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venerdì 20 ottobre 2023

Sensitivi buoni e sensitivi cattivi. Come riconoscerli

Occorre fare molta attenzione. Accanto ai sensitivi buoni ci sono quelli cattivi.
Come riconoscerli? Semplice. Chiedono sempre soldi. I soldi sono la prima tentazione del demonio. Perché coi soldi ci si può comprare tutto: sesso, droga, piacere e potere.
La maggior parte dei sensitivi oggi sono dei falsi sensitivi dai quali si deve fuggire. Fanno patti col diavolo. E chiedono in continuazione soldi. Soldi, soldi e ancora soldi. Non sono mai sazi. "Torni tra una settimana e porti altri soldi" dicono sempre. Hanno la gente che fa la coda fuori casa.Vogliono pubblicità. 

Sono il contrario dei veri sensitivi che nascondono il proprio carisma.
Lasciano che sia Dio a portare loro la gente. E dalla gente non vogliono soldi
. Sanno che il denaro porta all'inferno. Così fuggono da esso.
"È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli" disse Gesù. Non sono parole buttate lì a caso.
Sono parole da prendere alla lettera. Il denaro corrode l'anima.
Chi invece non ha nulla si affida solo alla provvidenza. A Dio. Prega Dio e da lui ottiene ciò di cui necessita. Dio favorisce i poveri. Se un sensitivo di Dio dovesse iniziare a ricercare il denaro, senz'altro Dio gli toglierebbe il carisma che gli ha precedentemente donato. 

Spesso questi falsi sensitivi sono dei satanisti. Fanno messe nere. Radunano attorno a sé pochi adepti uniti da un forte legame di omertà. Si riuniscono in luoghi fuori mano. Sovente in case abbandonate.
La loro riunione è una messa che segue una liturgia precisa. Una liturgia però capovolta. Non pregano Dio ma Satana. Le stanze sono dipinte di nero. Nero è il drappo che ricopre l'altare. In mezzo c'è un crocifisso rovesciato. Non manca mai una statua del diavolo con il fallo proteso. E spesso c'è anche un teschio. Vero. Non c'è luce. Ci sono solo poche candele che proiettano nella stanza ombre sinistre. I pochi adepti stanno in circolo, vestiti di nero. A volte coprono il proprio volto. Invocano Satana in latino. Chiedono a lui di venire. Di scendere tra loro.
La liturgia inverte volutamente quella cattolica. Spesso è presente una sacerdotessa, una donna giovane e vergine completamente nuda e distesa sull'altare. A volte si tratta di prede catturate. Donne innocenti. Drogate e costrette a subire quella macabra liturgia. Dissacrano le ostie con sputi.Tutti possiedono a turno la donna. Gira droga e alcol. L'anima di tutti è regalata al demonio che può farne ciò che vuole in cambio dei godimenti della carne. Satana dà loro il piacere della carne. Loro danno a lui la loro anima. Per sempre. 

Chi ci guadagna? Non è difficile rispondere.
Spesso sensitivi e maghi sono la porta a questo genere di attività. Sono la porta per pratiche sataniche dalle quali poi è difficile fuggire. Difficilissimo. Oserei dire quasi impossibile, seppure a volte si riesca.
Chi si affida loro è facile che successivamente entri in circoli satanici. Sono circoli omicidi. Infernali. Sono davvero la porta dell'inferno. La porta degli inferi. La porta del nulla eterno.

Non è un caso che una figura chiave nella storia del satanismo sia stato proprio un mago. Si chiamava Edward Alexander "Aleister" Crowley.
Nacque nel 1875 e morì nel 1947. Era un mago inglese. Andava avanti sostenendosi con morfina e oppio. Manipolava la mente delle persone. Il suo alleato era Satana. Insieme hanno distrutto molte vite. Fu lui a scrivere le regole del satanismo. Tra queste: "Fai ciò che vuoi, sarà la tua legge". E poi: "Non c'è altro Dio che l'uomo".
Nel 1920 si trasferì a Cefalù. Qui affittò una casa e fondò l'Abbazia di Thélema. La casa era in campagna. Al suo fianco c'era un cimitero. In quella casa Crowley cercò di accumulare energie magico-sataniche per conquistare il mondo intero e piegarlo sotto il proprio dominio. Da Cefalù un faro, una luce di malvagità, avrebbe conquistato il mondo assoggettandolo sotto di sé.
A Cefalù Crowley visse con due concubine, l'amencana Leah Faesi e Ninette Fraux che egli chiamava suor Cypris. Poi si aggiunsero altre donne. La casa era oggetto di diverse visite. In tutta la Sicilia si diffusero presto voci inquietanti su questa casa. Per molti Crowley era "l'uomo più perverso dell'universo", un "genio del male e del peccato".
In effetti in quella casa si svolgevano strani riti. Orge sfrenate. Incesti. Messe nere in favore della "bestia dell'Apocalisse", il grande drago del mondo, Satana. 

Dopo Crowley arrivò Anton LaVey. E uno pseudonimo che sta per Howard Stanton Levey. Morì nel 1997.
Fu lui a fondare - tutte queste vicende le racconta molto bene tra gli altri l'esperto di cose sataniche Fabrizio Artale - insieme a un cineasta hollywoodiano, Kenneth Anger, l'associazione Magic Circle che nel 1966 divenne a San Francisco la Chiesa di Satana.
Cercava adepti decisi a dedicare tutta la propria esistenza a Satana. A lui si unirono diverse star del rock. 

I satanisti sono in tutto il mondo. Ma la maggior parte pare risiedano a Londra. Poi seguono Torino, San Francisco, Chicago e Roma.
Perché? Perché il diavolo ha i suoi schemi e i suoi disegni da mettere in campo. Queste città sono legate da inquietanti geometrie esoteriche che richiamano il diavolo e l'occulto. Ma il centro del satanismo è Londra. Del resto Crowley è inglese ed è dunque logico che la capitale del Regno Unito sia il centro dove hanno maggiore presa questi gruppi demoniaci. Ma questi gruppi sono ovunque. Come ovunque sono i loro capi, i maghi, i santoni. A loro Satana, è innegabile, dà poteri speciali che li fanno essere quasi come Dio. 

Quei poteri, quei doni, che un giorno diede a Marco il quale, per un periodo di tempo piuttosto lungo, si credette Dio.
Marco è uno dei tanti santoni coi quali ho avuto a che fare. Uno dei pochi, forse l'unico, che è tornato in sé, che è sfuggito alla morsa del demonio.
Marco ha tanti doni, tutti regalatigli da Satana. Perché Satana fa così, dà più poteri che può ai suoi devoti. Spesso fa credere loro che questi doni non arrivino da lui. Per non spaventarli. Ma sono loro, i suoi devoti, che mentono a se stessi.
Hanno regalato la loro anima al diavolo e fingono di non sapere che ogni cosa che capita loro è da lui, dal demonio, che viene. Bugiardi come Satana, il grande menzognero, il re delle menzogne.
Marco stringe un patto di sangue col diavolo. Per più volte si mette in contatto con lui tramite il cosiddetto "gioco del bicchiere".

Satana parla con lui. Inizialmente gli manda messaggi di pace e fratellanza. È chiaro: non lo vuole spaventare. Al contrario intende offrirgli un'immagine di sé bonaria.
Passano i giorni. Marco si reca in pellegrinaggio a Lourdes. Ma la sua anima è tutta nelle mani del demonio. Ci va forse per sfida: "Vediamo cosa succede a un servo di Satana in un luogo santo come questo?" si domanda.
Satana decide di rifarsi vivo proprio a Lourdes. È in uno dei santuari mariani più importanti del mondo che Marco scopre di avere doni extrasensoriali. È Satana che glieli dà. È Satana che astutamente sceglie Lourdes per darglieli.
Marco diviene chiaroveggente, legge nel pensiero della gente, sa fare diagnosi cliniche, ricorda il passato di persone che non conosce. Prevede il loro futuro.

