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domenica 9 giugno 2024

Quando il sacerdote veramente consola - Don Dolindo Ruotolo


Quando il sacerdote veramente consola e veramente compatisce

Se il mondo capisse questa grande fonte di consolazione che è il sacerdote, non sarebbe così stolto da stare lontano e, peggio, da perseguitarlo. 
E se il sacerdote capisse di dover essere sempre la consolazione dei tribolati, non sarebbe a volte così incosciente da rendersi o vuoto di grazie o causa di dolore agli altri. 
Una tazza di caffè può essere salutare sollievo quando è ben condita di zucchero. Il sacerdote è lo zucchero di ogni amarezza della vita; non può essere altro che dolcezza per le anime, deve completamente dimenticare i suoi nervi, le sue sensibilità, le sue velleità. 
 
 

 
Per questo Gesù Cristo lo ha chiamato luce del mondo e sale della terra. Ogni tenebra dev'essere dissipata dalla sua luce, ogni amarezza dev’essere condita dal suo sale.

Ogni contatto del sacerdote con le anime dev'essere consolazione: le sue tribolazioni debbono essere in lui esperienze per consolare, poiché solo chi soffre sa compatire chi soffre; le sue intime consolazioni spirituali debbono renderlo come frutto dolcissimo che si matura ai raggi del sole per dare dolcezza a chi lo mangia.

Un frutto aspro non giova a nulla, inasprisce la bocca ed amareggia il ventre. Non può concepirsi, non deve concepirsi un sacerdote aspro, poiché egli è dolcificatore e consolatore di quelli che sono tribolati.

Dolorosamente è molto raro trovare dolcezza nelle persone; ognuno ha la sua asprezza e la sua angolosità, per cui è un arduo problema il trattare gli altri, sono i nervi, la stanchezza, i malanni, i dolori morali ché rendono aspri, ma con la grazia di Dio queste miserie possono vincersi e debbono vincersi, soprattutto da un sacerdote. 
 
Nel suo ministero, che è per eccellenza di consolazione, non c’è una cosa più dissolvente dei nervi, non c’è una cosa più scostante che le brutte maniere. 
Chi prende una bevanda per sollevarsi e trova invece un grande amaro, se ne disgusta per sempre. Così avviene alle anime quando si accostano ad un sacerdote e lo trovano aspro, duro, reagente, ipersensibile, intollerante, facile ad offendersi, interessato, litigioso, cupido, ecc.

È un'illusione pericolosa il pensare che con le maniere forti si combatte contro il male; non lo si combatte ma tutto al più si riesce per il momento a farlo dissimulare, salvo poi a farlo esplodere più virulento di prima.

Il male si combatte con la grazia di Dio, e la grazia, che è dolcezza di misericordia divina, non passa per un canale aspro. Se nella tazza c’è un fondo di sale come si può per essa somministrare un cordiale? Il sale lo rende disgustoso. 
Le guerre sono urti d’irruenza terribile tra due popoli, e non conducono mai alla vera pace. Oggi specialmente seminano distruzioni e stragi e lasciano negli animi implacabili odi. L’urto dei nervi è una guerra, è un'incursione di bombe, è un cannoneggiamento con i grossi calibri; ora, nessuna bomba e nessun cannoneggiamento produce un bene.
 

Diffondiamo intorno a noi grazia e pace

Il Signore ci riempia della sua grazia e della sua pace, per diffondere intorno a noi grazia e pace. Che noi siamo per gli altri un perenne sorriso per lenire il pianto della vita, una perenne dolcezza per temperarne le asprezze. 
La dolcezza è come un raggio di sole fra le oscure nubi delle tribolazioni giornaliere, è come uno zefiro fresco tra le opprimenti afe di caldo, è un riflesso del sorriso della divina bontà che c’incoraggia a soffrire in pace, per l’onore di Dio e per suo amore.
San Paolo accenna alle sue grandi tribolazioni sofferte ad Efeso, e riconosce che ne fu liberato per la grazia di Dio, sperando di essere tuttora liberato da altri mali con l’aiuto delle preghiere dei suoi cari fedeli. 
 
Quando non possiamo aiutare gli altri con l’azione, lo possiamo sicuramente con la preghiera, e dobbiamo ricorrere ogni giorno a questo grande mezzo di carità spirituale. Quante amarezze potremo alleviare così, e quanta forza possiamo attirare sulle povere anime tribolate, perché sopportino in pace le loro angustie, e siano liberate da quelle che minacciano la loro vita!

È un atto di carità, un atto nascosto agli uomini e noto solo a Dio; è come rugiada notturna che ristora le pianticelle inaridite, è come un vento fresco che solleva nell’oppressione del caldo, è come una tenue parola di consolazione, che passa su queste onde di spirituale radio, e raggiunge l’anima. Tante ispirazioni, tante schiarite interne nelle anime afflitte sono dovute proprio alla preghiera degli altri, alla nostra preghiera.


Don Dolindo Ruotolo
Commento alla Seconda Lettera ai Corinzi
Lettere di san Paolo apostolo
Pag. 896-898

mercoledì 22 maggio 2024

Don Dolindo Ruotolo: la forza della preghiera ardente

Preghiamo per la salvezza delle anime! 

Salutando i suoi cari collaboratori e fedeli, san Paolo nota in modo particolare Epafra, che evangelizzò i Colossesi, e dice che non cessa di combattere per loro con le sue preghiere, affinché siano saldi, perfetti, e pieni di convinzione in ogni volere di Dio. E una grande espressione che deve richiamare l’anima nostra a pregare per il progresso della fede, per la santificazione delle anime, e perché camminino con intima convinzione nelle vie della divina volontà. La preghiera, nell’espressione dell’ Apostolo, fatta per zelo della gioria di Dio e per la salvezza delle anime, non è una semplice impetrazione o uno sfogo e un’espansione dell’anima in Dio, ma è un vero combattimento.

 

È la potente arma contro satana e contro le sue insidie; è come arma atomica che lancia la bomba prima verso il cielo, e poi la fa cadere sulle orde nemiche e le annienta.

La preghiera è come un razzo illuminante che cade sulle tenebrose imboscate di satana, e fa luce di lontano dove non può più splendere il sole.

La preghiera è come una corrente di vita che si trasfonde da un’anima sana ad un’anima debole, combattendo così la sua debolezza. È una trasfusione di sangue dello stesso gruppo, per la carità, che si trasfonde in un’anima leucemica per mancanza di unione alla divina volontà, in un’anima ferita da frecce di errori, dissanguata perciò nella convinzione della fede, è di conseguenza un combattimento contro queste emorragie mortali che riducono le funzioni intellettive e turbano le funzioni del cuore.

La preghiera è come una potente irradiazione di raggi infrarossi che dissipano le illusioni dell’anima. E come i raggi infrarossi fanno vedere nella notte profonda dove si annida il nemico in un’imboscata senza che il nemico se ne accorga, così chi prega nell’ombra del nascondimento interiore, innanzi a Gesù Sacramentato per un’anima preda dell’imboscate dell’eresia, delle passioni e delle impurità, non si accorge neppure del combattimento che fa, dei raggi di grazia che spande. Pregando, aggira il nemico e lo stringe nella morsa della verità, fugandolo poi nelle profondità dell’abisso. La tremula fiammella della lampada eucaristica, innanzi al tabernacolo, dove l’anima prega, irradia l’anima lontana che si trova oscurata, e geme. La preghiera è come l’impeto di Giosuè nella valle di Aialon, che disse con fede al sole: «Fermati, o sole, finché non termini il combattimento e l’annientamento del nemico».

