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domenica 2 giugno 2024

Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato - Predica di fra Girolamo Savonarola 25 maggio 1496

Tratto dalla PREDICA fatta il 25 maggio 1496 (VIII sopra Ruth) da fra' Girolamo  Savonarola

Amen amen dico vobis: Nemo potest venire ad me, nisi Pater, qui misit  me, traxerit  eum.  

Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato (Giovanni 6,44)


Nota che, quando fu nato Cristo e passati e' giorni della purgazione di Maria secondo la legge, Maria andò in Jerusalem e portò el fanciullo nel tempio, e quando quello vecchione Simeone l'ebbe nelle braccia, disse queste parole: — Hic est positus in ruinam et in resurrecionem multorum, cioè “questo Cristo è posto in ruina e in resurrezione di molti” — . Simili parole dice di Lui Esaia: — Ecce pono in Sion lapidem summum angularem etc., “ecco che io pongo in Sion la pietra angulare” —. E Pietro nella sua Epistola, allegando quel testo, dice: — Hic lapis, factus est lapis offensionis et petra scandali, cioè “questa pietra è fatta pietra di offensione e pietra di scandalo” —. Molti dunque per questo Cristo andranno a casa del diavolo.

— Oh, (dirai tu) che è Cristo ruina e scandalo di molti òmini, el quale è venuto a salvare li òmini? — Si risponde che Cristo è ruina e scandalo a chi vuole che gli sia. Non ti dissi io l’altro dì che le creature sono buone fatte da Dio? Tamen la Scrittura dice: Creaturae factae sunt in odium. Così ancora la Scrittura, fatta da Dio, è molte volte laccio alli cattivi che non vanno retti. Sai tu come è fatta questa cosa? Come se li Signori avessino mandato uno bando “che nessuno vadia di notte fuori per la città, e che avessino. fatto porre per le strade aguti, trave e sassi”. Colui va di notte contra el bando, e percuote e ruina. E' Signori sono causa sì che costui rovini, per avervi fatto porre quelli impedimenti a chi va di notte; ma si imputa totalmente a costui che non doveva andare di notte. Va’ di dì, e leverai suso alto e’ piedi, e non percoterai. Chi va di notte non vede e, se percuote, suo danno. Chi va di notte, va per fare male. Qui male facit, odit lucem; così a proposito, chi va per le tenebre e per la notte de’ peccati di lussuria, di avarizia e di superbia, è accecato in modo che non vede, e però rovina, inciampa e avviluppasi.

Cristo ha fatto e' fatti suoi e de’ suoi santi in uno certo modo, che chi va di notte e nelle tenebre del peccato non gli intende, e ruinavi dentro. Tuo danno se tu ruini. Va’ di dì, e intenderai le cose di Cristo.

Se tu andraì di dì e che tu stia purificato da' peccati e che tu vadia retto, se tu non intenderai le cose di Cristo o le sue Scritture, tu pregherrai Dio e dirai: — Signore, illuminami —, e Lui ti illuminerà.

Disse dunque una volta Cristo a quelli che lo seguitavano: — Ego sum panis vivus, qui de caelo descendit —, e poi più giù dice: — Panis quem ego dabo, caro mea est pro mundi vita —, e poi più giù: — Nisi manducaveritis carnem filii hominis non habebitis vitam in vobis —, cioè “io sono un pane vivo che sono disceso dal cielo, e il pane che io do è la mia carne, e chi non mangerà della carne del figliuolo dell’omo e non berrà del suo sangue, non arà vita in Lui”. Per le quali parole molti si scandalizzorno, perché andavano di notte. Ecco che Cristo fu qui ruina e scandalo di costoro. L'uno diceva: — Costui dice che è pane vivo disceso dal cielo, e non è egli il figliuolo di Ioseph? — L'altro diceva: — Come può egli darci la sua carne a mangiare? — L'altro diceva: — Durus est hic sermo, “questo parlare è molto duro; come si può egli mangiare la carne di uno omo?” — E partironsi da Cristo e non volseno essere più suoi discepoli.

Disse allora el Salvatore: — Spiritus est qui vivificat, caro autem non prodest quicquam, cioè “lo Spirito è quello che vivifica, la carne non fa nulla”; verba quae locutus sum vobis Spiritus et vita sunt, “le parole che vi ho parlato sono Spirito e vita”; ma voi non credete, perché voi non andate retti e non potete credermi. Quia nemo potest venire ad me, nisi Pater, qui misit me, traxerit eum, cioè “nessuno può venire a me, s'el mio Padre che mi ha mandato non lo tira” —.

Or ecco a che proposito e quando furono dette queste parole dal nostro Salvatore, le quali feciono scandalo a molti de' suoi discepoli che andavano di notte. Voltossi dipoi alli dodici e disse loro: — Nunquid et vos vultis abire? Cioè “ voletevene andare ancora voi”? — San Piero, che andava di giorno, rispose: — Domine, ad quem ibimus? Verba vitae aeternae habes, “ Signore, a chi andremo noi? Tu hai parole di vita eterna”. Io vedo che tu hai la vita buona; se qualche cosa ci è che io non intendo, el difetto è mio —. E però, figliuolo mio, va’ di dì, e saprai cognoscere le cose di Cristo. Questo è quello che io t'ho detto tante volte, quod mea doctrina non est mea. Vivi bene, va’ di dì, e cognoscera'la.

Tu vuoi pure andare di notte; va’ di giorno, dico io; vivi bene, e vedrai che io ti dico el vero; altrimenti tu darai in qualche inciampo, che tu cadrai e faraiti male. Questo t'ho io detto per dichiararti a che proposito Cristo disse queste parole del presente Evangelio “Nemo potest venire ad me, nisi Pater, qui misit me, traxerit eum”. Ora vediamo quello che le vogliono dire.

In conscienzia egli è una grande fatica a predicare adesso. L’omo si resolve tutto per questi caldi. Io vi lascerò insino a domenica; non vorrei anche che voi vi infirmassi. Daremo spazio tre dì, e poi vedremo quello abbiamo a fare.

Nemo potest venire ad me, nisi Pater, qui misit me, traxerit eum, “nessuno può venire a me (dice Cristo in questo Evangelio) s'el mio Padre non lo tira”.

Santo Augustino dice: — Che cosa è questa, fratelli miei? Che vuol dire qui el nostro Salvatore? Che vuol dire questo tirare? Vuole egli dire, tirare per forza e essere violentato? Cioè appiccare una fune al collo, o una catena e tirare l'omo per forza a Cristo? Non può l'omo venire a sua posta? Non ha egli el libero arbitrio? Non si muove l'òmo volontariamente a Dio? Risponde santo Augustino che l'omo non è tirato da Dio per forza, ma per delettazione.

Ecco verbigrazia, tu vuoi tirare el fanciullo, tu gli monstri la mela, e' viene per delettazione; alla pecorella tu monstri el ramo verde, ella è tirata e viene per delettazione. Così Cristo ti monstra qualche cosa delettabile, tu se’ tirato; e’ ti monstra el Paradiso, tu di’: — lo vengo —, e così per delettazione e non per forza tu se’ tirato da Cristo. E dice più santo Augustino: — S'el fu lecito a quel poeta a dire “trahit sua quemque voluptas”, idest “che ognuno in questo mondo è tirato dal suo piacere”, quanto più dobbiamo dire noi che l'omo sia tirato da Cristo per piacere, el quale omo si diletta della beatitudine, della verità, della iustizia, della sempiterna vita: il che non è altro che Cristo —. Da amantem (dice Augustino), da desiderantem, ferventem, fonti aeternae patriae suspirantem, “dammi uno amante, uno fervente, uno desiderante la fonte della salute della eterna patria”, sentirà subito ch’ello è tirato. Uno peregrino che non vuole stare più in questa vita, ha sete di andare a Cristo, vedrà e sentirà in sé come egli è tirato da Dio per delettazione. 


Gentile Bellini "Nunc dimittis"



Dio non esce del suo ordine che egli ha posto con la sua sapienzia, o rare volte e quasi mai. Lui tira le cose grave in giù e le leggeri in su, e ogni cosa dispone e tira secondo la loro natura. Deus attingit a fine usque ed finem fortiter, et disponit omnia suaviter. Dio muove dunque ogni cosa secondo la natura di quella; così el libero arbitrio e la volontà dell'omo, perché è libera, Dio la muove liberamente secondo la sua natura.

Sono tre appetiti: naturale, animale e razionale. Dio li muove tutti secondo la loro natura; e ogni appetito séguita la sua inclinazione. L'appetito naturale non cognosce el fine che lui séguita. Verbigrazia: la pietra va in giù al centro e ha questo appetito e non sa perché; Dio che l’ha fatto lo cognosce. L'appetito animale séguita la cognizione del senso e la sua inclinazione; onde cognosce la pecorella ch’ el ramo verde gli è utile e delettabile, perché così sé gli appresenta, e però lo appetito li va dietro. Lo appetito razionale, che è la volontà dell’omo, perché è libera, si muove liberamente e séguita la sua inclinazione. Ma nota che, a essere mosso per delettazione, non basta solo che la cosa sia utile e delettabile, ma bisogna che la s’appresenti come utile e come delettabile. Ecco, la pecorella è tirata dal ramucello verde; ella va e pascesi insino che è saziata; ma poi, benché vegga el ramo verde, non si muove, perché non sé gli appresenta più come utile né come delettabile.

Così interviene all’omo. Dio ti monstra cose buone, utili e delettabili, e ti monstra quod oculus non vidit, nec auris audivit, nec in cor hominis ascendit, cioè “ ti monstra quello che occhio non vidde mai, né orecchio ha udito, né core di omo può comprendere ”, e' ti monstra la gloria di vita eterna, la quale Lui ti ha apparecchiata per il sangue di Cristo. Questo ti saria utile e molto delettabile, e tamen non ti muove e non ti tira.

Prima ti doverria muovere la cosa promessa e il premio grande; secundo, ti doverria muovere el modo per il quale ti è promessa e apparecchiata questa gloria, cioè per il sangue di Cristo.

Io vi metto questo dinanzi alli occhi, e monstrasi in sé come utile e come delettabile. Che vuol dire che uno si muove, l’altro no? — Perché nemo venit ad me nisi Pater, qui misit me, traxerit eum; “nessuno viene a me”, dice Cristo, “Se il Padre che m'ha mandato non lo tira” —. Sai tu perché colui non viene? Perché lo tira un’altra corda, un’altra delettazione, e lui va drieto a quella. Tu metti el fieno e la biada innanzi al cavallo, lui guarda la biada e quella mangia; e se tu di': — mangia del fieno —, lui non lo vuole e non è tirato da quello, perché non gli viene in considerazione, in presenzia di quella biada, che il fieno sia buono, e non sé gli appresenta allora come utile né come delettabile.

Così tu, che ti pasci delle delettazioni del mondo, benché ti sia monstro le cose di Dio utili e delettabili, non ti muovono e, in presenzia de’ tuoi piaceri sensuali, le cose di Dio ti si appresentano dure e aspre e non delettabili. Bisogna dunque che Dio sia quello che tiri, e però ben dice il testo: Nemo venit ad me, nisi Pater, qui misit me, traxerit eum.

Quando Dio vuole dunque tirare uno, e’ gli monstra le cose sue buone e delettabili, e quelle altre delettazioni del mondo gliele mette in abominazione, e così lo tira. — Ma che vuol dire che io ti metto in abominazione le cose del mondo, quanto posso, e monstroti che questo mondo è nulla, e tamen tu non vieni? — Nemo venit ad me, nisi Pater, qui misit me, traxerit eum. Dio è quello che tira. Benché io ti monstri ch' el mondo è nulla e che tu debbi venire a Dio, tamen, se Dio non tira, tu tieni l'occhio saldo a quella considerazione delle cose delettabili del mondo, e stai fisso là e non ti muovi. Ma come Dio comincia a tirare e inspirarti, tu cominci a dire: — Io voglio venire a Dio —, e Lui, come ti vede disposto, ti dà la grazia, illuminati e tirati, e se’ venuto a Cristo.

Tira dunque Dio non per forza, ma per delettazione, e pone all’omo le cose del mondo in abominazione. Egli monstra le pene dello Inferno come cosa mala. Egli monstra la gloria del Paradiso come bona e delettabile, e tira l’omo volontariamente e non lo sforza punto. Lui viene, e innamorasi di Cristo; e Lui lo infiamma e tiralo a sé, e è venuto non per forza ma per amore. Ma tu dirai: — Che vuol dire che e’ tira più questo che quello? E tira l'uno e l’altro no? — Lasciami un poco riposare ché io ti dirò qualche cosa.

— O frate, che vuol dire che Dio tira uno, l’altro no? Ella è pure grazia questa; perché la dà Egli a questo, non a quello? — Va’ e domanda uno che fa le scodelle, boccali, piattelle e altri vasi di terra, e di' così: — Perché fai tu di molti vasi belli e molti brutti? E perché sono questi belli e quelli no? — Ti risponderà: — Io li faccio per il bene di tutta la casa, per ché di questo bello è bisogno alla tale cosa, e di questo brutto a un’altra cosa —. E se tu di’: — Perché fai tu d'una medesima terra e materia questo vaso bello e quell'altro no? E di questa terra, che tu poni nel vaso brutto, perché non ne fai tu uno bello? — Ti risponderà: — Perché mi piace fare così —.