Alcune persone cominciano a seguirlo, a interrogarlo, ad affidarsi a lui.
Dopo un po' di tempo Satana torna a farsi vivo. E regala a Marco un'altra straordinaria facoltà: con l'imposizione delle mani è in grado di annullare il dolore fisico. Qualsiasi dolore fisico.
Marco ha un seguito di gente notevole. Ma diviene un uomo irascibile, sempre cattivo e incattivito. Ben presto inizia a trattare male la gente che guarisce. La insulta. Lavora per portarla come lui alla perdizione. Lavora per distruggere le loro esistenze, i loro affetti. 

La salvezza per Marco arriva quando un gruppo di cattolici sente parlare di lui. Lo conosce e inizia a pregare per lui.
Queste persone pregano e riescono a mostrargli l'origine diabolica delle sue nuove facoltà. Grazie alla preghiera di questa gente Marco inizia un percorso per liberarsi da Satana. E ce la fa.
Appena rompe il patto di sangue stipulato col demonio cessano anche tutti i suoi poteri.
Marco torna un uomo come tanti.
Meno potente di prima, certo, ma libero. Non più schiavo del principe del male. Ma libero perché figlio di Dio.

(Da "Padre Amorth, l'ultimo esorcista" )

venerdì 13 ottobre 2023

L'esorcismo ad un sacerdote. Padre Amorth, "l'ultimo esorcista"

 


"Avanti." "Buon giorno, padre Amorth. Sono padre Francesco. L'ho chiamata l'altro giorno per..." "Per l'esorcismo, lo so. Prima mi dica. Che tipo di disturbi ha?" "Be' io..." "Non tema. Mi dica tutto. Non c'è nulla di cui avere paura. Sono abituato a certe cose."
"Ecco. Io credo di essere posseduto."
"Questo me l'ha detto già al telefono. Ma un conto è credere di esserlo, altra cosa è esserlo veramente. Perché pensa di essere posseduto?" "Io, durante la messa, non so come spiegare..." "Cosa le succede durante la messa?" "Al momento della consacrazione, sollevo l'ostia e..." "Dica, forza, cosa succede quando c'è la consacrazione?" "Io dico "prendete e mangiate, questo è il mio corpo", e poi "prendete e bevete, questo è il mio sangue". Ma dentro di me una sola cosa penso. O meglio, una sola cosa dico." "Che cosa?"
"Non è facile da dire, padre Amorth." "Padre Francesco, io sono un esorcista. Con il male parlo ogni giorno. Non mi impressionano certe cose. Su, sputi il rospo."
"Va bene. Quando alzo in alto l'ostia, nell'esatto momento in cui quel pezzo di pane diventa il corpo di Cristo, dentro di me una voce forte e potente urla una bestemmia terribile.
Devo mordermi la lingua per non pronunciarla a voce alta. Poi per tutta la durata della messa sto male. Vorrei scappare. Vorrei uscire dalla chiesa e urlare con quanto fiato ho in gola la mia bestemmia. Non so come ho fatto fino a oggi a resistere. Ma ogni giorno, quando dico messa, vivo questo strazio tremendo."
"Ne ha mai parlato con qualcuno?" "Mai." "Padre Francesco, mi dica. Da quanto tempo dura questa cosa?" "Da parecchio tempo." "Da quanto esattamente?" "Dal giorno stesso in cui sono stato ordinato prete. Sono nove anni." "Da nove anni? E lei per nove anni non ne ha mai parlato con nessuno?"

"No. Non sapevo con chi parlarne." "E adesso perché viene qui a dirlo a me?" "Perché non ce la faccio più."
"Mi dica. Ha mai partecipato a qualche rito satanico prima di essere ordinato prete?" "No, mai." "Ha mai frequentato qualche stregone, qualche mago?" "No, mai." "Ha mai subito qualche malocchio?" "Che io sappia no, mai." "Ha mai provato a darsi una spiegazione logica di questo fenomeno? Ha pensato che origine possa avere?" "Ci ho pensato molto. Non so, forse..." "Mi dica."
"Be', non è semplice da raccontare." "Lo faccia."

"Poco prima dell'ordinazione ogni fine settimana andavo in una parrocchia ad aiutare. Un giorno venne una donna. Mi raccontò che da anni sentiva uno "spirito cattivo" dentro di sé. Proprio così. Disse "spirito cattivo". Mi fece molta pena. Disse che aveva figli e che lo spirito cattivo la tormentava di continuo. Mi raccontò che in famiglia il marito e anche i figli avevano cominciato a emarginarla, credendola pazza. Ripeto, mi fece una grande pena.
Non so cosa mi prese ma tutto accadde in un istante. Dissi allo spirito: "Lasciala stare! Vieni da me". Tutto accadde in un istante. Ebbi subito la netta percezione che quella cosa che stava dentro quella donna mi avesse obbedito istantaneamente."
"Così pensa che quello spirito sia entrato dentro di lei e pensa che sia quello spirito a tormentarla durante la messa?" "Sì. Io diedi quell'ordine perché troppa pena..."

"Lasci stare. Non c'è bisogno che aggiunga altro. Meglio avrebbe fatto a pregare per quella donna. E magari a portarla da un esorcista. Certe richieste non si fanno nemmeno per scherzo. Le richieste, le preghiere, le suppliche si fanno solo a Dio. Il nostro orgoglio, caro padre Francesco, va tenuto a bada.
Non si salva la vita degli altri supponendo di riuscire a fare cose che non sono nelle nostre forze. La vita degli altri si salva con la preghiera e con tanta umiltà.
Non si scherza col diavolo, ammesso che di diavolo si tratti." "Be', di cosa altrimenti?" "Padre Francesco, affidiamoci al buon Dio." "Va bene, io..." "Non è più il tempo delle parole. È semmai il tempo dell'azione. Se di possessione davvero si tratta nove anni sono tanti. Tantissimi. Sarà molto dura. Lei poi è un prete. E ciò aggrava tutto. Padre Francesco, male ha fatto a non venire qui prima. Si sieda su quella sedia. Ora indosso la stola, prendo l'olio santo, l'acqua benedetta, il rituale e provo a esorcizzarla. Vediamo". 

"Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Gloriosissimo principe delle celesti milizie, arcangelo san Michele, difendici nelle battaglie contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia. Vieni in aiuto degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio. Tu sei venerato dalla Chiesa quale suo custode e patrono, e a te il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti.
Prega, dunque, il Dio della pace a tenere schiacciato Satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e danneggiare la Chiesa.
Presenta all'Altissimo con le tue le nostre preghiere, perché discendano tosto su di noi le sue divine misericordie, e tu possa incatenare il dragone, il serpente antico, Satana, e incatenato ricacciarlo negli abissi, donde non possa più sedurre le anime." 

"Non mi succede nulla, padre Amorth. Nulla. Sto bene." "Mi fa piacere. Qui però parlo solo io. Silenzio, per favore." "Ma non c'è bisogno che lei parli. Sto bene davvero." "Silenzio!"

"In nome di Gesù Cristo, nostro Dio e Signore, e con l'intercessione dell'Immacolata Vergine Maria, madre di Dio, di san Michele arcangelo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e di tutti santi, fiduciosi intraprendiamo la battaglia contro gli attacchi e le insidie del demonio.
Sorga il Signore e siano dispersi i suoi nemici.
Fuggano dal cospetto di lui coloro che lo odiano.
Svaniscano come svanisce il fumo: come si fonde la cera al fuoco, così periscano i peccatori dinanzi alla faccia di Dio." 

"Insisto, padre Amorth. Non c'è bisogno. Sto bene..." "La mia pazienza ha un limite, padre Francesco. Ho detto che qui parlo solo io." "Va bene, ma io lo dico per lei, non c'è bisogno..." 