È per la fede che l’anima, vivendo nella Chiesa e per la Chiesa, ferma il sole della verità divina, che sembra tramontare dal mondo, finché non si compia il combattimento dei secoli, per la gloria di Dio. Chi prega è come Davide di fronte a Golia: sta fermo e non teme, perché il suo cuore, ansante nella commozione, è come la fionda che scaglia i sassi del torrente sulla fronte fasciata di ferro del mondo infedele, e lo abbatte e gli tronca il capo, orgoglioso nella potenza delle atomiche e dei missili.

L’umanità, oggi, è disarmata!

Dolorosamente l’umanità è disarmata, non conosce il valore e l’importanza della preghiera, non riesce più a combattere il male che ammorba il mondo, e rimane preda delle insidie di satana. Non si può negare che c’è un profondo rilassamento nella preghiera non solo nel mondo, ma nella stessa Chiesa, dove si dovrebbe realizzare la parola di Gesù: Bisogna sempre pregare e mai venir meno. Gli eserciti di combattimento contro satana e contro il male, sono gli ordini religiosi e i sacerdoti, mirabili pattuglie di rincalzo, che debbono susseguirsi continuamente nel grande combattimento, per non lasciare scoperte le ali dell'esercito che avanza. Quando è notte in un emisfero, operano quelli che vegliano nella luce del giorno, e nella notte stessa vegliano gli ordini contemplativi, come sentinelle avanzate, proprio quando il nemico cerca di scoprire i lati deboli dello schieramento: Circuit quaerens quem devoret.

Ma ecco, è innegabile, lo si constata: la preghiera, invece di accrescersi col pericolo, si assottiglia; le sentinelle si dicono spossate e non vegliano più o sonnecchiano prese dal fastidio, ed il nemico avanza. Le città e le case non hanno più le armonie dolcissime della preghiera, ed echeggiano dovunque le voci della bestemmia, e le stridenti voci dei dissidi e delle contese, voci che non si contendono più il possesso del Cielo, ma si contendono le turpitudini della terra. È una triste realtà!

Per il mondo la preghiera è un noioso biascicare di parole, credute inutili ed oziose nella vita.

Per le anime superficiali, la preghiera è uno sfogo, un'ultima risorsa, più o meno creduta illusoria, nella disperazione.

La forza della preghiera ardente

Innanzi a Dio, invece, la preghiera è l’unica potenza della creatura, che peregrina nell’esilio; è la potenza che rende quasi debole Dio, perché lo conquista col gemito amoroso che implora. Dio è forte nella giustizia, e la preghiera lo vince mutando la giustizia in misericordia. Dio è ineffabile per l’ordine che ha messo in tutta la creazione, per cui ogni disordine è travolto dalla stessa natura che combatte per Lui; eppure la preghiera attira la potenza di Dio, e la natura sconvolta dal peccato sente la voce divina che, fuori di ogni legge naturale, la rimette in ordine, nonostante sia sospinta dai disordini dell’uomo, dalle irruente conflagrazioni delle forze fisiche.

Per la preghiera, il fuoco non arde e si spegne, i flutti non si ergono con minacciosa potenza, spumeggiando, e si placano. Le belve slanciate alla preda umana, con ruggiti frementi di avidità, con gli artigli protesi per dilaniare, con le poderose mascelle aperte per divorare, per la preghiera, si arrestano di colpo, guatano timorose la preda, si accostano vinte, lambiscono i piedi dei martiri, e giacciono ai loro piedi, adorando Dio. La preghiera ha mutato i ruggiti in cantici di lode alla potenza divina, fatta debole per amore, alla dominante potenza della creatura, fatta forte per la preghiera.

La preghiera, combattimento epico, vince i monti gravitanti sulla pesante mole e li sposta, trae dall’arida roccia l'acqua e la fa erompere in fiume, mirabile ultrasuono vibrante nella silenziosa potenza, fa germogliare la terra nell’esuberanza della vegetazione, purifica dai miasmi infettivi, fa scorgere le deficienze dell’anima, come gli ultrasuoni scoprono le bolle e le scorie di un acciaio fuso, per renderlo elica forte che sospinge la nave al porto, timone sicuro che la orienta.

Il babbo è irato contro il bimbo impertinente, e sta per castigarlo. Il bimbo si fa serio serio... sta per piangere, il babbo lo perdona e lo bacia. La preghiera è il... pianto della povera creatura peccatrice, che combatte la stessa ira di Dio e la vince, costringendolo al più amoroso bacio di amore nella santa Confessione.

L’uomo oggi si gloria dei mezzi di comunicazione che ha realizzato nel mondo: il telegrafo Morse, con i puntini e le linee ... - -, che comunica a distanza di chilometri il pensiero che trasmette in un momento. Il telefono, per il quale si parla ad enormi distanze, anche senza fili; l’eliografo che comunica con la luce; il Telestar, che fa comunicare tra loro le persone dei due emisferi; la televisione, che le mette a contatto facendole vedere; le comunicazioni con le navi cosmiche, ad enormi distanze. L'uomo si gloria come un vincitore dello spazio e, per ascese misere e lillipuziane, ha rinnegato persino l’idea del cielo, verso il quale si sono levate le mani dell’uomo, pregando, e lo chiama con una parola senza luce: spazio. In realta la preghiera è il più potente mezzo di comunicazione: con i gesti imploranti parla con Dio, con Maria e con i santi con puntini e linee dell’anima, che si slancia sulla corrente dell’impetrazione lacrimosa.

Le sacre immagini sono come il trasmettitore ed il ricevitore telefonico: l’anima parla innanzi al crocifisso ed alle immagini benedette, e trasmette la sua preghiera, ricevendo l’onda della speranza, risposta di Dio e risposta dei santi; onda soprattutto di tenerezza materna dalle immagini di Maria nei santuari dove posò il suo piede immacolato e dove effuse i raggi della sua misericordia.

La luce della fede che anima la preghiera è l’eliografo che trasmette la luce di Dio; la contemplazione è il sublime Telestar, che comunica, fuori dell’atmosfera del mondo, la potente luce di Dio, televisione mirabile che fa vedere l’opera di Dio nei misteri della grazia e della redenzione.

Chi può avere comunicazioni più sublimi, più reali, più dolci di quelli della preghiera?

La preghiera è armonia dell’anima: se geme, è come un violino del cuore, che si eleva ad alti toni d’impetrazione. Se implora è come violoncello, dal tono più dolce ed umano. Se impetra per un’anima traviata, è come timballo che squilla e la risveglia; se supplica per il mondo assonnato nella materia, è come grancassa che rulla per fa risaltare la potenza delle armonie della fede.

Il Rosario è come nastro di mitragliatrice contro le orde dei nemici di Dio, come a Lepanto, come a Vienna come contro le orde degli eretici. Se si eleva con la voce della Chiesa è armonia di sublime poesia, è canto dell’anima attraverso l’arpa decacorde dei salmi. Se erompe nell’alleluia, è gioia che ride col sorriso amoroso del trionfo di Dio.

E la vittoria di Dio si compie nel mondo per la preghiera, combattimento epico contro il male, trionfante pegno della luce sulle tenebre, della purezza sull’impuntà, della virtù sul vizio, del regno di Dio su quello di satana, dell’amabile carità che unisce tutti nella Chiesa, sulle divisioni che generano gli errori, sbandando l’ovile di Gesù,

O potenza di Dio, vinci l’impotenza lacrimevole dell’uomo e donaci la grazia di pregare.

O Sapienza di Dio, illumina la mente nostra e donaci la grazia di meditare, pregando.

O Infinito Amore di Dio, infiammaci perché dall’anima, dal cuore, dalla vita erompa da noi la preghiera come fiamma di amore.

