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lunedì 23 ottobre 2023

San Bernardino da Siena: Non prenderti una croce più grande di quanto tu possa portare

San Bernardino da Siena -  Prediche volgari sul Campo di Siena 1427 

Dalla Predica 27 (in lingua corrente)


Disse Cristo: «Tollat crucem suam, et sequatur me", prenda la sua croce, e mi segua». Non sarebbe tua quella croce, se tu non la potessi portare. La ragione è che Dio non odiò mai una cosa fatta da lui, perchè lui ci diede l'esempio di quello che dobbiamo fare. « Nichil odisti, Domine, eorum que fecisti. Signore, tu non hai odiato mai nessuna delle cose che hai fatto.» 

Egli vuole ed è contento del fatto che l’uomo castighi la sua carne; ma non vuole che l’uomo s’amazzi. Infatti disse Paolo: «Morientes, et ecce vivimus. Morendo noi ai mondo, e vivendo con la volontà di far penitenzia», (...) in modo  che possiate dire con il profeta Davide: «Fortitudinem meam ad custodiam; Signor mio, io custodirò la mia fortezza». 

Dunque, fa’ sì di metterti a fare cose da cui possa uscire con onore. Caricati tanta soma, quanta ne puoi portare: ciò  che può fare uno,  non lo potrà fare un altro. Ce ne sono di  quelli che non possono mangiare se non una volta al giorno: volendosi abituare a mangiare di più, morirebbero in poco tempo. Non ti voler mettere a far così tu: non voler mai fare cose estreme. In ogni cosa si dovrebbe prendere la via del mezzo. O tu che ti sei deciso a non bere vino, guarda a quello che fai. Vuoi far bene? Fatti consigliare, e agisci secondo quanto ti viene consigliato da un uomo buono e discreto. Se tu chiedessi un consiglio a me, io ti direi che tu ne bevessi pure, ma  temperato coll’acqua; e quell'altro che non vuole mangiare carne, doh, attento che tu non sia ingannato da chi t'ha dato quel consiglio! 

Non fidarti così leggermente: fatti dare consigli da più persone, e che siano di valore. Prendi consiglio da coloro che sono esperti in queste cose, che sanno il dritto e rovescio: quelli  ti sapranno consigliare bene. Noi abbiamo uno nostro dottore che disse così, dando consigli per vivere bene. Disse che se uno avesse fatto o volesse fare  penitenza, che prenda la croce in modo che, se dovesse vivere cento anni, la potrà portare, perseverando, sempre. Presa questa decisione, se anche vivesse solamente otto giorni, se ne va poi al volo alla vita eterna. Non volerne prendere una tanto pesante e aspra, da perderci la vita. 

Oh, questo è il grande pericolo! Ce ne sono stati molti che sono voluti andare alla vita eterna in un passo ed un salto; e molte volte sono impazziti. (...)

Donne, o donne, perché questo toccò già a me di avere  questo fervore, io ve ne posso dire qualche cosa: e vi vengo a dire il primo miracolo che io abbia mai fatto, che fu ancor prima che io fossi frate. 

Mi venne voglia di vivere come uno angelo, non dico come uno uomo. «Deh, state a udire, che Dio vi benedica!». 

Mi venne l'idea di volere vivere d’acqua e d’erbe, pensai di andare a stare in uno bosco, e cominciai a dire tra me e me: «Che farai tu in un bosco? Che mangerai? », Rispondevo così tra me e me, e mi dicevo: « Bene, farò come facevano i santi padri: io mangerò dell’erba quando avrò fame, e quando avrò sete, berò dell’acqua». 

E così decisi di fare; e per vivere secondo Dio, decisi anche di comprare una Bibbia per leggere ed una tunica da tenere addosso. E comprai la Bibbia, e andai per comprare un cuoio di camoscio, perché non passasse l’acqua al di dentro e non si bagnasse la Bibbia. E col mio pensiero andavo cercando dove io mi potesse riposare, e decisi di andare a vedere fino a Massa; e quando ero nella valle di Boccheggiano, andavo a osservare quando questo poggio quando quell’altro; quando in questa selva, quando in quell’altra; e andavo dicendo da me e me: «Oh, qui starò bene! Oh, qui anche meglio!». 

In conclusione, non andando dietro a ogni cosa, me ne tornai a Siena e decisi di cominciare a provare la vita che volevo vivere. E me ne andai qua fuori dalla Porta a Follonica, e  incominciai a cogliere una insalata di lattuga e altre erbucce, e non avevo né pane né sale né olio; e dissi: « Cominciamo per questa prima volta a lavarla a raschiarla, e poi la prossima volta, solamente la rischieremo senza lavarla; e quando ne saremo più abituati, noi la faremo senza pulirla, e  poi la mangeremo senza coglierla». E nel nome di Gesù benedetto cominciai con un boccone di insalata, e,  messala in bocca, cominciai a masticarla... Mastica, mastica..., questa non poteva andare giù. Non potendola inghiottire, io dissi: «Cominciamo a bere uno sorso d’acqua». Ebbene: l'acqua se ne andava giù; e l'insalata rimaneva in bocca. In tutto, bevvi parecchi sorsi d’acqua con uno boccone di insalata, e non la potei inghiottire. 

Sai che ti voglio dire? Con un boccone di insalata mi tolsi ogni tentazione; che certamente mi rendo conto che quella era tentazione. Questa (ndr: l'ingresso nei frati minori) che è seguita poi, è stata un'elezione, non tentazione, Oh, quanto si deve soppesare, prima di seguire certe  decisioni che talvolta risultano molto cattive, mentre parevano tanto buone! Perciò disse san Bernardo: «Non semper credendum est bone voluntati. Non bisogna sempre credere alla buona volontà, no». 