Domanda li filosofi: — Che vuol dire che, essendo tutti gli animali d'una medesima materia, sono fatti sotto diverse forme, e l'uno più bello e l'altro manco? — Ti risponderanno: che Dio l’ha fatto per la bellezza dello universo, perché la varietà fa bellezza. E se tu di’: — Perché ha fatto il leone e il cavallo sotto più nobile forma che l’asino, e più bello questo che quello? — Ti si risponderà: — Perché gli è così piaciuto —. 

Così, a proposito nostro, se tu di': — Perché tira Dio alcuno sì, alcuno no? — Si risponde: — Per dimonstrare la sua iustizia e la sua misericordia —. Oh, perché più presto questo che quello? O perché non ha dato la grazia a questo come a quello? — Si risponde: perché gli piace. — O frate, non ci è altra ragione? — Figliuolo mio, questo è uno grande profondo. Ti dissi altra volta che tu non ci entrassi. Dice qui santo Augustino: Noli iudicare, si non vis errare, “non volere iudicare questo, se tu non vuoi errare”. Santo Paulo sapeva meglio assai di noi solvere questa questione, e tamen non volse entrare qua dentro, ma disse: — Egli è perché Dio vuole così: Voluntati enim eius quis resistit? O homo, tu qui es, qui respondeas Deo? Cioè “chi può resistere alla volontà di Dio? O omo, chi se' tu che vuoi rispondere a Dio?” — Dio sa bene la ragione perché e’ fa così, ma tu non la sai; e Lui non è obligato a dirtela. Lascia andare queste questioni; quando saremo lassù in Paradiso lo sapremo.

Dimmi, quale è meglio, o che tu imputi Dio iusto e te ignorante, o Lui iniusto e te sapiente? Dio non si può dire che sia iniusto, perché Lui è essa somma iustizia. Adunque è meglio dire che Dio fa bene ogni cosa e che questo tu nol puoi intendere. Non andare dunque più alto in questa questione, ché tu cadrai nella pietra dello scandalo.

Origene la volse trovare, e disse che le anime furono create tutte insieme, e poi, secondo e’ meriti o demeriti loro, furono messe da Dio di qua in questi corpi. Questo è contra ogni filosofia; e Paulo, nel medesimo luogo, parlando della elezione di Iacob e della reprobazione di Esaù, dice: Cum nondum nati essent, aut aliquid boni egissent aut mali, ut secundum electionem etc., dictum est ei etc., sicut scriptum est: Iacob dilexi, Esau autem odio habui; cioè, che innanzi che fussino nati, o avessino fatto bene o male, fu da Dio eletto Iacob e reprobato Esaù. Pelasgio anche, volendo cercare questa questione, cadde in errore. Concludi adunque che Dio è quello che chiama, e chi fa bene è chiamato.

Ma tu dirai: — Come! Si può fare bene senza la grazia? — Scrivendo Paulo “Nos non sumus sufficientes ex nobis tanquam ex nobis aliquid cogitare”, basta a te che Dio dà a ciascuno sufficiente aiutorio. Non entrare in questo profondo, ma pensa che gli è venuta la grazia del nostro Salvatore Cristo Iesù, e ch’el ci ha fatto bene non per nostro merito, ma per sua misericordia.

Fa’ adunque bene, e come dice Augustino: Si non traheris, ora ut traharis, “se tu non ti senti tirare, fa' orazione a Dio che tu sia tirato”. Dio dà sufficiente adiutorio a ciascheduno. Tu hai le cose della fede, valle ruminando. Tu hai le predicazioni, fa’ bene se tu vuoi essere tirato, altrimenti tu non arai escusazione nessuna. Or veniamo un poco alle parole dello Evangelio.

Nemo potest venire ad me, nisi Pater, qui misit me, traxerit eum, “ nessuno può venire a me (dice el Salvatore), s'el mio Padre non lo tira”, Se tu se’ dunque tirato a penitenzia e a fare bene, non lo imputare a te; egli è il Padre che ti tira per sua misericordia, e dice: — Chi verrà a me ego resuscitabo eum in novissimo die, “io lo resusciterò nel dì finale” —; vuol dire: io gli farò salva l’anima e il corpo. Guarda dunque qua, se tu séguiti Cristo, che guadagno tu farai. Se tu séguiti el mondo tu perderai l’anima e il corpo; se tu séguiti Cristo perderai qualche cosa del mondo, ma alla fine ti salverà l’anima e il corpo.

Che stai tu dunque a fare che tu non séguiti Cristo? Sai tu perché tu non vieni? Perché Dio non ti tira. Sai tu perché e’ non ti tira? Perché tu se’ rinvolto nel peccato. — Oh! perché tira egli colui che è nel peccato, e faglielo lasciare, e me no? — Quando tu se’ battezzato, Dio ti ha posto in stato di grazia; se tu vuoi fare bene, tu se’ aiutato da quella grazia; ma se per tua malizia tu caschi nel peccato contra el precetto di Dio, tu se’ caduto nelle sue mani; non può egli fare iustizia di te, s'el vuole? — Padre, sì —. Adunque non ti dolere di Lui s'el vuole fare grazia a un altro, e rilevarlo e tirarlo, e a te vuole fare iustizia. Basta che tu non ti puoi dolere ch'el ti faccia torto. Tu se' una volta cascato e sai che la iustizia ti condanna; non ti dolere dunque di Dio s'el ti fa iustizia, benché e’ facci grazia a altri.

E' viene ancora questo male da’ padri e madre vostre, che non nutriscono bene e' figliuoli e allievangli cattivi; donde e’ perdono la grazia battesimale, e se Dio non gliela vuole poi rendere, non è obligato. Tu, padre e madre, ne renderai ragione al dì del iudicio.

È ancora colpa delle Signorie, che non fanno che ne' loro territòri sieno fatte buone leggi, e che si viva costumatamente. E’ fanciulli imparano quello che odano e vedano. Tu non vuoi ancora levare via e’ giuochi e le meretrice per le strade? Che state voi a fare, Signori Otto? Voi siete ministri di Cristo, che è Re della vostra città. Se voi non farete iustizia, Lui vi punirà. Guai alla barba vostra. Io ve lo dico: Andate provedendo che questi vizi non sieno nella vostra città. Così, voi fanciulli, andate cercando de’ giucatori; toglietegli le carte. Voi cittadini, a che fine siete voi fatti de’ magistrati? Forse per nutrire li peccati? No, vi dico io; questo non è el fine. Voi fate el rovescio; voi siete creati magistrati per levare via li vizi e li peccati; voi lasciate il fine, e non imparate di fare quello che è vostro ufficio.

Chi è buono impara: Sicut scriptum est in prophetis: Erunt omnes docibiles Dei, cioè, “ come è scritto nei profeti: quelli che saranno figliuoli di Dio intenderanno e impareranno”. Or lasciami un poco riposare.

Alle cose di Dio voi siete tardi e negligenti, ma alle cose del mondo voi siete solleciti; così al bene commune della città siete pigri, ma al bene proprio ognuno è sollecito e diligente. Voi fate el rovescio, e però non vanno bene le cose vostre. Io ve l'ho tante volte detto, ma voi non udite, perché non siete di Dio. Omnis qui audit a Patre et didicit, venit ad me, “ognuno (dice Cristo) che ode dal mio Padre e impara, viene a me”. Sono alcuni che odono e non intendono; non vogliono imparare. Chi va retto, impara quando ode dal Padre e viene a Cristo. Non quia Patrem vidit quisquam, nisi îs qui est a Deo, hic vidit Patrem, “ non già che nessuno abbi veduto el Padre, se non colui che è venuto da Dio”. Vuol dire che nessuno in questo mondo, come Cristo, ha veduto el Padre, ma noi andiamo a Lui per fede. Amen, amen dico vobis, qui credit in me habet vitam aeternam... “ in verità io vi dico (dice Cristo) che chi crede in me ha vita eterna ”. Credere in Cristo vuole dire: credendo tendere e andare in Cristo.

Altra cosa è credere a Dio, altra credere in Dio. Credere a Dio è credere alle parole di Dio, credere in Dio è, credendo e amandolo, tendere in Lui. E però tu di’: — Credo in Deum —, e non di': — Credo Deo —. Ma sono alcuni che dicono il Credo e dicono le bugie, perché credendo non amano e non tendano né vanno in Dio con le opere. Dillo pure, e non lasciare per questo, perché tu lo di’ in persona della Chiesa e non erri. Chi crede adunque in Cristo ha vita eterna.

— Oh, come s'ha vita eterna in questa vita mortale, benché l’omo creda in Cristo? — Tu hai prestato, — in su uno pegno, a uno cento ducati, e tamen, benché tu non gli abbia, tu di': — Io ho cento ducati —, perché tu hai el pegno; così, faccendo bene e credendo in Cristo, tu hai el pegno di avere vita eterna; e però tu puoi dire di avere ora vita eterna. Va' adunque, mangia el pane di questa vita, perché Cristo dice: — Ego sum panis vitae, “io sono il pane della vita ”. Va' dietro a Cristo, séguita Lui, priega ch'el ti tiri, e maxime in questi tempi, ché hanno a essere tante tribulazioni.

Noi non cerchiamo altro, né altro concludiamo, se non che tu cerchi che Dio ti tiri al suo servizio.


Tratto da: Edizione nazionale  delle opere di Girolamo  Savonarola "Prediche sopra Ruth e Michea" a cura di Vincenzo  Romano - Vol. 1 - Predica VIII - pagg. 217-224


giovedì 9 maggio 2024

Predica sull'Ascensione

PREDICA II SOPRA RUTH E MICHEA. FATTA EL DI' DELLA ASCENSIONE, A' DI 12 DI MAGGIO 1496. 
DI FRA GIROLAMO SAVONAROLA


Ascendens Christus in altum, captivam duxit captivitatem, dona dedit hominibus etc. (PAULUS, EPHES., IV, 8).

Andrea Mantegna, Ascensione, pannello
sinistro del Trittico degli Uffizi, 1463-64

Li curiosi scrutatori dello universo domandati filosofi, dilettissimi in Cristo Iesù, hanno distinte tutte le cose create in due parti: e l'una chiamano sustanzia, l’altra accidente. La sustanzia è quella cosa che per sé sta senza appoggiarsi ad altro, come è la terra, l'acqua, l’aria, el cielo, gli animali le pietre, le piante e simili. Li accidenti sono quelli che per sé non stanno senza appoggiarsi ad altra cosa, ma sono appoggiati ad altra cosa, non come parte di quella, ma come accidente; e questi sono come è bianchezza, nigrezza, odori, sapori e simili. E perché tutta la nostra cognizione viene da’ sensi, e li sensi non cognoscono se non li accidenti, ideo li accidenti sono quelli che vengano prima a’ sensi; però noi abbiamo prima cognizione delli accidenti che della sustanzia. Li occhi sono dati alli colori, le orecchie al suono, il naso alli odori, la lingua al sapore, il tatto al caldo, al freddo, al grave, al duro, al molle.

E dipoi che il senso ha avuta la sua tognizione, conduce queste cose alla fantasia, e lei le manda allo intelletto, il quale dicitur intus legens, perché illustra quelli fantasmi e giudica, e viene alla cognizione della sustanzia. Ma perché l'intelletto ha poca luce, se fussi scparato dal corpo perverria alla cognizione della sustanzia confusamente; e però è stato da Dio messa l’anima nel corpo, acciocché mediante e' sensi acquisti scienzia più determinata e perfetta. E se l’anima avessi più inteso fuori del corpo. indarno saria stata messa nel corpo; ma perché Deus el natura nihil agunt frustra, però diciamo che l'anima è stata messa nel corpo acciocché impari più perfettamente. Tamen, essendo ancora messa nel corpo, non ha però la sua cognizione perfettamente; donde confessono questi filosofi che l’intelletto dell'uomo non perviene alle ultime differenzie, e le proprietà intrinsece le cognosciamo per le estrinsice, e le cose materiale cognosciamo ancora imperfettamente.

Or pensa quanto più imperfettamente cognosce l’uomo le cose immateriali. Non cognosce l’uomo la sustanzia di uno angelo come sia fatta, benché sia creatura finita. Or quanto manco cognosce la sustanzia divina, che è increata e infinita. E se non cognosciamo la sustanzia di Dio, non cognosciamo ancora molte cose infinite che sono in Lui. Non è maraviglia adunque se molte cose sono in Dio, delle quale non è capace l’intelletto nostro, e se molte cose della fede noi non le intendiamo e non cognosciamo ogni cosa. E però il magno Dio, il quale è larghissimo nella sua misericordia, vedendo quanto avevamo poca cognizione di Lui,

si degnò venire in carne e farci partecipi della sua sustanzia e in qualche modo demonstrarcela; però venne al mondo e prese carne umana, e volse morire per noi, e poi resuscitò e fece molte cose, per le quale demonstrò apertamente la sua umanità e il corpo suo essere veramente resuscitato, È molte altre cose ancora fece, che demonstrorno la sua divinità, acciocché ci levassi su dal senso e tirassici in vita eterna, Ma perché conversando el Salvatore nostro con li suoi apostoli, troppo amavano la carne sua, e fermavansi nello amore sensuale e non andavano troppo allo spirituale, però fu necessario che quella carne andassi su in cielo, acciocché tirassi l'intelletto fuori de’ sensi lassù ad amarlo come Dio. E perché a questo non bastava el lume naturale, dette li doni del lume sopra 'l naturale alli suoi eletti; e però dice lo Apostolo: Ascendens Christus în altum, captivam duxit captivitatem, cioè “ salendo in alto al cielo, ne menò la captività ”, cioè la preda che aveva fatto el diavolo delle anime per il peccato del primo parente. Et dona dedit hominibus, cioè “ dette a gl’uomini e’ sette doni dello Spirito Santo ”, acciocché lasciassino le cose del mondo e andassino suso in alto, e seguitassino Cristo in cielo mediante el lume sopranaturale della fede che Lui ci ha dato.