O anima mia, prega glorificando Dio: Magnificat anima mea Dominum.

(Tratto dal commento al capitolo 4 della lettera di san Paolo ai Colossesi "Lettere di san Paolo apostolo" pagg. 1713 - 1719)

 

domenica 24 dicembre 2023

Preghiera nella notte di Natale

PREGHIERA NELLA NOTTE DI NATALE

O Gesù, Redentore del mondo,
atteso dalle genti e nostro salvatore,
vieni presto e non tardare
a sanare le ferite del cuore umano.

Vieni, Signore della vita,
a portare gioia e felicità,
nelle nostre vite,
segnate da tante malattie
del corpo e dello spirito,
che solo Tu puoi guarire,
con la forza risanatrice
della tua parola di vita.

Vieni in questa notte,
attesa da tutti i popoli,
a portare luce e conforto
a chi brancola nelle tenebre del dubbio,
del peccato e della tristezza dell’anima. 

Signore, Gesù, fa che nessuno al mondo possa essere triste per mancanza d’amore,
del Tuo amore, del nostro amore,
dell’amore dei propri cari
e di quanti si sono impegnati ad amare.

Signore vieni nella case e nelle famiglie
delle nostre città, dei nostri paesi,
dei nostri borghi e nelle periferie
più dimenticate di questo bellissimo
mondo che Tu hai creato.

Su tutta la terra,
come nella notte santa di Betlemme,
rifulga la stella cometa
della Luce divina
che porti con Te, Gesù Bambino.

Fa che in ogni mente ed in ogni cuore
si accenda potente e caloroso
il fuoco dell’amore, della misericordia
e del perdono,
il fuoco ardente di quella carità
e solidarietà,
che continui a irradiare da Betlemme,
a tutta l’umanità,
a partire da quella notte santa,
in cui Ti sei fatto Bambino,
o Dio d’ amore infinito.

Amen.

p. Antonio Rungi

 


 

mercoledì 8 novembre 2023

Avevo due rosari

I due rosari
  
Avevo due rosari
d’argento, con la piccola medaglia
della Beata Vergine di Lourdes.
Uno a te lo donai perchè ti fosse
compagno nelle notti in cui più il male
t’era martirio, e con lo scorrer dolce
dei chicchi fra le dita, nel pensiero
di Dio placasse in te spirito e carne,
fratello.

All’un de’ polsi tu volesti
quel rosario scendendo al tuo riposo
primo ed estremo: ché altra sosta il mondo,
fuor della tomba, aver non ti concesse.
Ed io sull’altro a me rimasto  sgrano
a sera le solinghe Avemarie
te ripensando e le procelle e il santo
vero amor di tua vita, amor di patria
scritto col sangue; e il tuo lungo patire
e il tuo morir, su di te chiamando
la luce eterna.

Quando anch’io sarò
dentro la terra con le mani giunte
sul petto, all’un de’ polsi avrò un rosario:
questo. E gran pace, finalmente, in cuore,
fratello.


Ada Negri

 


 

 

 

giovedì 2 novembre 2023

La potente amicizia delle anime sante

La potente amicizia delle anime sante

di MAURA ROAN MCKEEGAN

Ieri sono salita in macchina e sono andata in uno dei miei posti preferiti sulla terra: un vecchio cimitero.
Questo cimitero, pieno della “pace che supera ogni intelligenza” (Fil 4,7), si trovava nel quartiere dove la mia famiglia ha vissuto per vent’anni. Camminando lì quasi ogni giorno, avevo trovato un conforto che toccava l'eternità. Speravo di non dovermi mai allontanare troppo da questo luogo dove il paradiso sembrava così vicino.


Ma all’inizio di quest’anno ci siamo trasferiti una città lontana e all’improvviso non mi è bastato più girare l’angolo per visitare il cimitero. Sapevo che allontanarsi da tutto ciò sarebbe stato difficile, ma si è rivelato più straziante di quanto mi aspettassi.
Ieri, mentre svoltavo nel vialetto e superavo il cancello di pietra, il vecchio scenario familiare mi sopraffaceva. Il sentiero alberato che avevo percorso migliaia di volte era pieno di colori autunnali. Gli aranci e gli ori erano più brillanti che mai nel sole del tardo pomeriggio.
Ho parcheggiato e sono scesa dall'auto, respirando l'aria autunnale e sentendomi come se fossi tornata a casa. Le foglie fresche frusciavano sotto i miei piedi mentre il vento autunnale sussurrava attraverso il tranquillo sentiero tortuoso.
Con tutti i miei sensi vivi di gratitudine, mi sono guardata intorno, ho fatto il segno della croce e ho iniziato a pregare mentre andavo a visitare le tombe dei miei amati amici.
Perché anche se non conoscevo queste persone quando vivevano sulla terra, ogni tomba segnava l'esistenza di un'anima eterna, e nel corso degli anni in cui ero venuta in questo luogo, queste anime erano diventate mie amiche.
Questa era stata a lungo la nostra routine, e dopo tutti questi anni lo era ancora: iniziavo la nostra visita pregando per loro, e poi chiedevo loro di pregare per me.
Perché qui, in questo cimitero, la preghiera è il modo in cui è iniziata la nostra amicizia; la preghiera è così che è cresciuta; e la preghiera è il modo in cui ha colmato gli anni, le generazioni, e ora le miglia tra me e queste care anime.

Possiamo pregare per la felice morte anche del bisnonno di qualcun altro – o della zia, o della sorella, o del figlio. Non deve essere una preghiera lunga. Anche una breve preghiera, come questa variazione della Preghiera di Gesù, porta grazie indicibili alle anime bisognose:

Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà delle anime del Purgatorio.

E nel disegno misericordioso di reciprocità del cielo, quando preghiamo per i morti, possiamo chiedere loro di pregare anche per noi. Il Catechismo (958) ci dice che le nostre preghiere per i defunti sono «capaci non solo di aiutarli, ma anche di rendere efficace la loro intercessione per noi».
Le nostre preghiere per le anime sono una chiave che apre la porta alle loro preghiere per noi. E quanto è potente la loro intercessione!

Il servo di Dio don Dolindo Ruotolo , che per molti anni ha sopportato con pazienza e umiltà le ingiuste accuse delle autorità ecclesiastiche, una volta scherzò con un amico prete dicendo che si sarebbe “rivolto al tribunale” per essere scagionato.
Tra me e te”, scrisse in una lettera al suo amico, “ti farò sapere chi è l’avvocato principale, così come il consiglio di difesa, il tribunale e come è impostato il caso. L'avvocato principale è Maria Santissima. Nel collegio dei procuratori ci sono san Giuseppe, san Gioacchino e sant'Anna, insieme agli angeli di Dio, san Michele e san Gabriele, i santi di Dio, e le anime del Purgatorio, soprattutto quelle dei sacerdoti...
"Che squadra di difesa spettacolare!"


Non so perché sentiamo così raramente le preghiere delle anime del Purgatorio invocate accanto ai santi, ma l'immaginario caso giudiziario di don Dolindo ci ricorda la potenza della loro intercessione… soprattutto delle anime dei sacerdoti!
Ieri, mentre attraversavo il cimitero, ho incrociato un uomo che era in ginocchio davanti a una tomba, e sarchiava amorevolmente l'erba attorno alla lapide, con le attrezzature da giardinaggio sparse tutt'intorno a lui. Nelle vicinanze, altre tombe erano decorate con fiori, zucche, croci, ghirlande o girandole colorate che giravano nel vento.
Quanto preziose erano queste anime per i loro cari sulla terra che visitarono questo cimitero e cercarono di rendere le loro tombe più belle!
Eppure altre tombe non avevano nessuno che portasse fiori o piantasse girandole, e ho riflettuto su quanto questa immagine terrena rifletta la vita eterna.
Perché ci sono alcune anime che hanno persone sulla terra che pregano per loro, che coltivano la loro terra celeste con il dono delle loro suppliche. Ma ci sono altre anime che non hanno nessuno che si prenda cura del loro terreno eterno e hanno bisogno del nostro aiuto.
Nella sua infinita bontà, Dio ci fa ogni anno un dono speciale da offrire alle anime sante che si trovano alla presenza di queste tombe. Ai primi di novembre i fedeli possono ottenere le indulgenze plenarie per le anime del purgatorio visitando un cimitero e pregando lì per i defunti.
 

