Visualizzazione post con etichetta Maria Santissima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Maria Santissima. Mostra tutti i post

martedì 4 giugno 2024

L'ostacolo che impedisce all'anticristo di manifestarsi è Maria Santissima (don Dolindo Ruotolo)

Dal commento alla 2a lettera di san Paolo ai Tessalonicesi di don Dolindo Ruotolo

Il mistero dell’iniquità

Il mistero dell’iniquità, cioè della lotta satanica contro Dio, è introdotto nel mondo segretamente, proprio per le sette segrete, per la massoneria, per le eresie, per gli inni del socialismo e del comunismo. 

L’ostacolo che ha  impedito finora l'avvento dell’anticristo, evidentemente è la Chiesa cattolica. E difatti la lotta più furibonda delle sétte è sempre contro la Chiesa cattolica, perché questo è il vero ostacolo contro il dilagare delle sètte e degli errori. E un ostacolo formidabile. 
Ma quando sopravviene nei cattolici il rilassamento, quando i fedeli, e soprattutto i sacerdoti, si raffreddano nella pietà, nella purezza e nell’apostolato, allora satana trova libero il campo, e dilaga nel mondo, e l’anticristo può venire a dominarlo. 
Questa è l’interpretazione più logica dell’ostacolo di cui parla san Paolo. 
 
San Girolamo, sant’ Agostino e san Giovanni Crisostomo pensarono che l’ostacolo fosse l’impero romano, contro il quale l’anticristo non avrebbe osato combattere, e per questo non si manifestava ancora. 
Ma l’impero romano che, al tempo di questi santi, era al colmo della corruzione, e poteva esso stesso mostrarsi come anticristo, andava già dissolvendosi, e sparì dalla faccia del mondo. 
 
Altri pensarono che l’ostacolo fosse la fede cristiana. 
 
Il padre Prat nella sua opera, la Teologia di san Paolo, pensa che l'ostacolo all’anticristo sia san Michele arcangelo, principe della milizia celeste e protettore della Chiesa. Noi abbiamo già detto che l’ostacolo era la Chiesa con la sua fede e la sua incessante preghiera.
 
Però potremmo completare la spiegazione, o l’ipotesi che dir si voglia, con un’ipotesi che ci sembra plausibile, anzi c’intenerisce al pensarla.
 
La Madonna Diotallevi di Raffaello

Si sa che nella Chiesa primitiva due cose si tenevano segrete: l’Eucaristia, con Gesù vivente nel pane consacrato, perché era incomprensibile ai pagani, e poteva esporre l’augusto mistero a profanazione, e la devozione a Maria Santissima, per evitare che la scambiassero per una delle loro divinità femminili.  
Certamente però Maria Santissima era sommamente amata e venerata dai primi cristiani. Come potevano dimenticare infatti la Madre di Dio, che aveva dato al mondo il Redentore; che era stata a piè della croce, quando Gesù compì l’opera della redenzione; Maria, che era stata nel cenacolo implorando la discesa dello Spirito Santo, quando la Chiesa era solennemente promulgata? 
Certissimo, Maria, prima della sua assunzione al Cielo fu tra gli apostoli e i primi fedeli come Madre, per la missione avuta da Gesù a piè della croce, e certamente fu Lei a raccontare agli evangelisti i particolari dell’ Annunciazione dell’ Arcangelo e della nascita di Gesù Cristo.
Piena di Spirito Santo com’era, non poteva ignorare i misteri del futuro del mondo e della Chiesa nei secoli. 
La stessa Apocalisse, nel magnifico simbolo della donna vestita di sole, che combatte col dragone, ha simboleggiato la Chiesa e Maria Santissima perché la Chiesa è protetta da Maria, e vince il dragone per Maria. 
 
Le parole di san Paolo: Voi conoscete l’ostacolo che impedisce all'anticristo di manifestarsi a suo tempo, possono benissimo alludere a Maria Santissima — che in ogni pericolosa epoca della Chiesa, come per esempio quella dell’islamismo trionfante, quando il mondo era dominato e sconvolto dalla mezzaluna, e quando l’anticristo sembrava alle porte, e la cristianità sembrava sul punto di essere travolta — fu il vero l’ostacolo all’anticristo, fu Colei che salvò la cristianità. E l'anticristo era l’Islamismo, e il capo che poteva sorgere da esso poteva essere l’iniquo.
 
Anche oggi se il comunismo non è riuscito ancora a dominare tutto il mondo, ed ancora si va segretamente introducendo nelle nazioni con una propaganda infernale, è proprio perché Maria Santissima gli è di ostacolo. 
 
Ecco perché satana sta scatenando per mezzo della propaganda protestante una lotta fierissima contro Maria Santissima e la devozione che le si deve, e si insinua subdolamente nelle teste... calde di certi membri della Chiesa che, sotto l’orpello di volere il culto cristologico, non si accorgono o non si vogliono accorgere di diminuire nei fedeli la devozione a Maria Santissima. 
Satana così lavora segretamente per togliere l'ostacolo all’anticristo, per travolgere la Chiesa e il mondo, e dominare con l’iniquità.
 
Per questo Maria Santissima è apparsa tante volte, ed ha voluto così riscaldare del suo amore i fedeli. Finché ci sarà profonda devozione a Maria Santissima l’anticristo troverà un ostacolo insormontabile ed apparirà in tutta la sua malvagità.
 
Il dragone dell’ Apocalisse perseguita la Donna vestita di sole per rapirle il Figlio, perseguita Maria per annientare il regno di Gesù Cristo, e vomita contro di Lei un fiume di eresie, per togliere l’ostacolo al trionfo della sua inquità. 
 
San Paolo, col suo ragionamento, esclude che la venuta gloriosa di Gesù Cristo sia imminente, perché l'anticristo non si è ancora manifestato, ma col suo lungimirante sguardo profetico non può non considerare la rovina che l'uomo dell’iniquità farà nelle anime allontanandole dalla Verità, e perdendole nell’Inferno. 
Perciò sente il dovere di ringraziare di continuo Dio per i suoi carissimi fedeli, che considera fuori di tanta rovina, sia perché il tempo dell’anticristo è ancora lontano, essendo ancora lontano il tempo della parusia, sia perché li vede prediletti del Signore, che li elesse per essere salvi, fin dal principio, cioè dall’eternità, volendo che tutti gli uomini fossero salvi mediante la santificazione dello Spirito Santo, cioè mediante la grazia, e mediante la fede della verità, avuta per la predicazione del Vangelo, e quindi con la corrispondenza alla grazia di Dio, ossia col consenso del libero arbitrio per mezzo della fede, conosciuta ed accettata per la predicazione del Vangelo. 
 
L’avere i Tessalonicesi accettato la predicazione del Vangelo, era per loro un segno dell’elezione di Dio fin dall’eternità che li voleva salvi, e per san Paolo un motivo di gioia, perché li amava teneramente, come appare chiaro da tutto il contesto della lettera. 
Ma non bastava per loro avere ricevuto la predicazione ed il Vangelo; dovevano vivere secondo quello che era stato loro insegnato, perché questo significava corrispondere alla grazia ricevuta. E per questo l’Apostolo soggiunge: Dunque, o fratelli, state saldi, e mantenetevi fedeli nelle verità tradizionali, nelle quali foste ammaestrati e a viva voce e per lettera.


San Paolo afferma chiaramente che per avere la fede e corrispondervi non basta la Scrittura, ma occorre anche la Tradizione, contro i protestanti che la negano. 
Per corrispondere alla grazia di Dio, bisogna considerare quanto Dio ci ha amati, e bisogna avere presente la vita eterna e la speranza della felicità futura che ci aspetta. Non è una fantasia, è una realtà soprannaturale che ci consola e ci fa essere costanti, in ogni opera buona, con la santità, ed in ogni buona parola con la carità. 

San Paolo lo afferma con parole accese, che rivelano la sua ferma persuasione, per lume di Dio: Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo, e Dio, il nostro Padre, che ci ha amati, e per sua grazia ci ha dato una consolazione eterna e una buona speranza, consoli i vostri cuori, e vi raffermi in ogni opera buona ed in ogni buona parola.

Per la nostra vita spirituale

Noi non sappiamo quando avverrà la fine del mondo e la venuta gloriosa di Gesù, ma sappiamo che dobbiamo essere vigilanti, per essere pronti a comparire innanzi al Giudice divino. 

Molte volte gli uomini hanno creduto di essere vicini alla fine del mondo. Lo stesso san Gregorio Papa la supponeva vicina, sembrandogli avverati i segni precursori annunciati da Gesù Cristo. Ma il Signore nell’annunciarli disse esplicitamente che non era ancora la fine. 

Nel passaggio all’anno mille, per false interpretazioni e per fantastiche propagande, si credé erroneamente da molti che l’anno 999 fosse l’ultimo anno del mondo, ed avvennero scene di fanatismo ed anche di disperazione. Ci furono molti che si suicidarono per non assistere al supposto cataclisma; questo avvenne specialmente  fra gli uomini. La storia invece ci dice che le donne si diedero ai divertimenti ed alle baldorie, forse per quell'istinto più sottile che ha naturalmente la donna, capirono che la propaganda della fine del mondo era una fantasia.

Ma per ciascuno di noi ci sarà certamente la fine

Ma se noi non sappiamo quando finirà il mondo, sappiamo certamente quando finirà per noi, e nessuno può dubitarne. 
Con la nostra morte, il mondo sarà finito pa noi, e saremo innanzi al Giudice divino. Passeremo per l'ultima volta per le vie che abbiamo tante volte percorsa da viventi, ma ci passeremo cadaveri, chiusi in una cassa e, quasi per irrisione, trasportati in un carro ornato di fiori, anch'essi morti e putrescenti. 
 
Sarà questo il cataclisma del nostro mondo per noi. La nostra casa? È per noi come rasa al suolo, non ci appartiene più, sparita per noi. Le nostre cose più care alle quali eravamo tanto attaccati? Sono per noi finite, quasi arse da una fiamma. I monti, i mari, le campagne fiorite, gli edifici grandiosi, orgoglio delle nostre città, tutto è sparito per noi, e non ci appartiene più. 
Tutto, secondo l’espressione divina, invecchia come un vestito che non serve più. 
Si potrebbe cantare col poeta di noi, come del vestiti: Fummo vestiti belli. Fummo camicie fini, ombrelli, nastri e cappelli, merletti e mussoline. Ora tutto è passato, abbiamo un nome solo, e ognuno rassegnato aspetta il cenciaiolo. 
Ma noi non aspettiamo solo il cenciaiolo, aspettiamo la dissoluzione del sepolcro. Ma non invecchia soltanto, si dissolve per noi, e per noi è fine del mondo. 
 
Ed allora? 
Non possiamo vivere una vita materiale dissoluta, ma dobbiamo far tesoro della parola di Gesù: vigilare e pregare, perché anche per noi la fine del nostro mondo verrà come un ladro, e non sappiamo quando.
La scena della fine del mondo per noi potrà avere anche dei segni che ci debbono far stare in guardia. 
La vecchiaia, col rilassamento della vita spirituale, potrà determinare nelle nostre potenze una defezione e, se non vigiliamo, potrà rinascere in noi l’uomo vecchio, l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione per i peccati che commettiamo. 
Potremmo illuderci di vedere diminuire o sparire le miserie della carne e le attrazioni del mondo, ma l'avversario, il demonio ci può assillare con le sue tentazioni, e farci dimenticare di Dio nei momenti dolorosi delle malattie, degli acciacchi, delle contraddizioni, nei quali dovremmo maggiormente unirci alla divina volontà.


L’anticristo in noi

Può manifestarsi in noi l’anticristo, con i dubbi sulla fede, con l’incertezza della vita eterna, con le agitazioni della coscienza, se non c’è in noi l’ostacolo che ne impedsce le insidie. 

E l’ostacolo dev'essere la preghiera, l'unione a Gesù Sacramentato, la viva devozione alla Madonna, il coltivare l’anima con sante letture. 

L’anticristo, oggi, per l’età che declina, può essere il televisore, strumento che, come è oggi, ha veramente del diabolico, perché trae l’anima al mondo, la distrae inesorabilmente dalla preghiera, perché ha un fascino di attrazione quasi invincibile. Anticristo sono le letture frivole o piccanti, che s'insinuano come passatempi nelle lunghe giornate, quasi occupazioni nell’ozio.

È detto dell’anticristo che il Signore Gesù lo distruggerà col soffio della sua bocca, e lo annienterà con lo splendore della sua venuta. 
Ed il Signore caccia satana negli ultimi momenti della vita, del nostro mondo che si dissolve, con l’assoluzione, l’Estrema Unzione e le preghiere della Chiesa, soffio della sua misericordia che ci abbraccia, e con lo splendore della sua venuta nella Santissima Eucaristia, viatico divino per aprirci le porte della vita eterna, vittoria completa su satana.

giovedì 2 maggio 2024

Le formule liturgiche o cultuali mariane esprimono la fede della Chiesa sulle verità relative a Maria SS.ma

 Altri testi mariologici
(dal libro "Mariologia biblica" di padre  Stefano M. Manelli)

 
Se la Liturgia è un «luogo teologico», è soprattutto al valore non certo trascurabile di questo «luogo teologico» che noi dobbiamo il senso mariano di altri testi dell'Antico Testamento. 
La novella Liturgia instaurata dal Vaticano II ha offerto un discreto numero di testi biblici tratti dall’Antico Testamento e adoperati per le solennità, le feste, le memorie e le ricorrenze mariane (1).
Parlare però — come fanno alcuni — di senso solo accomodatizio nell’uso liturgico di diversi testi veterotestamentari, oltre che poco onorifico per la Liturgia, sembra apparire in netto contrasto con il genuino senso teologico della Liturgia, che valuta e adopera ogni brano biblico — dell’Antico o del Nuovo Testamento — alla luce della Rivelazione di Cristo, .del compimento della Redenzione e del «sensus fidei». della Chiesa maestra di verità (2).
«La mariologia — afferma il Le Deaut — non sì può accontentare di considerare l'Antico Testamento come un tesoro d’immagini applicabili alla Vergine in senso accomodatizio, molto elastico. Esso contiene, sulla Madre del Messia, una rivelazione autentica, sia pure solamente abbozzata, che si scoprirà nel Nuovo Testamento, rivelatore dell’Antico, e nell’interpretazione tradizionale della Chiesa» (3).
 
Sacra Scrittura, Chiesa e Liturgia vanno sempre insieme, in organicità di legami fecondi e vitali per la fede che salva l’uomo. 
 