Chi avesse adunque una ottima e viva fede, quale  si richiede, senza dubbio seguiteria Cristo. Bisogna adunque fede, della quale vogliamo parlare questa mattina, acciocché seguitiamo el Salvatore nostro.

Surge qui dormis, et illuminabit te Christus. Lie vati su, tu che dormi, non stare più in questa carne; ella è quella e questi sensi che ti tengono a dormire;

lascia el senso e va’ su a Cristo, e Lui ti illuminerà. Vedi che questa carne di Cristo è andata in su: Ascendit Christus in altum.

Che dite voi, filosofi? Omne grave tendit deorsum; ecce quod caro ascendit. La carne e il corpo di Cristo è andato in su: la vostra regola, o filosofi, ha fallito a questa volta. Dicono ancora che uno corpo non passa un altro corpo. Ecco che Cristo ha passato el cielo. Non credere però che el cielo si aprissi, o che Lui lo stracciassi, ma passò el cielo senza muoverlo di niente. E però la tua regola, o filosofo, ha ancora fallito a questa volta, maxime tenendo quella opinione che li corpi celesti sieno solidi. Dice ancora el filosofo: Nihil est extra caelum, " e’ non è nulla sopra el cielo”. Questa regola oggi falla. Ecce Christus ascendit super omnes caelos “ Cristo è salito sopra tutti e’ cieli”, dove non è luogo; e non ha bisogno Cristo di luogo, né di continente che lo conservi in essere, perché si conserva per virtù della sua divinità, e sta sopra e’ cieli il corpo di Cristo.

Sicché vedi quanta speranza ci dà lo onnipotente Dio; perché s’ el v'è andato il nostro capo, speriamo che el vi andaranno ancora le membra. Noi espettiamo questo, e questo speriamo, e questo predichiamo, per questo facciamo ogni cosa.

Omo, sappi che tu hai "andare in Paradiso, se tu vorrai, perché el v'è ito el nostro Cristo; ma sappi che tu non vi hai ‘andare per natura, non per danari, non per tua virtù, ma, come dedit dona hominibus, tu vi hai ’andare, se tu vorrai, per doni che ti ha dati Cristo. Lui t'ha dati e' doni del Spirito Santo; e prima el

dono dello intelletto, per il quale Lui ti illumina e monstra chiaramente il tuo fine, e che Lui è andato in Paradiso, e che tu vi andrai ancora tu, se tu vorrai; e fermati l'intelletto in questo. Secundo, t'ha dato il dono della sapienzia, per el quale tu ami el fine e assapori, perché e' bisogna amore. Dice Cristo all'uomo: “ Innamorati di me e lascia le cose di questo mondo, vienne dietro a me in cielo”. E perché e’ bisogna che tu cognosca che questo mondo è nulla, t'ha dato el dono della scienzia, per il quale tu cognosci che di qua l'uo| mo manca presto, e che non c'è nulla stabile. E perché a questo l'uomo ha a passare per molte difficultà e dubbii, e ha a discorrere molte cose, perché sappia consigliarsi, t'ha dato el dono del consiglio. Appìccati adunque a questo consiglio, e séguita Cristo: questo, ti | dico, è buono consiglio. Lui non ti promette ricchezze di questo mondo, ma una gloria sempiterna e una beatitudine perpetua.

Che vuo’ tu fare adunque, omo? Lascia questo mondo, vieni a servire a Cristo; io t’invito, Lui t'aspet? ta e remunereratti del tuo servizio, perché è larghîssimo remuneratore. Ognuno si sforzi adunque di servire a Cristo. Ma perché ognuno è anche obligato alla salute del fratello e a tirarlo a Cristo, però Lui t'ha dato il dono della pietà, per il quale ti dice che tu esorti e inviti il tuo fratello, il tuo vicino, il tuo amico; tu, marito, la tua moglie, e ognuno esorti l'uno l’altro a servire a Cristo, non più tepidamente, ma ferventemente.

Ma perché l’omo ha a camminare in questo mondo fra le cose prospere e le avverse, t'ha dato el dono

del timore nelle cose prospere, ché tu tema sempre diì non cadere, e ché tu non ti lasci dalle cose prospere levare dalla grazia di Gristo; e contra le cose avverse t'ha dato el dono della fortezza, acciocché tu vi possa resistere. Che state voi adunque a fare, uomini? Ché non seguitate voi el nostro Cristo, il quale è asceso in alto e è andato a prepararvi el luogo e la gloria suaò Perché non vieni tu adunque, omo, al servizio di Cri. sto? Perché tu non credi queste cose; se tu le credessi, non staresti più così tepidamente. Tu se’ incredulo, tu se’ ingrato; e se’ da essere ripreso, come fa questa mattina el Salvatore nello Evangelio alli suoi discepoli, il quale exprobravit incredulitatem illorum “e’ gli riprese molto della loro incredulità”. E però, esponendoti stamane questo Evangelio, ti voglio demonstrare la durezza del tuo core e quanto tu se’ ingrato a non seguitare Cristo, el quale è andato a prepararti tanta gloria. 

Io invito tutti, uomini e donne. Voi vi turbate; di che avete paura? Chi ha fede che Cristo sia lassù non ha paura di nulla. Venga dunque ognuno al servizio di Cristo. Ma acciocché tu sia più capace di quello che io ti dirò, io ti introdurrò una figuretta, la quale è scritta nel libro de' Numeri al xxii capitolo.

Quando Balach vidde passato el populo di Israel per il Mare Rosso, temendo di lui, mandò a dire a Balaam che venisse e maladicessi quel populo. L'angelo gli parlò, e dissegli che non andasse. Dipoi, un'altra volta, gli disse che egli andassi, ma non maladicessi il populo di Iacob, ma solo parlassi quello che Dio gli porrebbe in bocca. Preparossi, adunque, Balaam e acconciò l’asina per cavalcare e con lui menò due garzoni. ma andava per fare male, e con mala intenzione. Per la quale cosa l'angelo venne con la spada e posesi dinanzi alla asina, e non la lasciava passare. Balaam né lì suoi garzoni non vedevano l'angelo, ma l'asina sola lo vedeva, — e questo l'angelo lo può fare, che uno lo vegga e l'altro no —. Questa asina adunque, vedendo l'angelo che sé gli contraponeva, non voleva andare per la via, ma entrò nel campo, e Balaam, vedendo, comenza a bastonare, e dice: — Va' di qua, torna alla via — L'asina entrò tra due macerie, cioè tra due muri senza calcina; e l'angelo un’altra valta si fa incontro alla asina con la spada, e lei, non volendo andare, si accostò al muro e conterì el pede di Balaam; il quale, adirato, comenza dì nuovo a bastonare l'asina, e dice: — Va' di qua—; e pure voleva farla ritornare per la via, tanto che pervenne a una via stretta, che non si poteva declinare né dalla destra né dalla sinistra, E quivi l'angelo la terza volta si pose incontro alla asina, la quale, non potendo andare né in qua né in lì, si inginocchiò dinanzi allo angelo, e Balaam, quando l'asina si gittò in terra si percosse e' piedi Allora più fortemente adirato, cominciò di nuovo la terza volla a bastonare l'asina; e, in questo, el Signore fe' parlare alla asina, la quale disse: Quid feci tibi? quid me percutis ecce Ivan trio? " che t'ho io fatto, Balaam, che tu mi percuoti già la terza volta? " Rispose Balaam: Quia commeruisti " Perché tu I'hai meritato ”; tu m'hai ingannato, tu t'hai fatto beffe de’ fatti mia: Utinam haberem gladium, ut te percuterem: — Dio volesse (disse Balaam) che io avessi la spada, che io t'ammazzerei, e non mi faresti più di questi giuochi —. Al quale rispose l’asina: Nonne animal tuum sum, cui semper sedere consuevisti usque in presentem diem? Dic, quid simile unquam fecerim tibi. Cioè: — Non sono io il tuo animale, sopra el quale tu hai seduto sempre, e sono sempre camminata dove tu hai voluto? Hotti io mai fatti più di questi giuochi? Ho io fatto mai più cosa simile? — Quasi volendo dire questa asina: “e’ ci è qui qualche cosa più delle altre volte”. Rispose Balaam: Nunquam, “tu non m'hai più fatto a questo modo ”. E allora el Signore gli aprì gli occhi, e vide l’angelo con la spada evaginata, e subito si inginocchiò e adorollo; il quale gli disse: — Cur tertio verberas asinam tuam? “ Perché hai tu battuta l’asina già tre volte? ” Se non fussi stato che l’asina ha declinato dalla via che tu volevi che ella facessi, io ti dico che io arei ammazzato te, e lei saria viva —. Rispose Balaam: Peccavi nesciens quod tu stares contra me: — lo non sapevo che tu facessi resistenzia alla asina. Ma io tornerò indrieto, se tu non vuoi che io vada più innanzi —. Allora l'angelo gli disse: Va’, e non maladire il populo, ma solo dirai a Balach quello che io ti metterò in bocca.

Questa è la istoria, ora adattiamola allo Evangelio. Recumbentibus undecim discipulis apparuit Iesus, et exprobravit incredulitatem illorum et duritiem cordis, quia his, qui viderant eum resurrexisse, non crediderant. El Salvatore riprese questi discipuli, perché non avevano voluto credere a coloro che l'avevano visto resuscitato. Bisogna notare bene queste parole, perché il Signore vuole che si creda; bisogna, ti dico,

fede, altrimenti è impossibile a piacere a Dio. Oh! (potevono dire quelli discipuli), abbiamo noi a credere a donne? cioè a Maria Magdalena, che diceva averlo vi sto resuscitato, o a quelli due discipuli che l'avevano visto, andando in Emaus?

Dicono questi filosofi che non è cosa creata più ampla dello intelletto, quia quodam modo infinitus est, non quia infinita intelligat, ma perché quanto più cose gli metti dentro sempre diventa più capace di più cose, e non fa come il sacco, che, quando tu gli hai messe molte cose, non può più tenere. Ma l'intelletto del uomo è sempre più capace quanto più cose tu li metti, et ideo è capacissimo, non però infinito simpliciter, perché solo Dio è intelletto simpliciter infinito. L’intelletto del beato, benché possa cognoscere nella divina essenzia cose infinite, nientedimeno non sono simpliciter infinite. Ma solo Dio cognosce cose infinite simpliciter, perché comprende la sua essenzia: onde molte cose sono che non cognoscono li beati, come sono le cogitazioni de' cuori, quia solus Deus penetrat animam. Né li angeli ancora possano cognoscerle, se non per revelazione; perché l'intelletto e la volontà del uomo è libera, né può sapere l'angelo a quale parte determinatamente si declinerà. Non intendano ancora le cose contingente future, perché le cause che producono quelli effetti sono indifferenti.

E però quando Dio vuole fare una cosa nella Chiesa sua fuori del naturale, la rivela prima all'angelo superiore, e dipoi el superiore allo inferiore. E benché lo inferiore non vegga nella essenzia divina quella cosa, ma da l’angelo superiore, tamen ne è certo, e voltasi allo inferiore e illuminalo; e lui gli crede per quattro cose. Prima, perché ha il lume della gloria, per el quale gli si manifesta quella cosa essere certa, come per il lume naturale si manifesta a te che due e due fa quattro, e come ti sono manifesti e’ primi principi. La seconda è, perché l’angelo inferiore ha certezza che 'l superiore non può errare, perché è pervenuto alla sua perfetta virtù, e non può simulare né dire bugia. La terzia è, perché cognosce la bontà di Dio essere tanto grande verso di lui, essendo già beato, che sa che Lui non lo lascerebbe ingannare. La quarta cosa è, perché e’ sa che quella cosa, che l’angelo superiore gli monstra, è verisimile e non è impossibile, anzi è necessaria alla Chiesa di Dio. Così fa il profeta, il quale è illuminato da Dio per lume superiore. Prima, è certo di quello che li annunzia lo angelo, che lo illumina, per quello lume della profezia, come se’ certo tu, per il lume dello occhio tuo, che vedi se questo è bianco o nero. Secundo, perché il profeta sa che l’angelo non può errare e che gli è confirmato in grazia. Terzio, perché cognosce la bontà di Dio in lui, e sa che andando lui retto a Dio non lo lasceria errare, maxime nelle cose della salute, e praesertim quando da lui depende la salute d’uno populo, dicendo el nostro Salvatore: Qui quaerit gloriam Dei, hic verax est, et iniustitia non est in illo, cioè: “ Chi cerca la gloria di Dio e va retto a Lui è verace, e in lui non è iniustizia”, perché Dio lo dirizza in ogni cosa, e però sa che, dicendo lui cose buone, che non può errare, e non lasceria, per quello che e’ dice, venire cosa di errore.