Per ottenere l'indulgenza, il cattolico in stato di grazia deve avere l'intenzione di ottenerla e soddisfare le seguenti condizioni: 
Dall'1 all'8 novembre, visita un cimitero e prega lì per i morti, anche se solo mentalmente
Fare una confessione sacramentale (una sola confessione, entro circa 20 giorni prima o dopo, sarà sufficiente per tutte le indulgenze che una persona ottiene in quel periodo di tempo) 
Ricevere la Santa Comunione (una volta per ogni indulgenza ottenuta)
Recitare almeno un Padre Nostro e un'Ave Maria per il Santo Padre 
Sii libero dall'attaccamento ad ogni peccato, anche veniale
Ogni giorno si può ottenere una indulgenza plenaria. L'indulgenza è parziale se le condizioni sono parzialmente soddisfatte.
Il 2 novembre è disponibile anche l'indulgenza per le anime del purgatorio, per chi visita una chiesa o un oratorio e recita un Padre Nostro e un Credo.

Una nota sull'ultima condizione: A volte le persone si chiedono se sia possibile distaccarsi completamente dal peccato veniale. Credo che la risposta a questa domanda si trovi in ​​Marco 10, quando Gesù dice ai suoi discepoli quanto sia difficile entrare nel regno di Dio, e loro si chiedono chi poi potrà essere salvato.
Per gli uomini è impossibile, ma non per Dio”, dice loro Gesù. “Tutto è possibile a Dio”.
Anche se fosse impossibile per noi staccarci completamente dal peccato, non è impossibile per Dio. Come ci ricorda Matteo 7, “chiedete e vi sarà dato”; poiché il nostro Padre nei cieli dà “cose buone a coloro che glielo chiedono”. Chiediamogli, allora, la grazia di essere distaccati da ogni peccato. La mia amica Suzie suggerisce di aggiungere questa piccola preghiera alle preghiere per l'indulgenza:  Caro Spirito Santo, se non sono distaccata da ogni peccato, ti prego rendimi distaccato adesso, affinché possa ottenere questa indulgenza plenaria che mia Madre, la Chiesa, mi offre a me, suo figlio.
Dio è dalla nostra parte. Egli vuole che possiamo ottenere questa indulgenza come atto di carità verso le anime del Purgatorio, e ci aiuterà a soddisfare le condizioni se solo lo chiediamo. 
Il brano della lettera di don Dolindo Ruotolo è tratto dal libro Amore, Dolindo, Dolore (Casa Mariana Editrice “Apostolato Stampa”, 2001).

martedì 17 ottobre 2023

La necessità del perdono che rinnova noi stessi e la Chiesa

 


Nostro Signore ha legato indissolubilmente il perdono di Dio e quello che noi dobbiamo ancora dare agli uomini che ci hanno fatto del male (preghiera del «Padre nostro», Mt 6, 12, e parabola dei due debitori, Mt 18, 21-35). In realtà, nella maggior parte dei casi, i peccati per i quali noi chiediamo perdono a Dio sono dei mali inflitti agli uomini. Di conseguenza dobbiamo domandarne perdono non solamente a Dio, ma anche a coloro che sono stati feriti da questi peccati. Se no, Dio non ci perdona (Mt 5, 23-26). Dietro a coloro ai quali abbiamo fatto del male, noi ritroviamo sempre Dio, e quando abbiamo peccato contro Dio, troviamo sempre gli uomini. Disprezzando Dio, diamo agli altri un cattivo esempio, che spezza in loro un’energia morale. L'uomo che non si comporta con delicatezza verso Dio, non ne ha nemmeno nei riguardi degli uomini, e contribuisce a far crescere la loro insensibilità verso Dio. Così Dio condiziona il perdono che accorda per i peccati commessi contro di Lui, alla richiesta di perdono ai nostri simili. Ma se noi, per ricevere il perdono di Dio, abbiamo bisogno di quello degli altri uomini, anche questi hanno bisogno del nostro perdono per ottenere quello di Dio.

Per ottenere da Dio il perdono, abbiamo dunque bisogno, nello stesso tempo, di perdonare agli uomini che ci hanno offeso, e domandar perdono a coloro ai quali abbiamo fatto dei torti. Non basta accordare il perdono, bisogna anche domandarlo agli altri. L'una e l’altra cosa sono molto difficili per noi. Ci è più facile chiedere perdono a Dio, perché Egli s'impone in qualche modo a noi con la sua maestà, e perché noi riconosciamo senza difficoltà teoriche la nostra dipendenza suoi riguardi - non parlo ovviamente dei non credenti, ma dei credenti. Per contro, è molto difficile, anche per noi credenti, evitare di disprezzare gli uomini che a noi non s’impongono per la loro palese grandezza. Ancora, tra il perdono che dobbiamo accordare agli altri e la necessità di chieder loro perdono, quest’ultimo atteggiamento è il più difficile. Chiedendoci perdono, gli altri sembrano porsi in una situazione d’inferiorità, e questo colpisce il nostro cuore, stuzzicando il nostro orgoglio. Chiedere, invece, perdono per se stessi implica che noi scendiamo dal piedistallo della nostra apparente superiorità, che riconosciamo la nostra dipendenza dagli altri.

È lo stesso orgoglio che si nasconde dietro il rifiuto di perdonare e la nostra difficoltà di chieder perdono. Ma, perdonando, noi non abbiamo necessariamente rinunciato a ogni orgoglio; mentre se noi andiamo più lontano, fino alla richiesta del perdono, abbiamo abbattuto l’ultimo residuo del nostro orgoglio. È in questo caso solamente che il nostro cuore è sinceramente e puramente commosso, senza alcuna ambiguità.

Il rifiuto del perdono o il richiederlo trattiene la nostra anima nella rigidità. Il male che ci ha fatto l’altro, serbato nel nostro ricordo, è un’impurità che dimora in noi, ci intossica continuamente e diffonde il suo odore nauseabondo nel nostro essere; i bagliori o le tenebre di questa tossina disturbano i nostri occhi, e noi non possiamo guardare l’altro con purezza. Così noi non possiamo amare Dio, e l’altro non può amarci.