"Ti esorcizziamo, spirito immondo, potenza satanica, invasione del nemico infernale, con tutte le tue legioni, riunioni e sette diaboliche, in nome e potere di nostro Signore Gesù Cristo: sii sradicato dalla Chiesa di Dio, allontanati dalle anime riscattate dal prezioso sangue del divino agnello.
D'ora innanzi non ardire, perfido serpente, d'ingannare il genere umano, di perseguitare la Chiesa di Dio, e di scuotere e crivellare, come frumento, gli eletti di Dio.
Te lo comanda l'altissimo Dio, al quale, nella tua grande superbia, presumi di essere simile; te lo comanda Dio Padre; te lo comanda Dio Figlio; te lo comanda Dio Spirito Santo; te lo comanda il Cristo, Verbo eterno di Dio fatto carne, che per la salvezza della nostra razza perduta dalla tua gelosia, si è umiliato e fatto ubbidiente fino alla morte; che edificò la sua Chiesa sulla ferma pietra, assicurando che le forze dell'inferno non avrebbero mai prevalso contro di essa e che sarebbe con essa restato per sempre, fino alla consumazione dei secoli.
Te lo comanda il segno sacro della croce e il potere di tutti i misteri di nostra fede cristiana. Te lo comanda la eccelsa madre di Dio, la vergine Maria, che dal primo istante della sua immacolata concezione, per la sua umiltà, ha schiacciato la tua testa orgogliosa. Te lo comanda la fede dei santi Pietro e Paolo e degli altri apostoli. Te lo comanda il sangue dei martiri e la potente intercessione di tutti i santi e sante.
Dunque, dragone maledetto, e tutta la legione diabolica, noi scongiuriamo te per il Dio vivo, per il Dio vero, per il Dio santo; per Iddio che tanto ha amato il mondo da sacrificare per esso il suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna;
cessa d'ingannare le umane creature e di propinare loro il veleno della dannazione eterna; cessa di nuocere alla Chiesa e di mettere ostacoli alla sua libertà.
Vattene Satana, inventore e maestro di ogni inganno, nemico della salvezza dell'uomo. Cedi il posto a Cristo, sul quale nessun potere hanno avuto le tue arti; cedi il posto alla Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, che lo stesso Cristo conquistò col suo sangue.
Umiliati sotto la potente mano di Dio, trema e fuggi all'invocazione che noi facciamo del santo e terribile nome di quel Gesù che fa tremare l'inferno, a cui le virtù dei cieli, le potenze e le dominazioni sono sottomesse, che i cherubini e i serafini lodano incessantemente, dicendo: "Santo, Santo, Santo il Signore Dio Sabaoth".
O Signore, ascolta la nostra preghiera. E il nostro grido giunga fino a te." 

"Hai finito?" "Non ho finito." "Forse non hai capito la mia domanda... hai finito prete?" "Taci, spirito immondo. Non hai ancora compreso? Qui comando io". 

"Zitto e ascolta bene le mie parole. Perché adesso è quel Dio che col suo Figlio ti ha sconfitto e umiliato una volta per sempre che chiamo qui in mio aiuto.
Perché non io, ma io attraverso il Padre mio ti scaccerò nell'inferno. Poi chiuderò la porta e getterò via le chiavi. Perché lì devi stare per l'eternità. A nulla varranno i tuoi pianti e lamenti. Nessuno verrà mai ad aprirti.
Ascolta bene quanto ho da dirti immondo drago che ti illudi di tenere in mano il mondo mentre ciò che stringi polvere diventa e il vento la disperde e nulla rimane.
Ascolta bene perché questa è la preghiera di Leone XIII contro Satana e gli angeli ribelli. Questa è la preghiera che più potente non ce n'è.
Ascolta e trema perché è il Signore Dio che chiamo qui innanzi a te:" 

"Dio del cielo, Dio della terra, Dio degli angeli, Dio degli arcangeli, Dio dei patriarchi, Dio dei profeti, Dio degli apostoli, Dio dei martiri, Dio dei confessori, Dio delle vergini, Dio che hai il potere di donare la vita dopo la morte, e il riposo dopo la fatica, giacché non v'è altro Dio fuori di te, né ve ne può essere, se non tu, creatore eterno di tutte le cose visibili e invisibili, il cui regno non avrà fine; umilmente supplichiamo la tua gloriosa maestà di volerci liberare da ogni tirannia, laccio, inganno e infestazione degli spiriti infernali, e di mantenercene sempre incolumi. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Liberaci, o Signore, dalle insidie del demonio. Affinché la tua Chiesa sia libera nel tuo servizio. Ascoltaci, te ne preghiamo, o Signore. Affinché ti degni di umiliare i nemici della santa Chiesa. Ascoltaci, te ne preghiamo, o Signore." 

Adesso un silenzio di ghiaccio avvolge l'aria tutt'intorno. Ho finito e padre Francesco sembra sconvolto.
"Adesso ho finito padre Francesco. Può alzarsi. L'esorcismo è finito. Non tema. Ora può parlare, caro figlio. Forza, coraggio, in piedi." "Cosa è successo?"
"Le ho fatto un esorcismo. Lo spirito è uscito un po' fuori. C'è. Dobbiamo vederci spesso." "È grave?" "Don Francesco, non è una malattia. È una possessione. Nove anni sono tanti. Non so quanto ci vorrà per liberarla.
Lei adesso deve fare una sola cosa: tutti i giorni dire messa, recitare il breviario, e recitare il rosario. Il venerdì digiuno totale. Tutti i giorni si astenga dal mangiare carne. Preghi più che può. Ci vediamo una volta alla settimana. E vediamo come va." 

Ci vorranno anni per liberare padre Francesco. Un prete posseduto non è acqua fresca.
Perché Dio permette tutto questo? Spesso perché chi è posseduto ne guadagni in santità. Le sofferenze di don Francesco senz'altro sono servite a lui e, in modo misterioso, di tanti altri.
Soffrire in silenzio. Soffrire di pene così terribili. E offrire queste pene per il prossimo. È un modo efficace per fare del bene. Chi vede questa sofferenza? Nessuno. È nascosta all'uomo. Ma ben visibile a Dio. Dio la vede e la usa per aiutare chi di soffrire non è capace. Chi sta male e non ce la fa ad andare avanti. Chi pecca e dal peccato non sa liberarsi. Coloro che non hanno fede. 

Padre Francesco oggi è libero. Ma dovrebbe ringraziare per la sofferenza che ha patito. Il suo buio, accettato e offerto a Dio, ha dato la luce, ne sono convinto, a tanta gente.
Certo, è terribile che un religioso, uno che ha dedicato la sua esistenza a Dio, cada nelle mani del demonio. Ma questa cosa non deve stupire più di tanto.
Nessuno è immune dagli attacchi del male. Anche i religiosi, anche i preti, le suore, i vescovi, i cardinali, il Papa. Nessuno è immune. Quando penso ai religiosi posseduti penso sempre che contro di loro Satana si scaglia in modo particolarmente violento. Per cui se non sono uomini di grande fede e soprattutto di tanta preghiera rischiano purtroppo di cadere. E possono dannarsi, come tutti. 

Satana tenta di più chi si dedica a Dio perché conquistare un prete significa conquistare, a cascata, tante altre anime, le anime di coloro che sono legate al prete. Un sacerdote all'inferno significa tante altre anime all'inferno, dietro a lui. Ma Satana attacca anche coloro che non vogliono cedergli. A volte prende il sopravvento anche su persone, preti o suore o anche laici, che volontariamente sono integerrimi nella loro opposizione al male.
Satana è il male e spesso il male è cieco. 

Ricordate Gesù? Pensate cosa ha dovuto subire lui prima di morire. Era l'agnello innocente. Aveva dalla sua parte Dio, suo padre, ma il male non l'ha risparmiato. Si è abbattuto su di lui fino a ucciderlo.
In fondo le possessioni si possono leggere anche così: come attacchi violenti del demonio che, indiscriminatamente, colpiscono anche gli innocenti.
Non sempre le possessioni, come anche il male in generale, hanno una spiegazione. A volte anche la persona più santa e innocente di questo mondo può essere colpita dal demonio. È il grande mistero di questa vita: la cecità del male.
Per questo non cerco mai di dare troppe spiegazioni alle possessioni. Ci sono e basta. E contro di esse occorre pregare Dio. Pregare, pregare e ancora pregare.

(Padre Amorth con Paolo Rodari "La mia battaglia contro Satana. L'ultimo esorcista. Non sono io che ho paura del diavolo, è  lui che ha paura di me")

venerdì 6 ottobre 2023

Padre Amorth: le strade preferite dal demonio per entrare

 


Quali sono le strade preferite del demonio per entrare? 