Molto opportunamente, infatti, il P. Roschini, trattando del valore teologico del culto mariano, fa notare che «la preghiera liturgica della Chiesa (il suo culto) è espressione della fede della Chiesa, la quale fede antecede la preghiera liturgica (il culto) e perciò è garanzia della fede... Conseguentemente, non è la liturgia (con le sue forme liturgiche o cultuali) quella che genera la fede o le verità della fede, ma è la fede che genera la liturgia, ossia le espressioni cultuali o liturgiche, come l’albero. genera il frutto, e non viceversa» (4).
Per questo è stato anche scritto, giustamente, che «l’interpretazione liturgica dei testi scritturali ha una importanza teologica di prim’ordine» (5), perché è un portato della fede genuina della Chiesa, e «le formule liturgiche o cultuali mariane, ossia il culto mariano, perciò, non fanno altro che esprimere, manifestare la fede della Chiesa sulle varie verità relative a Maria SS.» (6).

Ebbene, fra i testi veterotestamentari adoperati e interpretati in senso mariologico dalla Liturgia — oltre i tre testi fondamentali del Genesi, di Isaia e di Michea — ve ne sono almeno altri quattro più importanti, dei quali due sono stati riportati e interpretati mariologicamente anche dal Concilio Vaticano Il: ossia, quello sui «poveri di Iahvé» e quello sulla «figlia di Sion» (7).

Nel capitolo ottavo della Lumen gentium è scritto: «Essa (Maria) primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza» (8).

In diversi salmi è descritta la realtà degli «anawim» di Dio, i veri «poveri di Jahvé» (9). Essi sono i figli di Abramo, umili e timorati di Dio, oppressi dagli uomini, ma fiduciosi nel Signore che li salva. Tra le vicende più dolorose del popolo eletto, nella tragedia delle deportazioni e dell’esilio babilonese, i «poveri di Jahvé» realizzano la più alta ascesi veterotestamentaria e, per la loro fedeltà a tutta prova, costituiscono quel «resto di Israele» da cui uscirà il rinnovato popolo eletto, la Chiesa di Cristo.

Nel Magnificat, la Madonna stessa si colloca appunto fra gli umili, oggetto della compiacenza di Dio, che «ha guardato l’umiltà della sua serva» e che «ha innalzato gli umili» (Lc 1,48).

Nel dialogo con l’Angelo, all’Annunciazione, nel momento stesso in cui accetta la sublime missione della Maternità divina, la Vergine Maria dice il suo Fiat come una povera «ancella del Signore» (Lc 1,38).
Sappiamo che la Madonna fu povera dal punto di vista sociale ed economico, vivendo in un paesello minuscolo e di nessun conto («da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?»: Gv 1,46), nascosta e ignorata da tutti.

Lo stesso Concilio Vaticano II rileva che, per la sua povertà, Maria SS. dovette fare al Tempio l'offerta dei poveri (10). Ma questa povertà esteriore era segno e figura della grande povertà interiore che fece di lei, per antonomasia, «l’umile vergine», modello e maestra della povertà di spirito beatificata dal Signore Gesù nel discorso della montagna: «Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli» (Mt 11,29) (11).

« Eccelsa Figlia di Sion »

Leggiamo nella Lumen gentium: «Eccelsa figlia di Sion con lei, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura una nuova Economia, quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana, per liberare coi misteri della sua carne l’uomo dal peccato» (12).

Sion è la terra-madre di quei «poveri di Jahvé» che costituiscono il «resto di Israele», da cui sorgerà il «nuovo Israele»; e il monte Sion è figura del regno eterno di Jahvé rinnovato in un popolo nuovo, come annunciò il profeta Michea: «In quel giorno — dice il Signore — radunerò gli zoppi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato duramente. Degli zoppi io farò un resto, e degli sbandati una nazione forte. E il Signore regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per sempre. E a te, Torre del gregge, colle della figlia di Sion, a te verrà, ritornerà a te la sovranità di prima, il regno della Figlia di Gerusalemme» (Mic 4, 6-8).

Maria è l’«eccelsa figlia di Sion», ossia è appunto colei che tra gli umili e i poveri del Signore fu eletta per dare compimento alle promesse antiche della salvezza, instaurando la «nuova Economia» del riscatto redentivo dell’umanità dal peccato, per il ritorno alla «sovranità di prima» (13).

Sion, in origine, era la rocca dominante di Gerusalemme, espugnata da Davide, che vi costruì la sua reggia e vi trasportò anche l’Arca dell’Alleanza (14). Per questo Sion era chiamata «città di Davide» e «dimora di Jahvé». 
Con il re Salomone, in seguito, si cominciò a chiamare Sion anche il monte dove egli fece costruire il nuovo Tempio e la nuova reggia, a nord di Gerusalemme (15).
Infine, con la parola Sion, si arrivò a indicare l’intera Gerusalemme e l’intero popolo di Israele, che vengono accomunati anche in diversi altri testi veterotestamentari, oltre che in quello sopra citato di Michea (16).

Maria, «eccelsa figlia di Sion», porta in sé il compimento del disegno salvifico di Dio e diviene ella stessa personificazione del nuovo Israele, la più vera «dimora di Jahvé», per l’incarnazione del Figlio di Dio che restaura il regno di Israele con un dominio che non avrà mal fine,

Per tutto questo, il tema della « Figlia di Sion » trova i suol richiami più fecondi e gioiosi nei testi di Sofonia (3, 14-17) e di S. Luca (1,28-33) (17).
Nell'uno e nell'altro c'è l'esultanza messianica che fa prorompere nel grido gioioso: «Esulta», Sofonia preannuncia il futuro dell'avvento di Dio: «Esulta, figlia di Sion... » (3, 14), L'Angelo, invece, annuncia a Muria la gioia dell'arrivo del Verbo di Dio che sta per incarnarsi in Iei: «Esulta, o piena di grazia...» (Lc 1,28) (18).

Maria SS. e la Sapienza

Certamente fra le pagine più alte dell’Antico Testamento ci sono quelle riguardanti la Sapienza, presentata come ipostasi di Dio, Verbo del Padre, che preesiste e presiede a tutta l’opera della creazione.

Orbene, queste pagine del Siracide (24, 3-21) e dei Proverbi (8, 22-35) — fatte le debite restrizioni — dalla Chiesa sono state applicate a Maria SS. fin dal secolo VII per la festa dell’Assunzione (Sir 24, 3-21) e dal secolo X per la festa della sua Natività (Prv 8, 22-35). 
Specialmente la pagina dei Proverbi, nella sua solenne bellezza e sublimità di espressioni, di immagini, di concetti ci porta a contemplare l’origine di Maria nel pensiero eterno di Dio. La Sapienza «si traspone, per riflesso e partecipazione, a Maria, la Madre del Verbo di Dio» (19).

Ci si può chiedere, però, se l’applicazione di tali testi a Maria Vergine sia fatta solo in senso accomodatizio o in qualche altro senso biblico particolare più appropriato.

Diciamo subito che sembra davvero strano il parere di quegli autori i quali parlano, troppo sbrigativamente, di pie accomodazioni biblico-liturgiche, pur sapendo bene che Maria SS. fu da Dio predestinata fin dall’eternità «uno eodemque decreto» con il Verbo Incarnato, come dice luminosamente la Bolla «Ineffabilis Deus», con esplicita applicazione a Maria delle parole della Sapienza (20).

« A causa della sua intima partecipazione attiva all’Incarnazione del Verbo di Dio — scrive Mons. Romeo — essa (Maria) riveste in certa misura la missione e le prerogative della Sapienza ipostatica che «ha posto la sua abitazione fra noi» (Gv 1, 14). Non si tratta di accomodazione arbitraria, bensì di senso «pieno» postulato dal mistero dell’Incarnazione. La Sapienza increata, incarnandosi in Maria, fa di essa il centro della Verità e della Vita (Sedes Sapientiae(21).

Inoltre, riesce davvero difficile ammettere che la Liturgia, in quanto «lex orandi», così strettamente correlata alla «lex credendi», si voglia servire di pie accomodazioni per illuminare e santificare i fedeli sotto l’azione dello Spirito Santo.

Si noti, piuttosto, che l’applicazione fedele e costante, per molti secoli, di queste pagine bibliche a Maria SS. «non può spiegarsi — scrive giustamente il P. Pietrafesa — a livello di semplici «accomodazioni» più o meno felici, ma deve essere valutata sul piano teologico, proprio dalla loro utilizzazione nella liturgia. Questo legge la Bibbia con occhi cristiani, alla luce delle meraviglie che Dio ha compiuto in Cristo e nella Vergine Maria, e quindi non sorprende che vegga un senso molto più ricco, esteso e profondo, sconosciuto ai contemporanei e allo stesso agiografo. Il quale senso suppone evidentemente quello letterale, ma nello stesso tempo lo supera, lo allarga, lo arricchisce» (22).

« Tutta bella sei tu » 

 
Il Cantico dei cantici è un poemetto allegorico sull'amore. Ma, quale amore? A chi va riferito?

La sposa del Cantico dei cantici «secondo le più sicure interpretazioni dell’esegesi moderna — scrive il Bertetto — confermate dalla tradizione patristica e medioevale, designa metaforicamente sia la Figlia di Sion, sia il popolo di Israele, nelle relazioni di amore e di fedeltà con Jahvé suo Sposo; sia la Chiesa cattolica, che continua il popolo di Dio dell’Antico Testamento; sia anche ogni anima fedele, membro della Chiesa, e in modo particolare Maria SS., alla quale si applicano e si riferiscono in senso tipico scritturistico, manifestato dalla Tradizione patristica e teologica, alcuni versetti della Cantica: hortus conclusus, fons signatus (orto chiuso, fonte sigillata) (Ct 4, 12), in favore della verginità di Maria; e tota pulchra es (sei tutta bella) (Ct 4,7), in favore della assenza di colpa in Maria» (23).

Nell’insieme, quindi, il Cantico dei cantici esprime, in suggestiva allegoria poetica, la realtà dell’amore di Dio verso la sua sposa eletta, senza colpe né difetti, tutta innocente e bellissima.
Questa «sposa» è il «nuovo Israele», ossia la Chiesa «senza macchia e senza ruga» (Ef 5,27); questa «sposa» è ogni anima cristiana che si dona a Dio in purezza e santità; questa «sposa» è, in modo perfetto ed eminente, Maria SS., solo lei, l’Immacolata, ossia la «Tutta bella» per eccellenza e la «senza macchia» per antonomasia.

È interessante rilevare che il «sensus fidei» della Chiesa, espresso dalla Liturgia nell’applicare a Maria i passi del Cantico dei cantici, si armonizza pienamente con l’interpretazione mariologica data dai Santi Padri e scrittori ecclesiastici, quali S. Ippolito, S. Efrem (soprattutto), S, Ambrogio, S. Girolamo, S. Epifanio, S. Sofronio, S. Giovanni Damasceno, S. Germano, S. Pier Damiani, Ruperto di Deutz, Alano di Lilla, e via di seguito (24).

Nella Costituzione del Concilio Vaticano II sulla Sacra Liturgia è detto che la Chiesa «in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione, ed in lei contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere» (25).

Questa «immagine purissima» la Liturgia ce la presenta appunto con l’immagine della «sposa» senza macchia del Cantico dei cantici, a cui il Signore rivolge le sue parole ripiene di vaghezza d’amore estatico: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!... O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro» (Ct 2, 10-14) (26); e ancora: «Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia! Vieni con me dal Libano, o sposa, vieni!» (Ct 4, 7-8) (27)

Il «sensus fidei» della Tradizione patristica e della Liturgia ci fanno leggere il Cantico dei cantici in filierana mariologica, portandoci a contemplare in trasparenza Marla nella «sposa» tutta bella e senza macchia, lo quale con la sua purezza originaria — con frapposta all'infedeltà adultera di Israele ricapitola, riflette e sublima In sé il «nuovo Israele», cioè la Chiesa, e ogni anima, sposa del Signore (28).

Infine, un rilievo particolare va dato al celebre versetto 10 del capitolo VI: «Chi è costei che sorge come l'aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiera a vessilli spiegati?».
La figura di Maria, qui disegnata con le immagini più seducenti dol cosmo (l'aurora, la luna, il sole) e della forza degli uomini (le schiere all’assalto) preannuncia suggestivamente il «grande segno» dell’Apocalisse, la «Donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi, coronata di dodici stelle» (Ap 12,1).
Il legame delle immagini presenti nei due testi identifica in simbiosi luminosa la Sposa del Cantico dei cantici con la Donna dell’Apocalisse; e la Liturgia, di fatto, insieme alla Tradizione medioevale, interpreta l’uno e l’altro testo in senso mariologico, riferendoli direttamente alla Vergine Maria (29).

Padre Stefano M. Manelli
Mariologia biblica (pag 65-76)



Ndr: senso accomodativo o accomodatizio è un termine in uso nell'esegesi biblica. In maniera generale si riferisce all'uso di citare frasi e passi delle Scritture in un senso diverso da quello che hanno nel contesto, basandosi spesso su mere analogie di parole o anfibologie.

(1) Cfr. A. MIORELLI SM, L’uso della Scrittura nelle feste liturgiche mariane, Torino 1968; AA. VV., Lezionario Mariano, Brescia 1975.

(2) Sull'argomento cfr. C. VAGAGGINI, Il senso teologico della liturgia, Roma 1958, pp. 354s.; A.M. TRIACCA, Bibbia e Liturgia, in Nuovo Dizionario di Liturgia, Roma 1984, pp. 175-197; A. NOCENT, La lettura della Sacra Scrittura, in AA.VV., Assemblee, Brescia 1986, pp. 198-221. Si rifletta attentamente su ciò che dice la “Dei Verbum” sulla Chiesa sempre sollecita «soprattutto nella Sacra Liturgia, di nutrirsi del pane della vita dalla mensa sia della parola di Dio che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli» (n. 21 - corsivo nostro).

(3) R. LE DEAUT, Marie et l’Ecriture dans le Chapitre VIII, in Etudes Mariales 22 (1965) 61. «Se c’è un ambito dove la Chiesa è certa dell’assistenza dello Spirito Santo, è proprio nella struttura fondamentale della sua liturgia. Ora, non c’è niente di più comune a tutti i riti cristiani che questo legame fra Antico e Nuovo Testamento»: così scrive D.C. JEAN-NESMY, Per una lettura cristiana della Bibbia, in Communio, n. 87 (1986) p . 48.

(4) G. ROSCHINI OSM, Il valore teologico e efficacia pastorale del Culto Mariano, in Marianum 39 (1977).