Soltanto il perdono sincero dissolve questo corpo estraneo dalla nostra anima e libera i nostri occhi da questa trave. Allora solamente l’amore di Dio può donarci il perdono. L'abate Isaia dice: «Non provare cattiveria verso un uomo, per non rendere vane le tue fatiche; purifica il tuo cuore verso tutti al fine di vedere in te la pace di Dio. Come, infatti, se qualcuno è morso da uno scorpione, il veleno gli si diffonde in tutto il corpo fino a raggiungerne il cuore, così è della malevolenza per il prossimo nel cuore: il suo veleno ferisce l’anima e la mette in pericolo, come conseguenza del male. Pertanto, colui che si preoccupa di non perdere le sue fatiche, scuota subito da lui questo Scorpione, cioè la malizia e la malevolenza»

Il male che abbiamo fatto a un altro, turba anche la nostra anima. Noi siamo inquieti. Esso ci impedisce di avere, di fronte all’altro, uno sguardo diretto e limpido. In ciascun incontro con lui, siamo preoccupati, perché sospettiamo che egli conservi nel suo cuore il ricordo del male che gli abbiamo fatto. Il mio orgoglio mi impedisce di purificare i miei rapporti con lui. Solo la mia richiesta di perdono può condurci entrambi a relazioni aperte, dirette, libere. Se resto nel mio orgoglio, senza chiedere perdono, non posso stare di fronte a Dio a viso aperto e col cuore intenerito. Dietro questa domanda di perdono, deve esserci un sentimento sincero di penitenza. La penitenza mantiene una tristezza negli occhi, ma gli occhi, pur rivelando questa tristezza della penitenza, hanno uno sguardo diretto e limpido. E con questa onestà di sincera penitenza, che io devo presentarmi di fronte a Dio per chiedere il suo perdono, dopo aver domandato perdono al mio simile.

I miei peccati verso Dio sono innumerevoli e continui. Tutto quello che ho, proviene da Dio e dovrei farne dono, a Lui e agli altri; dovrei lodarlo costantemente per i suoi benefici, con le mie parole e i miei atti - ma non lo faccio. Per questo la mia penitenza deve essere ininterrotta, così come la richiesta del suo perdono e della sua misericordia. Ecco perché il monaco orientale implora la misericordia di Dio in una preghiera incessante. Così, al momento della morte, sant'Antonio il Grande chiede ancora del tempo per far penitenza. E poiché i peccati verso Dio sono nello stesso tempo peccati verso gli altri e, viceversa, i peccati verso gli altri sono anch'essi continui, e noi dobbiamo senza tregua chieder loro perdono. 

In ogni caso, mi è difficile dire se in ogni momento del mio rapportarmi agli altri io mi sia comportato in maniera irreprensibile, o che abbia fatto tutto il bene che avrei dovuto e potuto per tutti gli uomini che ho incontrato. Dunque, quando qualcuno mi rimprovera un atteggiamento di cui non avevo coscienza che fosse cattivo, non devo respingere questo rimprovero, ma nconoscermi colpevole. Ho commesso almeno l'errore di dare l'impressione di essere colpevole ciò di cui mi si accusa. L'abate Isaia dice: «Se per impazienza tuo fratello ti controbatte una parola, sopportala con gioia, e, se tu esamini il tuo pensero secondo il giudizio di Dio, troverai che tu hai peccato». Mi è difficile assicurare di non aver nulla a che fare con l'origine dei malesseri inevitabili, e così costanti, che sorgono negli uomini, e che colpiscono anche me. Mi è difficile affermare che tutto è buono nel mio comportamento, nei miei pensieri e nelle mie parole verso gli altri; che ho prestato agli altri abbastanza attenzione per non lasciar loro l'impressione d'indifferenza nei loro riguardi. Ognuno di noi pecca contro tutti.

 

Così dobbiamo far penitenza per il nostro comportamento verso ciascuno. Per questo noi raccomandiamo sempre ai preti di ricordarci nella proscomidia della Liturgia, e domandiamo a tutti gli uomini, che noi incontriamo, di pregare per noi, così come abbiamo l’obbligo di far memoria nelle nostre preghiere di coloro che conosciamo, per quanto possiamo, e in maniera generale, di tutti gli uomini. Nella nostra preghiera per gli altri, è implicito il nostro perdono a loro, e nella supplica che noi rivolgiamo loro di pregare per noi, quella di perdonarci.

Preghiamo per i morti che abbiamo conosciuto, e con ciò stesso noi perdoniamo loro, e vogliamo assicurarci, dopo la nostra morte, le preghiere di coloro che saranno in vita, e quelle della Chiesa in generale; noi chiediamo loro così di perdonarci, dopo la nostra morte, non soltanto una volta, ma durante tutta la loro vita. Noi preghiamo per i nostri avi, per ogni anima deceduta nella fede, e vogliamo avere anche la nostra parte in questa preghiera, per tutto il tempo che durerà il mondo. Anche l’indifferenza nei riguardi dei morti è un peccato che ci rende inquieti.

I rapporti diretti o indiretti fra tutti gli uomini portano in sé le imperfezioni di tutti; noi vogliamo che, almeno nella Chiesa, queste relazioni, che perdurano ancora dopo la morte, portino anche in sé necessariamente la richiesta e il dono reciproco del perdono, la preghiera di tutti per tutti, affinché Dio conceda a tutti il suo perdono.

È questo un aspetto essenziale della cattolicità della Chiesa, La Chiesa si purifica continuamente in questa preghiera di tutti per tutti, in questa penitenza che tutti fanno continuamente per tutti. La purezza o la santità della Chiesa è un aspetto dinamico della sua vita. I peccatori non vengono scartati dalla Chiesa e non ci sono in essa membri senza peccato: tutti sono coinvolti in questa tensione di purificazione per mezzo della penitenza, per il reciproco perdono richiesto e offerto, per mezzo della preghiera di tutti per tutti, rivolta a Dio, al fine di ottenere il suo perdono. La Chiesa non è una società statica, immobile, ma una comunione in movimento, formata da uomini peccatori che, nello stesso tempo, si purificano nella preghiera degli uni per gli altri - non per dei peccati astratti, ma per i peccati, per gli atti imperfetti e per l'indifferenza manifestata nei riguardi delle persone concrete.

In questa famiglia vivente nascono, in ogni momento, dei malesseri, ma sono superati, lavati nel mare del suo amore, dall’amore reciproco dei suoi membri. Tutti peccano, ma tutti contribuiscono alla purificazione: con la loro richiesta di perdono, con il dono del loro perdono, con la preghiera comune e reciproca per il loro perdono. Lo stato di peccato non prende consistenza Quelli che hanno peccato non possono restare nell’indifferenza, sono spinti a chieder perdono, La loro coscienza, stimolata dallo Spirito Santo, li conduce a questa richiesta. Così, fin dalla sua apparizione, il peccato comincia a dissolversi con il pentimento. Esso è dissolto dalle onde continue di perdono, di preghiera, di amore che lo Spimo Santo mette in movimento.

In questo, tutti appaiono mossi dallo Spirito Santo, che li unisce. Lo Spirito Santo è l’agente di questa vita interpersonale che si volge verso la purezza, e non si concilia con la rigidità o l’inflessibilità delle relazioni nella Chiesa. È lo Spirito di libertà, di relazione nella libertà dell’amore, quindi non può conciliarsi con la rigidità, con gli atteggiamenti di ostinata diffidenza o di distanza, generati e mantenuti dall’orgoglio, che non che dà né accorda il perdono. Là dove regnano le passioni, malgrado la loro apparenza sia molto labile, domina una rigidità, una mancanza di libertà che solo lo Spirito può piegare, quando dona agli uomini la capacità di perdonare e di chiedere perdono, elevandoli al di sopra del loro orgoglio e delle altre passioni egoistiche.

Questo perdono reciproco e la preghiera di tutti e per tutti non hanno solamente un aspetto negativo; essi rappresentano il soffio positivo dell'amore che schiude le anime le une alle altre.

Dicendo che lo Spirito soffia, noi intendiamo che egli porta l’amore, la vita, la libertà. La vera libertà è legata all'amore, e là dov'è l’amore si trova il bene per eccellenza, fonte di ogni buon pensiero, di ogni parola e azione. Là è la vita che è mobilità, disponibilità, libera da ogni fissità nell’orgoglio e le passioni egoistiche.

