser introdotti a questa solennità e a questa festa della quale ognuno debba pigliare grandissimo gaudio, perchè, tolta che fusse via la fede di questa solennità, resterebbono tutti gli uomini in grandissima confusione, nè conoscerebbono dove fusse il fine dell'umana vita, nè dove fusse alfine la quiete dell’uomo e la sua felicità, perchè in questo mondo non può essere, dove ogni dì noi vediamo per esperienzia e proviamo che non ci è alcun vero gaudio nè alcun vero contento, e sia in che cosa si voglia. Se tu poni il gaudio nelle ricchezze o negli onori e dignità o nelle voluttà e piaceri del senso o nelle scienzie e contenti dell'intelletto o in qualunque altra cosa tu vuoi di questo mondo, viene alfine la morte e ogni cosa toglie, e lievati tutti questi contenti e tutti questi piaceri, e è resoluto ogni cosa. 

Raffaello Sanzio, Resurrezione di Cristo,
1501-1502, Olio su tavola, 52 x 44 cm, San Paolo del Brasile,
Museu de Arte de São Paulo

E però, se non fusse la speranza, che ne ha data questo giorno, di resurgere insieme con Cristo nostro capo e nostro signore, e avere a possedere perpetuamente maggior gaudio che nessun altro che trovar si possa in questa presente vita, gli uomini, dico, tutti resterebbono in gran confusione. 

O quanto è orrendo e spaventoso questo nome di morte a tutti coloro che cercano il loro gaudio di qua e ponganlo nelle cose di questo mondo, che solo col pensare alla morte, etiam quando la gli è bene discosto e che loro sono in fiore, disturba ogni loro gaudio e ogni lor piacere e contento! Or pensa quanto più gli disturba quando veggano la morte esserli vicina per tòrre e tagliar via ogni loro gaudio e contento. 

E però questo giorno, a tutti quelli che sono uniti con Cristo in grazia sua, è di tanto gaudio e di tanta letizia quanto mai dir si possa, perchè questo glorioso e trionfante giorno della resurrezione di Cristo annunzia loro la vittoria della morte, e che oggi la morte è superata e vinta; e hanno, questi che così vivano in grazia di Cristo, doppio gaudio e doppia allegrezza, idest di godere in vita eterna e con l'anima e col corpo, quando sarà resuscitato al dì del Giudicio, e doppia letizia e consolazione: della vita spirituale e corporale. E così aranno in Paradiso la sapienzia naturale di tutte le cose che naturalmente può sapere l'uomo, e sì come il capo nostro, Cristo, è resuscitato, così etiam risusciteranno le sue membra. 

Dall'altra parte, perchè questo mondo è pieno di tribulazioni e di travagli, e bisogna patirli, Cristo, alli suoi discepoli, dopo molte e assai persecuzioni promise loro, e così a chi seguita le sue vestigie, una nuova vita dove saranno consolate le menti di tutti e’ suoi eletti. E però Cristo è resuscitato da nuova vita, non solo per sè, ma per giustificare le sue promesse e per dare speranza a' suoi cristiani d'andare in cielo, come lui volse che gli suoi lo vedessino andare e essere assunto in anima e in corpo. La qual cosa, se gli uomini considerassino, esulterebbono pieni di letizia e direbbono, cantando e giubilando: Haec est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in ea. Quest'è il dì che ha fatto il Signore, esultiamo e rallegriamci di tanto beneficio quanto Dio in questo giorno ha fatto all'umana natura, e celebriamo oggi, in quanto si può, questa solennità, la quale vogliamo che tutta sia piena di letizia.

Haec est dies quam fecit Dominus etc. Se non fusse venuto questo giorno della resurrezione di Cristo, tutta la generazione umana sarebbe piena di ignoranzia, etiam se fusse Aristotile e Platone. Questo dì ha illustrato tutto il mondo più che non fa il sole quando è ben chiaro a mezzogiorno. Venghino qua tutti e’ filosofi che niegano la resurrezione: fatevi innanzi, chè vogliamo disputare con voi, e rimarrete tutti confusi. Dico che se non fusse la illuminazione c'ha portato a noi questo giorno, era tutto il mondo pieno d'ignoranzia. Godiamo e rallegriamoci noi cristiani ch’oggi abbiamo speranza, anzi certezza, che questo nostro corpo e questa carne ha, se noi vogliamo, a passare e’ cieli, e presto, e quietarsi in Paradiso. 