Questo medesimo è ancora nelle cose naturali, perché nessuna causa non lascia mai errare cl suo effetto ben disposito, se non è impedita da qualche altra cosa. E però, quando Dio vede l'uomo ben disposito, e che ha retta intenzione, non lo lasceria mai errare in cose grande, maxime appartenente alla salute della sua Chiesa, Ultimo, el profeta vede quello che e’ dice essere verisimile e non impossibile, anzi utile alla Chiesa di Dio, e però crede e è certo di quello che e’ dice,

Illuminato che è a questo modo il profeta, vuole Dio che lì uomini li credino quello che egli annunzia da parte di Dio. Dimmi: — Perché credi tu a santo Giovanni e alla Scrittura Sacra? — Tu risponderai: — Perché l’ha detto Dio —. Dimmi: — Che ne sai tu? E' l'hanno scritto e’ nostri padri passati —. E' si potria rispondere, chi volessi protervire, che chi ha scritto può avere errato, E però bisogna dire che questa nostra cognizione viene dal lume della fede che ci ha donato Dio, el quale ci fa certi che sia così. Secundo, perché crediamo che tali uomini buoni non ariano detto o scritto quello che non fussi, e non ariano sparso il sangue per quello che non fussi stato vero. Terzio, per la bonità di Dio; perché, essendo stati buoni, come sono stati, Dio non li arebbe lasciati errare. Quarto, perché le sono cose buone, però le crediamo; e però sempre quelle cose che ti conducono al bene, credile quando etiam non fussino vere. Così, etiam se la fede di Cristo non fussi vera (il che è impossibile), la voglio credere, perché ella conduce al bene. E queste sono le cause per le quali dovevano e’ discepoli di Cristo credere perfettamente, e non vacillare, conoscendo che chi nunziava

loro la Resurrezione erano uomini buoni e donne buone, e retti di core, E però questa mattina el Salvatore gli ha esprobati della loro incredulità.

Certo certo, s'el venisse Cristo un'altra volta in terra, Lui esproberia più la vostra durezza, che non fece quella de’ discepoli, e' quali non credevono che fussi resuscitato come gli era stato detto. Voi meritate più reprensione, perché e’ discepoli lo avevono udito dire da donne e dalli due discepoli che andavano in Emaus.

Ma voi avete inteso tutto quello, e anche ciò che ha fatto Cristo, da poi, nello universo. Io vi ho testificato più volte, e così vi testifico: Quod vidimus et tractavimus manibus nostris. Io vi dico che abbiamo visto con gli occhi nostri e tocco con mano; e sì vi testifico: Che questo è vero, che Cristo è vero Dio e vero uomo, e che gli è in cielo; e non solo ve lo dico per el lume della fede, ma ne sono certo per altro lume.

Che facciamo noi adunque? Ché non andiamo a servire a Cristo? Sapete voi perché? Ecco che lo dice lo Evangelio: Recumbentibus undecim illis. Voi siate undici; el quale numero si piglia nella Scrittura, perché è sopra dieci, per la transgressione e inosservanzia de’ dieci comandamenti. Ecco adunque perché non credete perfettamente, perché voi siate pieni di peccati e non osservate e’ comandamenti di Dio, e però non meritate el dono della fede. Chi crede veramente la fede, la séguita con le opere.

Io vorrei vedere che le opere tue conseguitassino con la fede che tu di’ che hai; perché, dato che tu sappi la fede e che chi l’ha scritta non può errare, e che cognosca la bontà di Dio, e che la fede induce al bene, tamen tu non hai, per li tuoi peccati, quello vero lume che te la faria osservare,

Tu se’ immerso ne’ vizi, inebriato nella avarizia e nella lussuria, e in tutte le altre cose del mondo; tu vuoi pure Stato. Che ti bisogna tanto Stato? Se tu avessi fede, tu non lo cercheresti; perché tu sapresti che hai ’avere più bello Stato di questo. Da questi peccati viene la incredulità, e di qui nasce la durezza del cuore. E però, quando si parla della fede, queste parole non ti passano il core; perché, essendo tu in peccato, l'hai indurato. Tu hai uno cuore di sasso e uno cuore di ferro, e però tu non hai fede. Spogliati, dunque, di tutti e’ tuoi peccati e comincia a volere vivere bene, e passerà via la tua durezza e Dio ti darà il dono della fede. Li discepoli erravano semplicemente, tu hai più forti argumenti da farti credere la fede, che non avevono loro. Ora ritorniamo alla parabola di Balaam.

Balach è interpretato involvens. Questo significa il diavolo che involge e inviluppa li uomini nel peccato. Balaam vuol dire devorans gentes “ devoratore del popolo”. Questo mi significa a me tutti quelli membri grandi del diavolo, cioè: gran maestri contradittori della fede di Cristo, come furono Scribi, Farisei, prìncipi, tiranni, filosofi, dotti e indotti che hanno contradetto alla fede di Cristo. E' due garzoni di Balaam mi significano quelli cattivi del popolo ebreo per l'uno, e per l’altro quelli cattivi del popolo gentile, li quali seguitavano e servivano e’ gran maestri. L’asina significa la simplicità, e quelli del popolo ebraico e del popolo gentile che per ignoranzia peccavano, e che erano me

sabato 13 aprile 2024

O Signore, quando, quando, quando verremo lassù?

Tratto dalla predica fatta il dì di Ognissanti, 1 novembre 1496: essendo venuta la nuova del naufragio dell'armata de' nimici nel porto di Livorno 

di fra Girolamo  Savonarola 


Beato Angelico: Cristo in gloria con angeli e santi


Stavo così, da me a me, pensando questa solennità d'oggi e la gloria de’ beati che sono lassuso, e dicevo —O Signore, quando, quando, quando verremo lassù?— 

El mi pareva vedere una cappella, io te la figurerò qua in questa chiesa. 
Egli era una cappella grande, come dire qua l'altare maggiore che è in mezzo di questa chiesa; e il Signore era là sopra l'altare di quella cappella. 
Poi appresso a quella un altra cappella col suo altare, e sopra questo era la Vergine. 
Dipoi intorno erano molti altari, chi da mano destra, chi da mano sinistra. 
In prima li Serafini, Cherubini e tutti li Angeli con li loro altari. 
Poi li Patriarchi con li loro altari. Poi li Profeti, poi li Apostoli, poi li Martiri e li Confessori con li loro altari. 
E da un'altra parte le Vergine con il suo altare, poi le Vedove, poi le Maritate con li loro altari, e tutti verso l’ altare del Signore gridavano: —Santo, Santo, Santo—. (...)


Io dissi fra me medesimo: —Io voglio andare a visita e questi altari e chiedere qualche grazia per la città di Firenze, a quale anderò io prima?— Dissi: —anderò prima a colui che è più buono—. 

Andai adunque prima all'altare del Signore, e dissi: —O Signore, che vuol dire questi tanti altari?— 
Lui rispose: —Altare vuol dire “sacrificio”, perché chi vuol venire quassù bisogna prima che si sacrifichi; tu vuoi venire quassù? E' bisogna patire, avere prima tribulazione e essere sacrificato. Io ho preso la tua umanità, perché, non potendo patire la divinità, ho voluto assumere carne e in quella patire, per dare esemplo a voi, che per lo altare del sacrificio e del patire imparassi la via da venire quassù. E questo vuol dire prima el mio altare—. 
 
Andai all'altare della Vergine, e dissili: —Voi, Madonna, da che avete patito? Voi nascesti immaculata e stesti sempre con la mente nelle delizie del Paradiso, perché avete dunque questo altare?— 
Lei rispose: —Anche io ho patito, e sono venuta quassù per la via dello altare. Quando li Giudei perseguitavano il mio Figliuolo, e’ mi dicevano che io ero una adultera e una peccatrice, e feciommi di molte ingiurie, le quali io portai tutte pazientemente; e però qui ora ho l’altare—. 
 
Andai dipoi all’altare delli Angeli, e dissi: —Voi di che avete patito? Voi nascesti in questa patria, e al mondo non avete patito persecuzione alcuna; perché dunque avete l’altare?— 
Risposeno: —Quando quello ribaldo Lucifero volse molti angeli alle sue persuasioni, durammo una gran fatica e patimmo assai; se ci voltavamo e se non stavamo forti, stavamo spacciati: perché dunque patimmo abbiamo ancora noi el nostro altare—. 
 
Vado allo altare de’ Patriarchi e domando perché hanno l’altare. 
Rispondono: —Perché patimmo assai e durammo molte fatiche in obedire a quello che Dio ci comandava, e avemmo anche molte tribulazioni; e però abbiamo el nostro altare—. 
 
Vado alli Profeti, alli Apostoli e alli Martiri, e guardo li loro altari, e vedone alcuni segati, alcuni lapidati, alcuni tagliato el capo, alcuni saettati, alcuni morti con diversi tormenti, e a questi io dissi: —Di voi io non dubito punto, perché so che avete avuto el vostro altare e di molte persecuzioni—. 
 
Vado alli Confessori, e dimando: — Voi non avete avuta persecuzione alcuna, perché dunque avete lo altare?— 
Dicono: —Noi al tempo delli eretici avemmo a combattere e disputare la fede con esso loro, e patimmo di molte cose—. 
 
Vado dipoi alli altari delle Vergini, Vedove e Maritate, e domando: —Perché causa avete anche voi li altari?— 
Rispondono: —Perché abbiamo patito dalla carne, dalle tentazioni, dalli affanni del mondo molte tribulazioni: e però abbiamo ancora noi li nostri altari—. 
 
Veggo poi da un'altra parte molti fanciullini che non avevano altare, ma tutti correvano verso l’altare maggiore e abbracciavano la croce di Cristo, e dicevano: —Noi non abbiamo patito nulla, e però non abbiamo altare proprio. Noi non avamo libero arbitrio, ma el nostro Salvatore ha patito per noi. A voi grandi, che avete el libero arbitrio, vi bisogna patire e avere il vostro altare, se volete venire quassù—. 
 
Or voi avete veduta la visitazione delli altari, e intendete che la conclusione è che bisogna patire a volere andare in Paradiso, e che ognuno cerchi avere el suo altare.

martedì 2 aprile 2024

"Non vi turbate, anzi rallegratevi che gli è resuscitato Cristo, capo nostro, per tirare ancora noi, sue membra, in cielo, dove sarà la nostra quiete e la nostra vera pace". Predica del martedì dopo Pasqua di fra Girolamo Savonarola

PREDICA XLVI SOPRA GIOBBE
FATTA IL MARTEDÌ DOPO PASQUA (21 aprile 1495)
DA FRA GIROLAMO SAVONAROLA

Essendo, dilettissimi in Cristo lesù, resuscitato il nostro Salvatore, era cosa conveniente che lui manifestasse e provasse questa sua resurrezione essere vera; e però in quello giorno si manifestò in più apparizioni e a più persone, e dimostrò per molti argumenti lui essere veramente resuscitato. E questo bisognava che si facessi per dare certezza e più fortitudine non solo alli suoi apostoli e discepoli, ma ancora a quelli che avevano ad esser futuri credenti in la sua fede. Per la qual cosa vediamo che questa sua resurrezione Cristo la provò in due modi, cioè con testimonii e con segni. E' testimonii furono gli angeli, che sono testimonii infallibili che non possono errare, perchè sempre veggono la faccia di Dio dove riluce ogni verità. Questi testimonii angelici dissono a quelle Marie che Cristo era risuscitato, quando gli dissono: — Voi cercate il Signore qui nel monumento: surrexit, non est hic. E' non è qui, ma è resuscitato. — 

Testimonii di questa resurrezione sono ancora le Sacre Scritture, le quali annunziano la sua resurrezione; e Lui le aprì e dimostrolle a quelli due discepoli che andavano in Emmaus per la via disputando, sì come dice qui lo Evangelio. Et incipiens a Moyse et prophetis, interpretrabatur illis Scripturas quae de ipso erant. Per molti segni ancora ha manifestato Cristo questa sua resurrezione, e prima quanto al corpo, secondo quanto all'anima, terzo quanto alla divinità, quarto quanto alla gloria. E cominciando dal corpo, dimostrò che era resuscitato col corpo vero, come prima aveva, e non con corpo fantastico e aereo, quando e' disse a’ discepoli che dubitavano: — Palpate et videte, quoniam spiritus carnem et ossa non habet. — E volse che vedessino e toccassino con mano che lui aveva ripreso il medesimo corpo che prima. E massime lo manifestò a Tommaso, quando egli disse: — Infer digitum tuum huc et mitte manum tuam in latus meum. — Cioè: — Metti qua le dita e le mani tue nelle piaghe mia, e vedrai che questo è quel medesimo corpo che è stato ferito e piagato in sulla croce. — Quanto all'anima, e massime vegetativa e sensitiva, lo dimostrò nel mangiare e nel parlare e nel conversare con loro. E quanto alla parte intellettiva, etiam lo dimostrò quando gl’instruiva e ammaestrava e esponeva le Sacre Scritture. Quanto alla sua divinità, lo dimostrò quando egli apparve e entrò alli suoi discepoli ianuis clausis, cioè essendo le porte della casa serrata, perchè questo non lo può fare alcuna forza naturale, ma solo la natura divina. Quanto ancora alla gloria e essere resuscitato col corpo glorioso, lo dimostrò quando appariva e dispariva, e quando massime ascese glorioso in Cielo. E così viene ad avere manifestata la sua vera resurrezione in tutti e’ modi possibili 

La Chiesa, nel primo di di Pasqua, legge l’evangelo della resurrezione; nel secondo, quando apparve e dimostrossi alli discepoli; ncl terzo, quando provò la resurrezione per più segni. E dovete notare che in quel giorno della Pasqua, quando resuscitò, apparse prima alla Vergine sua madre, chè così piamente si crede e è verisimile, etiam che la Scrittura non lo narri. Cinque sono le apparizioni che fece il nostro salvatore Cristo Iesù, le quali pone la Scrittura Sacra essere state fatte in quel primo giorno. La prima a Maddalena sola, quando gli apparse al monumento, che lei credeva che fusse l’ortolano. La seconda volta a lei e all’altre Marie insierne, quando tornavano dal monumento. La terza a Pietro solo. La quarta alli suoi discepoli, Cleophas e Luca. La quinta a tutti insieme, ianuis clausis, dove allora non era Tommaso con loro. Dipoi, passati otto dì, un'altra volta, che fu la sesta, apparse a tutti, e eravi Tommaso, dove lui fu certificato e disse: — Dominus meus et Deus meus. — Cioè: — Io so e veggo e confesso che tu sei il mio Signore e il mio Dio. — La settima ad mare Tiberiadis, quando e’ discepoli erano a pescare. L'ottava nel monte Tabor in Galilea; e credesi ch’ella fusse quella apparizione che dice Paulo ad Corinthtos, dove e' dice quod visus est plusquam quingentis fratribus. La nona fu recumbentibus illis seu vescentibus in Ierusalem. Et hoc fuit in die Ascensionis. La decima e ultima fu nel medesimo dì, all'ora della sua Ascensione, in sul monte Oliveto. E così furono dieci apparizioni e manifestazioni della sua resurre zione, che si trovano scritte. 