La Chiesa si rinnova così, grazie allo Spirito Santo, attraverso il perdono e la preghiera reciproci. Essa si rinnova continuamente e riallaccia i legami interiori dell’amore tra i suoi membri. In altri termini, essa rinnova la sua unità interiore, la sua armonia, la sua cattolicità. L'incapacità delle anime cristiane di sopportare il peccato e il male causato agli altri, il bisogno di chiedere e di donare il perdono, manifestano una delle forze che Chiesa ha per purificarsi, rinnovarsi, ricostiture continuamente la propria unità e i propri legami interiori, per essere come una sinfonia in Cnsto.

Così si manifesta il mistero della sua persistenza e del suo perpetuo ringiovanimento.

 (da "Breviario esicasta" di Dumitru Stâniloae)

 

venerdì 6 ottobre 2023

Padre Amorth: le strade preferite dal demonio per entrare

 


Quali sono le strade preferite del demonio per entrare? 

Sono quattro i metodi grazie a cui il demonio entra nelle anime. Due rarissimi. 

Uno riguarda i santi. Cè un'iniziativa del demonio per tentare una persona che vede santa, e per cercare di farla rinunciare alle vie di Dio. Rarissimo. 

Altro caso rarissimo è quello di un complesso di peccati gravissimi in cui uno si indurisce in maniera irreversibile. A mio parere è anche il caso di Giuda Iscariota. Chi sa quanti tentativi ha fatto Gesù perché vincesse la sua cupidigia del denaro! Una cupidigia che l’ha portato a dire: quanto mi date se ve lo consegno. Stabilirono il prezzo di trenta denari, che era il prezzo di uno schiavo robusto. Due casi rari.

Il caso più frequente, di gran lunga, e lo metto al novanta per cento, è quello del maleficio. Avviene quando qualcuno subisce un male causato dal demonio e provocato da qualche persona che si è rivolta a satana, o ha agito con perfidia satanica. 

Il resto — dieci, quindici per cento, non sono stato esatto nelle cifre, riguarda persone che hanno fatto pratiche di occultismo. Ossia: sedute spiritiche, partecipazione a sette sataniche, e magari hanno frequentato maghi e cartomanti.

Sono queste le forme oggi estremamente diffuse. Pensi che in Italia ci sono più di ottocento sette sataniche. Pensi al satanismo diffuso da divi che hanno un grandissimo seguito, tipo Marilyn Manson, con certi complessi musicali di rock satanico. Non ce l'ho con la musica rock, che è una musica rispettabilissima, ce l’ho con il rock satanico. Le sedute spiritiche adesso vengono fatte senza neanche chiamare più un medium per entrare in contatto con la persona defunta. Adesso insegnano a farsele da solo, in quelle che sono le due forme più usate: con il registratore e con la scrittura automatica.

E tramite queste strade il demonio può entrare?

Può entrare. Si apre una porta. Il novanta per cento però sono malefici. Vengono compiuti da persone collegate con satana. La maggior parte dei malefici non ha effetto; o perché la persona è ben corazzata dalle preghiere e dalla frequenza alla chiesa; quando uno vive unito a Dio è difficilissimo che un maleficio lo colpisca. Se uno è in stato di peccato mortale è più facile che il maleficio raggiunga il suo effetto, il suo scopo.

Come vengono praticati, materialmente?

La fattura può essere fatta in tanti modi. Arrivando a contatto diretto con la persona, facendole mangiare o bere qualche cosa di maleficiato. Basta che una volta la vittima prenda in casa di una persona di cui si fida, una tazzina di caffè, o dei cioccolatini in cui è stato immesso un «pasticcio» preparato prima dal mago e sottoposto a rito satanico, e il danno è fatto. Il male viene dal rito satanico, più che dal materiale in sé usato. Pur essendo il materiale decisamente immondo: non so, polvere di ossa di morti, sangue mestruale, sangue di animali uccisi apposta per compiere quel maleficio lì. Quindi accade che la vittima, in buona fede, senza aver la più pallida idea di quello che sta assorbendo, mangia o beva qualche cosa che le procura poi, lentamente, un maleficio. Lentamente il maleficio agisce nella persona. Magari è un bambino, e i genitori danno poca importanza alla cosa: crescendo - dicono - sarà un fastidio che passa. Poi i disturbi aumentano e allora incomincia la trafila; prima dai medici, poi dagli psichiatri e dagli psicologi. Infine, vedendo che i mali aumentano sempre di più e che le cure mediche sono inefficaci, si rivolgono a maghi e cartomanti. 

Alla fine, dal momento che il male peggiora, invece di migliorare, approdano all'esorcista. Ma intanto il maleficio ha compiuto il suo percorso e ha affondato sempre più profondamente le sue radici. E questa è la fattura. Che può essere fatta in tanti modi diversi. Cè il caso del transfert. Viene celebrato un rito magico su un pupazzo che rappresenta la vittima; e nel pupazzo vengono conficcati spilli e chiodi, nelle parti del corpo del pupazzo che si vogliono colpire. Soprattutto la testa; molte volte i genitali, talvolta le braccia. Ma testa e stomaco soprattutto sono i punti favoriti. Spilli sugli occhi. E poi la persona dice: sento come degli spilli che mi attraversano gli occhi. Prova un dolore fortissimo!

Ecco, lei che cosa può fare in un caso come questo?

Ogni esorcismo comincia con le parole: «Ecce crucem Domini», e a quel punto il sacerdote tocca il collo della persona colpita con la frangia della stola, e le impone la mano sulla testa. Benedico, faccio l'esorcismo, ed esorcizzando ungo gli occhi con l'olio. Uso i metodi del mio maestro; ho una mescolanza d'olio dei catecumeni, che è l'olio che si usa nel battesimo, che è proprio l'olio contro il demonio. Lo
mescolo con l'olio che si usa per il sacramento dell’unzione degli infermi, per guarire anche i mali fisici che vengono causati da questi malefici. 

E poi, soprattutto, la preghiera. Gli esorcismi sono tanti, ma possono essere riassunti in questa formula: «Nel nome di Gesù, satana, vattene!», il grande esorcismo. È Gesù che ci ha detto: coloro che credono in me, nel mio nome cacceranno i demoni. Quindi cè la forza del nome di Cristo.

E i demoni come reagiscono?

Cercano di scoraggiare lesorcista, dicendo: tu non puoi fare niente contro di me; sono troppo forte, perdi il tuo tempo; insomma, usano un gioco psicologico. Noi sempre rispondiamo: non sono mica io che ti caccio, è Gesù. È lui che ti caccia via, prenditela con lui. Per un demonio, lasciare un corpo umano e tornare nell’inferno è come una morte definitiva. A volte esprimono la loro disperazione, dicendo: muoio, muoio. Mi stai uccidendo, hai vinto. Tutti i preti sono assassini. Ma è sempre un lavoro lungo.

Fattura, transfert; che altri sistemi esistono?

Legature, per esempio. Ho esorcizzato una ragazza, grazie al cielo quasi interamente liberata in questo momento, alla quale con una bamboletta durante un rito satanico avevano legato l'ombelico con il cervello. L'hanno fatto subito dopo la nascita. Avrebbe dovuto crescere tutta piegata, ripiegata su se stessa in una forma disastrosa.

E perché questa cattiveria?

Dissidi familiari... In genere giocano molto gli interessi materiali. Sono laureato in giurisprudenza, la mia è una famiglia di giuristi, e so che gli avvocati vivono molto sulle liti familiari ed ereditarie. Ma certe volte è solo per perfidia, per invidia, per gelosia. Questa donna ha passato i trent'anni. E durante gli esorcismi assume quella posizione che avrebbe dovuto avere se fosse andato a buon fine il maleficio. Il demonio ha dovuto più volte confessare che è stato per causa di «Lei», cioè della Madonna, «della tua signora» che il maleficio non ha avuto tutto l'effetto che avrebbe dovuto avere. Ha avuto un effetto immensamente minore.