(5) I. H. DALMAIS, La liturgia testimonianza della tradizione, in La Chiesa in preghiera, Grottaferrata 1963, pp. 244. Vedi pure M. MARTIMORT, L’Eglise en prière, Tournai, p. 227.

(6) G. ROSCHINI OSM, art. cit., l.c. Subito dopo, l’autore riferisce l'esempio del Papa Pio XII il quale nell’enciclica Mediator Dei riporta «come attuazione del celebre effato "Lex orandi, lex credendi”, il fatto che Pio IX, nel definire come dogma di fede l’Immacolata Concezione di Maria SS., incluse, nella documentazione, l’argomento dedotto dalla Liturgia» ivi, l.c.).

(7) Giustamente, riguardo alle due espressioni «poveri di Iahvé» e «figlia di Sion», è stato rilevato che nel testo conciliare «nessuna delle due espressioni è accompagnata con un riferimento. Le due espressioni formano quasi un luogo comune della pietà vetero-testamentaria alla  "figlia di Sion”, figura del popolo eletto, la quale porterà la promessa a compimento nella pienezza dei tempi » (G. PHILIPS, L’Eglise et son mystère aut deuxième du Concile Vatican. Histoire, texte et commentaire de la Constitution «Lumen Gentium», Paris 1968, II, p. 231).

(8) Lumen gentium, n. 55. 

(9) Si vedano, ad esempio, i salmi 9, 10, 11, 12, 34, 37. 

(10) Lumen gentium, n. 57.

(11) Sull'argomento, cfr. A. GELIN, Il povero nella Sacra Scrittura, Milano 1956, pp. 121-123; F. URICCHIO OFMConv., La povertà di Maria nella Sacra Scrittura, in Miles Immaculatae 2 (1966) 175-184, 263-272; ORTENSIO DA SPINETOLI, OFM Cap, Maria nella Bibbia, Genova 1964, pp. 111-131; E.M. MORI, Figlia di Sion e Serva di Jahvé, Bologna 1970, pp. 301-449. | 

(12) Lumen gentium, n. 55.

(13) Cfr GI 2, 21-27; Sof 3, 14-17; Zac 9,9.

(14) Cfr 2 Sam 5, 6-7, 9-11.

(15) Cfr Is 18,7; Ger 26, 18.

(16) Cfr Is 37,32; 46,17; 52,1-2; Ger 26,18; 51,35; Sal 142.2.

(17) Cfr D, BERTETTO SDB, La Madonna oggi, Roma 1975, pp. 65-66,

(18) Il tema così interessante della «Figlia di Sion», visto in rapporto con il Nuovo Testamento, e specificamente con Lc 1,26-38, ha impegnato e sta impegnando gli studiosi più qualificati in campo biblico e mariologico. C'è divergenza di valutazioni, però, come risulta efficacemente dalla esauriente panoramica presentata da N. LEMMO, Maria, «Figlia di Sion», a partire da Lc 1,26-38. Bilancio esegetico dal 1939 al 1982, in Marianum 45 (1983) 175-258. È di notevole portata il tentativo di presentare il tema della «Figlia di Sion» quale « sfondo biblico della figura neotestamentaria di Maria», come ha fatto I. DE LA POTTERIE, Maria nel mistero dell'alleanza, Genova 1988.


(19) A. ROMEO, Maria e il Verbo Incarnato nei libri poetici e sapienziali del V. T., in Tabor 23 (1958) 323. Cfr pure D.J. ALFONSO, Marie et la Sagesse divine (Prv 8,22-35), in Assemblées du Seigneur, n. 80, pp. 19-28.

(20) Ecco il testo originale contenuto nella Bolla pontificia: «Atque idcirco vel ipsissima verba quibus divinae Scripturae de increata Sapientia loquuntur, eiusque aeternas origines repraesentant, consuevit tum in ecclesiasticis officiis, tum in sancta Liturgia adhibere et ad illius Virginis primordia transferre, quae uno eodemque decreto cum divinae Sapientiae incarnatione fuerant praestituta». Cfr TH. PLASSMANN OFM, Uno eodemque decreto, in Virgo Immaculata, III, Roma 1955, pp. 174-197.
(21) A. ROMEO, art. cit., pp. 327-328.

(22) P. PIETRAFESA CSSR, La Madonna nella Rivelazione, Napoli 1970, p. 64; si vedano gli importanti riferimenti ad alcuni autorevoli studiosi, quali Bea, Vagaggini, Scheeben, Dillenschneider (ivi, p. 65, nn. 7-10). Per una conoscenza più estesa e documentata sull’argomento, si veda E. CATTA, Sedes Sapientiae, in Maria, Parigi 1961, vol. VI, pp. 688-866; D. COLOMBO OFM, Maria nei libri sapienziali, Vercelli 1979.

(23) D. BERTETTO SDB, La Madonna oggi, Roma 1975, p. 60.

(24) Cfr lo studio accurato ed esteso di A. Rivera CMF, Sentido mariologico del Cantar de los Cantares, in Ephemerides Mariologicae 1 (1951) 437-68; 2 (1952) 25-42.

(25) Sacrosanctum Concilium, n, 103,

(26) Testo riportato nella Messa della Visitazione della Beata Vergine Maria, salmo responsoriale.

(27) Sul tema delicato e suggestivo di Maria « Sposa del Verbo Incarnato », si veda A. Rivera CMF, Maria Sponsa Verbi en la tradicion biblico-patristica, in Ephemerides Mariologicae 9 (1959) 461-478; A. PIOLANTI, « Sicut Sponsa ornata monilibus suis », in Virgo Immaculata, Romae 1955, pp. 181-193. 

(28) Scrive il Laurentin: « La dichiarazione apparentemente iperbolica del Re-Jahvé a Israele: Non vi è macchia in te, si attua alla lettera solo in questa nuova creazione che comincia con l’Immacolata Concezione di Maria. Poiché questo senso si attua oggettivamente, dato che è stato riconosciuto (benché con modalità spesso deficienti) da un'abbondante tradizione, il teologo può con fondamento vedervi un senso pieno o ultrasenso che risponde a un disegno di Dio, autore principale della Scrittura » (R. LAURENTIN, La Vergine Maria, Roma 1983, p. 179, n. 3). Cfr pure A, ROMEO, art, cit., pp. 318-323.

(29) Cfr P. DE AMBROGGI, Il Cantico dei cantici, Roma 1952, p. 211; G. NOLLI, Cantico dei cantici, Roma 1968, p. 34; D. COLOMBO, Cantico dei cantici, Roma 1983, p. 22

mercoledì 1 maggio 2024

Figure e simboli mariani nell'Antico Testamento

Figure e simboli mariani
(dal libro "Mariologia biblica" di padre  Stefano M. Manelli)
 

Oltre che preannunciata, la Madonna è stata anche prefigurata e simboleggiata nell’Antico Testamento.
In tal senso si è avuta una preparazione al suo arrivo, svolta gradualmente e colta dalle gesta o eventi personali più significativi di donne particolari della vecchia Alleanza, oppure raffigurata in radiosità di simboli ricchi di contenuti espressivi del mistero di Maria (1).

Oltre la figura di Eva
(2), analizzata in profondità già dalla prima Patristica, che l'ha presentata in «antitesi» con Maria, il Vecchio Testamento ci presenta figure di donne non comuni come Sara, Maria (sorella di Mosè), Debora, Giuditta, Ester, che hanno svolto un ruolo importante nell'economia del piano salvifico dì Dio o nel cammino del popolo eletto verso la pienezza deì tempi.

Esaminiamole brevemente.

Sara. Fu la moglie «libera» di Abramo, a differenza di Agar, la «schiava». Sara era sterile, ma ciò nonostante divenne feconda per intervento miracoloso di Dio. Fu la madre di Isacco, unico figlio, che diventò padre di una grande discendenza (3).
Sara, sposa «libera», ma sterile, è figura di Maria, sposa «libera» della vera libertà da ogni soggezione di colpa («chiunque commette il peccato è schiavo del peccato» Gv 8,34): sposa non sterile, ma vergine volontaria, che concepì e partorì il figlio miracolosamente, ossia verginalmente.
Maria fu madre di Gesù, unico figlio, che ha redento l'umanità divenendo Capo del Corpo mistico, «primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29).
Sara è l’ombra della nuova Alleanza sancita da Dio con Abramo e suggellata dal sangue della circoncisione. Maria, invece, è la realtà della nuova Alleanza, stabilita da Gesù che l’ha suggellata con la sua immolazione di vittima crocifissa per l'umanità da redimere (4).

Maria, sorella di Mosè: oltre che per l’identità del nome, la sorella di Mosè è figura di Maria per alcuni aspetti di particolare interesse.
Maria è sorella di Mosè, il Liberatore del popolo eletto, ed è sorella di Aronne, il primo Sacerdote dell'Antica Alleanza.
Con Mosè e Aronne, anche Maria ricevette l’onore di essere presente nel «Padiglione del Convegno», dove il Signore discese nella nube e parlò loro.
Inoltre, Maria era chiamata profetessa ed era la guida del coro delle donne nel cantico di trionfo di Mosè (5).
«Bastano questi tratti — scrive il Ruotolo — per farci intravedere la Vergine Santa adombrata in questa donna. Maria è presentata nel libro dell’Esodo a fianco di Mosè e di Aronne. La Vergine Santa è legata a Gesù Cristo non solo come Madre, ma anche nella sua opera. Ciò vuol dire che, come Maria affiancava suo fratello, Mosè, legislatore del Popolo eletto, così Maria, la Vergine, è congiunta in maniera indissolubile al sommo legislatore Gesù Cristo, del quale Mosè era figura e tipo».  La Vergine santa è a fianco di Gesù Cristo, sommo sacerdote della nuova Alleanza, di Mosè figura e tipo.
La prima Maria è presentata come profetessa privilegiata da Dio; la seconda Maria, la benedetta fra le donne, è invocata dalla Chiesa come «Regina dei Profeti». La prima ripeteva il ritornello del cantico trionfale di Mosè insieme con altre donne; la seconda eleva il suo cantico alla grandezza dell’Onnipotente e profetizza, nel senso letterale della parola, la sua futura glorificazione «da parte di tutte le generazioni umane» (6).

Debora. In una situazione di estremo pericolo, Debora fu la donna energica che salvò il suo popolo dai Cananei, guidando Barac, con un piccolo esercito, al trionfo sul possente esercito di Sisara, comandato da Jablin.
Debora è figura di Maria SS. soprattutto per questo: perché è stata cooperatrice attiva di Barac nella vittoria su Sisara, per salvare il suo popolo. Anche Maria SS. è stata l’«alma Socia» di Cristo nella salvezza dell'umanità mediante l’opera redentiva.
Debora è anche figura di Maria quale profetessa e quale madre misericordiosa, a cui ricorrevano tutti i figli di Israele nei loro bisogni. Maria SS. è la più grande profetessa ed è la vera «Madre di misericordia», come l’invoca la Chiesa, a cui tutti ricorrono con speranza e fiducia.
Infine, l'inno di esultanza e di riconoscenza che Debora cantò per la vittoria riportata sul potente e superbo Sisara, riecheggerà nel Magnificat di Maria che esalta Dio, vindice dei poveri e degli umili contro i potenti e i superbi (7).

Giuditta. Un popolo, ormai vicino alla resa disperata, viene salvato dall'audace stratagemma di una donna — Giuditta — che si fa ardita e virile nella lotta contro il nemico Oloferne e trionfa su di lui troncandogli la testa (8).
Giuditta è figura di Maria che schiaccia la testa al serpente, salvando, con il figlio, il genere umano.
La fortezza e la purezza, la bellezza e l’audacia splendettero in Giuditta. Per questo venne glorificata con parole di esaltazione rimaste celebri: «Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra e benedetto il Signore Iddio che ha creato il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici» (Gdt 13,18), «Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto di Israele, tu splendido onore della nostra gente» (Gdt 15, 10).
In tutte queste virtù e lodi, ugualmente, Giuditta è figura di Maria, la «benedetta fra le donne» (Lc 1,42), la donna forte per eccellenza, l’Immacolata, guerriera invincibile che schiaccia la testa al nemico con il suo piede verginale.
A Lei, all’Immacolata, la Chiesa canta festosa: «Tutta bella sei, o Maria, e macchia originale non è in te. Tu la gloria di Gerusalemme, tu la letizia di Israele, tu l’onore del nostro popolo».

La regina Ester (Renzo Tubaro)


Ester. Questa fanciulla ebrea fu anzitutto celebre Pet la sua bellezza con cui conquistò il re Assuero, che la scelse come regina.
Inoltre, Ester fu l'unica ad essere esclusa dal decreto di morte emanato contro il suo popolo.
L'impresa più gloriosa di Ester fu quella di aver salvato il suo popolo condannato allo sterminio per la malvagità del nemico (9).
Anche Ester è figura di Maria per l'eccezionale bellezza, Maria è la «Tutta bella», come canta la Chiesa.
Inoltre, Ester è figura di Maria perché anche per Maria, unicamente, non valse la legge universale della contrazione del peccato originale, a cui sono soggetti tutti i discendenti di Adamo.
Infine, e soprattutto, Ester è figura di Maria sia perché anche Maria salvò il popolo redento dalla condanna dell'Eden, trionfando, con il Figlio, sul nemico infernale; sia perché anche Maria, nelle gravi necessità della Chiesa — il «nuovo Israele» — è potente Avvocata e Mediatrice che intercede per scamparci da pericoli e castighi.

I simboli mariani

Nella Bolla dogmatica «Ineffabilis Deus» il Papa Pio IX ha così sintetizzato i simboli mariani più significativi dell'Antico Testamento, applicati lungo i secoli alla Vergine Immacolata sia dalla Tradizione che dalla Liturgia e dall’Arte sacra.

«Il magnifico e singolare trionfo della Vergine, l'innocenza, la purezza e la santità sue insigni, la sua immunità da ogni macchia di colpa e, infine, la sua inesprimibile ricchezza e grandezza di tutte le grazie, le virtù e i privilegi celesti, i Santi Padri ravvisano nell’Arca di Noè che, costruita per ordine di Dio, rimase completamente salva ed intatta nel generale naufragio; nella scala che Giacobbe vide toccare il cielo e sui gradini della quale angeli di Dio salivano e scendevano, e in cima alla quale era Dio stesso; nel roveto che Mosé vide ardere tutto in giro in luogo consacrato e, nonostante le fiamme guizzanti, non bruciare né patir danno, ma verdeggiare e fiorire magnificamente; nella torre inespugnabile per qualsiasi nemico, dalla quale pendono mille scudi e l’intera armatura del forte eroe; nel giardino chiuso che non è violabile o devastabile per nessun artificio d’inganno; nella fulgente città di Dio che rifulge di divino splendore ed è colma delle magnificenze del Signore e, infine, in numerose altre figurazioni del genere, le quali, secondo la dottrina dei Padri, preannunciano l’eccelsa dignità della Madre di Dio, la sua illibata innocenza, la sua santità immune da qualsiasi macchia» (10).