Ora, perchè questo evangelio odierno molto si congiunge con quello di iermattina, ne diremo qualche cosa e dell'uno e dell'altro, dando qualche documento e supplendo a quel che nel giorno passato fusse stato lasciato indrieto. Nel precedente sermone nostro vi discorsi e dimostrai come in più modi l'uomo, col senso esteriore e con l'immaginazione e ancora col lume naturale, spesse volte rimane ingannato, e massime quando l’uomo vuol misurare le cose sopranaturali col senso, e mescolarle col lume naturale. E dissivi che il lume della fede, semplicemente preso, è quello che non si inganna. Come tu lo vuoi congiungere col senso, tu t'inganni, e però vi dissi che bisogna astraerlo dal senso e dal lume naturale, e non lo confondere con altra cosa, ma semplicemente credere, come facevano quelli antichi della primitiva Chiesa, e’ quali con purità di cuore e con la orazione intendevano ogni cosa, quantumcunque difficile, per il grande lume della fede che loro avevano. E però io vi conclusi iermattina che la cagione perchè quelli due discepoli andavano vacillando e dubitando, era perchè mescolavano le cose della fede e di Cristo col senso e col vedere naturale, e di qui nasceva che non potevano comprendere la verità e si confondevano. E però il Salvatore, accompagnandosi con loro, gli chiamò stolti e tardi di cuore al credere, dicendo: O stulti et tardi corde ad credendum in his quae locuti sunt prophetae! E qui noi tagliammo la predica e non seguitammo tutto l’evangelio. Ora stamane l'anderemo seguitando, e così ancora l'evangelio odierno. E lasceremo ora un poco stare l'arca e lob, che vi abbiamo esposto questa Quadragesima, perchè bisogna un poca riposarsi, essendo venuti già ad un punto dove bisogna poi entrare in alto mare. Ma solo questa mattina vogliamo attendere a mostrarvi che chi non ha fede è stolto e matto, sì come il Salvatore ha detto a questi due discepoli che vacillavano nella fede: O stulti et tardi corde ad credendum in his quae locuti sunt prophetae!  

Particolare dell'opera di James Tissot [No restrictions or Public domain],
via Wikimedia Commons

 

Or notate che l'uomo per le cose corporali viene in cognizione delle cose spirituali, e mediante l’una intende l'altra. L'operazione delle cose corporali si fa per il loro movimento, e al moto loro si conasce ch'elle hanno vita. L'operazione dell'intelletto, benchè sia cosa spirituale, tamen largo modo si può dire ancora avere movimento, ma proprie intelligendo non è moto, perchè l'operazione dell'intelletto è intendere, e non è propriamente moto. E perchè tutti e' movimenti corporali si riducano a uno, cioè al primo mobile, e per quel suo moto tutte l’altre cose si muovono, però se ’l prima mobile cessasse del suo moto, tutte l’altre cose che si muovono si fermerebbono, è non sarebbe cosa che più operasse, perchè la vita e l’operazioni di quelle dependano tutte da quello. In tanto che dicono alcuni di questi naturali che se 'l fabbro avesse il braccio alto col martello per battere il ferro, e in quel punto si fermasse il primo mobile, che ’l fabbro resterebbe col braccio in aria, nè potrebbe finire il colpo nè la sua operazione; benchè alcuni altri dicano il contrario, facendo differenzia dal moto delle cose naturali al moto del libero arbitrio. Basta bene che ne' moti naturali questo è vero, che, cessando il primo mobile, ogni cosa fermerebbe il suo movimento naturale. Non toccando or qui noi le cose divine, sappi bene che questo primo movimento del primo mobile e così tutti gli altri moti naturali, alfine si reducono a Dio, ch'è primo motore det tutto. Così ancora e’ movimenti spirituali, e consequenter il moto dell'intelletto, tutti vengono da Dio. Piglia un intelletto, pieno di lume naturale quanto tu puoi: se ‘l primo motore non lo muove a qualche bene, in eterno non si moverà. Vedi l'apostolo Paulo che tel dice: Non sumus sufficientes ex nobis, tanquam ex nobis aliquid cogitare, sed omnis sufficientia nostra ex Deo est. Cioè: Noi non siamo sufficienti da noi medesimi non che fare e operare, ma nè ancora pensare alcuna cosa buona, se da Dio non siamo mossi, perchè depende da Dio il tutto e dalla sua sapienzia, la quale attingit a fine usque ad finem fortiter et disponit omnia suaviter. La sapienzia e provvidenzia di Dio piglia e tocca e dispone tutte le cose dal loro principio al fine. 

Stante dunque questo fondamento, che Dio è quel che muove ogni cosa, dobbiamo ancora intendere questo: che Dio, quelle cose che lui muove, le muove secondo la forma che Dio ha dato loro. E perchè l'intelletto umano ha questa forma d'intendere mediante e’ sensi non ha naturalmente altro modo da intendere se non mediante e' sentimenti che Dio ha dati all'uomo. Ma perchè questo modo d'intendere è solo sufficiente quanto all'intendere quelle cose che si possono intendere secondo il lume naturale, però l'intelletto nostro non può conoscere per sè il fine suo, e qual sia il fine della vita umana, perchè questo è cosa sopranaturale. E però l'intelletto, per sè, di questo non può essere capace. Per la qual cosa, acciocchè l'uomo non sia fatto indarno, ma che intenda e si possa condurre al suo fine, gli bisogna dunque un altro lume che 'l naturale solo, e questo è il lume della fede che è lume sopranaturale che li fa vedere, cercare e conoscere il suo fine sopranaturale e la sua beatitudine essere nell'altra vita e non in questa, e con questo lume cercandola, a quella si conduce. E dato che forse alcuni potessino, per gran lume naturale, conoscere questo fine dell'uomo, bisognerebbe che fusse con grande lunghezza di tempo e con grande studio, e però pochissimi sarebbono quelli che vi si conducessino, e seguiterebbene che quasi indarno sarebbe ordinato il Paradiso per fine dell'uomo. 

Concludiamo adunque che questo lume della fede è necessario all'uomo per conducersi al suo fine e alla sua felicità, e però ne seguita che chi non ha fede, cioè lume sopranaturale, e non crede, è stolto, come ha detto qui Cristo a questi due discepoli che vacillavano nella fede: O stulti et tardi corde ad credendum. La stoltizia è contraria alla sapienzia: la sapienzia è quella che vede e conosce il fine e dirizza ogni cosa al fine per conseguitarlo. E però diciamo che quell'uomo è stolto che non conosce il suo ultimo fine; e perchè questo non si può conoscere nè conseguire sanza fede, però concludiamo che chi non ha fede è stolto e matto, per questo primo fondamento e per questa prima ragione. 

Or piglia quest'altra. Se tu guardi bene coloro che sbeffano le cose della fede e non le credano nè v’aderiscano, vedrai che sono tutti uomini disregolati e quasi sanza legge alcuna; e però, se non hanno governo di se stessi, e non hanno ancora della casa loro nè della loro famiglia, manco ne possono avere ancora della loro città; e però sono stolti, e questa stoltizia loro nasce, massimamente, dal non aver lume di fede. E se tu dicesse: — E' si vede pur dimolti che conoscono e saperebbono bene ordinare ogni cosa, benchè non lo faccino —, e io ti rispondo che tanto più sono stolti, quanto più conoscano e non lo fanno. Chi non conosce la provvidenzia di Dio nè il fine della vita sua nè la sua beatitudine ch'è nell’altra vita, è stolto; e questi tali tu li vedrai sempre mancare in qualche cosa della fede, perchè non hanno lume e vanno vagando pieni d'errore, come erano quelli del tempo de’ filosofi antiqui e del tempo della idolatria. Chi niega le cose di Cristo è stolto, perchè si vede tutte essere state e successe, secondo ch'erano state predette prima centinaia d’anni e annunziate da parte di Dio. Va’, leggi tutta la Scrittura, e vedrai che non ne falla uno iota; però chi le niega, è al tutto stolto e fuora del sentimento. Guarda il modo del parlare della Scrittura Sacra: non troverai alcun'altra ch'a quella s’assomigli, e è fatta in tal modo che chì non va con fede v’inciampa dentro e cade in molti errori, come sono stati gli eretici. Ma chi la legge con semplicità e con fede, come hanno fatto e’ sacri dottori, vi truova dentro ogni verità. Bisogna dunque fede, a volerla bene intendere; e però chi non ha fede è stolto. Praeterea, la consonanza delle scritture del Vecchio e Nuovo Testamento insieme, ti dimostrano la fede nostra esser verissima, chè tutte concordano e l'una consuona con l'altra. Così la concordanza de' santi dottori passati, che sono stati uomini purgatissimi nell'intelligenzia di quella, ti dimostra il medesimo. 

Adunque, chi non aderisce alle cose della fede con purità di cuore, è stolto. Praeterea la buona vita di tutti i santi passati e di quelli c'hanno creduta questa fede, ti manifesta la verità di quella: adunque, chi non crede a quelle persone che tengano e hanno tenuta miglior vita che ogni altro, bisogna dire che sia totalmente stolto. Vedesi ancora quelli che hanno voluto contradire alle cose della fede esser caduti sempre in molti errori. Si cerca l'affetto: essersi inviluppati nelle cose terrene e mondane. Si cerca l'intelletto: essere stati sospetti di eresia. E però è vero quello che diciamo: che chi non ha fede è stolto. E questa conclusione t'ho voluto mostrare questa mattina, mosso per le parole del Salvatore, che disse a questi due discepoli, che vacillavano nella fede, che egli erano stolti. O stulti et tardi corde ad credendum in his quae locuti sunt prophetae! Stolti veramente siate, disse il Signore a questi due discepoli, perchè voi non credete le cose che hanno parlato e detto e' profeti da parte di Dio. 



Questi due discepoli erano dubbii nella fede, perchè in parte amavano Cristo e la sua dottrina, e in parte pure ancora dubitavano, vedendo essere stati fatti tanti obbrobrii di lui insino alla morte. E però, fuggendosi di lerusalem e camminando verso il castello di Emmaus e parlando insieme, per la via, di Cristo e delle cose che gli erano incontrate in quelli giorni, sopraggiunse intra loro il Salvatore, sì come ha promesso nel Evangelio: — Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ego sum in medio eorum. — Cioè: Dove sono dua o tre congregati in nome mio, cioè che parlino o pensino di me, io sono sempre con loro. — E però a questi discepoli, che altro non pensavano e altro non parlavano che di Cristo, lui apparse in mezzo di loro, benchè non lo conoscessino, perchè dubitavano, e domandolli: — Qui sunt hi sermones quos confertis ad invicem ambulantes, et estis tristes? — Cioè disse loro: — Che parlari sono e’ vostri, che voi conferite insieme e siate così maninconiosi? — Non disse però così il Salvatore perchè e’ non sapesse di quello che parlavano, ma per eccitarli a parlare e poterli riprenderli e correggerli; e però, udendo poi le loro parole, gli riprese e disse: O stulti et tardi corde ad credendum. Ma prima che li riprendesse, gli fe’ parlare assai, chè, essendo interrogati da lui di che e’ parlavano, risposono: — Tu solus peregrinus in Ierusalem et haec ignoras? — Cioè: — Tu solo sei peregrino in Ierusalem, che non sai quello che a questi giorni qui si è fatto nella città? — Quasi volendo inferire: questa cosa della morte di Cristo è stata cosa tanto notoria e pubblica, che non solo quelli della terra ma ogni forestiero e peregrino l’ha intesa, che quell’Iesù Nazareno, ch'era uomo di tanta bontà, potens in opere et sermone, sia stato morto con tanto vituperio. E credevano, questi discepoli, ch’el fusse ancora allora morto, e non conoscevano ch’el viveva e parlava con esso loro. E quasi che loro dicessino: — Tu vedi, noi ci fuggiamo di Ierusalem per la grande persecuzione ch'è ancora contra tutti quelli che li credevano; e però per timore ci partiamo. — Così dubito di voi, dilettissimi miei, per rispetto de’ tiepidi, perchè, come altra volta io v'ho detto, sarà maggiore persecuzione la loro contra di noi che non fu quella degli eretici contra de’ fedeli. 