Orsù, fatevi in qua, filosofi! Innanzi che venisse Cristo, che certezza avevamo noi dell'anima dell’uomo, e dov'era il fine suo, e dove aveva andare? Quante opinioni varie erano tra voi, filosofi, di quest'anima? Galieno disse che l’anima nostra era complessione naturale dell’uomo. Questo non può esser vero, perchè spesso vediamo che l’anima nostra repugna alla complessione, e perchè nessuna cosa naturalmente può repugnare a se medesima. Adunque questa opinione è falsa. Altri dissono che l’anima era un'armonia d’elementi, commisti e concordanti insieme. E questa opinione è ancora falsa come quell’altra, perchè seguiterebbe, di questo, che ogni corpo commisto d’elementi fusse animato; il che non è vero. Alcuni altri hanno detto che quest'anima è uno corpo invisibile che vivifica questo corpo visibile. Questo non può esser vero, perchè un corpo, in quanto corpo solo, non vive. E ancora un corpo non può stare nè penetrare naturalmente dove è un altro corpo; adunque bisogna dire che l’anima sia spirito e non corpo. È così, acciocchè il corpo viva, bisogna dir che sia qualche spirito o qualche virtù che faccia vivere il corpo. Altri dicano che l’anima intellettiva non è differente dalla sensitiva. Adunque saremmo tutte bestie, non avendo noi se non anima sensitiva come loro. Altri dissono che nell'uomo è qualche cosa immortale separata dal corpo; e questi si sono più accostati al vero. Come fu Aristotile e molt'altri, che provano con ragioni molto efficaci che l'intelletto nostro è separato da ogni organo del corpo, perchè è impossibile che l'intelletto intendessi quelle cose che lui intende, se fusse coniunto a cosa materiale. 

Tiziano, Polittico Averoldi, 1520-1522,
Olio su tavola, 278 x 292 cm, Brescia,
Collegiata dei Santi Nazaro e Celso

Ma il punto sta se l’anima intellettiva è forma del corpo dell'uomo. Altri, come fu Platone, dissono che l'anima non era forma del corpo, ma ch'ella era uno motore di questo corpo, sì come è il motore alla nave. Ma questo non può essere, perchè l'uomo non sarebbe uomo, perchè sarebbe senz'anima; e poi il motore che lo movesse, e questo tale motore se fusse come è il motore della nave, sarebbe corporeo, e sarebbono in un uomo e in un luogo, a questo modo, due corpi: il che non è possibile. 

Aristotile disse quod anima de foris venit, cioè che questa nostra anima viene di fuori, cioè ch'ella non viene dalli agenti naturali, perchè l’intelletto nostro si vede che supera ogni cosa naturale; ma non disse Aristotile, nè sa, donde la si venga quest'anima. Il commentatore Averrois disse ch’egli era uno intelletto in tutti gli uomini. Questo è impossibile che sia vero, perchè se Dio è giusto come è in verità, noi vediamo molti uomini che fanno bene e molti che fanno male; e però, se fusse un intelletto e un'anima sola in tutti, come si potrebbe punire chi fa male e premiare chi fa bene? Dove sarebbe la giustizia di Dio? E dove sarebbe la sua provvidenzia delle cose del mondo? 

E però io v'ho detto e dico che innanzi che Cristo venissi, ogni cosa era in tenebre e pieno il mondo d'ignoranzia e di cecità e che gli uomini non conoscevono cosa alcuna dell'altra vita; ma venuto Cristo e la sua dottrina e questo santo giorno della resurrezione, ha illuminato il mondo; e Cristo è stato quello c'ha fatto perfetta la filosofia, la quale, insino che non venne Cristo, non aveva trovato la verità dell'anima dell'uomo e del fine suo nè del principio donde ella viene. E hacci demostrato che l'anima nell'uomo è una. Benchè sia sensitiva vegetativa e intellettiva, è sola una con queste tre parte. Ma in quanto intellettiva è separata d'ogni organo del corpo, benchè, quanto all’altre parti, sia colligata col corpo e colla materia. E che questa anima è forma del corpo, e è in mezzo di tutte le forme, e coniunge le cose eminenti e spirituali con l’infime e corporali. E quello ch'è supremo d’una forma tocca all’infimo dell'altra forma, chè così è ordinato da Dio secondo l'ordine dell'universo.

E così la fede ci ha fatta perfetta la filosofia, e non destrutta, come gl’ignoranti dicono; anzi, per la fede e per il lume che n'ha dato Cristo al mondo, conosciamo che l’anima è immortale e che ella non muore col corpo, anzi che ’l fine suo è nell'altra vita, dond'ella è venuta, e che di là sarà premiata del suo ben fare o punita se, nel mal fare, si ritrovasse morto il corpo. E così la fede ci ha dichiarato bene ogni cosa e mostratoci la verità, la quale conosciuta, sono resolute tutte le dubitazioni che prima erano. Tieni adunque saldo questo fondamento per quel che ora io ti dirò.