Tra tutti i simboli mariani dell’Antico Testamento, però, certamente primeggia quello dell’Arca dell’Alleanza. Anche la Liturgia rinnovata del Vaticano II si serve della lettura sull’Arca dell'Alleanza per la solennità dell’Assunzione di Maria SS. in anima e corpo al cielo. Il popolo cristiano, del resto, da secoli venera Maria quale Foederis Arca (Arca dell'Alleanza) nelle Litanie Lauretane.

«I punti di contatto fra l'Arca e Maria - scrive il Bressan - sono non soltanto verbali e il confronto va, anzi, a tutto vantaggio di Maria (è un caso, cioè, di estensione del senso letterale)» (11).
L'Arca, infatti, era il luogo per eccellenza della Presenza di Dio. Addirittura gli ebrei finivano col considerarla Dio stesso (Nm 10, 35), e la presenza di Dio era vista tra i cherubini posti al di sopra dell'Arca.
Ma l'Arca era solo un simbolo. Maria, invece, è la realtà. In lei Dio si è fatto realmente presente, fino al punto di diventare suo Figlio. E proprio «questa presenza di Cristo, Uomo-Dio, in Maria — rileva il Crocetti — ha portato i primissimi cristiani a considerare Maria quale Arca della nuova Alleanza. Infatti il Vangelo dell’infanzia di Luca (1,39-44) applica a Maria quanto Il Sam 6,2-11 diceva dell'arca: si confrontino, per es., II Sam 6,9 con Luca 1,43, Il Sam 6,11 con Luca 1,56 (12).
In Maria assunta in cielo, infine, si realizza, in splendore di gloria, l’incorruttibilità dell’Arca, perenne dimora di Dio. 

 

Altri passi mariologici

È bene, qui, accennare ad altri passi dell'Antico Testamento interpretati in senso mariologico, anche se con minore incidenza di contenuto e di significato rispetto ai testi principali.
Più importanti fra tutti sono certamente i testi di Isaia sulla verga della radice di lesse (11,1) e di Geremia sulla donna che circonderà l'uomo (31, 22).
Ambedue i testi sono stati interpretati in senso mariologico da un discreto numero di SS. Padri e di esegeti cattolici, che hanno intravisto Maria sia nella «radice di lesse» da cui è germogliato il Messia, sia nella «donna che circonderà l’uomo», ossia che porterà il Messia nel suo grembo verginale. Sembra certo, tuttavia, che il senso mariano di tali passi biblici sia solo implicito (13).

Altro testo significativo è quello dei Proverbi sulla «donna forte», interpretato in senso mariologico per la descrizione suggestiva e radiosa della donna ricca di tante virtù, riflesse in Maria in grado eminente impareggiabile (14).

Inoltre, tra le figure di Maria nel Vecchio Testamento, non si può far cadere il ricordo della mamma di Giacobbe, Rebecca, che per qualche aspetto anche drammatico ha ben raffigurato la Mamma di Gesù (15). E con lei vanno ricordate Rachele, la sposa di Giacobbe (16); Ruth, la dolce moabita” (17); Anna, le madre di Samuele (18); Giaele, che trafisse il capo di Sisara (19); Abigail detta «prudentissima e bella» (20).

Un capitolo a parte, poi, meriterebbero i Salmi per la presenza dei riferimenti a Maria SS., dei quali ha conservato tracce significative anche l'attuale Liturgia rinnovata.
Basti qui dire che, fin dai primi secoli, i Padri Greci (21) e i Padri Latini (22) hanno trovato nel Salterio filoni espressivi di contenuto mariologico, specialmente in alcuni Salmi o versetti specifici (23), molto efficaci ad alimentare, sin da allora, il culto e la pietà mariana nei fedeli.

Il P. Calabuig, infatti, nel suo studio sui Padri Latini del II-VI secolo, ha potuto scrivere che le interpretazioni mariologiche fatte dai SS. Padri «spesso assumevano carattere cultuale e per la forma (omelie, testi eucologici) e per il contenuto (espressioni di lode e di ammirazione per Maria, esortazioni ad imitarla...)», e conclude dicendo che «la paziente opera di riferimento dei ’versetti mariologici’ del Salterio è senza dubbio uno dei contributi più importanti che i Padri hanno dato allo sviluppo della pietà mariana» (24).

Incoronazione della Vergine (Pomponio Amalteo)

Tra i molti simboli mariani dell’Antico Testamento, infine, è giusto ricordarne alcuni altri più espressivi della persona e della missione di Maria SS. nella storia salvifica del genere umano. 
Sono simboli di cui la Tradizione, la Liturgia e l'Arte sacra si sono servite qua e là, chi più chi meno, con insistenza e continuità, per illustrare la realtà ineffabile di Maria SS. Ne ricordiamo alcuni.

Il Paradiso terrestre, simbolo di Maria che, «piena dì grazia» (Lc 1,28), fu realmente il Paradiso terrestre del nuovo Adamo, Gesù (25).

La colomba con l’olivo simboleggia graziosamente Maria che porta al mondo, tormentato dal peccato, l'ulivo della pace, ossia Gesù, il «Principe della pace» (Is 9,6) (26).

L'arcobaleno è il segno della fine della tempesta, e simboleggia Maria che segna la fine del peccato e l'inizio dell'era della redenzione per tutto il genere umano (27).

Il roveto ardente simboleggia Maria che nel suo seno vergine — simile al roveto ardente che non si consumò — portò Dio incarnato, conservando integra e immacolata la sua verginità (28).

La verga di Aronne fiorì senza il concorso degli elementi naturali, e simboleggia la verginità di Maria, che fu feconda senza il concorso umano e rimase sempre integra, pur concependo e partorendo Gesù, «giglio delle convalli» (Ct 2,1) (29).

La nube, che portò l'acqua salutare nella Samaria inaridita, simboleggia Maria che portò la sorgente della grazia redentrice, il Verbo Incarnato, per ridonare la vita al deserto del mondo (30).

Altri simboli di Maria SS., inoltre, sono il candelabro d'oro (Es. 25, 31-40), il vello di Gedeone (Gdc 6, 36-40), la torre di David (2 Sam 5, 17), il trono di Salomone (1 Re 10, 18-20) (31).

Infine, bisogna tener conto anche del ricco e suggestivo simbolismo mariano contenuto nei Salmi, a proposito dei quali anche il P. Calabuig ha scritto che «i vocaboli usati nei versetti mariani e le immagini contenute in essi contribuiranno ad arricchire la terminologia eucologica e il simbolismo mariano (terra, nubis, thalamus, sol, tabernaculum, civitas, convallis, aula, sedes, virga...) della liturgia, della letteratura e dell’arte» (32). E più recentemente lo stesso autore ha potuto parlare di un «patrimonio di interpretazioni mariologiche del salterio» che resta «tuttora vigente nella liturgia romana» (33), e, possiamo aggiungere, nella pastorale di notevoli fasce ecclesiali.

In conclusione, considerando l'immenso mosaico mariano che ci viene offerto dal Vecchio Testamento, così ricco di profezie, di figure e di simboli che parlano di Maria SS. preannunciandola, prefigurandola e simboleggiandola, possiamo ripetere anche noi con il P. Roschini: «Queste le principali figure e i principali simboli di Maria. Belle le profezie che l'hanno annunziata. Magnifiche le figure che l’hanno prefigurata. Attraenti i simboli che l’hanno adombrata, Ma la realtà è incomparabilmente più bella, più magnifica, più attraente. È come il sole che fa svanire i pallidi e indecisi chiarori dell’alba» (34).

Padre Stefano M. Manelli
Mariologia biblica (pag 51-64)



(1) Anche riguardo alle figure e ai simboli mariani va detto che il «sensus fidei» della tradizione, della liturgia e dell’arte, ci garantisce un’interpretazione mariologica che sta ben al di sopra della sola e pia accomodazione. «Data la frequenza dei simboli e delle figure mariane nella liturgia, nell’uso degli scrittori ecclesiastici e dei Santi Padri — scrive il P. Pietrafesa — è lecito indagare se tali simboli o figure mariane siano qualcosa di più che semplici accomodazioni estensive. Ebbene, se si considera che la Chiesa nella Liturgia è guidata dallo Spirito Santo, non pare esatto bollare le applicazioni mariane liturgiche come pie accomodazioni: è meglio denominarle simboli o figure, in mancanza di termini migliori» (P. PIETRAFESA CSSR, op. cit., p. 72).

(2) Si veda il volume di T. Carizzi, La Madre di Dio nell’Antico Testamento, Cerreto Sannita 1958, vol. II, pp. 390, e il volume di L. CicnELLI OFM, Maria nuova Eva, Assisi 1966.

(3) Cfr. Gn 11,29-30; 17,19; 18,9-15; 26, 24.

(4) Cfr. T. CARIZZI, La Madre di Dio nell'Antico Testamento, vol. II, pp. 9-96; TH. KAYLAPARAMBIL, Figures and Simbols of Mary in the Old Testament, in Biblehas 3 (1977) 247-8

(5) Cfr. Es 15,20-21; Mt 6,4.

(6) D. RUOTOLO, Maria... chi mai sei tu?, Napoli 1975, p. 82. Cfr. pure R. Le Deaut, Miryam soeur de Moise, et Marie, mère du Messie, in Biblica 45 (1964) 198-219.

(7) Cfr. Gdc 4,4-24; 5. Cfr. D. RUOTOLO, op. cit., pp. 93-7.

(8) Cfr. Gdt, cc. 8-16. Cfr. pure E. HAAG, Epistola (jdt 13, 22-25; 15,10), Judit como de Maria, in Asuncion de Maria a los cielos, 15 de agosto, Salamanca, Signeme 1967, pp. 39-49; J. ALONSO SS., Sentido mariológico del libro de Judit, in Cultura Biblica 16 (1959) 93-96; T. CARIZZI, op. cit., vol. I, pp. 91-224.

(9) Cfr. Est 2,1-18; 4,1-17; 5,1a-8; 7,1-10. Cfr. pure R. A. KNOX, Ester and our Lady, Dayton, Ohio, s.d.; T. CARIZZI, op. cit., vol. IV, pp. 95-300.

(10) «Ineffabilis Deus».Il Papa Pio IX cita ancora altre immagini bibliche riferite a Maria SS.: giglio tra le spine; terra assolutamente intatta; giardino ordinatissimo, splendido, legno incorruttibile, scrigno dell'immortalità... (cfr. ivi p. 47-48.)

(11) G. BRESSAN, L'arca nel tempio di Dio, in La parola per l'assemblea festiva (1972) n. 63, p. 65.

(12) G. Crocetti, La festa dell'Arca dell'Alleanza, in La parola per l'assemblea festiva (1972) n. 65, p. 73.
"Davide in quel giorno ebbe paura del Signore e disse: «Come potrà venire da me l'arca del Signore?»" (2 Sam 6,9) -> "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?" (Lc 1,43)
"L'arca del Signore rimase tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa." (2 Sam 6,11) -> "Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua." (Lc 1,56).

(13) Cfr. G. ROSCHIN OSM, La Madonna, Roma 1953, 11, pp. 80-83, 85-88; D. SQUILLACI, La Vergine Madre del Messia in Geremia 31,22, in Palestra del Clero 38 (1959) 456-60; D. BERTETTO SDB, La Madonna oggi, Roma 1975, p. 70. Significativa è l’importanza data dall'arte sacra alla «verga della radice di lesse»: cfr. J. FOURNEE, Les thèmes iconographiques de l'immaculée Conception en Normandie, in Virgo Immaculata, Romae 1957, pp. 46-60. Riguardo al testo di Geremia (31, 22), il P. Boschi scrive che «S. Girolamo l'aveva inteso direttamente orientato al "Messianismo personale”, con la esplicita prefigurazione della concezione verginale di Maria, seguito in questo da Maestri come S. Bernardo, S. Tommaso, S. Bonaventura, e altri Autori moderni (Knabenbauer, Fillion, Roschini) »: art. cit., p. 23.

(14) Cfr. S. Det PARAMO SJ, La Santissima Virgen, la Mujer fuerte de los Proverbios, in Estudios Marianos 32 (1969) 109-124.

(15) Gn 24; 27. Cfr. D. RUOTOLO, op. cit., pp. 87-91; TH, KAYLAPARAMBIL, art. cit., pp. 248-9; D. BARSOTTI, Le donne dell'Alleanza, Torino 1967, pp. 27-34.

(16) Gn 29; 31; 35, 16-20. Cfr. T. CARIZZI, op. cit., vol. IV, pp. 9-92; TH. KAYLAPARAMBIL, art. cit., p. 249; D. BARSOTTI, op. cit., pp. 3541.

(17) Il libro di Ruth. Ved. pure C.M. GIMENEZ, La mujer en la Biblia. Transfondo de la Anunciaciòn a Maria en el libro de Ruth, in Cultura Biblica 25 (1968) 230-234.

(18) 1 Sam 1,2; 1,9-20; 2, 1-10. Cfr. TH. KAYLAPARAMBIL, art. cit., pp. 250-1; D. BARSOTTI, op. cit., pp. 89-96.

(19) Gdc 4, 17-20; 5, 24. Cfr. TH. KAYLAPARAMBIL, art. cit. p. 253.

(20) 1 Sam 25. Cfr. T. CARIZZI, op. cit., vol. I, pp. 9-87; D. RUOTOLO, op. cit., pp. 117-121; TH. KAYLAPARAMBIL, op. cit., pp. 253-4.

(21) Cfr. R. MASSON OP, L’interpretation mariale des psaumes chez les Grecs Pères, in De Primordiis cultus mariani, III, Romae 1970, pp. 242-262. L'autore conclude il suo studio dicendo che l'intepretazione mariologica dei Salmi da parte dei primi Padri Greci, anche se sobria, è tuttavia «significative si on la rapproche des ecrits marials des mémes Pères, beaucoup plus riches, et si on tient compte que les Psaumes lus à la lumière de la Christologie des Pères, ont de fait appelé la presence de la Mère du Sauveur » (pp. 259-260).