Sono quattro i metodi grazie a cui il demonio entra nelle anime. Due rarissimi. 

Uno riguarda i santi. Cè un'iniziativa del demonio per tentare una persona che vede santa, e per cercare di farla rinunciare alle vie di Dio. Rarissimo. 

Altro caso rarissimo è quello di un complesso di peccati gravissimi in cui uno si indurisce in maniera irreversibile. A mio parere è anche il caso di Giuda Iscariota. Chi sa quanti tentativi ha fatto Gesù perché vincesse la sua cupidigia del denaro! Una cupidigia che l’ha portato a dire: quanto mi date se ve lo consegno. Stabilirono il prezzo di trenta denari, che era il prezzo di uno schiavo robusto. Due casi rari.

Il caso più frequente, di gran lunga, e lo metto al novanta per cento, è quello del maleficio. Avviene quando qualcuno subisce un male causato dal demonio e provocato da qualche persona che si è rivolta a satana, o ha agito con perfidia satanica. 

Il resto — dieci, quindici per cento, non sono stato esatto nelle cifre, riguarda persone che hanno fatto pratiche di occultismo. Ossia: sedute spiritiche, partecipazione a sette sataniche, e magari hanno frequentato maghi e cartomanti.

Sono queste le forme oggi estremamente diffuse. Pensi che in Italia ci sono più di ottocento sette sataniche. Pensi al satanismo diffuso da divi che hanno un grandissimo seguito, tipo Marilyn Manson, con certi complessi musicali di rock satanico. Non ce l'ho con la musica rock, che è una musica rispettabilissima, ce l’ho con il rock satanico. Le sedute spiritiche adesso vengono fatte senza neanche chiamare più un medium per entrare in contatto con la persona defunta. Adesso insegnano a farsele da solo, in quelle che sono le due forme più usate: con il registratore e con la scrittura automatica.

E tramite queste strade il demonio può entrare?

Può entrare. Si apre una porta. Il novanta per cento però sono malefici. Vengono compiuti da persone collegate con satana. La maggior parte dei malefici non ha effetto; o perché la persona è ben corazzata dalle preghiere e dalla frequenza alla chiesa; quando uno vive unito a Dio è difficilissimo che un maleficio lo colpisca. Se uno è in stato di peccato mortale è più facile che il maleficio raggiunga il suo effetto, il suo scopo.

Come vengono praticati, materialmente?

La fattura può essere fatta in tanti modi. Arrivando a contatto diretto con la persona, facendole mangiare o bere qualche cosa di maleficiato. Basta che una volta la vittima prenda in casa di una persona di cui si fida, una tazzina di caffè, o dei cioccolatini in cui è stato immesso un «pasticcio» preparato prima dal mago e sottoposto a rito satanico, e il danno è fatto. Il male viene dal rito satanico, più che dal materiale in sé usato. Pur essendo il materiale decisamente immondo: non so, polvere di ossa di morti, sangue mestruale, sangue di animali uccisi apposta per compiere quel maleficio lì. Quindi accade che la vittima, in buona fede, senza aver la più pallida idea di quello che sta assorbendo, mangia o beva qualche cosa che le procura poi, lentamente, un maleficio. Lentamente il maleficio agisce nella persona. Magari è un bambino, e i genitori danno poca importanza alla cosa: crescendo - dicono - sarà un fastidio che passa. Poi i disturbi aumentano e allora incomincia la trafila; prima dai medici, poi dagli psichiatri e dagli psicologi. Infine, vedendo che i mali aumentano sempre di più e che le cure mediche sono inefficaci, si rivolgono a maghi e cartomanti. 

Alla fine, dal momento che il male peggiora, invece di migliorare, approdano all'esorcista. Ma intanto il maleficio ha compiuto il suo percorso e ha affondato sempre più profondamente le sue radici. E questa è la fattura. Che può essere fatta in tanti modi diversi. Cè il caso del transfert. Viene celebrato un rito magico su un pupazzo che rappresenta la vittima; e nel pupazzo vengono conficcati spilli e chiodi, nelle parti del corpo del pupazzo che si vogliono colpire. Soprattutto la testa; molte volte i genitali, talvolta le braccia. Ma testa e stomaco soprattutto sono i punti favoriti. Spilli sugli occhi. E poi la persona dice: sento come degli spilli che mi attraversano gli occhi. Prova un dolore fortissimo!

Ecco, lei che cosa può fare in un caso come questo?

Ogni esorcismo comincia con le parole: «Ecce crucem Domini», e a quel punto il sacerdote tocca il collo della persona colpita con la frangia della stola, e le impone la mano sulla testa. Benedico, faccio l'esorcismo, ed esorcizzando ungo gli occhi con l'olio. Uso i metodi del mio maestro; ho una mescolanza d'olio dei catecumeni, che è l'olio che si usa nel battesimo, che è proprio l'olio contro il demonio. Lo
mescolo con l'olio che si usa per il sacramento dell’unzione degli infermi, per guarire anche i mali fisici che vengono causati da questi malefici. 

E poi, soprattutto, la preghiera. Gli esorcismi sono tanti, ma possono essere riassunti in questa formula: «Nel nome di Gesù, satana, vattene!», il grande esorcismo. È Gesù che ci ha detto: coloro che credono in me, nel mio nome cacceranno i demoni. Quindi cè la forza del nome di Cristo.

E i demoni come reagiscono?

Cercano di scoraggiare lesorcista, dicendo: tu non puoi fare niente contro di me; sono troppo forte, perdi il tuo tempo; insomma, usano un gioco psicologico. Noi sempre rispondiamo: non sono mica io che ti caccio, è Gesù. È lui che ti caccia via, prenditela con lui. Per un demonio, lasciare un corpo umano e tornare nell’inferno è come una morte definitiva. A volte esprimono la loro disperazione, dicendo: muoio, muoio. Mi stai uccidendo, hai vinto. Tutti i preti sono assassini. Ma è sempre un lavoro lungo.

Fattura, transfert; che altri sistemi esistono?

Legature, per esempio. Ho esorcizzato una ragazza, grazie al cielo quasi interamente liberata in questo momento, alla quale con una bamboletta durante un rito satanico avevano legato l'ombelico con il cervello. L'hanno fatto subito dopo la nascita. Avrebbe dovuto crescere tutta piegata, ripiegata su se stessa in una forma disastrosa.

E perché questa cattiveria?

Dissidi familiari... In genere giocano molto gli interessi materiali. Sono laureato in giurisprudenza, la mia è una famiglia di giuristi, e so che gli avvocati vivono molto sulle liti familiari ed ereditarie. Ma certe volte è solo per perfidia, per invidia, per gelosia. Questa donna ha passato i trent'anni. E durante gli esorcismi assume quella posizione che avrebbe dovuto avere se fosse andato a buon fine il maleficio. Il demonio ha dovuto più volte confessare che è stato per causa di «Lei», cioè della Madonna, «della tua signora» che il maleficio non ha avuto tutto l'effetto che avrebbe dovuto avere. Ha avuto un effetto immensamente minore.

Che disturbi aveva?

Dolori, mali di testa fortissimi, tanto da far fatica a studiare, faticare moltissimo ad acquistare una posizione - è impiegata con un lavoro invidiabile, ma a prezzo di grandi sofferenze. E anche adesso che è quasi totalmente liberata, ogni tanto continuo a esorcizzarla. Spero che un po' per volta si arrivi alla liberazione completa, ma ancora adesso ha dei momenti di grande sofferenza.


E come ha saputo il modo in cui è stata maleficata?

Il demonio ce l’ha detto. Noi impariamo tutto interrogando il demonio. Però noti: il demonio è un gran bugiardo, e noi impariamo tutto dal demonio, però abbiamo bisogno di avere un riscontro oggettivo. Le faccio un esempio. La prima cosa che si chiede al demonio è il nome. Il demonio fa una enorme fatica a parlare. Fa di tutto per non parlare. Per lui dire il nome, scoprirsi, rappresenta una grande sconfitta. Gli si fa dire il nome, e quando dice il nome è già sconfitto al cinquanta per cento.