Con ciò sia, adunque, che l’anima nostra sia forma del corpo, e però sia con questo fortemente unita in grande amicizia, e sempre desidera conservarlo, come per esperienzia quotidiana vediamo, non potrà stare volentieri separata dal corpo; e se stessi, sta violentata.

Ma perchè nessuna cosa violenta può stare perpetua, però è di necessità che, una volta, al suo corpo si riunisca, perchè l’esser perfetto di quest'anima e di questo uomo è d'esser insieme unita l'anima col corpo. Praeterea, beatitudo est bonum perfectum animae. La beatitudine è la perfezione dell'anima; e questa beatitudine non l’ha perfettamente l’anima separata dal corpo, perchè la perfezione sua è d'essere unita al suo corpo; e, avendola Dio creata perchè la si conduca a beatitudine, sarebbe creata invano se l’anima avesse la sua beatitudine in terra e perfetta, laqual bisogna che sia nell'unione col corpo. E però si conclude ch'al tempo suo si riunirà, e, avendo fatto bene, sarà allora perfettamente e totalmente beata. 

Pinturicchio, Resurrezione di Cristo con Papa Alessandro VI inginocchiato,
1492-1494, Musei Vaticani, Appartamento Borgia

Praeterea, Dio governa e regge e giudica tutto l'universo e principalmente l’uomo, ch'è la più nobile creatura di questo mondo; e ha a dare premio conveniente a chi fa bene e punizione a chi fa male. Sed sic est che l’uomo fa o bene o male, quando con l’anima e quando col corpo e quando con tutti due; e però vuole la giustizia o che tutt’a due, facendo bene, siano premiati, o che tutt'a due, facendo male, siano puniti. E però si conclude che e’ corpi resurgeranno e si riuniranno l'anime co’ corpi, acciocchè siano insieme o premiati o puniti secondo e' meriti o demeriti loro. E etiam che questo ce lo dica la fede e gli Evangelii di Cristo, ce lo detta e demostra ancora la ragione naturale, la quale è conforme ancora al lume sopranaturale delle cose della fede. 

Se adunque l’anima debbe riunirsi al tempo suo col suo corpo, o ella s'unirà al corpo, un’altra volta mortale, ovvero ad immortale. Se tu di’ al mortale, adunque dopo un’altra morte si arebbe a riunire per le ragioni dette; e così, di vita in vita e di morte in morte, sarebbe dare uno processo in infinito: il che non è conveniente. Adunque resurgendo una volta al tempo suo, resurgerà col corpo immortale; e se sarà immortale, ergo sarà a’ buoni ancora impassibile, perchè se fusse passibile, sarebbe ancora corruttibile, e però non sarebbe immortale. Adunque concludi che resurgeranno e’ buoni col corpo immortale e impassibile e perpetuo, a gaudio e beatitudine perpetua e perfetta. 

Questi corpi così resuscitati non aranno bisogno di cibo, perchè quello è fatto per sostentazione del corpo insino ch'egli è mortale, perchè senza cibo in breve spazio mancherebbe, ma resuscitando immortale e perpetuo non gli bisognerà più cibo. Così ancora non sarà più in uso il matrimonio, perchè quello è fatto per conservare la spezie, e però, resuscitando e’ corpi immortali, sarà la spezie umana in loro perpetuamente conservata.  

Praeterea, secondo la disposizione della forma sarà la disposizione della materia, e però la qualità del corpo umano sarà simile all'anima, ch'è la sua forma; e perchè l’anima sarà lucida e risplendente, così saranno ancora lucidi e risplendenti e’ corpi de’ beati, sì come è scritto: Fulgebunt iusti sicut sol. Cioè saranno risplendenti e’ giusti come il sole, e l’anima gloriosa farà il corpo glorioso; e per il lume sopranaturale che aranno della grazia e gloria, vedranno Dio, che col solo lume naturale non si può vedere. 

Sarà ancora, l’anima de’ beati, piena di virtù, ma saranno differenti l’uno dall'altro secondo e' più o manco meriti, sì come dice la Scrittura: quod stella differt a stella. L'anima, etiam beata, potrà condurre il corpo in ogni loco, dovunque la vorrà, e saranno glorificati tutti e' sensi del corpo, perchè arà ogni perfezione di beatitudine. Il gusto e gli altri sensi sempre aranno in actu la sua delettazione e perfezione. Seminatum est corpus corruptibile et resurget incorruptibile et gloriosum.  