(22) Cfr. M. J. CALABUIG OSM, Repertorio di interpretazioni mariologiche del Salterio presso ì Padri Latini, in De primordiis cultus mariani, III, Romae 1970, pp. 263-290. Nella conclusione dello studio l’Autore rileva che «nei secoli II-VI il mistero di Maria occupa un posto notevole nella interpretazione cristiana del Salterio. I quasi settanta versetti "mariani” rilevati nel repertorio lo dimostrano» (p. 289).

(23) Cfr. M. F. MOOS OP, Pourquoi l'Eglise applique-t-elle certains psaumes à la Sainte Vierge?, in Vie Spirituelle 98 (1958) 186-208; L. HERRAN, Maria en el ambiente de los salmos, in Sal terrae 53 (1965) 483-504; A. PENA MARTINEZ, Interpretacion Mariana del Salmo XLIV, en la Tradicion Patristica Latina de los ocho primevos siglos, in Regina Mundi 29 (1969) 5-17; C. BISSOLI, Sta la regina alla tua destra, in La parola per l'assemblea festiva (1972) n. 63, pp. 106-116; R. CAVEDO, A. SERRA, E. M. PERETTO, I canti dell'umile serva. Salmi 44 (45), 84 (85), 95 (96), 112 (113), 131 (132), 146 (147); 1 Samuele 2; Giuditta 16; Luca 1,46-55, in Lezionario Mariano, Brescia 1975, pp. 174-213.

(24)Op. cit., pp. 289-290.

(25) Gn 2,8-14. Cfr. G. ROSCHINI, op. cit., pp. 129-130; TH. KAYLAPARAMBIL, arf. cit., p. 255.

(26) Gn 8,8ss. Cfr. G. ROSCHINI, op. cit., pp. 132-133; l'Autore si rifà al Marracci, il quale «ha raccolto circa 150 passi dei Padri e Scrittori ecclesiastici sul titolo di Colomba riferito a Maria» (p. 131, n. 1). Cfr. pure T. CARIZZI, op. cif., vol. V, pp. 19-26; TH. KAYLAPARAMBIL, art. cit., p. 255.

(27) Gn 9,11-17. Cfr. G. ROSCHINI, op. cit., pp. 134-135; T. CARIZZI, o.c., pp. 27-34.

(28) Es 3,1-11. Cfr. L. CUBILLO OSA. Figuras Marianas en el Antiguo Testamento. La zarza ardiente (Ex 3,3 sg), in Cultura Biblica 11 (1954) 271-274; T. CARIZZI, o.c., pp. 47-58.

(29) Nm 9, 16-24. Cfr. G. ROSCHINI, op. cit., pp. 141-142; T. CARIZZI, o.c., pp. 75-84.

(30) I Re 18, 42-45, Cfr. G. ROSCHINI, op cit., pp. 143-144.

(31) Per questi e per altri simboli, cfr. T. CARIZZI, op. cit., vol. V, passim; TH. KAYLAPARAMBIL, art. cit., pp. 255-258; J. CALABUIG, Liturgia, in Nuovo Dizionario di Mariologia (a cura di S. De Fiores e S. Meo), Roma 1985, pp. 775 ss.

(32) J.M. CALABUIG OSM, Repertorio di interpretazioni mariologiche del Salterio presso i Padri Latini, in De primordiis cultus mariani, III, Romae 1970, p. 290.

(33) J. M. CALABUIG OSM, Liturgia, in Nuovo Dizionario di Mariologia (a cura di S. DE FIOREs e S. MEO), Roma 1985, pp. 773-775.

(34) G. ROSCHINI OSM, op. cit. p. 147.

lunedì 8 aprile 2024

"Abyssus abyssum invocat": l'umiltà di Maria ha determinato il Verbo ad incarnarsi in lei

L'umiltà di Maria è una specie di prodigio; in qual senso abbiasi ad intendere questa proposizione

Dio trovò in Maria un’umiltà non mai
prima vedutasi sopra la terra; voglio dire una umiltà congiunta a pienezza di meriti.
Esser umile senza merito, dice san Giovanni Crisostomo, è necessità e non altro; ma essere umile nell’attual possessione di tutti i meriti è prodigio, il quale poi era necessario per la incarnazione. 

L'Annunciazione di Orazio Gentileschi (1623)

Ora questo prodigio visibilmente si pare nella persona di Maria; imperocchè, osservate, l’angelo la saluta piena di grazia: Ave, gratia plena (Luc. 4, 28); ed ella protesta esser l'ancella di Dio: Ecce ancilla Domini. (Id. 38.) 

Se fosse stata solamente piena di grazia, non sarebbe mai divenuta madre di Dio, come ragiona il Crisostomo; ma perchè va fornita dell'una cosa e dell'altra, perchè essendo piena di grazia non tralascia di chiamarsi umile ancella del Signore, mediante l’opera divina è fatta madre di Dio.
 

La umiltà di Maria appare tanto più mirabile quanto che fu esercitata in altissima condizione.

Ecco a parer mio una cosa che maggiormente ingrandisce l'umiltà di Maria, anzi la esalta sopra di tutte. 
L’umiltà, dice san Giovanni Crisostomo, nella abbiezione, l'umiltà nella oscurità di una condizione vile ed abbietta, è virtù comune e popolare; ma l’umiltà nel più eccelso stato è virtù eroica; per la qual cosa Maria merita l'ammirazione non pure degli uomini e degli angeli, ma, per così dire, del medesimo Iddio. Imperciocchè per qual ragione non mi sarà permesso di dire che quegli il quale ammira la fede del Centurione e della Cananea, dovesse vie più ammirare l'umiltà di Maria?
 

Può dirsi che l'umiltà di Maria abbia determinato il Verbo ad incarnarsi.

Maria all’angelo risponde: lo sono l'umile ancella del Signore, tu mi annunzi che debbo essere madre di lui, e questo sarebbe per me un titolo di superiorità; ma bastami quello della mia dipendenza, quelIo della intera sommessione e servitù che gli ho consacrato, e da cui non mi separerò mai! Ecce ancilla, etc. (Luc. 4, 38.) 

Ora ecco il prodigio, ecco, permettetemi la frase, ecco l’opera che finalmente determina îl Verbo di Dio ad escir dal seno del padre, e discendere dal trono della sua gloria fino alla profondità del nostro nulla poichè qui si verificò a punto la parola del regale profeta: L’abisso richiama l’abisso, Abyssus abyssum invocat. (Ps. 44, 8.) 

Mentre che Maria si umilia innanzi a Dio, il Verbo di Dio s’annichila in lei; questo abisso dell'umiltà di una vergine richiama un secondo abisso maggiore, quello cioè dello annichilamento di un Dio. 
Del qual termine lo stesso san Paolo si valse a significar degnamente il mistero di un Dio umanato; Qui cum in forma Dei esset semetipsum exinanivit formam servi accipiens. (Philip. 2, 6, 7.) Questo Gesù Cristo che vi predico, diceva ai Corinti, è quel Dio che s'annichilò di per se, prendendo sembianze di servo, e assomigliandosi all’uomo.


(Il Padre Bourdaloue, primo discorso sopra l'Annunziazione - tratto dal Dizionario Apostolico del padre Giacinto di Montargon)

giovedì 2 novembre 2023

Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani» (Paolo VI)

«Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani» disse il papa Paolo VI nel santuario della Madonna di Bonaria, a Cagliari «cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce». 


E ne dava i motivi: 

«Dobbiamo soprattutto, a Noi pare, cercare di comprendere nuovamente le ragioni della nostra venerazione e della nostra fiducia verso la Madonna.
Ne abbiamo bisogno? Sì, tutti ne abbiamo bisogno. Bisogno e dovere. Questo momento prezioso deve segnare un punto di illuminata ripresa, per tutti, della nostra venerazione a Maria, di quella speciale venerazione cattolica alla Madre di Cristo, che a lei è dovuta e che costituisce un presidio speciale, un conforto sincero, una speranza singolare della nostra vita religiosa, morale e cristiana.

Perché, oggi, che cosa è avvenuto?
È avvenuto, fra i tanti sconvolgimenti spirituali, anche questo: che la devozione alla Madonna non trova sempre i nostri animi così disposti, così inclini, così contenti alla sua intima e cordiale professione com’era un tempo...

Qui Noi dobbiamo assai semplificare questo esame, e ridurlo a due fondamentali domande. 

La prima: qual è la questione che oggi assorbe, si può dire, tutto il pensiero religioso, tutto lo studio teologico, e che, lo avverta egli o no, tormenta l’uomo moderno? 

È la questione del Cristo.
Chi Egli sia, come venuto fra noi, quale sia la sua missione, la sua dottrina, il suo essere divino, il suo essere umano, la sua inserzione nella umanità, la sua relazione e la sua rilevanza con i destini umani.
Cristo domina il pensiero, domina la storia, domina la concezione dell’uomo, domina la questione capitale della umana salvezza. E come è venuto Cristo fra noi? È venuto da Sé? È venuto senza alcuna relazione, senza alcuna cooperazione da parte dell’umanità? Può essere conosciuto, capito, considerato prescindendo dai rapporti reali, storici, esistenziali, che la sua apparizione nel mondo necessariamente comporta? 

È chiaro che no. Il mistero di Cristo è inserito in un disegno divino di partecipazione umana. Egli è venuto fra noi seguendo la via della generazione umana. 

Ha voluto avere una Madre; ha voluto incarnarsi mediante il mistero vitale d’una Donna, della Donna benedetta fra tutte. 

Dice l’Apostolo, che ha tracciato la struttura teologica fondamentale del cristianesimo: «Quando arrivò la pienezza del tempo, Dio mandò il Figlio suo, nato di Donna...» (Gal. 4, 4). E «Maria – ci ricorda il Concilio – non fu strumento puramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede ed ubbidienza» (Lumen gentium, 56).
Questa dunque non è una circostanza occasionale, secondaria, trascurabile; essa fa parte essenziale, e per noi uomini importantissima, bellissima, dolcissima del mistero della salvezza: Cristo a noi è venuto da Maria; lo abbiamo ricevuto da Lei; lo incontriamo come il fiore dell’umanità aperto su lo stelo immacolato e verginale, che è Maria: «così è germinato questo fiore» (cfr. Dante, Paradiso, 33, 9).

Come nella statua della Madonna di Bonaria, Cristo ci appare nelle braccia di Maria; è da Lei che noi lo abbiamo, nella sua primissima relazione con noi; Egli è uomo come noi, è nostro fratello per il ministero materno di Maria. 

Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce» 

(Paolo VI, Cagliari, 24 aprile 1970)

venerdì 8 settembre 2023

8 settembre, Natività della Vergine Maria

 8 settembre, Natività della Vergine Maria

Vergine santa che portasti in grembo
il corpo incorruttibile di Cristo,
per il dolore atroce del Calvario
volgi lo sguardo tuo, rivolgi il volto
all’uomo disperato sul giaciglio.

Regina dei Misteri non negare
la grazia che fugò l’Angelo Nero,
per cui ti volle il Padre tuo per madre
e prima figlia e immacolata sposa:
volgi lo sguardo e veglia l’ammalato.

Nell’ora in cui si smorzano le lampade
nelle fredde corsie degli Incurabili,
quando non luminare più rianima
e cede scienza che spenge le macchine,
avanza tu, nell’abito di luce.

Rischiara tu le tenebre del nulla,
l’angoscia del distacco e dell’oblio,
nell’attimo che rende Darwin cupo
ed ansima d’anelito d’Eterno,
se non si trova, portalo tu Dio.

Lino Lista 




giovedì 7 settembre 2023

Passare dalla legge esteriore al "fiat" di Maria (don Divo Barsotti)

 

8 settembre - Natività di Maria Vergine

All'inizio della vita spirituale, di fatto, l'uomo è di fronte a Dio come un estraneo: Dio è estraneo a lui e lui è estraneo a Dio; se Dio parla, gli parla attraverso la Chiesa, ex auditu gli viene la fede e, se Dio comanda, la legge gli viene dall'esterno, attraverso la Chiesa, e l'anima si costringe a una legge esteriore e non sente Dio come legge della sua stessa vita, della sua stessa crescita, del suo stesso essere cristiano che sale, che cresce. 

Fintanto siamo bambini è così; quando il cristiano comincia ad entrare nell'età adulta, l'età della perfezione, la legge di Dio non è più esteriore, l'uomo non si costringe più ad una legge esteriore, ma si abbandona ad un impulso interiore, ed essendo docile a quello che sente, a quello che vive, egli vive anche la volontà del Signore, perché la volontà di Dio si distingue, sì, dalla sua volontà, ma non è separata, divisa, dalla volontà sua, è sempre più conforme alla divina volontà. 


Così ancora per quel che riguarda l'ascoltare la parola di Dio. Prima l'uomo l'ascoltava soltanto ex audito, ora la sente interiormente e tanto la sente che può dar ragione a S. Giovanni l'Apostolo il quale dice: "E voi non avete bisogno che alcuno v'insegni, ma come l'unzione di Dio rimane in voi, così voi rimanete in questa unzione che non è menzognera" (1 Gv 2,27). L'unzione, nella 1a Lettera di S. Giovanni, è precisamente l'azione segreta dello Spirito nel cuore cristiano onde il cristiano ha un suo fiuto, un suo gusto della verità. 

Non c'è una infallibilità soltanto nel magistero, propria dei Vescovi e del Papa, c'è una infallibilità anche in voi, in tutta la Chiesa: infallibilità discente. Voi non dovete insegnare, ma c'è una infallibilità nel fiutare, nel sentire che quella è la verità.

Prima che il Papa avesse definito il dogma dell'Assunzione, questa assunzione di Maria era un dogma per il popolo cristiano. Era una verità sentita e abbracciata e vissuta da tutto il popolo credente che aveva imposto la festa; non la teologia aveva imposto la festa, ma il popolo, piano piano, alla Chiesa. 

Così per l'Immacolata: i teologi eran contro, e non i teologi di piccola taglia, ma i più grandi. S. Bernardo, il dottore mariano per eccellenza, il più grande devoto di Maria, diceva ai canonici di Lione: "Guardatevi bene dall'ammettere questa festa, voi compromettete l'unicità del Mediatore, di Cristo - non potete parlare, altrimenti andate contro la santità di Gesù. Lui solo è il Mediatore, il Redentore... Siete degli eretici se mettete questa festa nel vostro Capitolo". Questo diceva S. Bernardo. E dopo S. Bernardo, uno ancor più grande è stato contrario all'immacolato concepimento di Maria: S. Tommaso d'Aquino.