Che nomi dà?

Nomi strani, oppure nomi - e sono i demoni purtroppo più comuni - che derivano dalla Bibbia o dalla tradizione biblica. Satana, Lucifero, Asmodeo, sono tra i più diffusi, Mefisto, cioè Mefistofele. Oppure dà dei nomi che sono del tutto strani.

Come nel caso della famosa indemoniata di Piacenza di cui è stato scritto l'esorcismo negli anni '20, perché era sempre presente un frate stenografo, per tutti i tredici esorcismi, e ha imparato tutto da lì. Ma bisogna sempre controllare. 

Le faccio un esempio: esorcizzavo una ragazza, che aveva dai venticinque ai trent'anni. Ho chiesto al demonio: quando sei entrato qui? Ha risposto: quando aveva sedici anni. Dopo l’esorcismo ho chiesto alla ragazza: ma tu, da quando ti senti male? Eh, da quando avevo sedici anni. Poi ho chiesto ai genitori la stessa cosa; e anche loro hanno confermato. Allora voleva dire che il demonio è stato costretto da Dio a dire la verità, perché di suo è sempre bugiardo.


Che cosa chiede d'altro al demonio durante gli esorcismi?

Sono proibite le domande di curiosità, e si devono fare solo le domande tese alla liberazione. Perciò chiedo in che modo è entrato, chi ha fatto il maleficio. Tutte cose però che hanno bisogno di riscontro, perché il demonio di sua natura è un bugiardo. Gli chiedo quando uscirà, se ha già avuto l'ordine da Cristo di uscire. Anche lì magari rispondono citando delle date; ma l’unico riscontro che abbiamo, per sapere se è stato sincero oppure no, è controllare se dopo il giorno fissato il demonio c'è ancora. Una volta ho rimproverato il demonio perché un signore doveva essere liberato l'8 dicembre, festa mariana per eccellenza. Invece dopo l'8 dicembre, esorcizzandolo, il demonio cera ancora, tale e quale. Allora l’ho rimproverato; e lui mi ha preso in giro con sarcasmo: non lo sai che appartiene alla mia natura essere bugiardo? Non te l’hanno mai insegnato che dico le bugie? Non te l'hanno mai insegnato? Il demonio non ha senso dell'umorismo, ma il senso del sarcasmo sì. Fa di tutto per scoraggiare l'esorcista. Il più delle volte quando gli si chiede: quando uscirai? risponde: mai! Quando uscirai? Quando morirà questa qui, perché me la porto via con me. È mia, appartiene a me, è mia. Altre volte: questa me la devi lasciare, ti libererò tutte le altre, ma questa no. Allora dico: liberamele tutte! Tutte bugie, il demonio è il padre della menzogna.


È faticoso fare esorcismi?

È faticoso, specie con i tipi tremendi, perché cè contemporaneamente la fatica fisica. Io tengo la testa, gli altri che mi aiutano tengono le braccia... però anche tener la testa che si muove con una forza... cè la fatica fisica e la fatica psichica di recitare con convinzione le preghiere di esorcismo. Dirle con grande fede, con più fede che si può. Perché la liberazione dipende anche dalla fede dell'esorcista, dalla fede della persona che viene esorcizzata, dalla fede dei parenti, degli amici, che pregano per questa persona

Le do un'idea di come facciamo gli esorcismi, i più grandi, più impegnativi, quelli che facciamo a Monteverde, nella casa di un esorcista, uno dei figli di don Orione, un orionino, un esorcista in gambissima, anche lui allievo di padre Candido, per cui siamo perfettamente affiatati. 

Abbiamo una stanza, dove facciamo l'esorcismo, e a fianco una cappella, con il Santissimo, dove si trovano sempre delle persone che pregano, per dare forza all'esorcismo. E anche questo è molto importante per noi, avere delle persone che pregano mentre noi facciamo l'esorcismo. Noi invochiamo l’intercessione dei santi, e anche di persone viventi. Per esempio è stato frequente negli ultimi anni di malattia di papa Wojtyla fare esorcismi usando l'esortazione: ti impongo di uscire per le sofferenze di Giovanni Paolo II! Ti impongo di uscire per le fatiche di papa Giovanni Paolo II! Il demonio si arrabbia moltissimo. Quando invochiamo l’intercessione di Madre Teresa di Calcutta accade lo stesso. Perché sono persone carismatiche, amiche di Dio. Poi i santi, naturalmente, e ci sono alcuni santi che sono più efficaci di altri, e rispecchiano un po’ la devozione della persona.


Papa Wojtyla ha fatto esorcismi?

Sì, ha fatto esorcismi. Il vescovo di Spoleto, monsignor Alberti, che adesso è arcivescovo di Cagliari, portò, dopo averlo naturalmente avvertito e avuto il suo consenso, una ragazza nella cappella privata di papa Wojtyla e lui le ha fatto per un buon quarantacinque minuti un esorcismo. Con tutta la fede che ha il Papa... La ragazza reagiva molto, ma sembrava che non avesse beneficio. Quando alla fine il Papa, stanco per lesorcismo, ha detto: ecco domani celebrerò la messa per te, ecco, questa ragazza si è risvegliata di colpo. Noti: sono quei risvegli parziali, che danno una liberazione momentanea, non una liberazione totale. Però grazie a questi risvegli parziali diciamo al demonio: ecco, hai perso la battaglia. E lui risponde: ho perso la battaglia, ma non la guerra. Ossia, ci sono ancora; adesso mi ritiro, ma solo per un po'; perché ho tanto lavoro, sono stanco di queste cose. Il demonio bisogna arrivare a renderlo spossato. È una lotta a coltello, chi la dura la vince, e noi duriamo sempre più di lui. Se ne va, ma dice sempre: non crediate di avermi vinto. Vado, perché ho altro da fare. Oppure, me ne vado perché sono stanco di stare qui con voi, e aggiunge frasi di disprezzo. Però ritorna; nel giro di ventiquattro ore. Alle volte ritorna nel giro di pochi minuti, di poche ore.

Anche di recente si è parlato di una benedizione di papa Wojtyla...

Questo caso a cui lei accenna è interessante. È una persona che è venuta da me per essere esorcizzata. Alle volte ho detto che è una di Milano, o di Torino, o di Palermo, perché non venga identificata. Le persone sono gelosissime, non vogliono essere riconosciute come possedute dal demonio. E anche una volta liberate non si prestano a raccontare in pubblico la loro esperienza, specialmente ai mass media. Hanno il timore di essere trattate come delle lebbrose. È venuta a Roma per essere esorcizzata. Mi ricordo che è arrivata un lunedì, io il martedì pomeriggio le ho fatto un esorcismo, e poi ho dedicato a lei il pomeriggio seguente. Dal momento che viene da lontano, quando arriva a Roma le faccio cinque esorcismi consecutivi. Tutta la settimana, al pomeriggio. Il mattino lo dedico agli altri. Dal lunedì al venerdì. Era mercoledì, c'era l'udienza pontificia, è andata all'udienza. Vedendola così sofferente, l’hanno messa in prima fila fra i malati. Quando è entrato il Papa ha incominciato a urlare, fortissimo. Il Papa se ne è accorto, e ha detto: tenetemela da parte, perché finita l'udienza desidero benedirla. L'hanno portata all'Arco delle Campane e, in una camera appartata, presenti i genitori della ragazza, presente un vescovo, presente qualche persona, Giovanni Paolo II ha pregato su questa ragazza per una buona mezz'ora. Questa ragazza lì per lì ne ha avuto beneficio, però si è trattato di un beneficio provvisorio; ma un beneficio a cui ci richiamiamo ogni volta che torna. Ricordi quando è stato il Papa a ordinarti di andare via? E il demonio si mostra molto irritato, al ricordo di questa preghiera, molto irritato.