Tutte queste cose ci sono promesse oggi in questo giorno della resurrezione di Cristo, e però dobbiamo rallegrarci e cantare: Haec dies quam fecit Dominus; exultemus et laetemur in ea. Cioè: Questo è quel dì c'ha fatto il nostro Signore; rallegriamoci e facciamo festa di tanti beneficii quanti questo dì ha portato alla umana natura. E come dice Augustino: Ubi caro Christi regnabit, regnabo et ego. Cioè che tutti regnaremo con Cristo. Ma queste cose non sono credute come si doverrebbe; e pur son vere e toccansi, si può dire, con mano. E tutte sono consonanti alla ragione e alla fede nostra, la quale sapete ch'io v'ho fatta toccare con mano, etiam con ragioni naturali. Orsù, questo ti basti quanto alla resurrezione. Posate un poco e procediamo più avanti di quello che ha fatto Cristo, etiam a quelli santi padri del Limbo, quivi firmati per il peccato originale, aspettando il Salvatore.

Il peccato originale, secondo la fede nostra, ha fatto un circulo dalla persona alla natura e dalla natura nella persona. Sapete ch’el nostro primo padre Adam peccò, e in lui fu contratto il peccato originale, e da lui discese in tutta la natura umana, perchè tutta era ne’ lombi suoi. La iustizia originale fu uno dono dato da Dio ad Adam, primo uomo, non absolute, ma con patto e condizione se lui non peccava e non disubbidiva a Dio del mangiare il pomo vietato, perchè gli disse, poi che l’ebbe trasdotto in Paradiso Terrestre e innanzi che creasse la donna: — In quacumque enim die comederis ex eo, morte morieris. — Cioè Dio disse ad Adam: — Di qualunche frutto che sono qui in questo Paradiso potrai mangiare, eccetto che di quelli dell’arbore della scienzia del bene e del male, perchè se di quello tu mangerai, morrai. — Per la qual cosa, mangiato che n’ebbe, subito perdè il dono della iustizia originale, ch'era dono non di cosa naturale, ma sopranaturale, e incorse in molti mali, come è scritto nel libro del Genesis. 

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso,
1601-1602, olio su tela, 118x156,5 cm.

E così questo peccato originale, della persona d’Adam s'indusse in tutta la natura umana, che è poi discesa dal primo parente; e perchè tutta questa massa e tutti gli uomini erano maculati di questo peccato originale, non era alcuno uomo immaculato che potesse sodisfare a tal peccato per tutta la natura umana. Sì etiam, perchè il peccato contra Dio infinito era infinito, però l’uomo, di natura sua finito, non poteva sodisfare nè per sè nè per altri. 

E però venne Cristo, Dio e uomo, e consequentemente infinito, e di virtù e di natura infinita, per sodisfare al peccato infinito e per tutta la natura umana. E così questa sodisfazione per il peccato, ch'era in tutta la natura, si transferì nella persona di Cristo, che sodisfece per tutti gli uomini e per tutte le persone; e così per consequens fu fatto il circulo che t'ho detto, della persona nella natura umana e di quella nella persona di Cristo, potente a sodisfare per tutti. E però lui, in sulla croce, vedendo che al punto della sua morte era sodisfatto questo debito della natura umana, disse quella parola: Consummatum est! Cioè: Qui è sodisfatto e consumato tutto il debito che aveva contratto la natura umana per il peccato.

E per questo, essendo pagato questo debito per il quale erano incarcerati ancora quelli santi padri nel Limbo, e’ quali, etiam che avessino fatte molte buone opere in vita loro e purgatisi in questo mondo con li sacrifici quanto poterno, tamen non erano sufficenti a sodisfare tal debito, fu conveniente ch’allora fussino liberati per la morte di Cristo. E così come, resuscitando Cristo in questo giorno, è causa della nostra resurrezione, così fu conveniente che, pagato il debito per la umana natura, fussino liberati dalla pena quelli santi padri del Limbo; e però l’anima di Cristo, in quelli tre giorni avanti la sua resurrezione, discese al Limbo e spogliollo di quelle sante anime. Pensa tu quanta letizia avessino quelli santi padri quando viddono quell’anima gloriosa intrare nel Limbo, la quale avevano aspettata tanto tempo! Entrò allora, possiamo dire, il Paradiso nell’Inferno, tanto lume rifulse in quel loco dove erano quelli santi, e’ quali dovettono dire: Advenisti tandem, Salvator noster; benedicta sit sancta Trinitas, benedictus qui venit in nomine Domini. Era accompagnata, quest'anima, da moltitudine d'angeli, e' quali discesono con lei al Limbo, ma non all'Inferno de’ dannati nè al Purgatorio, secondo e’ dottori, ma dicono bene che l’anima di Cristo fortemente riprese quelli dannati, benchè laggiù non descendesse. Stette quelli tre dì nel Limbo con quelli santi a consolarli, e poi tornò al sepolcro. 