Che disturbi aveva?

Dolori, mali di testa fortissimi, tanto da far fatica a studiare, faticare moltissimo ad acquistare una posizione - è impiegata con un lavoro invidiabile, ma a prezzo di grandi sofferenze. E anche adesso che è quasi totalmente liberata, ogni tanto continuo a esorcizzarla. Spero che un po' per volta si arrivi alla liberazione completa, ma ancora adesso ha dei momenti di grande sofferenza.


E come ha saputo il modo in cui è stata maleficata?

Il demonio ce l’ha detto. Noi impariamo tutto interrogando il demonio. Però noti: il demonio è un gran bugiardo, e noi impariamo tutto dal demonio, però abbiamo bisogno di avere un riscontro oggettivo. Le faccio un esempio. La prima cosa che si chiede al demonio è il nome. Il demonio fa una enorme fatica a parlare. Fa di tutto per non parlare. Per lui dire il nome, scoprirsi, rappresenta una grande sconfitta. Gli si fa dire il nome, e quando dice il nome è già sconfitto al cinquanta per cento.

Che nomi dà?

Nomi strani, oppure nomi - e sono i demoni purtroppo più comuni - che derivano dalla Bibbia o dalla tradizione biblica. Satana, Lucifero, Asmodeo, sono tra i più diffusi, Mefisto, cioè Mefistofele. Oppure dà dei nomi che sono del tutto strani.

Come nel caso della famosa indemoniata di Piacenza di cui è stato scritto l'esorcismo negli anni '20, perché era sempre presente un frate stenografo, per tutti i tredici esorcismi, e ha imparato tutto da lì. Ma bisogna sempre controllare. 

Le faccio un esempio: esorcizzavo una ragazza, che aveva dai venticinque ai trent'anni. Ho chiesto al demonio: quando sei entrato qui? Ha risposto: quando aveva sedici anni. Dopo l’esorcismo ho chiesto alla ragazza: ma tu, da quando ti senti male? Eh, da quando avevo sedici anni. Poi ho chiesto ai genitori la stessa cosa; e anche loro hanno confermato. Allora voleva dire che il demonio è stato costretto da Dio a dire la verità, perché di suo è sempre bugiardo.


Che cosa chiede d'altro al demonio durante gli esorcismi?

Sono proibite le domande di curiosità, e si devono fare solo le domande tese alla liberazione. Perciò chiedo in che modo è entrato, chi ha fatto il maleficio. Tutte cose però che hanno bisogno di riscontro, perché il demonio di sua natura è un bugiardo. Gli chiedo quando uscirà, se ha già avuto l'ordine da Cristo di uscire. Anche lì magari rispondono citando delle date; ma l’unico riscontro che abbiamo, per sapere se è stato sincero oppure no, è controllare se dopo il giorno fissato il demonio c'è ancora. Una volta ho rimproverato il demonio perché un signore doveva essere liberato l'8 dicembre, festa mariana per eccellenza. Invece dopo l'8 dicembre, esorcizzandolo, il demonio cera ancora, tale e quale. Allora l’ho rimproverato; e lui mi ha preso in giro con sarcasmo: non lo sai che appartiene alla mia natura essere bugiardo? Non te l’hanno mai insegnato che dico le bugie? Non te l'hanno mai insegnato? Il demonio non ha senso dell'umorismo, ma il senso del sarcasmo sì. Fa di tutto per scoraggiare l'esorcista. Il più delle volte quando gli si chiede: quando uscirai? risponde: mai! Quando uscirai? Quando morirà questa qui, perché me la porto via con me. È mia, appartiene a me, è mia. Altre volte: questa me la devi lasciare, ti libererò tutte le altre, ma questa no. Allora dico: liberamele tutte! Tutte bugie, il demonio è il padre della menzogna.


È faticoso fare esorcismi?

È faticoso, specie con i tipi tremendi, perché cè contemporaneamente la fatica fisica. Io tengo la testa, gli altri che mi aiutano tengono le braccia... però anche tener la testa che si muove con una forza... cè la fatica fisica e la fatica psichica di recitare con convinzione le preghiere di esorcismo. Dirle con grande fede, con più fede che si può. Perché la liberazione dipende anche dalla fede dell'esorcista, dalla fede della persona che viene esorcizzata, dalla fede dei parenti, degli amici, che pregano per questa persona

Le do un'idea di come facciamo gli esorcismi, i più grandi, più impegnativi, quelli che facciamo a Monteverde, nella casa di un esorcista, uno dei figli di don Orione, un orionino, un esorcista in gambissima, anche lui allievo di padre Candido, per cui siamo perfettamente affiatati. 

Abbiamo una stanza, dove facciamo l'esorcismo, e a fianco una cappella, con il Santissimo, dove si trovano sempre delle persone che pregano, per dare forza all'esorcismo. E anche questo è molto importante per noi, avere delle persone che pregano mentre noi facciamo l'esorcismo. Noi invochiamo l’intercessione dei santi, e anche di persone viventi. Per esempio è stato frequente negli ultimi anni di malattia di papa Wojtyla fare esorcismi usando l'esortazione: ti impongo di uscire per le sofferenze di Giovanni Paolo II! Ti impongo di uscire per le fatiche di papa Giovanni Paolo II! Il demonio si arrabbia moltissimo. Quando invochiamo l’intercessione di Madre Teresa di Calcutta accade lo stesso. Perché sono persone carismatiche, amiche di Dio. Poi i santi, naturalmente, e ci sono alcuni santi che sono più efficaci di altri, e rispecchiano un po’ la devozione della persona.


Papa Wojtyla ha fatto esorcismi?

Sì, ha fatto esorcismi. Il vescovo di Spoleto, monsignor Alberti, che adesso è arcivescovo di Cagliari, portò, dopo averlo naturalmente avvertito e avuto il suo consenso, una ragazza nella cappella privata di papa Wojtyla e lui le ha fatto per un buon quarantacinque minuti un esorcismo. Con tutta la fede che ha il Papa... La ragazza reagiva molto, ma sembrava che non avesse beneficio. Quando alla fine il Papa, stanco per lesorcismo, ha detto: ecco domani celebrerò la messa per te, ecco, questa ragazza si è risvegliata di colpo. Noti: sono quei risvegli parziali, che danno una liberazione momentanea, non una liberazione totale. Però grazie a questi risvegli parziali diciamo al demonio: ecco, hai perso la battaglia. E lui risponde: ho perso la battaglia, ma non la guerra. Ossia, ci sono ancora; adesso mi ritiro, ma solo per un po'; perché ho tanto lavoro, sono stanco di queste cose. Il demonio bisogna arrivare a renderlo spossato. È una lotta a coltello, chi la dura la vince, e noi duriamo sempre più di lui. Se ne va, ma dice sempre: non crediate di avermi vinto. Vado, perché ho altro da fare. Oppure, me ne vado perché sono stanco di stare qui con voi, e aggiunge frasi di disprezzo. Però ritorna; nel giro di ventiquattro ore. Alle volte ritorna nel giro di pochi minuti, di poche ore.

Anche di recente si è parlato di una benedizione di papa Wojtyla...