(da: Marco Tosatti e Padre Amorth "Inchiesta sul demonio")

martedì 3 ottobre 2023

Padre Amorth diceva delle morti premature: "il Signore chiama ognuno di noi nel momento migliore"

“Non è accettabile – diceva Padre Amorth – il ragionamento di certe persone che dicono: “Uno vive sempre in grazia di Dio, muore, commette un peccato mortale e va all’inferno e colui che vive sempre lontano da Dio commettendo tanti peccati poi, all’ultimo momento si converte e va in Paradiso”. Questo è un ragionamento stupido, insostenibile, perché fa sembrare che Dio sia colui che va a caccia di anime da mettere all’inferno mentre invece la sua misericordia è immensa. 

 

Egli vuole che tutti si salvino e nessuno perisca. In che modo? Non con una misericordia fasulla di alcuni che credono: “È così misericordioso che tanto ci mette tutti in Paradiso”. Questa è una misericordia sbagliata ed è una maniera per non salvare l’uomo. Invece la misericordia di Dio si esprime così: “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”, dando la possibilità all’uomo di convertirsi”.

“Vorrei aggiungere questo. Il momento della morte è così importante che io sono convinto che il Signore chiama ognuno di noi nel momento migliore.

Tempo fa leggevo una frase tratta da una lettera di San Pietro nella quale l’apostolo scrive che “davanti a Dio non c’è differenza tra un giorno solo e mille anni” cioè che la pazienza di Dio è grande, Egli aspetta nel giudicare. 

Noi vorremmo vedere subito il bene premiato e il male condannato ed invece non è così, basti pensare alla parabola del buon grano e della zizzania. Dio dice: – Aspettiamo il tempo della mietitura – e San Pietro aggiunge: – Questa pazienza di Dio che aspetta il tempo della mietitura non è debolezza, ma è misericordia, perché Dio vuole dare a tutti la possibilità di convertirsi. 

Quindi, io credo, che uno che si danna, è così cocciuto nel male che non si pente… come i demoni che dicono: “Se tornassi indietro rifarei la stessa cosa”. Perché c’è una cocciutaggine nel male. Però tutti coloro che si dannano dovranno riconoscere che hanno avuto da Dio mille occasioni di potersi convertire”.

Quante volte leggiamo sui giornali di incidenti stradali nei quali perdono la vita molti giovani, a volte giovanissimi? Una vita che si spezza prematuramente è un concetto inconcepibile per le nostre menti che non comprendono fino in fondo il mistero della morte. 

Può essere di conforto pensare che l’anima nell’altra dimensione potrebbe essere incaricata di svolgere qualche missione importante a vantaggio di chi resta, contribuendo pertanto al progetto divino. Dio forse chiama a sé quell’anima perché ne ha bisogno, insieme a tante altre, per adempiere al suo progetto di salvezza, talvolta per preparare la strada a coloro che rimangono. 

Ma non è solo questa la ragione per cui l’Onnipotente permette che alcune anime scompaiano prematuramente dal mondo. 

Come giustamente molti hanno osservato, una morte prematura potrebbe essere anche la via per scontare meno fuoco purificatore. 

Padre Amorth a riguardo commentava: 

“Sì, lo ritengo possibile perché il Signore sceglie sempre il momento migliore per farci morire. Il martirio di Maria Goretti, ad esempio, tanto per citare un caso di morte prematura meritoria, è stato il mezzo che ha ottenuto alla santa una gloria, una santità e uno stato di beatitudine eterna che forse non avrebbe raggiunto se fosse vissuta su questa terra. Vorrei però insistere su questo concetto: è così importante il momento della morte che io sono convinto che il Signore per ognuno cerca il momento migliore”. 





mercoledì 27 settembre 2023

Regole dell’esorcismo (di padre Gabriele Amorth)

Regole dell’esorcismo 
di padre Gabriele  Amorth


Quando la possessione diabolica è riconosciuta e verificata, si può procedere con l’esorcismo.

A cominciare da Gesù che ordinò esplicitamente di scacciare i demoni e ne diede l’esempio, continuando nell'epoca degli apostoli e nel secolo dopo la loro morte, per proseguire nei secoli dei primi padri della Chiesa (200-600 d.C.) e nel Medioevo esiste una tradizione ininterrotta di credenze e riti della Chiesa avente per oggetto gli esorcismi.

Nel corso del tempo tutto ciò è stato condensato all’interno del cosiddetto rito di esorcismo, il rito che ogni esorcista deve seguire quando intende esorcizzare un posseduto. Beninteso, non basta il solo esorcismo. Occorre anche che il posseduto metta la propria esistenza sotto uno stretto regime di preghiera e digiuno. E dopo, soltanto dopo aver accettato questo nuovo regime di vita, egli può sottoporsi agli esorcismi.

Comunque, prima del rito vero e proprio vi sono una serie di istruzioni, possiamo anche chiamarle regole, che è bene avere presente. È necessario che il sacerdote che esorcizza le conosca, ma è utile esse siano conosciute anche dai semplici fedeli che intendono aiutare gli stessi esorcismi con la loro preghiera. Le istruzioni sono in tutto ventuno. Eccole qui di seguito.

1. Il sacerdote che si accinge a esorcizzare con il permesso particolare ed esplicito del vescovo le persone tormentate da uno spirito maligno deve essere pio, prudente e moralmente integro. Egli deve assolvere quest’incarico quanto mai giusto con umiltà e coraggio senza basarsi sulle proprie forze bensì sulla potenza di Dio; inoltre non deve desiderare benefici materiali. Così pure dovrebbe essere in età matura e rispettato non solo per le proprie mansioni ma anche come uomo virtuoso.

2. Per essere in grado di assolvere correttamente il proprio compito, dovrebbe conoscere i molti scritti di natura pratica, compilati da autori approvati dalla Chiesa sull’argomento dell’esorcismo.

3. L'esorcista non deve credere con facilità che qualcuno sia posseduto dallo spirito maligno. Deve conoscere peraltro molto bene i segni che gli consentano di distinguere la persona posseduta da chi soffra di una malattia fisica. I segni indicanti la possessione da parte dello spirito maligno sono: quando il soggetto parla lingue a lui sconosciute con molte parole o comprende lingue a lui sconosciute, quando dimostra palesemente di conoscere cose distanti o celate, quando rivela una forza fisica molto maggiore di quella compatibile con la sua età o con le sue condizioni fisiche normali. Queste manifestazioni costituiscono insieme ad altre della stessa specie un importante indizio.

4. Per acquisire una certezza ancora maggiore, l'esorcista dovrebbe interrogare il soggetto dopo una o due intimazioni pronunciate nel corso dell’esorcismo e chiedergli come si sente spiritualmente e fisicamente. In questa maniera riuscirà anche a scoprire quali parole disturbano più delle altre lo spirito maligno; così potrà ripetere queste parole e produrre effetti maggiori sullo spirito possessore.

5. L’esorcista deve accorgersi dei trucchi e degli inganni di cui si servono gli spiriti maligni per metterlo sulla strada sbagliata. Questi, infatti, hanno l’abitudine di mentire nelle risposte e di manifestarsi difficilmente, affinché l’esorcista si stanchi e cessi di incalzarli. Oppure creano anche l'impressione che la persona esorcizzata non sia affatto posseduta.

6. Talvolta, lo spirito maligno rivela inavvertitamente la propria presenza per nascondersi poi di nuovo, dando l'impressione di non molestare più fisicamente l’esorcizzato per cui questi pensa di essere liberato completamente. Ma l’esorcista non deve lasciarsi ingannare da questi fenomeni né desistere dall'intervento finché non scorgerà i segni dell'avvenuta liberazione.

7. Qualche volta, inoltre, lo spirito maligno frappone qualsiasi ostacolo possibile per impedire al posseduto di sottoporsi all’esorcismo. Oppure tenta di persuaderlo che il suo malessere ha origini perfettamente naturali. Qualche volta induce il posseduto ad addormentarsi durante l’esorcismo e gli provoca delle visioni tenendosi nascosto per dare l’impressione che il posseduto si sia liberato di lui.