Alcuni qui vacillano, e dicono che non stette tre dì interi insino alla resurrezione. Rispondi che si piglia la parte per il tutto, come è consueto molte volte nelle Scritture: stette dua notte intere e parte de’ dua giorni e uno giorno intero. Quelle due notte furno in figura, chè 'l Salvatore volse estinguere due morte, l’una corporale l’altra spirituale; e la luce del giorno stette in mezzo di due notte, perchè la divinità mai si partì nè dall'anima nè dal corpo di Cristo. Tornata l’anima al sepolcro, quivi era la morte, che si credeva, avendo morto il corpo, avere avuto la la vittoria; e tamen lei fu vinta, e qui combattete la vita e la morte: Mors et vita duello conflixere mirando

E la morte fu morta dalla vita, perchè quell’anima riprese il corpo e fu in un subito vivificato. La morte teneva quel corpo, pensando avere preso una buona esca, e nondimanco lei e quel corpo fu esca della vita, e la divinità fu il lamo che prese il corpo e fecelo vivo e glorioso, e uscì del sepolcro sanza levare la lapide; e così dua corpi stettono insieme in un medesimo loco. O filosofi, che direte voi qua? Questo effetto è pure contra tutta la vostra filosofia: ecco due corpi in uno medesimo loco. Il sepolcro era serrato, e tamen il corpo di Cristo era uscito fuora, e la lapide non era fevata dall’uscio del monumento, la quale levò poi lo angelo, perchè le Marie vedessino dentro del sepolcro che Cristo non vi era. E gli angeli ne stettono ammirati di questo, che ’l corpo uscissi fuora sanza aprirsi il sepolcro, perchè questo atto miracoloso nun era più stato. 

E così la morte ne venne incatenata e presa innanzi al trionfo di Cristo. Onde, dice la Scrittura, e gli angeli dicevano: - Quis est iste qui venit de Edom tinctis vestibus? - “Edom” vuol dire “sanguineus”, Cioè: - Chi è questo, tinto lui e le sue veste di sangue? - Cioè vuol dire di Cristo, che era stato in croce e aveva sparso il sangue suo per ogni loco. E il Signore rispondeva: - Ego torcular calcavi solus. lo sono stato solo nel torcolo e strettoio della croce, dove s'è stretto e sparso fuora tutto il sangue. - E gli angeli che vedevano la morte morta e vinta, dicevano: - Chi è questa? - E insieme con li beati cantavano: - O mors, ubi est stimulus tuus? Ubi est victorie tua? O morte, dov'è ora lo stimolo tuo? dov'è la tua vittoria? - 

E essendo tutti in questo trionfo, l’angelo Gabriele andò a trovare Maria Vergine e madre di lesu, dicendo e cantando: Regina caeli, laetare (alleluia) quia quem meruisti portare (alleluia) resurrexit sicut dixit (alleluia). 

 

Filippino Lippi, Apparizione di Cristo alla Madonna, 1493

E ecco il Salvatore, resuscitato, entrò a Maria, nel loco dov'ella era con tutta quella compagnia, e quivi dolcemente amplessati l'uno l'altra, e le baciava le piaghe di quelle sante mani e de piedi del Salvator nostro, suo figliuolo, fatto glorioso. Pensa tu che letizia e che gaudio fu questo! Gl'increduli e li persecutori della fede non credano queste cose e dicono che le sono favole; ma tutte sono vere e non ne dubitare punto, chè oltre alla fede che così ce le mostra, io te ne saperei ancora assegnare molte ragioni. Ma per al presente questo ch'io ti dico ti doverrà bastare sopra questo salmo che ora io ti dirò. 

Dominus regnavit, exultet terra etc. Il profeta, in questo salmo, parla di Cristo, e dice che lui ha regnato; e pone il passato per il futuro, perchè il lume profetico fa vedere le cose tanto chiare che, etiam che allora non siano ancora state, le vede come presente e etiam come già passate. Or Cristo, dopo questo salmo fatto centinaia d'anni, è poi venuto, e dice qui David che egli ha regnato e che egli ha avuto regno. E però, se noi vediamo questo, che Cristo ha regnato în tutto il mondo, come dice qui David in questo salmo e com'io ti posso mostrare e mostrerò, adunque per questo noi diciamo che la fede di Cristo e le cose che lui ha fatte in questo mondo sono vere. 