Questo caso a cui lei accenna è interessante. È una persona che è venuta da me per essere esorcizzata. Alle volte ho detto che è una di Milano, o di Torino, o di Palermo, perché non venga identificata. Le persone sono gelosissime, non vogliono essere riconosciute come possedute dal demonio. E anche una volta liberate non si prestano a raccontare in pubblico la loro esperienza, specialmente ai mass media. Hanno il timore di essere trattate come delle lebbrose. È venuta a Roma per essere esorcizzata. Mi ricordo che è arrivata un lunedì, io il martedì pomeriggio le ho fatto un esorcismo, e poi ho dedicato a lei il pomeriggio seguente. Dal momento che viene da lontano, quando arriva a Roma le faccio cinque esorcismi consecutivi. Tutta la settimana, al pomeriggio. Il mattino lo dedico agli altri. Dal lunedì al venerdì. Era mercoledì, c'era l'udienza pontificia, è andata all'udienza. Vedendola così sofferente, l’hanno messa in prima fila fra i malati. Quando è entrato il Papa ha incominciato a urlare, fortissimo. Il Papa se ne è accorto, e ha detto: tenetemela da parte, perché finita l'udienza desidero benedirla. L'hanno portata all'Arco delle Campane e, in una camera appartata, presenti i genitori della ragazza, presente un vescovo, presente qualche persona, Giovanni Paolo II ha pregato su questa ragazza per una buona mezz'ora. Questa ragazza lì per lì ne ha avuto beneficio, però si è trattato di un beneficio provvisorio; ma un beneficio a cui ci richiamiamo ogni volta che torna. Ricordi quando è stato il Papa a ordinarti di andare via? E il demonio si mostra molto irritato, al ricordo di questa preghiera, molto irritato.


(da: Marco Tosatti e Padre Amorth "Inchiesta sul demonio")

sabato 30 settembre 2023

San Michele arcangelo, nostro protettore nei "tempi di satana"

Don Leonardo Maria Pompei
Omelie feriali
29 settembre 2023

Il principe delle celesti schiere nostro alleato contro satana e i suoi satelliti

Dalla Sacra Scrittura sappiamo che gli angeli assistenti che stanno sempre davanti al trono di Dio, ammessi sempre alla sua presenza, sono sette e non tre; i nomi degli altri quattro derivano dalla Tradizione. 

La Chiesa ha deciso di nominare solo Michele, Gabriele e Raffaele; scelta dovuta anche ad evitare dinamiche che ancor oggi possiamo constatare per esempio nella New Age: i diavoli infatti sono angeli decaduti e vengono invece considerati come angeli, spiriti guida eccetera.
Sappiamo dalla Tradizione che l'angelo più  potente era quello che si ribellò, Lucifero; e San Michele è stato quello che per primo ha avuto il coraggio di opporsi al "non serviam" di Lucifero, motivo per cui c'è stata la divisione, nelle schiere angeliche, fra gli angeli decaduti e quelli invece fedeli all' Altissimo che sono stati confermati in grazia e di cui Michele è il nuovo principe al posto di Lucifero.
Sopra a San Michele c'è soltanto Maria Santissima, tant'è vero che nelle litanie viene nominata prima santa Maria Madre di Dio, poi san Michele arcangelo, poi san Giuseppe e poi gli altri santi.

Il combattimento celeste fra Michele e Lucifero si ripropone sulla terra, perché San Michele è  colui che scende in aiuto del popolo di Dio nei momenti in cui gli attacchi e la pressione satanica si fanno sentire particolarmente; per questo viene invocato, o dovrebbe essere invocato, costantemente, perché purtroppo i diavoli in ferie non ci vanno!

Padre Pio, che abbiamo festeggiato da poco, diceva che i diavoli, se potessero apparire, oscurerebbero l'aria; e i demoni durante gli esorcismi, hanno detto che,  se Dio glielo permettesse, non si farebbe in tempo a contare fino a dieci che il pianeta Terra cesserebbe di esistere.
I diavoli, che pur fanno tanti guai, sono enormemente trattenuti; se potessero dare sfogo a tutta la loro rabbia e alla loro cattiveria non ci sarebbe scampo per nessuno.

Solo dobbiamo stare attenti soprattutto all'attività  ordinaria dei diavoli, che è  quella più  tremenda perché si fonda sulla tentazione e l'inganno, e sia l'una che l'altro sono difficili da scoprire, se non ci assistono la Madonna con la preghiera e San Michele con la sua potenza.  Abbiamo bisogno dell'una e dell'altro e del castissimo sposo di Maria san Giuseppe.
Questi sono i nostri grandi alleati celesti che, dopo il nostro Salvatore Gesù  Cristo e la Trinità, ci aiutano nel combattimento spirituale, che tutti dobbiamo affrontare.
Ci è  capitato di vivere in tempi che, non certo io, ma ambienti molto più  importanti di me, hanno definito "i tempi di satana"; e quando ci sono i tempi di satana, le difese vanno aumentate e il vincitore di satana deve essere chiaramente invocato.

Padre Pio è stato un altro grande guerriero: poco prima di morire disse, ed è  stato veramente  così, perché  la storia lo dimostra: "fino a quando ci sto io, col diavolo me la vedo io, ma dopo che io sarò  morto, col diavolo ve la vedrete voi". Padre Pio muore il 23 settembre del 1968; nell'ottobre del '68 rivoluzione studentesca e rivoluzione sessuale, e poi negli anni '70 il divorzio, poi l'aborto... 

Quelle parole di padre Pio furono profetiche; è  stato un baluardo, è stato un combattente; perché se qualcuno non ci mette un argine, i diavoli ci fanno in mille pezzi. Dobbiamo stare tutti molto attenti.
Viva San Michele, che combatta con noi e per noi, e ci aiuti nel nostro combattimento  contro gli spiriti del male.


 
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
San Michele Arcangelo, difendici nella lotta;
sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui,
supplichevoli ti preghiamo:
tu, che sei il Principe della milizia celeste,
con la forza divina rinchiudi nell'inferno Satana
e gli altri spiriti maligni
che girano il mondo
per portare le anime alla dannazione.
Amen.

 

giovedì 27 luglio 2023

A che serve pregare?... (Don Leonardo Maria Pompei legge e commenta il Catechismo di San Pio Decimo)

Dal Ciclo di Catechesi di Don Leonardo Maria Pompei sul Catechismo di San Pio Decimo




L'orazione cristiana. Che cos'è e a che serve. L'orazione mentale, la contemplazione e la preghiera vocale. L'importanza del pregare la Madonna e dell'intercessione dei santi.

martedì 7 febbraio 2023

Della Preghiera (dal Tanquerey)

Parte II (Le tre vie) ;  Libro Primo (La purificazione dell'anima o la via purgativa) ;
Capitolo I : La preghiera degli incipienti: 

[...]

648. Avendo già provata la necessità della grazia attuale per tutti gli atti necessari alla salute, ne possiamo conchiudere che questa grazia è pur necessaria a pregar bene.

S. Paolo lo dichiara nettamente: "Lo Spirito porge la mano alla fiacchezza nostra; perchè quello che s'ha da chiedere, come conviene, non sappiamo; ma lo Spirito stesso l'implora per noi con gemiti inenarrabili: quid oremus sicut oportet, nescimus, sed ipse Spiritus postulat pro nobis gemitibus inenarrabilibus 648-1

Aggiungiamo che questa grazia è offerta a tutti, anche ai peccatori, e che quindi tutti possono pregare. Benché lo stato di grazia non sia necessario per pregare, pure aumenta singolarmente il valore delle nostre preghiere, perché fa di noi gli amici di Dio e le membra viventi di Gesù Cristo.



Esamineremo le condizioni richieste dalla preghiera: [...]


649. La condizione più importante, da parte dell'oggetto, è di chiedere soltanto i beni che ci conducono alla vita eterna, prima di tutto le grazie soprannaturali, e secondariamente, in quanto saranno utili alla eterna nostra salute, i beni d'ordine temporale. 

Tale è la regola fissata da Nostro Signore stesso...