8. Certi spiriti maligni rivelano l’esistenza di occulti incantesimi, il nome di chi li ha lanciati e la maniera in cui possono essere spezzati, ma l’esorcista deve guardarsi bene dal ricorrere in faccende simili all’opera di streghe, maghi o altre persone che non siano ministri della Chiesa. Così pure l’esorcista non dovrà mai ricorrere a pratiche dettate dalla superstizione né ad altri metodi illeciti.

9. Talvolta, lo spirito maligno lascia in pace il posseduto e gli permette persino di ricevere la santa comunione, sempre per dare l’impressione di essersene andato. Insomma, gli stratagemmi e gli inganni di cui si serve lo spirito maligno per ingannare gli uomini sono innumerevoli e l’esorcista non deve trascurare alcuna cautela per non cadere nell’inganno.

10. Perciò dovrà tenere presenti le parole di Nostro Signore secondo il quale esiste una specie di demoni che può essere espulsa solo con la preghiera e il digiuno (Matteo, 12, 20).

L’esorcista deve perciò impegnarsi a fondo nel tentativo di seguire l'esempio dei Santi Padri e servirsi di questi due mezzi di fondamentale importanza per ottenere l’aiuto di Dio ed espellere lo spirito maligno.

11. Il posseduto può essere esorcizzato, secondo i casi, in chiesa oppure in qualche altro luogo avente significato religioso e lontano dagli occhi del pubblico. Se il soggetto è ammalato oppure se esistono altri motivi validi, l'esorcismo può avere luogo in una casa privata.


12. A patto che sia sano di mente e di corpo, il posseduto dev'essere incoraggiato a rivolgersi a Dio con la preghiera, a digiunare e a trarre di frequente conforto spirituale dai sacramenti della confessione e della santa comunione, rimettendosi al giudizio del sacerdote, e mentre viene esorcizzato, si raccolga completamente e si rivolga a Dio e domandi a Lui la salvezza con fede salda e in tutta umiltà. E pur tormentato violentemente, tolleri con pazienza, mai dubitando dell'aiuto di Dio.

13. Il posseduto dovrebbe tenere il crocifisso in mano oppure vederlo davanti a sé. Reliquie di santi, se disponibili, possono essergli poste sul petto o sulla testa. Le reliquie devono essere opportunamente avvolte in maniera da impedire eventuali manomissioni. Comunque bisogna stare attenti che i resti sacri non vengano vilipesi o danneggiati dallo spirito maligno. La santa eucaristia non dovrebbe essere mai posata sul corpo o su qualsiasi altra parte del corpo del posseduto perché esiste il pericolo che venga trattata in modo irriverente.

14. L'esorcista deve fuggire da ogni retorica e non deve rivolgere per pura curiosità domande superflue, specialmente sugli eventi futuri e su argomenti occulti che nulla hanno a che vedere con il compito. Egli deve ordinare allo spirito immondo di tacere e di limitarsi a rispondere alle domande che gli vengono rivolte. Inoltre non deve prestare fede allo spirito maligno se questi afferma di essere l’anima di un santo o di una persona defunta o di essere un angelo custode.

 

15. Le domande da rivolgere allo spirito maligno affrontato nel corso dell’esorcismo sono, ad esempio: numero e nomi degli spiriti che si sono impadroniti della vittima, quando sono entrati nel posseduto, perché si sono impadroniti di lui e altre domande dello stesso genere. L’esorcista deve reprimere le manifestazioni di vanità, scherzo e stupidità dello spirito maligno e trattarle con disprezzo. Inoltre deve ammonire i presenti, possibilmente pochissimi, di non badare a ciò che dirà lo spirito maligno e di non rivolgere domande alla persona posseduta. Sarà bene, invece, che rivolgano umili e ferventi preghiere a Dio perché liberi il posseduto.

16. L'esorcista deve celebrare il rito con autorevole fermezza ed essere animato da una profonda fede mista a umiltà e fervore. E quando si accorge che lo spirito maligno è in preda a forti tormenti deve incalzarlo con moltiplicato vigore. Tutte le volte che dovesse notare un movimento, una ferita, una tumefazione in una parte o l’altra del corpo del posseduto, dovrà tracciare il segno della croce e spruzzare acqua benedetta che deve tenere a portata di mano.

17. Così pure dovrà fare attenzione alle parole ed espressioni che spaventano maggiormente lo spirito maligno e ripeterle spessissimo. Quando poi arriverà al punto dell'espulsione, dovrà pronunciare ripetutamente la relativa intimazione con parole sempre sferzanti. Se si accorgerà che sta per riuscire nell'intento, insisterà per due, tre, quattro ore, più a lungo che potrà, fino alla vittoria finale.

18. L'esorcista, infine, deve guardarsi bene dall’offrire medicine di qualsiasi genere al posseduto o di suggerirgliene, lasciando questo compito al medico.

19. Se deve esorcizzare una persona di sesso femminile, dovrà farsi assistere da donne di costumi notoriamente irreprensibili che provvederanno a tenere ferma la posseduta quando sarà tormentata e maltrattata dallo spirito maligno. Queste donne devono dare prova di grande pazienza e appartenere nei limiti del possibile alla famiglia della posseduta. L’esorcista deve evitare ogni motivo di scandalo nonché qualsiasi gesto o parola capaci di recare pregiudizio a lui stesso e agli altri.

20. Durante l’esorcismo, l’esorcista dovrebbe usare preferibilmente le parole della Bibbia anziché servirsi di espressioni proprie o di altre persone. Così pure deve imporre allo spirito maligno di rivelare se la sua permanenza nel corpo del posseduto è dovuta a qualche incantesimo magico, simbolo stregonesco o documento occulto. In caso affermativo il posseduto deve cederlo perché l’esorcismo riesca. Se ha inghiottito qualche cosa del genere, la vomiterà. Se quella tale cosa non si trova nel corpo del posseduto bensì all’esterno di esso, da qualche parte, lo spirito maligno deve rivelare all’esorcista dove si trova. Quando questi la trova, deve bruciarla. L’ossesso sia anche consigliato di manifestare all’esorcista ogni sua tentazione.

21. La persona già posseduta e liberata dallo spirito maligno dev'essere avvertita di evitare con cura azioni e pensieri peccaminosi. Se non dovesse farlo, potrebbe offrire allo spirito maligno nuovamente l’occasione di ritornare e possederla. In tal caso, il posseduto “recidivo” verrebbe a trovarsi in condizioni ben peggiori della volta precedente.

 


 





sabato 16 settembre 2023

Padre Amorth: il mio primo terribile esorcismo

 


Il primo a entrare nella stanza è padre Massimiliano. Dietro di lui, una figura esile. Un uomo di venticinque anni, magro. Si notano le sue umili origini. Si vede che tutti i giorni ha a che fare con un lavoro bellissimo ma anche molto duro. Le mani sono ossute e grinzose, mani che lavorano la terra. 

Prima ancora che inizi a parlargli, entra una terza persona, inaspettata. «Lei chi è?» chiedo. «Sono il traduttore» dice. «Il traduttore?» Guardo padre Massimiliano e chiedo spiegazioni. So che ammettere nella stanza dove si svolge un esorcismo una persona non preparata può essere fatale. Satana durante un esorcismo attacca i presenti se impreparati. Padre Massimiliano mi rassicura: «Non gliel’hanno detto? Quando va in trance parla solo inglese. Serve un traduttore. Altrimenti non sappiamo cosa vuole dirci. È una persona preparata. Sa come comportarsi. Non commetterà ingenuità». 

Indosso la stola, prendo in mano il breviario e il crocifisso. A portata di mano tengo l’acqua benedetta. Inizio a recitare l’esorcismo in latino.

«Kyrie, eléison....»

Il posseduto è una statua di sale. Non parla. Non reagisce. Rimane immobile seduto sulla sedia di legno dove l’ho fatto accomodare. Continuo con il rito.

«Peccatóres, te rogámus, audi nos...»

Ancora nessuna reazione. Il contadino sta in silenzio, lo sguardo fisso per terra. Così recito il Salmo 53, secondo quanto chiede il rito.


«Deus, in nómine tuo salvum me fac...»