Beato Angelico, Annunciazione, 1440 ca. Affresco, 2,30 x 3,21 m.
Firenze, Convento di San Marco, corridoio nord delle celle.
 

Nonostante ciò, la festa dell'Immacolata si è imposta alla Chiesa. Perché? Perché la Chiesa, certo, ha una sua infallibilità, infallibilità che non è mai soffocata e compromessa dai teologi, perché questa infallibilità, come l'infallibilità del Magistero è sempre conservata per l'assistenza dello Spirito Santo. 

Però questa infallibilità dice che la fede non è soltanto una parola che ascolto dal predicatore, è anche una verità che sento interiormente, che magari non so tradurre in un modo preciso, ma la sento; e se gli altri dicono qualche verità che a questa verità non risponde, immediatamente mi metto sulle difese. C'è una pronta difesa dell'anima cristiana di fronte a dagli errori che non sappiamo ribattere, in che modo vincere; ma se uno mi dice che nel Vangelo c'è scritto questo e questo, e quello che mi dice è contrario alla verità, io, anche se non ho letto il Vangelo, anche se non so fare un'esegesi precisa di quel passo, tuttavia sento che non è vero. 

Si ha un gusto della verità, della verità interiore, perché la legge è divenuta interiore. Tu hai una certa connaturalità con l'Essere divino; lo Spirito Santo, appunto, immergendoti in Dio fa sempre più connaturale la tua anima a Dio stesso - onde Dio non è più un estraneo a te né la sua vita ti rimane estranea, in modo che tu debba piegarti, costringerti, per riceverla, per possederla.

No, è invece nella docilità, nell'abbandono a una certa mozione interiore, a un certo gusto interiore che tu invece vieni a possederla sempre di più. Lo Spirito Santo ora vive in te, ma non vive in te come totalmente Altro da te, ma come principio della tua medesima vita, come la tua guida, come Colui che ti dirige, ti domina, ti possiede, e tu divieni strumento nelle sue mani onde Egli - come dicono le Odi di Salomone - suona su te come su di una cetra il suo cantico di amore, sale da te la sua lode a Dio, attraverso di te come da un'arpa. 

Così è lo Spirito. E allora viene che non tanto sei tu che ami, ti sforzi, che tendi a Dio, che lo vuoi, quanto invece è lo Spirito, che è il Soggetto primo delle tue operazioni. Dio agisce, vive, attraverso di te - tu sei lo strumento, l'organo attraverso il quale Egli medesimo vive. Certo, tu costringi sempre questa vita divina, sempre tu la soffochi un poco, nella misura della tua poca fede, del tuo poco abbandono. Perciò la cooperazione dell'uomo consisterà nell'aprirsi, nell'abbandonarsi docilmente a quest'azione divina, sicché i tuoi concetti, i tuoi poveri ragionamenti umani, i tuoi piccoli affetti umani non debbano costringere, limitare, soffocare questa vita immensa che vuole aprirsi un varco attraverso di te, che vuol trovarsi un vaso sempre più proporzionato alla sua ampiezza divina, alla sua immensità, alla sua divina grandezza. 

Tutto il tuo atto consisterà non tanto nel fare quanto nel patire, non tanto nel muoverti quanto nel lasciarti portare. Tutta la cooperazione dell'anima è una pura passività di fronte al Signore. Quella passività che si esprime magnificamente nella parola di Maria Santissima: "Ecco la serva del Signore: si faccia di me secondo la tua parola"... Lo Spirito Santo dunque entra in azione quando l'anima è giunta a una certa sua perfezione morale, quando la natura è risanata, quando noi ci siano già sottratti alle suggestioni del male, almeno in modo abituale, perché mai siamo totalmente redenti, intendiamoci bene, siamo sempre più o meno soggetti a delle suggestioni, e degli istinti che non soltanto sono della nostra natura, ma anche della nostra natura decaduta. Però, quando l'anima è giunta a una certa perfezione, interviene, come si diceva, lo Spirito; e allora l'anima vive già la vita di Dio, la esperimenta in sé.



Don Divo Barsotti "L'azione dello Spirito  Santo nella nostra vita"

lunedì 14 agosto 2023

 

Munificentissimus Deus - Bolla dogmatica per la definizione dell'Assunzione in corpo ed anima di Maria SS.ma in cielo (1° novembre 1950)

PIO XII
SERVO DEI SERVI DI DIO
A PERENNE MEMORIA
COSTITUZIONE APOSTOLICA
MUNIFICENTISSIMUS DEUS(1)
LA GLORIFICAZIONE DI MARIA
CON L'ASSUNZIONE AL CIELO
IN ANIMA E CORPO


L`incoronazione della Vergine (1645 - Diego Velazquez)

Il munificentissimo Dio, che tutto può e le cui disposizioni di provvidenza sono fatte di sapienza e d'amore, nei suoi imperscrutabili disegni contempera nella vita dei popoli e in quella dei singoli uomini dolori e gioie, affinché per vie diverse e in diverse maniere tutto cooperi in bene per coloro che lo amano (cf. Rm 8, 28).

Il Nostro pontificato, come anche l'età presente, è assillato da tante cure, preoccupazioni e angosce, per le presenti gravissime calamità e l'aberrazione di molti dalla verità e dalla virtù; ma Ci è di grande conforto vedere che, mentre la fede cattolica si manifesta pubblicamente più attiva, si accende ogni giorno più la devozione verso la vergine Madre di Dio, e quasi dovunque è stimolo e auspicio di una vita migliore e più santa. Per cui, mentre la santissima Vergine compie amorosissimamente l'ufficio di madre verso i redenti dal sangue di Cristo, la mente e il cuore dei figli sono stimolati con maggiore impegno a una più amorosa contemplazione dei suoi privilegi.

Dio, infatti, che da tutta l'eternità guarda Maria vergine, con particolare pienissima compiacenza, «quando venne la pienezza del tempo (Nota 1)» (Gal 4, 4), attuò il disegno della sua provvidenza in tal modo che risplendessero in perfetta armonia i privilegi e le prerogative che con somma liberalità ha riversato su di lei. Che se questa somma liberalità e piena armonia di grazie dalla chiesa furono sempre riconosciute e sempre meglio penetrate nel corso dei secoli, nel nostro tempo è stato posto senza dubbio in maggior luce il privilegio della corporea assunzione al cielo della vergine Madre di Dio Maria.

Questo privilegio risplendette di nuovo fulgore fin da quando il nostro predecessore Pio IX, d'immortale memoria, definì solennemente il dogma dell'immacolata concezione dell'augusta Madre di Dio. Questi due privilegi infatti sono strettamente connessi tra loro. Cristo con la sua morte ha vinto il peccato e la morte, e sull'uno e sull'altra riporta vittoria in virtù di Cristo chi è stato rigenerato soprannaturalmente col battesimo. Ma per legge generale Dio non vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell'ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa.

Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo.  

Pio IX proclama il dogma dell'immacolata concezione  nel 1854

Plebiscito unanime

Per questo, quando fu solennemente definito che la vergine Madre di Dio Maria fu immune della macchia ereditaria fin dalla sua concezione, i fedeli furono pervasi da una più viva speranza che quanto prima sarebbe stato definito dal supremo magistero della chiesa anche il dogma della corporea assunzione al cielo di Maria vergine.
Infatti si videro non solo singoli fedeli, ma anche rappresentanti di nazioni o di province ecclesiastiche e anzi non pochi padri del concilio Vaticano chiedere con vive istanze all'apostolica sede questa definizione. (Nota 2)
In seguito queste petizioni e voti non solo non diminuirono, ma aumentarono di giorno in giorno per numero ed insistenza. Infatti per questo scopo furono promosse crociate di preghiere; molti ed esimi teologi intensificarono i loro studi su questo soggetto, sia in privato, sia nei pubblici atenei ecclesiastici e nelle altre scuole destinate all'insegnamento delle sacre discipline; in molte parti dell'orbe cattolico furono tenuti congressi mariani sia nazionali sia internazionali.

Tutti questi studi e ricerche posero in maggiore luce che nel deposito della fede affidato alla chiesa era contenuto anche il dogma dell'assunzione di Maria vergine al cielo; e generalmente ne seguirono petizioni con cui si chiedeva insistentemente a questa sede apostolica che questa verità fosse solennemente definita.

In questa pia gara i fedeli furono mirabilmente uniti coi loro pastori, i quali in numero veramente imponente rivolsero simili petizioni a questa Cattedra di S. Pietro. Perciò quando fummo elevati al trono del sommo pontificato erano state già presentate a questa sede apostolica molte migliaia di tali suppliche da ogni parte della terra e da ogni classe di persone: dai nostri diletti figli cardinali del sacro collegio, dai venerabili fratelli arcivescovi e vescovi, dalle diocesi e dalle parrocchie.

Per la qual cosa, mentre elevavamo a Dio ardenti preghiere perché infondesse nella Nostra mente la luce dello Spirito Santo per decidere di una causa così importante, impartimmo speciali ordini perché si fondessero insieme le forze e venissero iniziati studi più rigorosi su questo soggetto, e intanto si raccogliessero e si ponderassero accuratamente tutte le petizioni che dal tempo del Nostro predecessore Pio IX, di felice memoria, fino ai nostri tempi erano state inviate a questa sede apostolica circa l'assunzione della beatissima vergine Maria al cielo.(2)

Il magistero della chiesa

Ma poiché si trattava di cosa di tanta importanza e gravità, ritenemmo opportuno chiedere direttamente e in forma ufficiale a tutti i venerabili fratelli nell'episcopato che Ci esprimessero apertamente il loro pensiero. Perciò il 1° maggio 1946 indirizzammo loro la lettera [enciclica Deiparae Virginis Mariae, in cui chiedevamo: «Se voi, venerabili fratelli, nella vostra esimia sapienza e prudenza ritenete che l'assunzione corporea della beatissima Vergine si possa proporre e definire come dogma di fede, e se col vostro clero e il vostro popolo lo desiderate».

Maria Mediatrice universale di tutte le grazie
E coloro che «lo Spirito Santo ha costituito vescovi per pascere la chiesa di Dio» (At 20, 28) hanno dato all'una e all'altra domanda una risposta pressoché unanimemente affermativa. Questo «singolare consenso, dell'episcopato cattolico e dei fedeli»,(3) nel ritenere definibile, come dogma di fede, l'assunzione corporea al cielo della Madre di Dio, presentandoci il concorde insegnamento del magistero ordinario della chiesa e la fede concorde del popolo cristiano, da esso sostenuta e diretta, da se stesso manifesta in modo certo e infallibile che tale privilegio è verità rivelata da Dio e contenuta in quel divino deposito che Cristo affidò alla sua Sposa, perché lo custodisse fedelmente e infallibilmente lo dichiarasse.(4) Il magistero della chiesa, non certo per industria puramente umana, ma per l'assistenza dello Spirito di verità (cf. Gv 14, 26), e perciò infallibilmente, adempie il suo mandato di conservare perennemente pure e integre le verità rivelate, e le trasmette senza contaminazione, senza aggiunte, senza diminuzioni. «Infatti, come insegna il concilio Vaticano, ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo, perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della fede».(5) 

Pertanto dal consenso universale di un magistero ordinario della chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l'assunzione corporea della beata vergine Maria al cielo, - la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo virgineo dell'augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali è verità da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della chiesa debbono crederla con fermezza e fedeltà.

Poiché, come insegna lo stesso concilio Vaticano, «debbono essere credute per fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa oralmente o col suo ordinario e universale magistero, propone a credere come rivelate da Dio».(6)
Di questa fede comune della chiesa si ebbero fin dall'antichità lungo il corso dei secoli varie testimonianze, indizi e vestigia; anzi tale fede si andò manifestando sempre più chiaramente.

I fedeli, guidati e istruiti dai loro pastori, appresero bensì dalla s. Scrittura che la vergine Maria, durante il suo terreno pellegrinaggio, menò una vita piena di preoccupazioni, angustie e dolori; inoltre che si avverò ciò che il santo vecchio Simeone aveva predetto, perché un'acutissima spada le trapassò il cuore ai piedi della croce del suo divino Figlio, nostro Redentore. Parimenti non trovarono difficoltà nell'ammettere che Maria sia morta (Nota 3), come già il suo Unigenito. Ma ciò non impedì loro di credere e professare apertamente che non fu soggetto alla corruzione del sepolcro il suo sacro corpo e che non fu ridotto in putredine e in cenere l'augusto tabernacolo del Verbo divino. Anzi, illuminati dalla divina grazia e spinti dall'amore verso colei che è Madre di Dio e Madre nostra dolcissima, hanno contemplato in luce sempre più chiara l'armonia meravigliosa dei privilegi (Nota 4) che il provvidentissimo Iddio ha elargito all'alma Socia del nostro Redentore, e che hanno raggiunto un tale altissimo vertice, quale da nessun essere creato, eccettuata la natura umana di Cristo, è stato mai raggiunto. 
 

L'omaggio dei fedeli

Questa stessa fede attestano chiaramente quegli innumerevoli templi dedicati a Dio in onore di Maria vergine assunta al cielo, e le sacre immagini ivi esposte alla venerazione dei fedeli, le quali pongono dinanzi agli occhi di tutti questo singolare trionfo della beata Vergine. Inoltre città, diocesi e regioni furono poste sotto la speciale tutela e patrocinio della Vergine assunta in cielo; parimenti con l'approvazione della chiesa sono sorti Istituti religiosi che prendono nome da tale privilegio. Né va dimenticato che nel rosario mariano, la cui recita è tanto raccomandata da questa sede apostolica, viene proposto alla pia meditazione un mistero che, come tutti sanno, tratta dell'assunzione della beatissima Vergine.