Portella interna dell'Altare di Schöppingen
con quattro Scene della Passione

Or questi dua discepoli non conoscevano Cristo che parlava con loro. Alcuni dicono, come fu Alberto Magno, che loro erano ingannati dall'immaginazione, perchè non reputavano che fusse possibile che Cristo, essendo morto in tanta ignominia, potesse resuscitare, é benchè lo vedessino e parlassino con seco, stimavano che fussi un altro che lo somigliasse. Altri, come fu santo Augustino, dicono che non è inconveniente credere ch’el diavolo occupasse in tal modo la loro fantasia, che non lo sapessino o potessino discernere nè conoscere. Altri dicono ch’el Salvatore potette mutare effigie, e che si può mutare un corpo quanto alla superficie e al colore naturalmente, benchè non quanto alla sustanzia, e però non lo conoscevano. Or, per qual causa sì fusse, basta che ’l testo dice: Oculi eorum tenebantur ne eum agnoscerent. Cioè che gli occhi loro erano tenuti che non lo conoscevano. 

Or, avendoli il Salvatore uditi che dicevano e confessavano che Cristo era stato uomo potens in opere et sermone, cioè che le sue operazioni erano state buone e così la sua dottrina, gli rispose e disse: O stulti et tardi corde ad credendum! Quasi come se dicesse: — O stolti che voi siate! Se voi avete veduto la sua buona vita e la dottrina sana, perchè dubitate voi? Se voi dite ch'egli era potens in opere et sermone, questo vi debbe bastare. Li Scribi e Farisei, ch'erano ostinati, benchè vedessino questo non potevano credere, ma voi, discepoli suoi, non doverresti dubitare. — Confessavano questi discepoli la buona vita e la dottrina sana, ma non sapevano poi applicare e concludere che per questo loro dovevano credere, e non dubitare. La buona vita è quella che fa il tutto, come altra volta vi ho demostrato; la buona vita, più che la dottrina, è quella che convince e converte ognuno. Sa’ quanto tu sai: se non v'è la buona vita, non farai mai frutto alcuno. E perchè in Cristo era la santissima vita, però le sue parole e li suoi sermoni erano potenti a commutare il cuore degli uomini e conducerli alla verità, se non erano ostinati. Dovevano questi discepoli, avendo veduto l’opera di Cristo e la buona vita, non dubitare punto, massime avendoli predetto la morte sua e più altre cose che poi l'avevano viste verificate. E però ìl Signore gli chiama stolti, perchè vedendo ancora tutte le profezie verificate in lui e che ogni cosa correspondeva, non avevano da dubitare, perchè quando ogni cosa si coniunge e concorda, non bisogna dubitare punto, ma credere che tutto è da Dio, come altra volta ancora io v’ho demostrato. E però: Tardi corde. Erano, questi discepoli, tardi di cuore, perchè non avevano tanto amore che bastasse; se avessino avuto amore e carità e fussino al tutto spiccati dall'uomo e dalle cose terrene, sarebbono stati ancora illuminati più presto, perchè colui che veramente ama non ha bisogno di maestro, ma l’amore è quello che l’ammaestra e insegna ogni cosa. E perchè loro non avevano tanto amore che li bastasse a conoscere il tutto e vedere questa verità della resurrezione di Cristo, però bisognò che 'l loro maestro Cristo glie n’insegnasse e dimostrasse. Incipiens a Moyse et omnibus prophetis, interpretabatur illis in omnibus Scripturis quae de ipso erant. E cominciò da Moisè e da tutti e' profeti, e mostrò loro per tutte le Scritture questa verità. Or vediamo quel che lui disse, e come e’ provò loro questo per tutte le Scritture.

Nonne oportuit haec pati Christum? Cominciò il Salvatore, discorrendo tutte le Scritture, a mostrare a questi discepoli che la passione e la morte e la resurrezione di Cristo era stata prevista e profetata e prefigurata per molte profezie e figure e scritture così dover essere, e che però, se loro dubitavano di questa resurrezione, che egli erano stolti. E cominciando dal principio del mondo e dal primo uomo e nostro padre Adam nel libro del Genesis, vedi quel che significa e ci figura la dormitazione di Adam, e dopo la donna, formata della costa sua, che lui si svegliò dal sonno, e conoscerai che questo fu figura della morte e resurrezione di Cristo. Poi, se tu leggi Abel, che fu morto dal fratello e fu dato per sacrificio a Dio, ma non già per li suoi peccati, conoscerai essere figura di Cristo. Considera poi Abraam che per ubbidire a Dio volse ammazzare e dare in sacrificio il proprio suo unigenito figliuolo. E così vedi poi Ioseph, venduto da’ fratelli, e prima messo nella cisterna e quivi come sepolto, e poi cavato di quella. E poi troverai l’arca di Noè, e conoscerai tutte queste cose esser prenunziative delli misterii e cose di Cristo. Va, e leggi poi nei libro dello Esodo, e troverai lo agnello pascale, il quale tutto figura Cristo offerto in su la croce, il di' avanti la Pasca de' Giudei. Così tutto quello che vi si legge dell'arca, dove erano le tavole della legge, la manna, la verga, la quale messa nell'acque amare le fece diventare dolci. Tutte cose figurative del Salvator nostro, che con l'amaritudine e passione della Croce ha fatto ogni cosa diventar dolce alli suoi cristiani. Discorri poi il libro del Levitico e de' Numeri, tutti quelli sacrificii vedrai di notare tutti e' misterii e le cose di Cristo. Tutti e’ profeti, poi, se tu li vai discorrendo, vedrai che non è cosa alcuna, fatta nella persona di Cristo dal suo nascimento e ancora innanzi a quello e insino alla morte e alla resurrezione e ascensione sua, che non sia stata prenunziata e profetata centinaia e migliaia d’anni innanzi. 

E però t'ho detto che chi vacilla nelle cose di Cristo e nella sua fede, è stolto e fuori d'ogni ragione, come erano ancora questi due discepoli che n’andavano disputando. Così ancora possiamo dire essere stolti questi che disputano del sacramento dell’altare, e vogliano col lume naturale e col loro intelletto intendere quello che non si può, e che 'l lume naturale non v'aggiunge. Guarda pure gli effetti che fa questo santo e vero sacramento in chi lo piglia bene, e, e converso, in chi lo piglia male, e conoscerai che non possono essere da causa naturale, ma dalla divinità e da Cristo, che quivi è realmente; e questo te lo detta anche la ragione naturale: che tali effetti non possono essere se non da Dio e da cosa divina. E se tu vuoi ben gustare gli effetti di questo sacramento, bisogna che tu viva purificatamente e non nelle delizie del mondo; bisogna, dico, patire, e così patendo purificarsi, però c'ha detto qui Cristo: Oportuit pati Christum et ita intrare in gloriam suam. Bisogna patire, ti dico io, se tu vorrai entrare nella gloria dov'è salito Cristo; non v’entra in quella gloria se non spiriti purgatissimi d’affetto e d’intelletto. 

Or procedendo e camminando Cristo con questi discepoli, s'approssimava la sera, secondo che qui narra l’Evangelista, e appropinquandosi loro a quel castello, Christus finxit se longius ire. Cioè il Signore pareva che ’l volesse andare più di lungi. Non credere, però, che dicesse mendacio, ma ben mostravasi così perchè il cuore loro era molto discosto dal Signore, perchè non avevano fede nè credevano che lui fusse resuscitato; ma loro, pure allettati e mossi dal parlare che aveva fatto Cristo con loro per la via, gli dissono: — Mane nobiscum, Domine, quoniam advesperascit. — Cioè: — Statti questa sera con esso noi, perchè e’ si fa notte. — In quella primitiva Chiesa erano molto dedite le persone alla ospitalità de’ peregrini e viandanti: etiam che non li conoscessino, gli ricevevano volentieri. Et ideo coegerunt eum. Lo costrinsono, dice qui lo Evangelista, e entrò con loro. Bisogna far forza, chi vuole ritenere Iesù con seco. Sapete che gli è scritto: Regnum caelorum vim patitur et violenti rapiunt illud. Cioè che ’1 regno del cielo patisce forza, e chi fa forza lo piglia; e però questi discepoli forzorono Cristo che rimanessi con loro. Non credere però che Cristo fusse sforzato, ma vuol dire che noi facciamo ogni nostra forza e ogni nostro potere, dal canto nostro, di volere essere con Cristo e di ritenerlo con esso noi; ma lui per sua bontà e per sua natura sta con chi lo cerca e con chi lo vuole. Sì come e’ fa il sole verso delle cose naturali che, quando le sono bene disposte, non gli manca mai del suo influsso e del suo lume per condurle alla loro perfezione. 

Se tu hai l'olivo o la vite bene disposti, delle cose inferiori, e il sole li volesse negare il suo influsso, non potrebbe, perchè di sua natura è di dare la sua virtù a tutte le cose naturali ben disposte; e la pianta che è ben disposta, attrae l'influsso e la virtù dal sole, e lui non gliene può negare, nè mai la niega. Così Cristo, che è il sole della giustizia, non mai diniega la sua grazia a chi la vuole, e che fa ogni forza dal canto suo di volerla. Ne è, per questo, forzato Cristo in cosa alcuna, ma per sua natura e bontà concede a ciascuno quel che vede essere il suo bisogno. Et praesertim ci concede le grazie che domandiamo quando siamo aiutati da gli altri santi, che priegano per noi. Come fece alla Cananea, quando fu aiutata dagli apostoli, che dissono: — Domine, dimitte eam, quia clamat post nos. — E fu essa udita, benchè lei più volte domandasse e più volte fusse ributtata. E così tu, benchè tu non sia così presto esaudito, Dio lo fa perchè meglio ti disponga a ricevere la grazia; e non è perchè ti voglia dinegarla, anzi n'ha più voglia di te di concedertela. Come fa il padre al figliuolo, che lo fa più volte chiedere la cosa, benchè lui abbi più voglia di dargliene che 'l figliuolino di riceverla. E però dice qui quod Christus finxit se longius ire, che Cristo mostrava di volere andare più di lungi e non fermarsi con quelli discepoli co’ quali pure voleva fermarsi, sì come tu vedi che si fermò, perchè lo conoscessimo, come finalmente lo conobbono in fractione panis, chè, posti a mensa e partendo il pane, lo conobbeno. 

La cena di Emmaus,1537, Jacopo da Ponte detto il Bassano

 

Fate adunque, dilettissimi, come feciono qui questi due discepoli: costringete il Signore con le vostre orazioni e col bene operare, e dite come dissono questi discepoli: Mane nobiscum Domine, Signore sta’ con esso noi, non ti partire da noi, quoniam advesperascit. Cioè, perchè egli è fatto sera. Non vedete voi che nella Chiesa di Dio è già fatto sera, e che non si vede già più lume, e che noi siamo al fine dal quarto stato della Chiesa? Et inclinata est iam dies. Egli è già spento quel lume della primitiva Chiesa, e però la s'ha a rinnovare; e allora voi direte come quelli Samaritani, che dicevano alla Samaritana: Non propter tuam loquelam credimus, sed quoniam ipsi vidimus. Quando voi vedrete rinnovata la Chiesa, allora direte che voi siati chiari di quel che noi v’abbiamo detto. Vedrete, dico, commuovere ogni cosa, e poi rinnovarsi la Chiesa di Dio. Firenze, fa’ orazione, abbi fede, sopporta in pazienzia, e vedrai alfine essere vero quello ch’io t'ho detto, e conoscerai la verità, e saratti aperti gli occhi sì come furono aperti qui a questi due discepoli, che conobbono Cristo in fractione panis. Come questo spezzare del pane fusse fatto, molti dicono molte cose e variamente, perchè l’Evangelio non dice in che modo fusse fatto. Questi discepoli allora conobbono che gli era Cristo, maestro loro; così a voi sarà ora aperti gli occhi, se camminerete in verità. E sì come questi discepoli ritornorno in Ierusalem, a dire agli altri discepoli ch'avevano veduto il Signore resuscitato, così voi annunzierete alli vostri vicini, e ognuno sarà tirato al lume di Dio in questo modo. E questo basti quanti all’evangelio del giorno passato. Ora andiamo a quello del presente giorno.

Stetit Iesus in medio discipulorum et dixit: Pax vobis! Stette il Signore nostro in mezzo degli suoi discepoli e disse loro: — Pax vobis. — Cioè: — La pace sia con voil — Quest’altra apparizione fu immediate, chè quelli due discepoli erano ritornati in Ierusalem e narravano agli altri come il Signore era apparito loro, e quel che gli aveva detto. E allora, essendo tutti così congregati insieme, il Signore apparse in mezzo di loro, e salutolli dicendo: — Pax vobis. La pace sia con esso voi. — La pace, dilettissimi, è da essere amata, perchè l’è sposa dell’anima nostra, e dall'uomo, come sposa sua, debba essere amata. Inquire pacem et prosequere eam. Dice la Scrittura: Cerca la pace, e seguitala, e tienla sempre teco e nel cuor tuo, perchè ogni volta che tu arai la pace nel cuore, venga che tribulazione si voglia, tu non la sentirai. 