È a questo punto che, di colpo, il contadino alza la testa e mi fissa. E nello stesso istante esplode in un urlo rabbioso e spaventoso. Diventa rosso e inizia urlare invettive in inglese. Rimane seduto. Non si avvicina a me. Sembra temermi. Ma insieme vuole spaventarmi. «Prete finiscila! Zitto, zitto zitto!» E giù bestemmie, parolacce, minacce. Accelero col rituale.


«Deus, cui próprium est miseréri semper...»

Il posseduto continua a urlare: «Zitto, zitto, stai zitto». E sputa per terra e addosso a me. È furioso. Sembra un leone pronto al grande balzo. È evidente che la sua preda sono io. 

Capisco che devo andare avanti. E arrivo fino al «Praecipio tibi» – «Comando a te». Ricordo bene quanto mi aveva detto padre Candido le volte che mi aveva istruito sui trucchi da usare: «Ricordati sempre che il “Praecipio tibi” è spesso la preghiera risolutiva. Ricordati che è la preghiera più temuta dai demoni. Credo davvero sia la più efficace. Quando il gioco si fa duro, quando il demonio è furioso e sembra forte e inattaccabile, arriva in fretta lì. Ne trarrai giovamento nella battaglia. Vedrai quanto è efficace quella preghiera. Recitala a voce alta, con autorità. Buttala addosso al posseduto. Ne vedrai gli effetti».

«Praecipio tibi, quicúmque es, spíritus immúnde...»

E ancora, altri passi del Vangelo.

«Léctio sancti Evangélii secúndum Marcum..

Gli occhi gli vanno all’indietro. La testa penzola dietro lo schienale della sedia. L’urlo continua altissimo e spaventoso. Padre Massimiliano cerca di tenerlo fermo mentre il traduttore arretra spaventato di qualche passo. Gli faccio segno di indietreggiare ulteriormente. Satana si sta scatenando. «Perché stai lì e resisti, mentre sai che Cristo Signore ha distrutto i tuoi disegni? Temi colui che è stato immolato nella figura di Isacco, è stato venduto nella persona di Giuseppe, è stato ucciso nella figura dell’agnello, è stato crocifisso come uomo e poi ha trionfato sull’inferno. Vattene nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.» E ancora la preghiera dell’esorcismo, il latino che provoca nel posseduto spasmi incontrollabili.


«Omnipotens Dómine, Verbum Dei Patris...»

E ancora.

«Ecce Crucem Dómini, fúgite, partes advérsæ....»

Il demonio sembra non cedere. Ma il suo grido ora si attenua. Adesso mi guarda. Un po’ di bava gli esce dalla bocca. Lo incalzo. So che devo costringerlo a svelarsi, a dirmi il suo nome. Se mi dice il suo nome è segno che è quasi sconfitto. Svelandosi, infatti, lo costringo a giocare a carte scoperte. 

«E ora dimmi, spirito immondo, chi sei? Dimmi il tuo nome? Dimmi, nel nome di Gesù Cristo, il tuo nome?» È la prima volta che faccio un grosso esorcismo e, dunque, è la prima volta che chiedo a un demonio di rivelarmi il suo nome. La sua risposta mi raggela il sangue. «I’m Lucifer» dice con voce bassa e cadenzando lentamente tutte le sillabe. «Io sono Lucifero


«Exorcizo te, immundíssime spíritus..»

Non devo cedere. Non devo arrendermi ora. Non devo mostrarmi spaventato. Devo continuare l’esorcismo con autorità. Sono io che conduco il gioco. Non lui.


«Adjuro te, serpens antíque...»

Il posseduto torna a ululare. La testa buttata di nuovo dietro lo schienale della sedia. La schiena curva. È passata più di un’ora. Padre Candido mi ha sempre detto: «Finché hai energie e forze vai avanti. Non si deve cedere. Un esorcismo può durare anche un giorno. Cedi solo quando capisci che il tuo fisico non regge». Ripenso a tutte le parole che mi ha detto padre Candido. Vorrei tanto fosse qui vicino a me. Ma non c’è. Devo fare da solo.


«Adjuro ergo te, omnis immundíssime spíritus, omne phantásma, omnis incúrsio sátanæ, in nómini Jesu Christi Nazaréni...»

Non pensavo, prima d'iniziare, che potesse succedere. Ma d'un colpo ho la netta sensazione della presenza demoniaca davanti a me. Sento questo demonio che mi fissa. Mi scruta. Mì gira intorno. L'aria è diventata fredda. C'è
un freddo terribile, Anche di questi sbalzi di temperatura mi aveva preavvertito padre Candido, Ma un conto è sentire parlare di certe cose, un conto è provarle, Cerco di concentrarmi. Chiudo gli occhi ea memoria continuo la mia supplica.


«Quicumque vult salvus esse, ante omnia opus est, ut teneat catholicam fidem...»

È a questo punto che accade un fatto inaspettato. Sarà la prima e unica volta che mi capiterà nel corso della mia lunga “carriera” di esorcista.
Il posseduto diventa un pezzo di legno. Le gambe stese in avanti. La testa allungata all’indietro.
E inizia a levitare.
Sì alza in orizzontale di mezzo metro sopra lo schienale della sedia. Resta lì, immobile, per parecchi minuti sospeso nell'aria. Padre Massimiliano arretra. Io resto al mio posto. Il crocifisso ben stretto nella mano destra. Il rituale nell'altra. Mi ricordo della stola. La prendo e lascio che un lembo tocchi il corpo del posseduto. Questi è ancora immobile. Rigido. Zitto. Provo ad affondare un altro colpo mettendo in fila una serie di salmi previsti dal rito.


«Qui habitat in adjutorio Altissimi, * in protectione Dei caeli commorabitur... »

Un tonfo accoglie il mio Amen. Il posseduto si affloscia sulla sedia. Farfuglia parole che fatico a comprendere. Poi dice in inglese: «Uscirò il 21 giugno alle ore 15. Uscirò il 21 giugno alle ore 15». Quindi mi guarda. Adesso i suoi occhi non sono altro che gli occhi di un povero contadino. Sono pieni di lacrime. Capisco che è tornato in sé. Lo abbraccio e gli dico: «Finirà presto»

«Oramus te, Deus omnipotens, ut spiritus iniquitàtis amplius non habeat potestàtem in hoc famulo tuo, sed ut fugiat, et non revertàtur...»

Decido di ripetere l’esorcismo tutte le settimane. Tutte le volte si ripete la stessa scena. La settimana del 21 giugno lo lascio libero. Non voglio interferire con il giorno in cui Lucifer ha detto che sarebbe uscito. So che non devo fidarmi. Ma a volte il diavolo non è in grado di mentire.


La settimana successiva a quella del 21 giugno lo riconvoco. Arriva come sempre accompagnato da padre Massimiliano e dal traduttore. Sembra sereno. Inizio a esorcizzarlo. Nessuna reazione. Resta calmo, lucido, tranquillo. Gli spruzzo un po’ d’acqua benedetta addosso. Nessuna reazione. Gli chiedo di recitare con me l’Ave Maria. La recita tutta senza dare in escandescenze. Gli chiedo di raccontarmi cosa è successo il giorno in cui Lucifer ha detto che se ne sarebbe andato via da lui.

Mi dice: «Come tutti i giorni sono andato a lavorare da solo nei campi. Nel primo pomeriggio ho deciso di fare un giro con il trattore da solo. Alle 15 mi è venuto da urlare fortissimo. Credo di aver fatto un urlo terrificante. Alla fine dell’urlo mi sentivo libero. Non so spiegarlo. Ero libero».

Non mi capiterà più un caso simile. Non sarò mai più così fortunato, liberare un posseduto in così poche sedute, in soli cinque mesi, un miracolo. Gli esorcismi successivi dureranno anni. Non so perché il mio primo esorcismo sia stato così agevole. Terrificante ma agevole. Non so perché sia stato l’unico caso in cui ho assistito alla levitazione. Non so davvero cosa Dio abbia voluto dirmi. Forse ha voluto farmi sperimentare tutta la malvagità di Satana ma anche darmi coraggio. Farmi vedere che ce la posso fare. Ne ho parlato a lungo con padre Candido. Che, invece, mi ha dato tutt’altra versione.