Ma tu, savio, che ti tieni così sapiente e intelligente d'ogni cosa, io vorrei sapere da te dove Cristo ha avuto questo reame, e in quale città tu mi mostri che Cristo vi sia stato re e che lui vi abbi regnato e in che modo. E se tu me lo mostri e sappimelo insegnare, io voglio perdere questa cappa: io dico però s'ella fusse mia. Orsù, io son contento mostrartelo io che Cristo ha regnato per tutto il mondo, come dice qui David, ma non già come tu intendi tu il regnare. Dico che Cristo ha avuto un regno spirituale, e ha condotto gli uomini alla sua ubbidienzia più che non fanno e hanno fatto e’ re di questo mondo sopra delli loro sudditi. E prima dico quanto all’intelletto umano: Lui ha regnato e soggiogato l'intelletto degli uomini a cose a che re alcuno nè forza umana non arebbe mai tirato e' suoi sudditi.

Cristo ha detto agli uomini e servi suoi: — Io voglio che voi crediate e teniate per fermo, chiaro, che Dio è trino e uno, e così che uno sia tre e tre siano uno; e voglio che voi crediate ch'io sia nato d’una vergine sanza via umana, e che lei sia così vergine dopo il parto come innanzi al conceputo parto; e voglio che voi crediate che nel sacramento dell’altare vi sia il corpo mio in quel modo e grandezza ch'io fui in sulla croce. — E così molt'altre cose della nostra fede ha voluto che gli uomini credino, alle quali il senso e la ragione naturale in tutto repugna. E ha ottenuto, questo ch'io ti ho detto, Cristo, ne’ suoi credenti e ne’ suoi sudditi, chè ’n questo tutti l'hanno ubbidito come al loro re e signore.  

Item quanto all’affetto e alla volontà ha detto alli suoi servi: — Io voglio che voi amiate me sopra d'ogni cosa e come vostro Signore mi teniate, etiam che voi non mi vediate; voglio che voi amiate cose invisibili e etiam cose che voi, naturalmente, non potete intendere; e voglio che voi soggioghiate e sottomettiate il senso e la ragione del lume naturale alle cose della mia legge; e voglio che voi amiate li nimici vostri e facciate lor bene a chi vi facessi male. — E ha ottenuto questo, Cristo, in tutti quelli che hanno seguito le sue vestigie, e ha sparso questa sua volontà per tutto il mondo, e è stata seguita da migliaia e migliaia e milioni di varii e di diversi uomini in universo mundo. E benchè ancora che siano stati di diverse e varie nazioni, nondimeno per questo sono stati tutti un cuore e un'anima e amatisi come se fussino nati d’una madre, e in tanto amore e affezione hanno amato questo loro re e signore, che hanno voluto prima perdere la vita e provare tutti e' tormenti, che dir pure una parola che fusse contraria a Cristo e alla sua legge. E tanto più è mirabile questo effetto o volontà de’ servi di Cristo, che amano e aspettano vedere un regno, ch'è a loro in questa vita invisibile, e per questo hanno disprezzato tutti e’ regni e ricchezze di questo mondo, come quelli che sentano in sè maggior ricchezza e dignità che non sono tutte le dignità e tesori di questo mondo, e sempre sono stati in povertà, e con quella e con la buona e virtuosa vita e sanza armi e sanza forza umana hanno superato e vinto e’ principi e signori insino al regno dei Romani, ch'era sì grande monarchia che teneva tutto il mondo. 

Ecco dunque, come noi vediamo, che Cristo ha regnato, come dice qui il salmo, e per profezia di David e come ancora dice Esaia, civitatem sublimem humiliavit. Ha umiliato la città sublime. E quale è stata più sublimata che fu Roma? E tamen è spento il suo regno e èvvi entrato il regno di Cristo. Et conculcavit eam pes pauperis. E èssi umiliato questo imperio sotto il piede del Pescatore. Ha dunque regnato e regna Cristo, come hanno detto le profezie; e però gli crediamo, e non sono favole, queste, come dicono gl’increduli. Dominus ergo regnavit: e questo giorno della sua resurrezione ci ha confermato il tutto. Et ideo haec est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in ea. Facciamo festa e letizia in questo giorno, adunque, di tanta solennità e di tanto gaudio.