Ma la vuole esser la pace di Dio, non quella del mondo; vuole essere quella che Cristo lasciò a’ suoi discepoli: Pacem meam do vobis; non quomodo mundus dat, ego do vobis. Questa, chi l'ha, supera ogni senso, sì come dice l’Apostolo: Pax Dei superat omnem sensum. E però, chi ha questa pace, poco o niente sente le tribulazioni. Ma a volerla possedere, si ricercano tre cose, le quali hanno tutti coloro c'hanno questa pace, cioè povertà, amore e croce. Quanto alla povertà, vediamo che quella dà più pace che non fanno le ricchezze. Se le ricchezze dessino pace, quanto più l'uomo ne avesse, arebbe antora sempre più pace; ma noi vediamo per esperienzia tutto il contrario: che questi ricchi, quanta più roba hanno, tanto più ogni dì s’inquietano e tanto più s'inviluppano nelle cose del mondo, e tanto più crescano e’ loro desiderii e le loro sfrenate voglie. Adunque si vede che le ricchezze non recano la pace del cuore e della mente, ma tutto il contrario; anzi si vede che 'l  fine della roba e delle cose del mondo non è recare pace all'uomo, anzi molta inquietudine. Quelli che sono stati poveri volontarii, cioè poveri di spirito, come sono stati gli apostoli e gli altri santi, tutti sono stati pieni di questa pace, tutti e’ servi di Cristo hanno in sè questa vera pace. Vedi nella primitiva Chiesa in quanta pace e unione vivevano! Non fu mai la Chiesa di Dio in tanta pace, quanta ella era quando la viveva in povertà. Vedi pure oggi con le sua ricchezze e con le sue pompe quanta pace tu truovi infra loro, tutti pieni d’odii e d'invidia l'uno con l'altro. Quanto all'amore, se tu aggiugni alla povertà l’amore fervente e retto verso di Dio, non è al mondo il più felice stato. Guarda pure quelli màrtiri: per il grande amore e carità che avevano verso di Cristo, tutti godevano nel mezzo de’ martirii, abbandonando le ricchezze e le dignità e gli onori per amore di Cristo. La terza è la croce: cioè patire volentieri improperii, flagelli e morte.

In questi è la vera pace di Dio, e a questo modo s'acquista questa sposa. Piglia, cristiano, questa sposa, piglia questa pace, e sarai sempre felice. Apparì dunque il Signore in mezzo di questi undici discepoli, salutandoli con questa pace. Et conturbati sunt. Loro si conturborno, perchè non avevano ancora vera fede nè questa pace. La povertà, la croce, non piace così ad ognuno; anzi chi è ancora appiccato al senso si conturba. Disse loro il Signore: — Quid conturbati estis? Perchè vi turbate voi? Voi non credete ancora che veramente io sia resuscitato. Io sono pur quel medesimo vostro maestro di prima. Voi v’immaginate forse ch’io sia un spirito sanza corpo. Quae cogitationes ascendunt în corda vestra? Che pensieri sono questi vostri? Venite et videte, quoniam spiritus carnem et ossa non habet. Toccate questo mio corpo, e vedrete che ’l non è spirito, perchè lo spirito non ha ossa nè carne, come voi vedete me avere. — Così dico io a voi, dilettissimi: Non vi turbate, anzi rallegratevi che gli è resuscitato Cristo, capo nostro, per tirare ancora noi, sue membra, in cielo, dove sarà la nostra quiete e la nostra vera pace. 

Questi discepoli erano ancora spauriti, e Cristo, per confortarli e certificarli della sua resurrezione, disse loro: — Habetis aliquid quod manducetur? Avetici voi cosa alcuna da mangiare? — Non crediate però che lui n’avesse voglia nè bisogno, ma fece per certificare ancora per quest'altro segno la sua vera resurrezione, e che lui aveva reassunto quel medesimo corpo umano che prima aveva. Che volete voi dare a mangiare al Signore? Forse e’ vostri peccati o le dignità e onori e roba di questo mondo? No, no, nè il Signore nè li servi suoi si pascano di queste cose. Obtulerunt ei piscem assum et favum mellis. Posono dinanzi a Cristo un pesce arrostito e un favo di mèle. Il pesce arrostito e arso nel fuoco delle tribulazioni è Cristo, nostro capo: così bisogna che siano le membra, così bisogna che siano e’ servi suoi, arsi dalle tribulazioni, come fu lui per noi in sulla croce. Ma tolse anche il favo del mèle, perchè Cristo gli mescola con questa amaritudine delle tribulazioni tanta consolazione, che volentieri le fa sopportare a’ servi suoi, che quasi non le sentano, mescolate con la sua divina grazia. 

Mangiò il Signore in presenzia delli suoi discepoli, e poi dette loro di quelle reliquie, come se dicesse: — Io ho sopportato la mia passione per voi in sulla croce e ci restano anco delle reliquie per voi: arete ancora voi la vostra parte, discepoli miei, di questa croce e di questo pesce arrostito, ma confortatevi che ci sarà ancora el favo del méle, cioè la dolcezza e consolazione che in quelle vi sarà data. Haec sunt verba quae locutus sum vobis. Queste sono quelle cose che già io, innanzi la mia morte, vi dicevo che avevano a essere, e però, essendo venute, tanto più dovete confirmarvi nella fede. Così dico a voi, dilettissimi: quando saranno venute le cose ch'io v'ho dette, doverrete tanto più confermarvi e laudare Dio, qui est benedictus et laudabilis et gloriosus in saecula saeculorum. Amen.

lunedì 1 aprile 2024

I discepoli di Emmaus. Predica del lunedì di Pasqua di fra Girolamo Savonarola

PREDICA XLV SOPRA GIOBBE FATTA IL LUNEDÌ DOPO LA PASQUA (20 aprile 1495)
DA FRA GIROLAMO SAVONAROLA


Duo discipuli ibant in castellum nomine Emmaus (Luc., cap. XXIV).

Ch'el Salvatore nostro, dilettissimi in Cristo Iesù, dopo la sua passione e morte dovesse resuscitare, fu molto conveniente; e appare per più ragioni. E prima perchè così richiede la giustizia di Dio, che lui fusse esaltato, sì come lui dice nell'Evangelio: Qui se humiliat exaltabitur. Cioè, che chi si umiliarà, debba poi essere esaltato. Non è stata persona che più si sia umiliata che Cristo, e, come dice l’apostolo, Exinanivit semetipsum factus oboediens usque ad mortem. Cioè, volse diventare uomo essendo Dio, e, per obbedire al Padre, patire per l’uomo e morire in sulla croce. Propter quod exaltavit illum etc. Per la quale umiliazione fu conveniente che fusse esaltato e resuscitasse gloriosamente. Secondario, fu conveniente ancora la sua resurrezione per stabilire e fermare la fede, sì etiam come dice l’apostolo Paulo ad Corinthios: Si Christus non surrexisset, inanis esset praedicatio nostra, inanis et fides vestra. Idest: Se Cristo non fusse resuscitato, in vano sarebbe la nostra predicazione e la fede. Terzio, fu cosa conveniente la resurrezione di Cristo, capo nostro, per dare speranza a noi, membra sua, di resurgere e regnare con seco in patria, sì come alli suoi discepoli promesse. Item fu conveniente ancora per dare nuova forma di vita a’ suoi cristiani, sì come dette molti documenti alli suoi apostoli e, consequentemente, agli altri seguaci, dopo la sua resurrezione, ammaestrandoli. E per queste e per più altre ragioni si conclude che non solo fu conveniente la resurrezione di Cristo, ma ancora necessaria. 

Ma dato che Lui fusse resuscitato, se non avesse poi manifestata questa resurrezione, nulla arebbe giovato alli suoi cristiani se non l'avesse fatta manifesta, perchè, essendo cosa insolita, non saria stata creduta; e però lui la volse manifestare e provarla a’ suoi discepoli, in più modi e per più argumenti. E perchè Dio governa tutto l’universo, e le cose inferiori per le superiori, e li corpi per li spiriti, la quale legge di Dio è così stabilita ab aeterno, però lui volse apparire agli apostoli e a quelli che avevano a essere capi e superiori agli altri. E non fu conveniente apparire e manifestarsi a tutto il mondo, nè a tutto il popolo, ma si manifestò, come dice l'apostolo Pietro, testibus praeordinatis, cioè a quelli che da Dio era ordinato che ne facessino vera testimonianza poi alli altri, e così la cosa andasse secondo l'ordine di Dio, e che quelli, come superiori, manifestassino la resurrezione e le cose di Cristo alli inferiori e alla Chiesa sua futura. Di questa resurrezione si leggano gli Evangelii; e il primo dì di Pasqua demostra la resurrezione di Cristo a più persone, nel secondo la manifestazione alli due discepoli. Benchè nel primo giorno furono fatte più manifestazioni, ma tutte non si possono leggere in un dì. Ora, sopra questo Evangelio, parleremo stamane con questi discepoli. 

Jacopo Pontormo "Cena di Emmaus"
1525 - Galleria degli Uffizi


Questi due discepoli, in parte amavano e in parte dubitavano: stavano perplessi, avendo veduto di Cristo fare tanto strazio, che pareva che più non potessino credere quel che prima avevano creduto. È pur gran cosa questa, che, avendo loro prima veduto la perfetta vita di Cristo e tanti miracoli da lui fatti e udito la sua santa dottrina, ch’era sparsa per tutto, che poi, per la contradizione e persecuzione de’ Farisei perdessino così la fede delle cose di Cristo. Ma lasciamo andare che li Farisei perseguitassino Cristo per la loro invidia e odio; ma tutto il popolo che prima seguitava Cristo e udivano la sua dottrina e difendevanlo, gran cosa è che tutti se gli voltassino contra a stanza de’ Farisei, e gridassino — Crucifige, crucifige eum, — e volessino più presto liberare Barabbam ladro, che Cristo innocente. E però dice la Scrittura: — Considerabam ad dexteram et non erat qui me cognosceret. — Cioè: — Io consideravo dalla destra, cioè dalle prosperità, e in un tratto mancando quelle, non era chi mi conoscessi. — Quel popolo, che vedevano e’ miracoli grandi di Cristo e la gloria sua per quelli, lo seguitavano e defendevano, e come lo viddono mancare in quella gloria, così loro mancorono.

E così questi due discepoli andavano vacillando. L'uomo s’inganna spesso per e’ sensi e per l’immaginativa e fantasia nelle cose di questo mondo e nelle cose naturali, e paionli quelle che non sono in verità. Pare, all'occhio nostro, il corpo del sole piccola cosa, e tamen è maggiore che tutta la terra. Così ancora nelle cose sopranaturali l'uomo s'inganna, quando le vuole discorrere e mescolare col lume naturale. Non si possano intendere le cose della fede col discorso della ragione. Però molti eretici hanno errato, volendo col lume naturale mescolarle e cognoscerle. La fede vuole esser pura e semplice, chè da Dio semplice e puro procede; e quanto più con semplicità ti aderisci a Dio, tanto ti sono più facili le cose di Dio e della fede. Non è capace l'intelletto umano, per suo lume naturale, comprendere le cose divine, anzi quelle apprese dall’intelletto nostro avviliscano, e il contrario fanno le cose naturali intese dall’intelletto dell’uomo, chè in quelle sono più degne che in se stesse. La fede, ch'è cosa spirituale, benchè tu non manchi negli articoli di quella, tamen, come tu la mescoli col lume naturale e con quello la vuoi misurare, tu l’avvilisci e non la puoi intendere. Le epistole di Paulo, che in molti luoghi sono assai difficili, quelli della primitiva Chiesa, ch’erano pieni di lume e di pura fede, l’intendevano meglio che molti di poi non l'hanno intese, per voler col lume naturale solo comprendere il senso loro; e sono caduti in molti errori. E così molti, che non hanno una gran fede, caggiono in molti errori circa l’intelligenzia delle Sacre Scritture, le quali, benchè in molti luoghi paino contrarie, tamen non sono contrarie. 

Pertanto, questi due discepoli, benchè avessino prima veduto molti miracoli di Cristo e di lui cose maravigliose, tamen, perchè ora la fede loro era mancata, perchè la mescolavano col senso e con le ragioni naturali, però vacillavano e andavano dubitando e disputavano, e non pareva loro che quelle cose vituperose e ignominiose, fatte nella persona di Cristo, potessino stare insieme co’ miracoli e con la santa vita e con la dottrina, che prima di lui avevano veduto e udito. Pertanto io mi stimo che così interverrà di voi, quando ci vedremo venire le tribulazioni grandi: anderete dubitando e vacillando come facevano stamane qui questi due discepoli che si fuggivano, mescolando troppo le cose della fede con le ragioni naturali e col senso. Ora vediamo un poco quel che loro dicevano e di che disputavano.