La liturgia delle chiese d'oriente e d'occidente

Ma in modo più splendido e universale questa fede dei sacri Pastori e dei fedeli cristiani è manifestata dal fatto che fin dall'antichità si celebra in Oriente e in Occidente una s(7)olenne festa liturgica: di qui infatti i santi padri e i dottori della chiesa non mancarono mai di attingere luce, poiché, come è ben noto, la sacra liturgia, «essendo anche una professione delle celesti verità, sottoposta al supremo magistero della chiesa, può offrire argomenti e testimonianze di non piccolo rilievo, per determinare qualche punto particolare della dottrina cristiana».(7)

Nei libri liturgici, che riportano la festa sia della Dormizione sia dell'Assunzione di santa Maria, si hanno espressioni in qualche modo concordanti nel dire che quando la vergine Madre di Dio salì al cielo da questo esilio, al suo sacro corpo, per disposizione della divina Provvidenza, accaddero cose consentanee alla sua dignità di Madre del Verbo incarnato e agli altri privilegi a lei elargiti. Ciò è asserito, per portarne un esempio insigne, in quel Sacramentario (Nota 4) che il Nostro predecessore Adriano I, d'immortale memoria, mandò all'imperatore Carlo Magno. In esso infatti si legge: «Degna di venerazione è per noi, o Signore, la festività di questo giorno, in cui la santa Madre di Dio subì la morte temporale, ma non poté essere umiliata dai vincoli della morte colei che generò il tuo Figlio, nostro Signore, incarnato da lei».(8)

Ciò che qui è indicato con la sobrietà consueta della Liturgia romana, nei libri delle altre antiche liturgie, sia orientali, sia occidentali, è espressa più diffusamente e con maggior chiarezza. Il Sacramentario gallicano, per esempio, definisce questo privilegio di Maria «inspiegabile mistero, tanto più ammirabile, quanto più è singolare tra gli uomini». E nella liturgia bizantina viene ripetutamente collegata l'assunzione corporea di Maria non solo con la sua dignità di Madre di Dio, ma anche con altri suoi privilegi, specialmente con la sua maternità verginale, prestabilita da un disegno singolare della Provvidenza divina: «A te Dio, re dell'universo, concesse cose che sono al disopra della natura; poiché come nel parto ti conservò vergine, così nel sepolcro conservò incorrotto il tuo corpo, e con la divina traslazione lo conglorificò».(9)

La festa dell'Assunta

Preghiera di Pio XII alla Vergine Maria
Il fatto poi che la sede apostolica, erede dell'ufficio affidato al Principe degli apostoli di confermare nella fede i fratelli (cf. Lc 22, 32), con la sua autorità rese sempre più solenne questa festa, stimolò efficacemente i fedeli ad apprezzare sempre più la grandezza di questo mistero. Così la festa dell'Assunzione dal posto onorevole che ebbe fin dall'inizio tra le altre celebrazioni mariane, fu portata in seguito fra le più solenni di tutto il ciclo liturgico. Il Nostro predecessore s. Sergio I, prescrivendo la litania o processione stazionale per le quattro feste mariane, enumera insieme la Natività, l'Annunciazione, la Purificazione e la Dormizione di Maria.(10) In seguito s. Leone IV volle aggiungere alla festa, che già si celebrava sotto il titolo dell'Assunzione della beata Genitrice di Dio, una maggiore solennità, prescrivendone la vigilia e l'ottava; e in tale circostanza volle partecipare personalmente alla celebrazione in mezzo a una grande moltitudine di fedeli.(11) Inoltre che già anticamente questa festa fosse preceduta dall'obbligo del digiuno appare chiaro da ciò che attesta il Nostro predecessore s. Niccolò I, ove parla dei principali digiuni «che la santa chiesa romana ricevette dall'antichità ed osserva tuttora».(12)

Ma poiché la liturgia della chiesa non crea la fede cattolica, ma la suppone, e da questa derivano, come frutti dall'albero, le pratiche del culto, i santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi rivolti al popolo in occasione di questa festa non vi attinsero come da prima sorgente la dottrina; ma parlarono di questa come di cosa nota e ammessa dai fedeli; la chiarirono meglio; ne precisarono e approfondirono il senso e l'oggetto, dichiarando specialmente ciò che spesso i libri liturgici avevano soltanto fugacemente accennato: cioè che oggetto della festa non era soltanto l'incorruzione del corpo esanime della beata vergine Maria, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste «glorificazione», a somiglianza del suo unigenito Gesù Cristo.  

La voce dei santi padri

Così s. Giovanni Damasceno, che si distingue tra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l'assunzione corporea dell'alma Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio».(13)

Queste espressioni di s. Giovanni Damasceno corrispondono fedelmente a quelle di altri, affermanti la stessa dottrina. Infatti parole non meno chiare e precise si trovano nei discorsi che in occasione della festa tennero altri Padri anteriori o coevi. Così, per citare altri esempi, s. Germano di Costantinopoli trovava consentanea l'incorruzione e l'assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio, non solo alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo stesso corpo verginale: «Tu, come fu scritto, apparisci "in bellezza", e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto domicilio di Dio; cosicché anche per questo sia poi immune dalla risoluzione in polvere; trasformato bensì, in quanto umano, nell'eccelsa vita della incorruttibilità; ma lo stesso vivo, gloriosissimo, incolume e dotato della pienezza della vita».(14) E un altro antico scrittore dice: «Come gloriosissima Madre di Cristo, nostro Salvatore e Dio, donatore della vita e dell'immortalità, è da lui vivificata, rivestita di corpo in un'eterna incorruttibilità con lui, che la risuscitò dal sepolcro e la assunse a sé, in modo conosciuto da lui solo».(15)

Con l'estendersi e l'affermarsi della festa liturgica, i pastori della chiesa e i sacri oratori, in numero sempre maggiore, si fecero un dovere di precisare apertamente e con chiarezza il mistero che è oggetto della festa e la sua strettissima connessione con le altre verità rivelate.

L'insegnamento dei teologi

Tra i teologi scolastici non mancarono di quelli che, volendo penetrare più addentro nelle verità rivelate e mostrare l'accordo tra la ragione teologica e la fede cattolica, fecero rilevare che questo privilegio dell'assunzione di Maria vergine concorda mirabilmente con le verità che ci sono insegnate dalla sacra Scrittura (Nota 5).
Partendo da questo presupposto, presentarono per illustrare questo privilegio mariano diverse ragioni, contenute quasi in germe in questo: che Gesù ha voluto l'assunzione di Maria al cielo per la sua pietà filiale verso di lei. Ritenevano quindi che la forza di tali argomenti riposa sulla dignità incomparabile della maternità divina e su tutte quelle doti che ne conseguono: la sua insigne santità, superiore a quella di tutti gli uomini e di tutti gli angeli; l'intima unione di Maria col suo Figlio; e quell'amore sommo che il Figlio portava alla sua degnissima Madre.

Frequentemente poi s'incontrano teologi e sacri oratori che, sulle orme dei santi padri,(16) per illustrare la loro fede nell'assunzione si servono, con una certa libertà, di fatti e detti della s. Scrittura. Così per citare soltanto alcuni testi fra i più usati, vi sono di quelli che riportano le parole del Salmista: «Vieni o Signore, nel tuo riposo; tu e l'Arca della tua santificazione» (Sal 131, 8), e vedono nell'Arca dell'Alleanza fatta di legno incorruttibile e posta nel tempio del Signore, quasi una immagine del corpo purissimo di Maria vergine, preservato da ogni corruzione del sepolcro ed elevato a tanta gloria nel cielo. Allo stesso scopo descrivono la Regina che entra trionfalmente nella reggia celeste e si asside alla destra del divino Redentore (Sal 44, 10.14-16), nonché la Sposa del Cantico dei cantici «che sale dal deserto, come una colonna di fumo dagli aromi di mirra e d'incenso» per essere incoronata (Ct 3, 6; cf. 4, 8; 6, 9). L'una e l'altra vengono proposte come figure di quella Regina e Sposa celeste, che, insieme col divino Sposo, è innalzata alla reggia dei cieli.

Generosa Socia del divino Redentore,
che ha riportato un pieno trionfo sul peccato
e sulle sue conseguenze
Inoltre i dottori scolastici videro adombrata l'assunzione della vergine Madre di Dio, non solo in varie figure dell'Antico Testamento, ma anche in quella Donna vestita di sole, che l'apostolo Giovanni contemplò nell'isola di Patmos (Ap 12, 1s). Così pure, fra i detti del Nuovo Testamento, considerarono con particolare interesse le parole «Ave, o piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne» (Lc 1, 28), poiché vedevano nel mistero dell'assunzione un complemento della pienezza di grazia elargita alla beatissima Vergine, e una benedizione singolare in opposizione alla maledizione di Eva.
Perciò sul principio della teologia scolastica il pio Amedeo, vescovo di Losanna, afferma che la carne di Maria vergine rimase incorrotta; - non si può credere infatti che il suo corpo vide la corruzione, - perché realmente fu riunito alla sua anima e insieme con essa fu circonfuso di altissima gloria nella corte celeste. «Era infatti piena di grazia e benedetta fra le donne (Lc 1, 28). Lei sola meritò di concepire Dio vero da Dio vero, che partorì vergine, vergine allattò, stringendolo al seno, ed al quale prestò in tutto i suoi santi servigi e omaggi».(17)

Tra i sacri scrittori poi che in questo tempo, servendosi di testi scritturistici o di similitudini ed analogie, illustrarono e confermarono la pia sentenza dell'assunzione, occupa un posto speciale il dottore evangelico, s. Antonio da Padova. Nella festa dell'Assunzione, commentando le parole d'Isaia: «Glorificherò il luogo dove posano i miei piedi» (Is 60, 13), affermò con sicurezza che il divino Redentore ha glorificato in modo eccelso la sua Madre dilettissima, dalla quale aveva preso umana carne. «Con ciò si ha chiaramente - dice - che la beata Vergine è stata assunta col corpo, in cui fu il luogo dei piedi del Signore». Perciò scrive il Salmista: «Vieni, o Signore, nel tuo riposo, tu e l'Arca della tua santificazione». Come Gesù Cristo, dice il santo, risorse dalla sconfitta morte e salì alla destra del Padre suo, così «risorse anche dall'Arca della sua santificazione, poiché in questo giorno la Vergine Madre fu assunta al talamo celeste».(18)

La dottrina di s. Alberto Magno e di s. Tommaso d'Aquino 

Quando nel medio evo la teologia scolastica raggiunse il suo massimo splendore, s. Alberto Magno, dopo aver raccolti, per provare questa verità, vari argomenti, fondati sulla s. Scrittura, la tradizione, la liturgia e la ragione teologica, conclude: «Da queste ragioni e autorità e da molte altre è chiaro che la beatissima Madre di Dio è stata assunta in corpo ed anima al disopra dei cori degli angeli. E ciò crediamo assolutamente vero».(19) E in un discorso tenuto il giorno dell'Annunciazione di Maria, spiegando queste parole del saluto dell'angelo: «Ave, o piena di grazia ...», il dottore universale paragona la santissima Vergine con Eva e dice espressamente che fu immune dalla quadruplice maledizione alla quale Eva fu soggetta.(20)

Il dottore angelico, seguendo le vestigia del suo insigne Maestro, benché non abbia mai trattato espressamente la questione, tuttavia ogni volta che occasionalmente ne parla, ritiene costantemente con la chiesa cattolica che insieme all'anima è stato assunto al cielo anche il corpo di Maria.(21)

L'interpretazione di s. Bonaventura

Dello stesso parere è, fra molti altri, il dottore serafico, il quale ritiene assolutamente certo che, come Dio preservò Maria santissima dalla violazione del pudore e dell'integrità verginale nella concezione e nel parto, così non ha permesso che il suo corpo si disfacesse in putredine e cenere.(22) Interpretando poi e applicando in senso accomodatizio alla beata Vergine queste parole della s. Scrittura: «Chi è costei che sale dal deserto, ricolma di delizie, appoggiata al suo diletto?» (Ct 8, 5), così ragiona: «E di qui può constare che è ivi (nella città celeste) corporalmente. ... Poiché infatti ... la beatitudine non sarebbe piena, se non vi fosse personalmente; e poiché la persona non è l'anima, ma il composto, è chiaro che vi è secondo il composto, cioè il corpo e l'anima, altrimenti non avrebbe una piena fruizione».(23) 

Il futuro Pio XII, quando era Nunzio in Germania

 

Il pensiero della Scolastica nel secolo XV

Nella tarda scolastica, ossia nel secolo XV, s. Bernardino da Siena, riassumendo e di nuovo trattando con diligenza tutto ciò che i teologi del medioevo avevano detto e discusso a tal proposito, non si restrinse a riportare le principali considerazioni già proposte dai dottori precedenti, ma ne aggiunse delle altre.

La somiglianza cioè della divina Madre col Figlio divino, quanto alla nobiltà e dignità dell'anima e del corpo - per cui non si può pensare che la celeste Regina sia separata dal Re dei cieli - esige apertamente che «Maria non debba essere se non dov'è Cristo»;(24) inoltre è ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in cielo l'anima e il corpo, come dell'uomo, così anche della donna; infine il fatto che la chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli le reliquie corporee della beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire «quasi una riprova sensibile».(25)

La conferma dei più recenti scrittori sacri

In tempi più recenti i pareri surriferiti dei santi Padri e dei Dottori furono di uso comune. Aderendo al consenso dei cristiani, trasmesso dai secoli passati, s. Roberto Bellarmino esclama: «E chi, prego, potrebbe credere che l'arca della santità, il domicilio del Verbo il tempio dello Spirito Santo sia caduto? Aborrisce il mio animo dal solo pensare che quella carne verginale che generò Dio, lo partorì, l'alimentò, lo portò, o sia stata ridotta in cenere o sia stata data in pasto ai vermi».(26)
Parimenti s. Francesco di Sales, dopo avere asserito che non é lecito dubitare che Gesù Cristo abbia seguito nel modo più perfetto il divino mandato, col quale ai figli s'impone di onorare i propri genitori, si pone questa domanda: «Chi è quel figlio che, se potesse, non richiamerebbe alla vita la propria madre e non la porterebbe dopo morte con sé in paradiso?».(27)
E s. Alfonso scrive: «Gesù preservò il corpo di Maria dalla corruzione, perché ridondava in suo disonore che fosse guasta dalla putredine quella carne verginale, di cui egli si era già vestito».(28)

Chiarito però ormai il mistero che è oggetto di questa festa, non mancarono dottori i quali piuttosto che occuparsi delle ragioni teologiche, dalle quali si dimostra la somma convenienza dell'assunzione corporea della beata Vergine Maria in cielo, rivolsero la loro attenzione alla fede della chiesa, mistica Sposa di Cristo, non avente né macchia, né grinza (cf. Ef 5, 27), la quale è detta dall'apostolo «colonna e fondamento della verità» (1 Tm 3, 15) e appoggiati a questa fede comune ritennero temeraria per non dire eretica, la sentenza contraria. Infatti s. Pietro Canisio, fra non pochi altri, dopo avere dichiarato che il termine assunzione significa la glorificazione non solo dell'anima, ma anche del corpo e dopo aver rilevato che la chiesa già da molti secoli venera e celebra solennemente questo mistero mariano dell'assunzione, dice: «Questa sentenza è ammessa già da alcuni secoli ed è issata talmente nell'anima dei pii fedeli e così accetta a tutta la chiesa, che coloro che negano che il corpo di Maria sia stato assunto in cielo, non vanno neppure ascoltati con pazienza, ma fischiati come troppo pertinaci, o del tutto temerari e animati da spirito non già cattolico, ma eretico».(29)
Contemporaneamente il dottore esimio, posta come norma della mariologia che «i misteri della grazia, che Dio ha operato nella Vergine, non vanno misurati secondo le leggi ordinarie, ma secondo l'onnipotenza di Dio, supposta la convenienza della cosa in se stessa, ed esclusa ogni contraddizione o ripugnanza da parte della s. Scrittura»(30) fondandosi sulla fede della chiesa tutta, circa il mistero dell'assunzione, poteva concludere che questo mistero doveva credersi con la stessa fermezza d'animo, con cui doveva credersi l'immacolata concezione della beata Vergine; e già allora riteneva che queste due verità potessero essere definite.