La Resurrezione, di Piero della Francesca

 

Seguita il salmo e dice: Exultet terra. Cioè: Gli uomini terreni e peccatori hanno ancora da esultare, perchè Cristo è morto e resuscitato ancora per loro, se si vogliano convertire. Laetentur insulae multae. E si rallegrino ancora molte insule, nelle quali gli apostoli e discepoli di Cristo andorno e furno convertite alla fede, come fu l’insula di Patmos e di Corinto e altre assai. Nubes et caligo in circuitu eius. Le nuvole e la caligine, la ignoranzia e la idolatria, quando Cristo fu resuscitato, erano intorno in circuitu per tutto. Le nube erano la dottrina degli astrologi, de’ poeti, de’ filosofi e altri sapienti del mondo, che con loro dottrine vane e piene di errori avevono onnubilato e intenebrato tutto il mondo, e ogni cosa era piena d’ignoranzia. L’idolatria era per tutto, e in ogni luogo si sacrificava agli idoli, e li diavoli si facevano adorare, e la caligine era in tutti e' popoli. Venne Cristo, e mediante e’ suoi apostoli e suoi discepoli, poi che fu resuscitato, andorno per tutto spegnendo queste nuvole e predicando la dottrina di Cristo, in mezzo delle tenebre feciono vedere la luce, cioè Cristo, e discoprire il cielo e le cose divine; e predicando questo Crocefisso feciono cose maravigliose, le quali per nessun modo arebbono potuto fare, nisi digitus Dei fuisset cum eis, cioè se la mano di Dio non fusse stata con esso loro.  

Iustitia et iudicium correctio sedis eius. Predicavano la giustizia, la quale è Cristo e la sua fede, che giustifica l'anima di chi perfettamente la crede, Predicavano il giudicio, ch'è l'Inferno, dove chi non crede a Cristo iam iudicatus est. Dicevano: — Credete in Cristo crocifisso, et salvi eritis —, come dice l’apostolo Paulo; e questo loro predicare era correctio sedis eius. Era correzione della sedia, cioè della sua Chiesa, la quale è la sedia di Cristo, dove tutti li suoi fedeli siedono e si riposano, Ignis ante ipsum praecedet, Il fuoco dello Spirito Santo era innanzi a loro che gli istruiva e ammaestrava.  

Et infiammabit in circuitu inimicos eius. E infiammava per tutto e in ogni luogo e’ nimici suoi. Cioè, quelli che prima gli erano inimici adorando gli idoli, si convertivano alla santa e vera fede, infiammati dello amore di Cristo e della verità, sì come dice quell'altro salmo, Dominare in medio inimicorum tuorum, che Cristo dominò e signo reggiò in mezzo de’ suoi inimici. Convertivansi dimolti popoli alle predicazioni degli apostoli, non per filosofia, non con retorica, non con logica, ma con l'amore e semplicità e con l'esempio della buona vita. Questa è quella che più converte le persone che non fanno e’ miracoli, benchè vi furono ancora e’ miracoli. Illuxerunt fulgura eius orbi terrae. Illustrorno e illuminorno molti ancora e’ miracoli, che erano come fulguri e splendori a tutti quelli che erano disposti nell'inte riore, perchè il miracolo non converte se non chi ha previa disposizione. La buona vita è quella che converte più che non fanno e’ miracoli. 

Vidit, et commota est terra. Vedevano e’ popoli la buona vita delli apostoli, oltra li miracoli, e commovevansi gli uomini ter seni e peccatori. Montes sicut cera fluxerunt a facie Domini. Idest e' monti si liquefacevano come cera; cioè e' principi e molti uomini gran maestri, come infiammati dell'amore di Cristo, ne venivano alla fede. Non solamente le donne e le persone basse, ma etiam e’ re e signori ne venivano liquefatti come cera. Et a facie Domini omnis terra. E così d'ogn’altra sorte di persone del mondo si convertivano dalla faccia del Signore, cioè dall'amore di Cristo crocifisso. Annuntiaverunt caeli iustitiam eius. Annnunziavano e' cieli, cioè li uomini elevati e celesti, la giustizia di Cristo; e questi erano e’ suoi apostoli e discepoli che predicavano e annunziavano per tutto lo Evangelio e la verità venuta nuovamente al mondo. Questi erano pescatori e semplici uomini, che convertirono il mondo con la loro semplicità; e però dice santo Ambrosio: Piscatoribus credimus et non philosophis. Noi vogliamo credere alli Pescatori e non a’ filosofi.  