Uno di questi discepoli era Cleophas, che qui lo nomina l'Evangelista; l’altro non è nominato. Crede Alberto Magno che fusse Luca, ma non si volse nominare perchè chi scrive l’istoria d'altri non nomina sè. Loquebantur ad invicem. Parlavano insieme di quella persecuzione ch'era stata fatta contra Cristo. Non v'ho io detto che noi abbiamo avere grandissima persecuzione da’ tiepidi? Così farete voi, come questi due discepoli: andrete dubitando e vacillando. Dicevano, questi discepoli, o l'uno di loro: — Chi fu mai che facesse quel che ha fatto Cristo? Non sai tu che dottrina era la sua, e di quanta efficacia? — Rispondeva quell'altro: — Se Cristo avesse ancora a venire, non credo che possa fare maggior cose di queste. — Quell'altro rispondeva, e diceva: — Tu di’ il vero; ma come può stare questo insieme, che lui abbia fatto tante cose, come noi abbiamo veduto, e tanti miracoli che non appartengono se non a chi ha Dio con seco, e poi che lui si sia lascia far tanti strazii e tanti obbrobrii di sè insino alla morte? Questo non mi pare credibile, che, se e’ fusse stato figliuolo di Dio, che Dio l’avesse potuto patire. — E così questi discepoli misuravano Dio con la misura degli uomini, e mescolavano le cose divine e della fede col lume umano e con la ragione naturale, e però vacillavano e non potevano intendere. 

Quell'altro diceva: — E' Giudei e Farisei l'hanno voluto pigliare dell’altre volte, e lui, quando con nascondersi, che non lo vedevano, quando con un modo e quando con un altro, sempre gli è uscito loro delle mani. Non poteva egli far così ancora a questa volta? E' par che più presto egli abbi commesso peccato, potendo fuggire questo male e non volendo. — L'altro dice: — Tu di' il vero. E' risuscitò pur Lazaro, e era più facil cosa questa a scamparsi e più conveniente, che a lasciarsi ammazzare con tanti vituperii. — Diceva quell'altro: — Non sai tu che lo disse più volte che lui doveva patire flagelli e morte? Tu te ne debbi pur ricordare. — Rispondeva costui e diceva: — Egli è vero che ce lo disse; ma e’ par, questo, detto contra la Scrittura. Non sai tu che egli è scritto nel salmo Dominus regnavit, cioè che Cristo aveva a regnare? — Rispondeva quell'altro: — La Scrittura è vera e non si può negare, ma non ti ricordi tu che lui disse ancora che risusciterebbe? e forse se e’ resuscità regnerà di poi. — Quell'altro rispondeva, e diceva: — Sì, che disse che susciterebbe fra tre dì; e ecco che è oggi il terzo dì, e non lo vediamo. — Rispose quell'altro e disse: — Forse che egli è resuscitato, benchè noi ancora non l'abbiamo veduto. E' sono pure state quelle donne stamane al sepolcro suo, e dicano avervi veduti gli angeli che dicevano ch'egli è resuscitato. — Rispondeva quell'altro: — Tu vuoi credere a donne? Tu sai pur come son fatte le donne: gli pare bene spesso vedere quello che non è. Bisogna che lo vegghino questo gli uomini, non donne, e appena che si creda. — 

E così, come vedete, andavano disputando e dubitando di questa resurrezione, e non gli pareva di credere a queste donne, nè che fusse conveniente che Cristo, resuscitando, apparissi prima alle donne, che agli uomini. Però notate che possiamo dire che fusse molto conveniente questa apparizione prima alle donne, sì per mostrare che Dio non fa differenzia in tra ’l maschio e la femmina, anzi accetta parimente ogni persona che fa bene. Secondario ancora, perchè sì come la femmina fu prima causa del peccato dell’uomo, così la fusse la prima che annunziasse la resurrezione. Stavano dunque questi discepoli così in tra sè dubbi, e, oppressi dal timore de’ Farisei che avevano morto Cristo, si fuggivano di Ierusalem, e non sapevano che farsi. Così farete ancora voi quando vedrete le tribulazioni e sì come il Signore disse a’ suoi discepoli innanzi la sua passione: Vos scandalum patiemini propter me, così posso conietturare io per queste cose passate che così farete voi nelle future, chè sarete scandalizzati.

Questi dua discepoli che vanno così disputando e dubitando fuggivano di Ierusalem perchè vedevano le persecuzioni de’ Farisei, e andavano in Emmaus, quasi come se cercassino qualche delettazione corporale, per fuggire la persecuzione; ma dovevano più presto cercare qualche delettazione spirituale, della quale arebbono avuto più refrigerio che delle corporali. Le delettazioni spirituali sono di sua natura più intense e maggiori assai che non sono le corporali. Queste dell’intelletto, quando le sono miste col senso e colle cose corporali, sono assai minori, e diventano minori perchè sono assai mescolate col senso. Ma quando le sono astratte da queste cose materiali e ridotte solo alle spirituali, sono grandissime, perchè la cognizione s'unisce con l'operazione. Tu consideri e conosci la cosa spirituale, e amila con l'operazione insieme, e sentesi grandissimo diletto; e quanto è più cosa grande, quella che tu consideri conosci e contempli, tanto è maggiore quella delettazione. E in Dio, dove sono tutte cose altissime e perfettissime, è somma delettazione; e così negli angeli e nelli beati, che sempre hanno l'intelletto loro unito con Dio e con la prima verità. Però il contemplare la verità è gran diletto, e massime in coloro che sono in grazia di Dio. Datevi dunque alle cose divine e a contemplare quelle, e mortificare il senso, e levatelo dalle cose terrene; e vedrete ch'allora tutte le cose del mondo vi dispiaceranno. Dilettati tu, che sei sacerdote, di contemplare il sacramento dell'altare, quando tu l'hai in mano; e questa delettazione viene da una fede viva e vera, c'ha quella persona che così contempla, e sentivi dentro grandissimo diletto, perchè vede quivi Dio presente agli occhi suoi. E perchè la somma delettazione è nella propria e somma operazione, e la propria e vera operazione è la contemplazione di Dio, perchè quivi l'uomo vede la sua felicità e la sua beatitudine, però in quello è somma dilettazione. Vede quivi il sacerdote la divinità unita con l'umana natura, vede il corpo di Cristo esser cibo dell'anima sua, e la speranza sua di vita eterna; e stando in questa ammirazione e contemplazione, ha grandissimo diletto. E spesse volte ancora interviene che non solo all'intelletto, ma ancora al senso redunda questa dilettazione, perchè molte volte all'occhio del sacerdote apparisce il Signore in diverse figure, e quando come crocifisso e quando con immensa luce; e tutte queste cose danno grandissima consolazione e diletto. Ma questo accade agli uomini purgati da ogni macula e dalle cose sensuali e temporali, ma non interviene così agli altrì; e però quelli della primitiva Chiesa, ch’erano uomini purgatissimi, avevano grandissimo gusto e grandissima dilettazione in questo sacramento; e questo gusto, quando l'uomo lo sente, redunda ancora in tutto il corpo. 

Ma quelli che non sono purgati, e che non hanno questo gusto e questo diletto nell'intelletto e affetto loro, sono simili a questi due discepoli che qui stamane andavano vacillando, come voi avete inteso, chè ne andavano in Emmaus e l'uno disputava contra dell'altro. L'uno è l'intelletto e l’altro è l'affetto di quelli che non hanno mai sentito questo gusto. E l'uno dice: — Credi tu che sia vero questo che dicono costoro, che sentano assai cose nel sacramento? — Risponde quell'altro e dice: — Io, per me, non ho mai sentito cosa alcuna, eppure ho frequentato questo sacramento molti anni. — Risponde quell'altro e dice: — Forse che tu non ti sei ben preparato. — E lui dice: — Io fo pure secondo che comanda la Chiesa, non solo d’una volta l’anno, ma etiam più volte, e tamen nulla ho mai sentito. — Quell'altro dice come disse qui stamane l'uno di questi discepoli: che le donne ch'erano andate al monumento dicevano aver veduto gli angeli, ma che elle sono donne e puossi poco credere loro. Così costui dice: — E' sono certi semplici che dicono sentire gusto e vedere cose in questo Sacramento. — E così vanno vacillando e dubitando, perchè non sono bene purgati. Così veggo che farete ancora voi: anderete vacillando, come sentirete venire le tribulazioni. Bisogna stare, dico, umile, chi vuol sentire e gustare e conoscere le cose di Dio, altrimenti si va sempre vacillando. Orsù, sopraggiunse e apparve Cristo tra questi due discepoli. Ma facciamo punto qui; e perchè ieri lasciammo a dichiarare l’Evangelio corrente, ve ne dirò qualche cosa di quello stamane, brevemente.

Cum transisset sabbatum etc. Narra san Marco in questo Evangelio che, passato il sabato, la mattina poi seguente, Maria Maddalena e Maria Iacobi e Salome vennero di buona ora al sepolcro di Iesù con quelli unguenti aromatici per ungere il corpo del Salvatore. Queste tre Marie significano e’ perfetti e proficienti e gli insipienti che vanno cercando di Iesù, come altra volta io v’ho detto sopra questo Evangelio, portandoli cose aromatice e odorifere, idest le virtù con le quali piacciano a lesù. Giungono al sepolcro, orto iam sole, cioè che già era levato il sole. Se tu cerchi Iesù, nascendo in te il sole della giustizia, e sarai illuminato e arai grande desiderio e amore di cercare il tuo bramato e desiderato Iesù e questo santo sacramento, e di sentire qualche gusto in Cristo, come qui disopra io t'ho detto. E se tu mi domandi — Ho io da cercare d'avere e sentire questo gusto, e sono queste cose da essere molto desiderate e bramate da noi? —, ti rispondo: se tu desideri e cerchi questo per meglio operare e sei in carità, questo non è peccato. La natura ha posto la dilettazione nelle operazioni, e però, se tu desideri e brami questa delettazione per meglio esercitarti nel ben fare e per meglio operare, seguita pure, chè questo non è male alcuno; ma fa’ che tu operi, perchè l’opera è quella che ti farà perfetto. Et delectatio perficit opus, et finis delectationis est operatio. Cioè il fine della delettazione è l'operare; e se tu arai qualche gusto nelle tue operazioni, il Signore sempre alli suoi diletti dà qualche premio, etiam nella presente vita, acciocchè e’ siano più forti, e che diventino più robusti e più gagliardi nelle azioni e operazioni loro. Fa' ancora che tu sia sempre retto di cuore: va’ retto, e non sarai ingannato. 

 


 

Ecco qui le tre Marie che andavano rette, cercando il loro Signore, e vedi che alfine furono consolate, e camminando verso il sepolcro dicevano infra se stesse: — Et quis revolvet nobis lapidem? Chi sarà quivi che lievi la lapide dall’uscio del monumento? Noi siamo pur donne di poca forza, e la lapide è molto grande; chi sarà che ci aiuti a levarla? — E così parlando giungono al sepolcro, et respicientes viderunt revolutum lapidem. Cioè veddono che la lapide era levata, chè l'aveva levata l'angelo. Questo significa ancora che tu che vai col ben fare cercando Cristo e non lo conosci, che lui è in te, e fatti cercare; e però ti lieva questa lapide dell’ignoranzia, e fatti vedere l'angelo, cioè la illuminazione, per qualche modo, chè tu sei illuminato e conosci la verità che prima non conoscevi. E come qui le Marie veddono iuvenem sedentem in dextris, cioè come loro viddono l'angelo sedente da man destra del sepolcro, così tu conoscerai che Cristo, nostro Salvatore, è salito in cielo e siede alla destra del Padre, cioè in quelli beati beni e perfetti della gloria di Dio. 

E quando tu intenderai questo, e tu ti spaventassi come qui feciono le Marie alla visione dell'angelo, cioè se tu temesse di non poter salire a quella gloria dove è asceso il Salvatore, sentirai l’angelo che disse alle Marie: — Nolite expavescere. — Cioè: — Non abbiate paura. — Idest la inspirazione e il lume di Dio ti dirà e faratti conoscere che, benchè tu non l’abbi meritato per tuoi meriti, che Cristo l'ha meritato per te. E diratti questo angelo e questo lume di Dio: — Iesum quaeritis Nazarenum? Surrexit, non est hic. — Come disse qui alle Marie: — Io so che voi cercate Cristo. Egli è resuscitato, e non è qui — Cioè: Cercate Cristo in cielo, non lo cercate nelle cose della presente vita, non nelle cose di questo mondo, cercatelo nelle cose celesti e divine e spirituali; lasciate l'affetto dalle cose temporali: lui è in cielo, e sì vi aspetta. 

O Cristiani, che state voi a far qua? Cercate d'andare dove è andato il vostro capo, chè quivi è la vostra felicità. — Venite et videte locum, — disse poi l'angelo alle Marie. Cioè: — Venite e vedete qua nel sepolcro che Cristo non ci è, perchè egli è resuscitato. Sed ite. Ma andate, cioè camminate di virtù in virtù nella presente vita, se volete poi trovare Cristo nell'altra. Et dicite discipulis eius et Petro. E dite alli suoi discepoli, cioè a tutti quelli che vogliono esser suoi discepoli, dite a tutti e' suoi cristiani che camminino per le virtù, e dite in particolari a Pietro, cioè a quelli che sono capi e c'hanno a guidare gli altri, che diano buono esempio della vita loro, e massime alli predicatori, che guidano e’ popoli, che faccino l'officio loro, e con la buona vita e dottrina instruischino gli altri. Et quod Christus praecedet vos in Galilaeam. E dite che Cristo voi lo vedrete in Galilea, la quale vuol dire “ transmigratio ”, cioè nell'altra vita, dove lui è trasmigrato, e dove voi avete ancora a trasmigrare e andare, se voi farete bene e viverete semplicemente e puramente come ha fatto lui e com'egli v'ha insegnato, e starete con lui in quella gloria sempiterna nella quale lui vive e regna, benedetto e glorioso in saecula saeculorum. Amen.