Tutte queste ragioni e considerazioni dei santi padri e dei teologi hanno come ultimo fondamento la s. Scrittura, la quale ci presenta l'alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte. Per cui sembra quasi impossibile figurarsi che, dopo questa vita, possa essere separata da Cristo - non diciamo, con l'anima, ma neppure col corpo - colei che lo concepì, lo diede alla luce, lo nutrì col suo latte, lo portò fra le braccia e lo strinse al petto.

Dal momento che il nostro Redentore è Figlio di Maria, non poteva, come osservatore perfettissimo della divina legge, non onorare oltre l'eterno Padre anche la Madre diletta. Potendo quindi dare alla Madre tanto onore, preservandola immune dalla corruzione del sepolcro, si deve credere che lo abbia realmente fatto.

Maria è la nuova Eva

La devozione popolare per Maria SS.ma
Ma in particolare va ricordato che, fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai santi padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunziato dal protovangelo (Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'apostolo delle genti (cf. Rm cc. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26.54-57). Per la qual cosa, come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale: perché, come dice lo stesso apostolo, «quando... questo corpo mortale sarà rivestito dell'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che sta scritta: è stata assorbita la morte nella vittoria» (1 Cor 15, 54).

In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità «con uno stesso decreto»(31) di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1 Tm 1, 17).

Le ragioni del nuovo dogma

Poiché la chiesa universale nella quale vive lo Spirito di verità e la conduce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate (Nota 6), nel corso dei secoli ha manifestato in molti modi la sua fede, e poiché tutti i vescovi dell'orbe cattolico con quasi unanime consenso chiedono che sia definita come dogma di fede divina e cattolica la verità dell'assunzione corporea della beatissima vergine Maria al cielo - verità fondata sulla s. Scrittura, insita profondamente nell'animo dei fedeli, confermata dal culto ecclesiastico fin dai tempi remotissimi, sommamente consona con altre verità rivelate, splendidamente illustrata e spiegata dallo studio della scienza e sapienza dei teologi - riteniamo giunto il momento prestabilito dalla provvidenza di Dio per proclamare solennemente questo privilegio di Maria vergine.

Noi, che abbiamo posto il Nostro pontificato sotto lo speciale patrocinio della santissima Vergine, alla quale Ci siamo rivolti in tante tristissime contingenze, Noi, che con pubblico rito abbiamo consacrato tutto il genere umano al suo Cuore immacolato, e abbiamo ripetutamente sperimentato la sua validissima protezione, abbiamo ferma fiducia che questa solenne proclamazione e definizione dell'assunzione sarà di grande vantaggio all'umanità intera, perché renderà gloria alla santissima Trinità, alla quale la Vergine Madre di Dio è legata da vincoli singolari. Vi è da sperare infatti che tutti i cristiani siano stimolati da una maggiore devozione verso la Madre celeste, e che il cuore di tutti coloro che si gloriano del nome cristiano sia mosso a desiderare l'unione col corpo mistico di Gesù Cristo e l'aumento del proprio amore verso colei che ha viscere materne verso tutti i membri di quel Corpo augusto. Vi è da sperare inoltre che tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, se è dedita totalmente all'esercizio della volontà del Padre celeste e al bene degli altri; che, mentre il materialismo e la corruzione dei costumi da esso derivata minacciano di sommergere ogni virtù e di fare scempio di vite umane, suscitando guerre, sia posto dinanzi agli occhi di tutti in modo luminosissimo a quale eccelso fine le anime e i corpi siano destinati; che infine la fede nella corporea assunzione di Maria al cielo renda più ferma e più operosa la fede nella nostra risurrezione.

La coincidenza provvidenziale poi di questo solenne evento con l'Anno santo che si sta svolgendo, Ci è particolarmente gradita; ciò infatti Ci permette di ornare la fronte della vergine Madre di Dio di questa fulgida gemma, mentre si celebra il massimo giubileo, e di lasciare un monumento perenne della nostra ardente pietà verso la Regina del cielo.

La solenne definizione

«Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica.
Affinché poi questa Nostra definizione dell'assunzione corporea di Maria vergine al cielo sia portata a conoscenza della chiesa universale, abbiamo voluto che stesse a perpetua memoria questa Nostra lettera apostolica; comandando che alle sue copie o esemplari anche stampati, sottoscritti dalla mano di qualche pubblico notaio e muniti del sigillo di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti assolutamente da tutti la stessa fede; che si presterebbe alla presente, se fosse esibita o mostrata.

A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o ad essa opporsi e contravvenire. Se alcuno invece ardisse di tentarlo, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso S. Pietro, nell'anno del massimo giubileo 1950, 1° novembre, festa di tutti i santi, nell'anno dodicesimo del Nostro pontificato.
Noi PIO, vescovo della chiesa cattolica,
così definendo abbiamo sottoscritto

 La glorificazione di Maria nella sua corporea assunzione è verità radicata profondamente nel senso religioso dei cristiani, come dimostrano lungo il corso dei secoli innumerevoli forme di specifica devozione, ma soprattutto il linguaggio della liturgia dell'Oriente e dell'Occidente. I santi padri e i dottori della chiesa, facendosi eco della liturgia, nelle feste dell'Assunta parlano chiaramente della risurrezione e glorificazione del corpo della Vergine, come di verità conosciuta e accettata da tutti i fedeli. I teologi, trattando di questo argomento, dimostrano l'armonia tra la fede e la ragione teologica e la convenienza di questo privilegio, servendosi di fatti, parole, figure, analogie contenuti nella sacra Scrittura. Accertata così la fede della chiesa universale, il papa ritiene giunto il momento di ratificarla con la sua suprema autorità.

(2) Petitiones de Assumptione corporea B. Virginis Mariae in Caelum definienda ad S. Sedem delatae, 2 voll., Typis Polyglottis Vaticanis, 1942.
(3)Bulla Ineffabilis Deus: Acta Pii IX, pars I, vol. 1, p. 615; EE 2/app. 
(4) Cf. CONC. VAT. I, Const. dogm. Dei Filius de fide catholica, c. 4: COD 808-809.
(5) CONC. VAT. I, Const. dogm. Pastor aeternus de Ecclesia Christi, c. 4: COD 816.
(6)CONC. VAT. I, Const. dogm. Dei Filius de fide catholica, c. 3: COD 807.
(7) Litt. enc. Mediator Dei: AAS 39(1947), p. 541; EE 6/475.
((8) Sacramentarium Gregorianum.
(9) Menaei totius anni
(10) Liber Pontificalis.
(11) Ibidem.
(12) Responsa Nicolai Papae I ad consulta Bulgarorum, 13 nov. 866.
(13) S. IOANNES DAMASCENUS, Encomium in Dormitionem Dei Genetricis semperque Virginis Mariae, hom. II, 14; cf. etiam ibid., n. 3.
(14) S. GERMANUS CONST., In sanctae Dei Genetricis Dormitionem, sermo I.
(15) Encomium in Dormitionem sanctissimae Dominae nostrae Deiparae semperque Virginis Mariae (S. Modesto Hierosol. attributum), n. 14.
(16) Cf. S. IOANNES DAMASCENUS, Encomium in Dormitionem Dei Genetricis semperque Virginis Mariae, hom. II, 2, 11; Encomium in Dormitionem... (S. Modesto Hierosol. attributum). 
(17) AMEDEUS LAUSANNENSIS, De Beatae Virginis obitu, Assumptione in Caelum, exaltatione ad Filii dexteram.
(18) S. ANTONIUS PATAV., Sermones dominicales et in solemnitatibus. In Assumptione S. Mariae Virginis sermo.
(19) S. ALBERTUS MAGNUS, Mariale sive quaestiones super Evang. "Missus est", q. 132.
(20) S. ALBERTUS MAGNUS, Sermones de sanctis, sermo XV: In Annuntiatione B. Mariae; cf. etiam: Mariale, q. 132. ,
(21) Cf. Summa theol., III, q. 27, a. 1 c.; ibid., q. 83, a. 5 ad 8; Expositio salutationis angelicae; In symb. Apostolorum expositio, art. 5; In IV Sent., D. 12, q. 1, art. 3, sol. 3; D. 43, q. 1, art. 3, sol. 1 et 2.
(22) Cf. S. BONAVENTURA, De Nativitate B. Mariae Virginis, sermo 5. 
(23) S BONAVENTURA, De Assumptione B. Mariae Virginis, sermo 1.
(24) S. BERNARDINUS SENENSIS, In Assumptione B.M. Virginis, sermo 2. 
(25) IDEM, l.c.
(26) S. ROBERTUS BELLARMINUS, Conciones habitae Lovanii, concio 40: De Assumptione B. Mariae Virginis.
(27) Oeuvres de St François de Sales, Sermon autographe pour la fete de l'Assomption.
(28) S. ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, Le glorie di Maria, parte II, disc. 1.
(29) S. PETRUS CANISIUS, De Maria Virgine.
(30) SUAREZ F., In tertiam panem D. Thomae, quaest. 27, art. 2, disp. 3, sec. 5, n. 31.
(31) Bulla Ineffabilis Deus: l. c., p. 599; EE 2/app.

 



Note tratte da "La definizione dogmatica dell'assunzione della Beata Vergine Maria in cielo" (1951, ed. Studi domenicani vol.54 pag. 109-132) del padre lazzarista Giacomo Crosignani C.M.
 
Nota 1
Nella prospettiva di una definizione del dogma dell'assunzione, certi spiriti erano esitanti circa la sua opportunità; non essendovi negazioni o errori da colpire, qualcuno non vedeva il bisogno che venisse proclamata una verità già universalmente creduta.
Altri non giudicavano tempestiva la definizione perché non esaurite le ricerche storiche e teologiche.
Altri non la desideravano particolarmente nel timore che potesse provocare una reazione nei dissidenti e rendere sempre più  arduo il riavvicinamento tra i cattolici e le altre confessioni cristiane.
E infatti i dissidenti, in particolar modo i protestanti, hanno disapprovato e anche attaccato la definizione del dogma; ma per quanto ciò sia doloroso, non è una ragione sufficiente perché la Chiesa debba tacere la verità.

Nota 2
Stabilito  il dogma dell'immacolata, i fedeli furono pervasi da una più  viva speranza  che anche il dogma dell'Assunta sarebbe stato quanto prima definito dalla Chiesa.
Si cominciò allora ad inviare suppliche alla Santa Sede per ottenere tale definizione. Tra le altre, è rimasta celebre la petizione della regina Isabella II di Spagna del 27 dicembre 1863 - alla quale si suole connettere l'inizio del "movimento assunzionistico" - e la risposta data ad essa da Pio IX: "Non c'è  dubbio che l'assunzione, nella maniera colla quale è  creduta dalla comune dei fedeli, è una conseguenza del dogma della Concezione Immacolata... tempo verrà che i santi desideri di vostra maestà saranno esauditi".
All'inizio del pontificato  di Pio XII erano già  un numero veramente imponente le petizioni inviate in pia gara da Pastori e fedeli nel mondo: 113 di Cardinali, 18 di Patriarchi, 2.505 di Arcivescovi e Vescovi, oltre 32mila di sacerdoti e religiosi, 50mila di religiose e 8 milioni di fedeli.

Nota 3
Tacendo della morte della Madonna, la definizione astrae, naturalmente, pure dalla sua resurrezione e ha per unico e diretto oggetto ciò che è essenziale all'Assunzione, ossia l'esaltazione del corpo, unitamente all'anima, della Beata Vergine in cielo.
Tale esaltazione era ammessa da tutti e non poteva non essere intesa da quanti avevano domandato che l'Assunzione venisse proclamata dogma di fede.

Nota 4
Dalla liturgia  è presa la prima testimonianza esplicita che la Bolla porta in favore dell'Assunzione: la celebre orazione "Veneranda" fatta inserire da papa Sergio I verso la fine del secolo VII nel Sacramentario Gregoriano, nel quale dice che la Madonna non potè "mortis nexibus deprimi" perché  "de se genuit" il Figlio di Dio.

Nota 5
In definitiva tutto si fonda sulla Maternità divina, chiaramente  affermata nella Sacra Scrittura.
La mancanza di testimonianze dirette della Sacra Scrittura su una verità di fede come l'Assunzione, e di trasmissione esplicitamente risalente agli Apostoli, non prova da sola che tale verità non appartenga al deposito della fede.
Si sa che la rivelazione pubblica è terminata con gli Apostoli, ma il dato rivelato ha una sua vitalità; non sono rivelate solo le verità contenute esplicitamente nelle fonti della rivelazione, ma anche quelle che vi sono contenute solo implicitamente e mediante l'intuizione soprannaturale del Magistero, dei teologi e dei fedeli, vengono gradualmente scoperte ed esplicitamente conosciute.
La prima ed ultima parola in materia di progresso dogmatico spetta alla fede vivente della Chiesa, che è  il grande fattore dello sviluppo della dottrina rivelata.

Nota 6
La definizione dell'Assunzione è stato il più  grande avvenimento mariano del secolo XX, ed è  stato preludio di una sempre maggior penetrazione nel mistero di Maria SS.ma nel quale tanta luce ancora si cela.
In particolare si tratta di approfondire i rapporti alquanto singolari fra il Cristo e la Madre sua, e altri importanti  problemi, segnatamente quello del concorso della Beata Vergine Maria alla nostra redenzione e quello della universalità della sua mediazione nella distribuzione delle grazie (ndr: Corredentrice, Avvocata, Mediatrice di tutte le grazie
"Assunta al Cielo perche Corredentrice".)