Confundantur omnes qui adorant sculptilia et qui gloriantur in simulacris suis. Seguita il salmo nostro e dice contra quelli pagani che adoravano gli idoli, e dice: Siano confusi tutti quelli che adorano questi idoli e che in quelli si gloriano, ma venghino ad adorare Cristo il quale è vero Dio e uomo. Adorate eum, omnes angeli eius. Tutti gli angeli adorino questo Cristo, il quale è loro Signore e loro Dio. Quelli idoli non erano dii. Io te lo pruovo. Vedi che tutti furono vinti da questo Crocifisso: se loro fussino stati dii, non si sarebbono lasciati vincere nè buttare per terra da un uomo crocifisso e da pescatori e uomini semplici e vili. E se tu di’ pure che fussino dii, rispondi a me: o che non seppono o che non potettono difendersi da questo Crocifisso e da questi poverelli e semplicelli. Se non seppono, adunque erano ignoranti, adunque non erano dii. Se non poterno, adunque non erano dii, perchè in Dio è somma bontà e somma potenzia e somma sapienzia. Questo Cristo adunque, che gli ha superati, è il vero Dio: adorinlo adunque gli angeli suoi.  

Audivit et leatata est Sion Cioè: L'ha udito Sion e èssene rallegrata. « Sion » è interpretata « specula », cioè un luogo alto e eminente dal quale si veggano e speculansi le cose che sono a basso. Questo vuol dire la Chiesa trionfante, cioè il Paradiso, dove sono gli angeli e li beati, e’ quali veggano e speculano quaggiù la Chiesa militante. Quegli angeli e spiriti beati hanno adunque veduto che Cristo è loro Signore, et etiam, in quanto uomo, è lor capo, perchè è congiunto con la divintà; e sonsene ralegrati e fattone festa di questa resurrezione, e vediamolo che dopo la resurrezione l'angelo non ha voluto più essere adorato, ma disse: Conservi sumus, com'è scritto in san Giovanni nell’Apocalissi. 

Or seguita il salmo: Et exultaverunt filiae Iudae. Hanno ancor esultato le figliuole di Iuda. Voi sapete che « Iuda» vuol dire « confessio ». Queste sono le verginelle c'hanno confessata la fede di Cristo in tanto fervore e in tanto amore, c'hanno aspettato tutti e’ martirii e la morte per amor di Cristo. Et propter iudicia tua, Domine. E hanno considerato che Cristo ci ha a giudicare, e però si sono aderite alla sua fede. Quoniam tu Dominus altissimus, super omnem terram nimis exaltatus es super omnes deos. Quest'è Signore altissimo, e è stato esaltato sopra tutti gli altri dei che già prima erano adorati dagli uomini, e tutti da questo sono stati superati e vinti. Quest'è, dico, il capo nostro, quest'è il Signore nostro, com'io v’ho detto e provato tante volte. 

Che state voi dunque a fare, cristiani? Se quest’è il nostro capo, datevi tutti a lui, perchè egli è il vero Dio e le sue leggi sono vere. Lui ci governa: lasciatevi governare da Cristo, e non fate come quelli che dicono che lo Stato non si governa co’ paternostri. Lasciateli dire, chè non dicono il vero. Questi che così dicono, o e’ sono ignoranti o e’ sono cattivi, e vorrebbono tiranneggiare. Qui diligitis Dominum odite malum. Voi che amate il Signore fate bene e abbiate in odio il male, e punite e’ cattivi e scellerati peccatori. Come io v'ho detto più volte, state uniti e state in pace nel regno di Cristo. Lui è quel che regna per tutto, come v'ho demostrato nel principio di questo salmo.  

Dominus regnavit, chè così l'ha profetato David e altri profeti tanto tempo innanzi; e il regno di Dio è misura di tutti gli altri regni. Io non v'ho predicato più tempo fa che ’l regno di Cristo è l’unione? Se voi v’assimiglierete al regno di Cristo, buon per voi! Custodit Dominus animas sanctorum suorum; de manu peccatoris liberabit eos. Il Signore vi custodirà e libereravvi dalle mani del peccatore e da ogni tribulazione. Questo non lo credono gli uomini perversi e gli increduli, e io v'ho detto e dico che non è al mondo il migliore regnare che quello ch’è secondo la legge di Cristo, nè è la migliore politia che la cristiana: chi non la crede non ha luce, e non lo vede per li suoi peccati, e non può venire a loro la luce.  

Lux orta est iusto et rectis corde laetitia, come dice qui il salmo nostro. Alli giusti e alli retti di cuore Dio manda la sua luce, e non alli cattivi. Io vi ho promesso bene, e bene arete se voi farete bene, e Dio vi libererà. Laetamini iusti in Domino et confitemini memoriae sanficationis eius. Rallegratevi, voi buoni, rallegratevi nel Signore, il quale alli giusti farà venire la luce. Qui est benedictus et vivit et regnat in saecula saecuIorum. Amen.