- O i santi antichi, come al tempo dei santi padri, come facevano? Pure vivevano d’erbe.-

Io ti rispondo: «Distingue tempora; et concordabis scripturas». Distingui i tempi. Sai quante cose fecero i santi, che tu non potresti fare? 

- O il santo Francesco, come fece, che digiunò. quaranta giorni e non mangiò mai? - 

Lui l'ha potuto fare, non lo potrei fare io. E ti dico che io non voglio proprio farlo; e non vorrei che Dio me ne desse la voglia. Così ti dico di san Pietro; non sai che camminò sull’acqua, come si cammina sulla terra??! Io non mi ci metterei  a farlo! 

Dunque, non voler fare quello che pensi già che non potresti fare; che se anche tu lo volessi fare, ne morresti. Pensa  se il contadino mettesse la soma all’asino, maggiore di quanto non la possa portare: lo scorticherebbe: e se glielo vuol mettere, devi  metterglielo nel luogo dove esso ha la forza. Se glielo mettesse sul collo, lo scorticherebbe; e così se glielo ponesse sulla coda: mettendoglielo in mezzo, lo potrà portare. Allo stesso modo, non vedi come sarebbe pericoloso cavalcare un puledro brado senza la briglia e senza la sella? Chi salisse su un puledro sfrenato, senza sella, mette a rischio di pericolo ambedue allo stesso tempo. 

Per cui disse san Giacomo nella sua epistola al terzo capitolo: «Potest etiam freno circumducere totum corpus. Si autem equis frena in ora mittimus ad consentiendum nobis, et omne corpus illorum circumferimus». Il fervore è un cavallo difficile da controllare: e perciò dico che la regola è un ottimo modo per domare questo cavallo perché fu ordinata per mettare un freno proprio a questi fervori; e quando sono così domati, si possono far saltare, trottare, andare di passo lento e veloce, secondo la necessità.

mercoledì 20 settembre 2023

L'Agnello dallo sguardo d'uomo

Nell’anno 692 al Concilio Quinisesto, anche noto come Concilio in Trullo (perché ospitato in una stanza dal soffitto a volta del palazzo imperiale di Costantinopoli), tra le centinaia di questioni teologiche e dottrinarie aperte i padri conciliari – quasi tutti orientali, Roma si sarebbe adeguata alle decisioni del concilio solo anni dopo – affrontarono anche quella dell’immagine dell’agnello. 


Che Gesù andasse identificato in quell’«agnello condotto al macello» profetizzato da Isaia, che “offrirà se stesso in espiazione” e “giustificherà molti” perché “si addosserà la loro iniquità” (Is 53), lo aveva per primo compreso Giovanni Battista, almeno stando al vangelo di Giovanni. Vedendo Gesù venire verso di lui ebbe l’epifania della sua missione divina ed esclamò: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1,29). Da qui un profluvio di rappresentazioni artistiche che raffiguravano Gesù attraverso il simbolo dell’agnello mistico. 

Ma i padri conciliari del Quinisesto non erano d’accordo. Sì, certo, Gesù era l’agnello di Isaia, ma perché ricorrere a un simbolo veterotestamentario quando quell’agnello di cui nessuno conosceva le fattezze si era poi incarnato in un essere umano? Continuare ad avvalersi di simboli avrebbe rischiato di alimentare pericolose correnti eretiche sulla realtà dell’incarnazione così come le crescenti ondate di iconoclastia che in quei decenni scuotevano la cristianità. 



Da qui la decisione dei vescovi:

Decretiamo che da ora in poi l’immagine dell’Agnello di Dio che toglie i peccati del Mondo, Cristo nostro Dio, sia presentata in immagini di forma umana, anziché nell’antica forma dell’agnello; perché a questo modo si comprenda la profondità dell’umiltà della Parola di Dio, e si sia portati a ricordare la sua vita nella carne, la sua passione e la sua morte salvifica, e la redenzione che da allora è stata portata nel mondo
(Concilio Quinisesto, Costantinopoli 680-681)
Jan e Hubert van Eyck, L’Adorazione dell’Agnello Mistico, 1432, pannelli esterni, olio su tavola, Gand, Cattedrale di San Bavone

È a questo canone conciliare che si deve guardare per cercare di comprendere il mistero degli occhi dell’agnello mistico del Polittico di Gand di Jan e Hubert van Eyck, risalente al 1432. Restaurato e riconsegnato al pubblico agli inizi del 2020, la pala centrale che raffigura un agnello da cui sgorga il sangue, adorato da schiere di angeli nel paradiso terrestre, rivelò un particolare sconcertante: l’agnello non aveva più lo sguardo docile e mansueto che fino ad allora aveva avuto, ma due occhi frontali come quelli di un essere umano. 


Erano quelli i veri occhi dell’agnello disegnati dai van Eyck, poi rifatti due secoli più tardi da altra mano per eliminare quel particolare conturbante, forse ritenuto un imbarazzante errore dei fratelli fiamminghi, che avevano dimenticato che gli erbivori hanno occhi laterali e non frontali. Mentre invece evidentemente altro doveva essere il vero motivo di quello sguardo dell’agnello mistico, secondo i van Eyck: un agnello che è in realtà un essere umano.

 

Tratto da  https://www.quadernidaltritempi.eu/sotto-gli-occhi-dell-agnello-roberto-calasso/